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FESTA DEI VENETI 2010 – 3/4/5 settembre

Ricevemo e volentiera pioveghemo:

Da doman, 3 jorni dedicà ai VENETI e ala nostra Identità!

L’edizione di quest’anno sarà dedicata al plebiscito del 1866 e ai 150 anni di “unità” d’Italia. DOMENICA 5 settembre sarà allestito un grande stand ove verrà ricostruito il seggio elettorale con le stesse modalità di voto di quando, il 21 e 22 ottobre 1866, i veneti vennero chiamati a votare per l’annessione al regno d’Italia. Verranno mostrati i condizionamenti psicologici messi in atto per pilotare il voto, evidenziandone l’assoluta mancanza di democrazia: basti pensare ad esempio che ogni elettore, dopo aver pronunciato le proprie generalità davanti un gendarme e a funzionari piemontesi, doveva riporre il proprio voto in maniera palese nell’urna del Sì o in quella del No, un voto non proprio libero e segreto…

Per l’occasione, verrà data a tutti i partecipanti la possibilità di votare per l’annessione così come fecero i nostri predecessori.

In previsione dei festeggiamenti per i “150 anni” del prossimo anno, i Veneti potranno così capire e riflettere su come avvenne l’annessione del Veneto all’Italia e, soprattutto, sulle conseguenze che questa portò alla nostra gente, prima fra tutte la grande emigrazione veneta nel mondo.

TRE GIORNI DI EVENTI: la Festa dei Veneti si svolgerà da venerdì 3 a domenica 5 settembre secondo il seguente programma.

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2010 PLEBISCITO TRUFFA

La statua dela vergogna: el leon incoacià (el popoło veneto rafigurà come na bestia furibonda) soto l’Italia, e l’Italia al de soto de Vitorio Emanuele

Ringrazio Patrik Riondato e Silvano Polo, membri del nostro partito gemello, – Veneti – per essersi andati pazientemente a ricercare la bozza del nuovo Statuto della Regione del Veneto ed averci edotto sui contenuti
(La nostra collaborazione si fa sempre più stretta ed ora ad ogni sforzo di ciascuno corrisponde un “rimbalzo” ed un raddoppio conseguente dei reciproci risultati).

Patrik così commenta: “Non esiste niente nello scritto che porti a pensare che ci sia una qualche corsia preferenziale per i veneti o che ci sia il riconoscimento di principi che già non fossero nel vecchio statuto..
Vergognoso che la lega abbia presentato questa bozza come un passo verso -un veneto catalano- ma anche che l’opposizione si sia prestata alla polemica sostenendo e alimentando di fatto il bluff della lega”.

Dunque lo slogan elettorale “PRIMA IL VENETO” tanto caro agli amici ruota-di-bicicletta scudati è un bluff.
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Indipendenza, cos’altro?

ITA isola il Veneto dal mondo civile

I tempi della politica italiana non sono i tempi della nostra vita. Sono i tempi delle commedie volgari e tristi, dei teatri di terz’ordine, dei cabaret della peggior risma. È quindi in linea con tale copione da bordello di Bisanzio che un dittatore oscurantista e gradasso divenga partner osannato e consacrato di questo stato di cui vergognarsi, che vogliamo chiamare ITA.

In molti si alimentaun senso di frustrazione, originato dall’illusione che ad ogni divampar di fiamma di polemica politica questa sia la volta buona, che ora finalmente le cose potranno cambiare in meglio, che finalmente si metterà mano alle riforme etc etc.

È un film già visto in realtà, solo che gli esiti oggi diventano ogni giorno più drammatici senza che ce ne accorgiamo. Il declino avviene solo un pò alla volta, con molto olio e pazienza, ma ITA resta e resterà il primo nemico dei Veneti.

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Thank you, bye!

A son pena tornà da un weekend co me mojere a Firenze. Na sità favoloxa, de na belesa unica. La gaveo visità tanti ani fa e me parea doveroxo farghe on salto e pasar do giorni a caminar e magnar ben.

L’è sta divertente asè parché i fiorentini i seitava a parlarne in inglexe. Intei ristoranti, par strada, intei negozi: el jera tuto un “hello”, “thank you”, “do you speak english?”. Mi no faxea altro che dirghe che, sì, a jero veneto ma no i staxese a preocuparse che lo capiso el talian. Niente, no i jera boni de capir. La roba divertente l’è che magari a quei de fianco a nialtri, italofoni anca luri ma magari che i vegnea da la Puglia o dal Piemonte, i ghe parlava tranquili in talian. A nialtri niente: “english?”

