Benazir Bhutto, la morte della pace?

L’assassinio della Benazir Bhutto ha portato tutti i commentatori e osservatori internazionali a preoccuparsi dei rischi che ciò comporterebbe alla stabilità di un’area che potrebbe diventare una polveriera mondiale.

Di certo lo scenario di una potenza nucleare vicina a altre potenze nucleari come India e Iran, non può lasciare indifferenti, e la rivendicazione di Al Quaeda non fa che alimentare altri dubbi, poichè ciò indica che Musharraf in realtà è più ostaggio che dittatore, ed è la cartina di tornasole di un conflitto intestino al potere pakistano che certamente da un lato vede gli infiltrati integralisti e dall’altro i laici, occidentalisti per puro comodo. Una cartina che ci mostra una debolezza, conclamata con un atto di forza. Ma se davvero le forze integraliste arrivassero a sedersi sullo scranno pakistano avremmo una situazione esplosiva per diverse ragioni che tutte si concentrano su interessi economici divergenti tra India, USA e in parte all’Europa e dall’altra parte una nuova entità che mascherata da integralismo fa sua una politica di lotta economico-egèmonica che inevitabilmente tocca un asse che scorre dall’Asia all’Africa: Iran, Pakistan, Libano e Syria, Lybia, Arabia Saudita, Liberia, Sierra Leone solo per citare gli stati maggiormente esposti; e con essi Francia, USA e Inghilterra.

E’ singolare peraltro la posizione spesso oscillante che molti paesi hanno nei confronti degli USA o per meglio dire che gli USA hanno nei confronti di certi paesi. Per esempio la fornitura di armamenti e finanziamenti ai “ribelli” liberiani in Lybia, con il beneplacito di Muhammar Quaddafi, o la situazione tentennante di supporto al Pakistan stesso, ma questo vale per molti altri paesi. Gli USA hanno una politica estera esageratamente pragmatica, che appoggia dubbi soggetti pur di sostenere le sue industrie, la sua influenza e la garanzia di controllo delle risorse energetiche (in particolare la loro quotazione in moneta verde).

Ma altrettanto si vede che la presenza di vecchie conoscenze resta incisiva in questi teatri: Francia ed Inghilterra. E’ con questo quadro che alcuni analisti hanno supposto la possibilità dello scoppio di una terza guerra mondiale, ma forse viene da chiedersi, dati gli ultimi protagonisti, se non si tratti in fondo della continuazione della seconda.

Naturalmente questa affermazione è un po’ sarcastica, visti i cambiamenti avuti nel vecchio continente negli ultimi 60 anni, ma non troppo. Nell’Unione Europea in fondo è sempre stato presente un nucleo sciovinista che ha sede proprio da dove ha origine questo nome. La Francia si è sempre distinta per…distinguersi, come pure l’Inghilterra, ma con la differenza di farlo senza dirlo. E’ a causa di questi distinguo che l’Europa è un nulla politico.

Se nello scenario internazionale dovremo osservare con attenzione lo sviluppo degli eventi, con una visione più vicina a noi c’è da domandarsi quale ruolo possa avere la presenza delle forze USA sul nostro territorio. Se pure la Venetia resti un territorio strategico, con il rinvigorirsi delle tensioni con la Russia e con le instabilità medioorientali, viene ad apparire di retroguardia se confrontato agli anni ante-89, dove oggi quel ruolo può più comodamente essere ricoperto da paesi con posizioni strategiche migliori quali la Polonia e la Romania; ed il voler mantenere la Turkia sotto l’ombrello USA viene evidenziato dalla inaudita tolleranza ed il relativo silenzio caduto sui raid aerei compiuti nei giorni scorsi in territorio Kurdo-Iraqeno dall’aviazione turka.

Due visioni, vicina e lontana, che si intersecano, perchè qualunque cambiamento nella struttura statuale che vada oltre il quadro dello status quo pone certamente interrogativi agli americani e conoscendo la loro influenza ciò non ci può lasciare indifferenti. Se da una parte molti di noi sono contrari all’espansione del Dal Molin, ciò dovrebbe essere indirizzato principalmente al fatto che sia stato realizzato a Roma senza alcun rispetto per le autorità locali sia della città di Vicenza sia della Regione Veneto e in generale dei Venèti. Ma sarebbe miopia strategica quella di opporsi all’insediamento militare USA senza tenere nella considerazione il rischio di essere osteggiati.
Al tempo stesso è nell’Europa la nostra radice ed è li che noi dovremo trovare le maggiori alleanze, non nell’Europa unita da meri interessi di “alta” finanza ma piuttosto da una concreta confederazione di piccoli stati, tra loro abbastanza eguali in dimensioni, che dia finalmente una vera voce politica all’Europa.

Claudio Ghiotto

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