Bart de Wever, leader del partito fiammingo N-VA: vogliamo l’indipendenza.

Bart de Wever, leader del partito fiammingo N-VA: vogliamo l’indipendenza.

http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/belgiosecessione2611.htm
C’è una terra contesa nel cuore dell’Europa dove le divisioni tra due comunità potrebbero portare alla scissione del Belgio in due Stati. Per comprendere la crisi in atto nel Paese, dove, a cinque mesi dal voto, non è ancora stato trovato un accordo sulla formazione del nuovo governo federale, Affari ha intervistato Bart de Wever, presidente del N-VA, il partito fiammingo di centrodestra alleato dei cristiano democratici (CD&V) di Yves Leterme, e politico in prima linea nelle trattative per avvicinare le posizioni tra fiamminghi e valloni, le cui richieste divergenti ostacolano l’intesa.

Abile mediatore ma anche strenuo difensore dei diritti delle Fiandre, di cui il suo partito chiede l’indipendenza dallo Stato belga, de Wever annuncia: “Il Belgio ha i giorni contati: o si attua un federalismo più ampio o il Paese si dividerà in due Stati”. “Non accetteremo un mantenimento dello status quo o una devoluzione di poteri minoritari – spiega il leader dei liberali fiamminghi -. Chiediamo ai partiti francofoni di cooperare per una riforma istituzionale che affidi alle comunità locali competenze primarie di vasto raggio”.

A che punto sono le trattative per la formazione del nuovo governo di coalizione?

“Le negoziazioni sono entrate in una fase cruciale sebbene non sia ancora possibile affermare quando sarà raggiunto un accordo definitivo. Il mio partito, il N-VA, è tuttora favorevole a una coalizione “Arancio-blu” composta dai partiti di centrodestra fiamminghi e valloni. Intense sono state raggiunte su questioni relative all’immigrazione, agli affari sociali e alla politica interna. Sarebbe un peccato far naufragare i compromessi finora ottenuti, ma allo stesso tempo non siamo disposti a rinunciare alle nostre istanze”.

L’attuale crisi politica è dovuta esclusivamente agli attriti tra i fiamminghi e i valloni?

“Le storiche divisioni tra fiamminghi e valloni possono essere spiegate con una frase pronunciata dal cardinale francofono e anti-fiammingo Désiré Mercier (1851-1926) che disse: “Il Belgio sarà latino o non sarà affatto”. Credo che in queste parole ci sia una buona dose di verità poiché, quando il Belgio è stato creato, è stato concepito come uno Stato francofono. La Costituzione stabiliva il pluralismo linguistico ma in concreto il fiammingo fu relegato in un angolo per favorire coloro che parlavano francese. Nel corso della storia i fiamminghi hanno ottenuto numerosi riconoscimenti sebbene l’élite francofona abbia sempre cercato di imporre “il progetto belga”, ovvero la creazione di un popolo belga, che tuttavia non è mai esistito. La regione di Bruxelles, un tempo a maggioranza fiamminga, fu trasformata in un’area a prevalenza francofona attraverso una colonizzazione vera e propria. I fiamminghi avevano una sola scelta: diventare francofoni o rimanere disoccupati. Oggi le due comunità sono spaccate da diversità ancor più profonde. Noi fiamminghi abbiamo i nostri media, le nostre organizzazioni sociali, culturali, un universo letterario di riferimento e intellettuali che sono diversi da quelli dei francofoni. Se a un francofono di Charleroi viene chiesto di citare una personaggio famoso della televisione fiamminga, non sarà in grado di rispondere. A questa condizione di “mondi paralleli” si aggiungono le diversità economiche e politiche. Le Fiandre hanno sempre votato a destra, mentre la Vallonia è storicamente una roccaforte della sinistra. Questa differenze si sono acutizzate dopo il declino industriale della Vallonia e l’espansione economica delle Fiandre. Oggi le disparità economiche tra le due regioni sono notevoli: nelle Fiandre sono le piccole imprese a creare lavoro mentre in Vallonia è lo Stato a farlo. Attraverso un sistema statalista il governo centrale trasferisce flussi di denaro dalle Fiandre alla Vallonia. Ogni anno 11 miliardi sono sottratti alle Fiandre, che non hanno neppure la facoltà di esprimersi al riguardo. Anche per questo motivo il mio partito sostiene l’ipotesi di una coalizione “Arancio-blu”, che sarebbe la prima formazione di governo non socialista a livello federale”.

Il suo partito, la Nuova Alleanza Fiamminga, mira a una secessione pacifica delle Fiandre dal Belgio. Ce ne spiega le ragioni?

Il nostro partito vuole l’indipendenza delle Fiandre come Stato riconosciuto dall’Unione europea. Lo Stato belga non ci offre nulla di quanto abbiamo bisogno. Se il Belgio smettesse di esistere, non verseremmo neppure una lacrima. Non sarebbe tuttavia colpa nostra ma significherebbe che le basi storiche e politiche di questo Stato verrebbero a mancare. Oggi chiediamo che maggiori competenze siano devolute alle comunità locali, attraverso un processo democratico e negoziale. A lungo termine, tuttavia, ritengo che il Belgio si dissolverà e all’interno dell’Ue nasceranno due Stati separati: le Fiandre e la Vallonia“.

Il federalismo belga ha smesso di funzionare?

“Il sistema federale belga è sul punto di scoppiare poiché non è più in grado di risolvere questioni essenziali quali le disparità economiche tra le due comunità, i costi crescenti del sistema sanitario e sociale, etc… La realtà di questo Paese è che non esiste un Paese. Ci sono due democrazie, una fiamminga e una francofona, con i loro partiti politici, che si accordano solo dopo le elezioni. Ma spesso le politiche degli uni e degli altri entrano in conflitto e il risultato è il blocco delle riforme. Le decisioni importanti per il nostro futuro e la prosperità del nostro Paese non sono prese. Per superare questa situazione è allora importante assegnare alle due comunità le competenze che permettano loro di fare le proprie scelte. E’ necessario realizzare una riforma dello Stato, alla quale i francofoni si oppongono poiché temono che porti alla fine del Belgio. Noi fiamminghi riteniamo invece che questo progetto sia essenziale per adeguare l’assetto istituzionale all’attuale realtà politica, sociologica ed economica di questa terra”.

Francesca Morandi

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