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12/09 A CADONEGHE: CONGRESSO COSTITUENTE DEL NUOVO PARTITO INDIPENDENTISTA DEI VENETI

COMUNICAZIONE IMPORTANTE – A TUTTI I SOCI DEL PNV

In allegato viene inviata la convocazione del Presidente del PNV Lodovico Pizzati per il congresso straordinario del prossimo 12 settembre a Cadoneghe (PD), per la costituzione del nuovo partito indipendentista veneto unitario.

Alle 14 i soci del PNV voteranno la sospensione delle attività per confluire nel nuovo partito unitario, mentre alle 15 ci sarà la sessione plenaria assieme alle altre forze politiche che vi aderiranno.

Di seguito riportiamo invece la comunicazione con l’annuncio dell’evento da parte del segretario del PNV Gianluca Panto e del presidente di VENETI INDEPENDENSA Patrik Riondato.

Segreteria Organixativa PNV

Allegato: convocazione-congresso-120910

———————————————————————————————————————————————-

ANNUNCIO PRELIMINARE

12 SETTEMBRE 2010 A CADONEGHE ( PD )

CONGRESSO COSTITUENTE DEL NUOVO PARTITO INDIPENDENTISTA DEI VENETI

Il Segretario del Partito Nasional Veneto ed il Presidente della lista Veneti Independensa, annunciano la data e la sede del congresso costituente del nuovo Partito Unico Indipendentista dei Veneti.

Il prossimo 12 Settembre tutti i soci di PNV e Lista Veneti si riuniranno in sessione plenaria a Cadoneghe (PD), presso la Sala Calvino, con convocazione alle ore 14. (Ulteriori dettagli nella locandina in preparazione).

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L’Italia e ITA: due universi differenti (e non comparabili)

Per comprendere meglio la difficoltà che molti hanno ad accettare la dissoluzione di ITA e la relativa creazione di 20 (forse meno) Stati indipendenti e sovrani, l’unica forma di salvezza possibile per 60 milioni di disperati, occorre affrontare brevemente un tema che può apparire secondario, ma che tale non è.

I vari, tristi e tetri regimi che hanno costituito l’essenza e la spina dorsale di ITA dal 1861 ad oggi – con l’intermezzo di due guerre devastanti, una dittatura durata 23 anni, un’invasione tedesca e una alleata, cui si aggiungono sciagurate ed atroci imprese coloniali e la deportazione di 27 milioni di “italiani” oltreoceano o anche solo aldilà delle Alpi, e di qualche migliaio di ebrei ad Auschwitz, tutto all’ombra del trick-olore – hanno cercato di confondere le acque, con l’aiuto di un manipolo di intellettuali prezzolati a pane raffermo, e ogni tanto graziati con qualche caramella.

Ovvero, hanno creato un sistema di identificazione, a livello di propaganda e quindi di coscienza individuale, tra l’Italia quale universo geografico e culturale, linguistico e storico, con ITA, ovvero un governo sabaudo trasformato in regime romano, una mera sovrastruttura rispetto alla geografia (milioni di anni) e alla storia umana (migliaia di anni) che ha riguardato e riguarda il suolo italico, questa “Penisola” con diverse isole vagamente separata dal resto d’Europa dalla cornice alpina e dal mare mediterraneo.

Infelici interpreti di Hegel, che leggevano magari in traduzione, ma di cui intuivano il potenziale ideologico (nella misura in cui riguarda l’asservimento dei popoli ai loro governanti) hanno visto in ITA, in uno Stato non nazionale (“fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani” diceva forse il D’Azeglio: il contrario si può dire per veneti, sardi, liguri etc., sono stati “fatti” da millenni), il compimento, l’”inveramento”, la “terza fase della dialettica”, la sintesi, insomma, dell’Italia millenaria per popolazioni e milionaria, in termini di anni, per geografia. Si leggano le pagine turpi di storici “patrioti” zelantissimi come Salvatorelli, che in un libro del 1963 (ahimè funesta il mio anno natale!) si fa portavoce arrogante di tale idea.

