Bitonci al rogo di Stato

Bitonci al rogo di Stato

Autonomia ed eteronomia dei Comuni veneti

Nell’attaccare il Sindaco di Cittadella Bitonci, sono saliti in bigoncia – ovvero sono stati presi da orgoglio patriottico-nazionalistico – molti intellettuali, ma perfino l’Autorità Pubblica Centrale, con tanto di avviso di garanzia. Dispiace – e questo viene detto da chi come me non ha mai risparmiato critiche anche feroci al comportamento e alla nuova natura della Lega Nord – che il sistema giudiziario centrale sia tanto zelante nel colpire un sindaco che in buona fede ha emanato un’ordinanza protettiva per la propria cittadella, per cui le antiche bellissime mura sono ora salvaguardia insufficiente, mentre, così recita in prima pagina il Corriere della Sera di oggi 22 Novembre 2007 – giorno del Ringraziamento – “quasi 7 milioni di italiane sono state violentate o maltrattate, ma solo l’1% degli aguzzini viene condannato”. Ma nello stesso Corriere uno dei grandi tenutari dell’idea di Patria e Nazione, uno tra i primi intellettuali organici dello Stato centrale, Ernesto Galli Della Loggia, manda i sensi della propria totale “disistima” al sindaco di Cittadella. Argomenta in modo tradizionale: anche voi Veneti eravate poverissimi, e volete chiudere le porte in faccia ai nuovi poveri, ecc. ecc. Poi naturalmente, per umiliare il Sindaco che egli chiama “energico” – ma forse pensa all’energia bruta dei “bestioni” di Vico:  così dai grandi intellettuali italioti sono visti, quasi sempre, i Veneti, figuriamoci poi i sindaci leghisti – aggiunge la citazione da Walter Benjamin, il “grande” critico tedesco della prima metà del Novecento. Ecco cosa dice il giovane Walter (aveva vent’anni) in viaggio nella Venetia: “Andammo poi in gondola, lungo il Canale, verso la Chiesa del Redentore. Storpi e fannulloni in cerca di elemosina c aiutarono ad entrare e ad uscire dalla gondola, aprirono la porta delle chiesa e ci ricevettero a mani tese all’uscita.” A Chioggia: “Attraversiamo un ponte su cui vi sono persone sporche e in posizioni disgustose; alcuni hanno visi tumefatti. E nuovamente hanno inizio le insistenti richieste”. Che fastidio terribile per il futuro criptocritico marxista! Avrebbe senz’altro preferito un motoscafo dell’Hotel Cipriani, che lo portasse a zonzo in acque sicure, con a bordo una bottiglia di Cristal e un bel fanciullo efebico! Ma, ahimè, siamo nel 1912. Ovvero il Veneto è da mezzo secolo “italiano”, sabaudo. Questo Galli della Loggia dimentica di dire. Questa miseria nera è un prodotto dell’Italia unita, non un retaggio veneto. Nel frattempo, tra 1866 e 1912, un milione e forse più di veneti era emigrato. Peraltro, se Walterino avesse fatto un giro in certe zone della Prussia orientale, ora dominio bismarckiano, non avrebbe trovato meno straccioni. Avrebbero magari potuto insegnarli un po’ di ebraico così avrebbe detto meno scemenze su una cultura che conosceva assai poco. Ma ai Walter della sinistra mondial-casereccia evidentemente il Veneto poco piace. Per fortuna, a noi poco piacciano loro. Insomma, quel che ha fatto Bitonci non è qualcosa di assolutamente sconcertante. Quando si intende soggiornare in una qualsiasi località americana, anzi addirittura entrare negli USA, occorre dimostrare che si sarà in grado di mantenersi. Questo non ferma certo l’immigrazione e le residenze illegali, ma è una presa di posizione ufficiale e legislativa che indica chiaramente un principio, piuttosto che illudersi che possa essere davvero messo in pratica, o quantomeno essere efficace. Bitonci è stato coraggioso. Ma si scontra con un sistema centrale che pretende l’ultima parola in tutte le scelte davvero essenziali per la comunità. Per cui nessuno attaccherà Tosi che impedisce il fumo in certi spazi aperti. O multa chi mangia il panino presso l’arca scaligera. Se la Lega tornasse ai vecchi ideali separatistici, in cui forse molti di loro ancora credono, finalmente potrebbe sperare che le proprie scelte politiche in futuro non siano più invalidate da un potere centrale: ma legittimate se mai, questo sì, dal popolo veneto.

  

Paolo Bernardini

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