Per cui molti cittadini veneti, liguri, sardi, si dicono fieri di “essere italiani”, ma in questa fierezza confondono il miglio (la bellezza dei paesaggi, la ricchezza d’arte, la splendida lingua “dove il sì suona”, le tradizioni agricole unite a quelle mercantili, lo splendore della civiltà comunale e quello ancor più corrusco di quella rinascimentale), con il loglio, la malerba di ITA, che è solo uno Stato e un apparato coercitivo, qualcosa di fortunatamente transeunte. Dunque, per parafrasare Sergio Salvi, forse l’Italia esiste, ma è ITA che non esiste, che è una formazione tumorale pronta ad asservire ai propri scopi la bellezza dei luoghi, la varietà delle genti, lo splendore di una lingua. Creando un “loop”, un corto circuito concettuale e coscienziale che per fortuna dei delinquenti ha funzionato per un secolo e mezzo (abbastanza) bene. Italia è espressione geografica come, poniamo, Scandinavia, o Penisola Iberica. Dell’Italia, poi, ITA si è servita, usurpandone il passato, e facendone al contempo scempio. Hanno scempiato, i tenutari del bordello ITA, l’unico al mondo da cui si esca senza aver goduto affatto, ma avendo speso un patrimonio, i monumenti e i documenti, il passato e il presente, e la lingua stessa, poi, proprio ciò di cui si sentono e si dicono più fieri.

E’ forse italiano il burocratese dei ministeri, delle circolari, delle leggi, degli storici e dei letterati e dei politologi e dei giornalisti “patrioti”, dei cronisti del calcio, delle veline e dei ciarlatani RAI, degli amministratori locali, degli zelantissimi alfieri di ITA sparsi per il mondo universo? O questo è solo la sua immonda caricatura? Quando qualche giornalista RAI da mamma Roma ci racconta le vicende del potere, compiacendosi del fatto che ne è parte, e che lì siede per essersi “seduta” spesso altrove, dalle sue gonfie labbra esce forse una sola frase della lingua di Dante?

No, l’italiano è la mia lingua, non madre, ché tale è il genovese, né compagna, ché tale è il veneto, neppure nonna, che tale è l’ebraico, ma diciamo amante di lunga data, vezzeggiata anche fin troppo, e ora troppo spesso tradita con lingue altre, soprattutto l’inglese.

Scrivo in versi e in prosa, in questa lingua, che è la MIA, non la LORO. ITA ha reso un pessimo servizio all’Italia. Ha sfruttato un marchio e una storia non protetti da alcun copyright, per permettere a qualche centinaio di privilegiati di vivere alle spalle, ignominiosamente, di decine di milioni di cittadini coatti.

Mi dispiace, ma l’Italiano è il mio, non il vostro. Il senso del passato e del presente di questa terra è il mio, e non il vostro, padroni di ITA. Mia è la Liguria e lo sguardo che l’abbraccia e il cuore che la ama come la mia terra; mia è una tradizione di scrittura quasi millenaria, mia la comprensione degli autori e dei tempi che ad essa diedero vita e forma.

NON VOSTRA; SERVI DI ITA!

Quando la Venetia sarà libera, e saranno libere tutte le terre aggiogate da un’associazione a delinquere di sfruttatori, tutto questo apparirà molto più chiaro. E allora accanto al veneto e al sardo e al genovese, rifiorirà anche e proprio l’italiano, proprio perché i fedeli servitori di ITA che lo hanno storpiato fino a renderlo irriconoscibile, saranno scomparsi.

L’Italia delle opere d’arte e di sapere rinascerà, risorgerà davvero proprio quando ITA sarà scomparsa. Questo scrivo per le coscienze lacerate di molti: si può essere orgogliosi, legittimamente, di essere italiani, solo nel momento in cui ITA, che l’Italia non è, sarà scomparsa. L’italiano era visto come koinè, come lingua comune di scambio, da Pietro Bembo, un grande veneziano, nel fiorire del Rinascimento. Ma non era certo la premessa per la nascita di ITA, era se mai la premessa per la nascita di un mondo globale libero, in cui, per mera praticità, ma anche per la sua estrinseca eleganza, l’italiano venisse usato da tutti.

Una lingua dolce che non avrebbe avuto, di per sé, alcun desiderio di farsi carnefice delle lingue locali, di pari dignità e di storia talora più diuturna, e che non a questo fine era stata concepita. Da chi la creò, donando alla toscana favella il tocco del genio.

ITA è uno Stato marcio; l’Italia e l’italiano, rispettivamente, una terra magnifica e la lingua che forse sola porta su di sé, come voleva Vittore Branca, l’eredità del greco e del latino. Una eredità immensa, che proietterà i popoli liberi di Venetia, Sardegna, Sicilia, Liguria, Lazio, e tutti gli altri, in un futuro luminoso.

Paolo L. Bernardini

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Leggi qui e fai leggere

Venet.net - pnv infoblog - VeNETvisionNon mancare di passare da queste parti o dai siti di Venet.net o il canale youtube di VeNETvision, qui troverai sempre informazioni fresche e aggiornate che altrove difficilmente troverai, e spesso molto più pronte di tanti altri giornali. Per esempio solo ieri veniva data la notizia in vari quotidiani della situazione difficile che si è venuta a creare in New York con la decisione di costruire un enorme centro islamico a pochi passi di dove avvenne la distruzione delle torri gemelle 11 Settembre 2001, ma era già disponibile un paio di giorni prima su Venet.net, tradotta in lingua veneta. Venet.net infatti fornisce informazioni dalla stampa di tutto il mondo, in lingua veneta standard, o ancora la notizia sul superbao, resistente agli antibiotici, ancora non apparsa su molti giornali italiani.

Oppure la notizia sul mandato di arresto poi cancellato, fornita quasi in tempo reale su questo blog prima ancora che le stesse agenzie si svegliassero e con informazioni poco note su Assange, che solo ieri sono state scopiazzate da alcuni giornali italiani.
E per finire www.GaxetaVeneta.com, il giornale senza peli sulla lingua e che stimola punti di vista insoliti.

Ovviamente questo non è un quotidiano, né un giornale, ma un blog. Viene aggiornato con frequenza variabile, ma spesso si trovano cose interessanti, punti di vista nuovi e stimolanti e piena libertà di replica e discussione.

Allora tieni d’occhio questo blog, e gli altri siti menzionati, non farti sfuggire quello che altrove arriva male, in ritardo o non arriva affatto. L’informazione che disseta la mente.

Nota: I siti citati non sono in alcun modo collegati né al pnv, nè a questo blog.

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GRAVE ATACO ALA AUTONOMIA DEL TRENTIN

A so restà stuà e cogna dir anca na scianta infastidì a catarme a soita fastidiosa bandiera tricolorata inte on report de on paro de pazene sul Corier dea Sera de sabo scorso 21-8 a firma de Gian Antonio Stella.

Xè da on toket che li continua ciorne par jiro co sto montar de vojia de Italia unita in vista de sto 150-esimo de l’Unità che noialtri veneti ne lasa indifarenti del tuto ansi noialtri no festejien gnanca parkè el 1861 xè roba par lori tajiani visto che el plebiscito trufa de nu xè inte’l 1866.

Ma coel che me gà dato pì alarme, xè sta sto ataco, sta pugnalata infamante ale spale dela autonomia del trentino.

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La vergogna di sentirsi veneti in ITA, il regime dei parassiti

È la prima volta che vado negli Stati Uniti, a New York. Dopo essermi bevuto dall’infanzia centinaia di migliaia di notizie intrise di anti-americanismo prodotte dall’intellighenzia italiana, ho potuto vedere con i miei occhi che molte presunte falsità raccontate sugli USA sono solo il prodotto squallido di una becera propaganda ideologica creata ad arte.

E pensiamo pure che questa città ha vissuto un tremendo attacco al cuore 9 anni fa, con l’abbattimento delle Twin Tower dell’11 settembre 2001. Di quel tremendo attentato che costò la vita a quasi 3.000 persone oggi resta solo la voglia di completare la costruzione dell’One World Trade Center, che diventerà un ponte per il futuro alto 1776 piedi, per ricordare l’anno dell’indipendenza dall’impero britannico delle prime 13 colonie che hanno dato vita agli Stati Uniti d’America.

Sembra incredibile per chi vive nella palude tricolore dei debosciati che un Popolo possa essere tanto fiero addirittura da combattere per la propria libertà. Eppure gli esempi sono molteplici.

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Guerra a WikiLeaks

WikiLeaks, fondato nel 2006, è un sito di tipo wiki, ovvero immediato, che ospita informazioni riservate rilasciate da gole profonde, spifferatori, e talpe. Lo scopo dichiarato era quello di denunciare comportamenti illeciti da parte di grandi organizzazioni e multinazionali, oltre che di atti equivalenti perpetrati dai governi, pubblicando soffiate garantendo l’anonimato di chi le fornisce.  Sembra disporre di qualche cosa come 1,2 milioni di documenti riservati e segreti. Solo relativamente al ministero della difesa americano, il DoD (Department of Defense), sono stati rilasciati circa 60000 documenti, in particolare riguardo la guerra in Iraq e Afghanistan. Altri 15000 documenti sono nelle mani di Wikileaks.org, e il DoD li rivuole indietro, anche perché pare che scottino molto di più di tutti gli altri 60000 già pubblicati. Fino ad ora l’organizzazione wikileaks non ha mai indietreggiato, ma la stessa ha di recente pubblicato un documento classificato del DoD in cui si espone una disamina del perché il DoD consideri una minaccia wikileaks.org e lo possa associare a essere strumento di controspionaggio, appoggio (involontario) al terrorismo, e di destabilizzazione.

Chi c’è dietro WikiLeaks?

L’organizzazione è formata si dice da dissidenti cinesi, così come da matematici e giornalisti e neoimprese tecnologiche da US, Taiwan, Europa, Australia e Soud Africa. Il responsabile è Julian Assange, australiano, è un ex hacker di quelli tosti, che si è pure fatto un po’ di galera in Australia per queste cose. Nel 2008 WikiLeaks ottiene il premio New Media Awards dal giornale di economia Economist, oltre a numerosi altri premi e riconoscimenti. E’ di WikiLeaks la pubblicazione del famoso video di “assassinio collaterale” che mostra un incidente in cui sono uccisi dei civili, tra cui due giornalisti, per mano delle forze US. Una dei membri è una parlamentare Islandese che è stata determinante nella approvazione della legge che rende l’Islanda la terra di tutela dei giornalisti e della libera informazione, garantendo copertura ed immunità. I server di wikileaks sono sparsi per il pianeta, ma sono in particolare ospitati in Svezia, ospitati dal Partito dei Pirati che tanto successo ha ottenuto alle ultime elezioni proprio al grido di “Internet Libera” e del libero scambio di files.

Guerra

E’ di oggi la notizia che Messer Assange è stato minacciato di arresto dalla polizia svedese per sospetto stupro, di cui Assange si dichiara estraneo e di non avere ricevuto alcuna notifica. Le notizie rimbalzano tra i giornali ed il polverone si alza. Molti dicono chiaramente che è una sorta di minaccia nei confronti del capo dell’organizzazione, che mai ha fatto un passo indietro.
Pochi minuti fa BBC rilascia la notizia che il tribunale ha ritirato l’ordine di arresto per stupro e molestie nei confronti di Assange, senza rilasciare alcuna altra dichiarazione. Dalla BBC si legge:

“The Swedish Prosecution Authority website said the chief prosecutor had come to the decision that Mr Assange was not suspected of rape but did not give any further explanation.”

Stranezze da film della tensione

E’ certo che questa mossa e contromossa alimenti ancor più i sospetti attorno a tutta la situazione di WikiLeaks e Assange. Leggendo la sua biografia si capisce che è un cervello mica da poco. Si sa che ci sono dei documenti segreti mai rilasciati ed è stato lasciato intendere che possano essere bloccati da una chiave dell’uomo morto, come garanzia contro la “sparizione” di Assange. La “chiave dell’uomo morto” è un meccanismo informatico che fa si che se la persona viene uccisa, segregata, rapita o resa incapace, sgancia automaticamente il rilascio di un certo contenuto, in questo caso i documenti segreti.

Tuttavia Assange già da alcuni giorni è sulle pagine di tutti i giornali, da quando il DoD si è incaponito nel rivolere i 15000 documenti, senza se e senza ma, mentre WikiLeaks aveva proposto una collaborazione per cancellare i nomi di possibili informatori, che la stessa organizzazione è interessata a proteggere.

Considerazione personale

Ci sono soluzioni come quelle di arruolare imbecilli convinti di trovare 7 vergini che si fanno il bagno nel latte e fiumi di miele per immolarsi uccidendo centinaia se non migliaia di persone, e soluzioni cerebrali che sembrano molto innocue e soft, ma che fanno tremare le fondamenta dei palazzi.

Claudio G.

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