Caro Fini, l’autonomia non è la stessa cosa dell’indipendenza. Ai veneti serve un vero parlamento con maggiori poteri

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Lettera aperta a Gianfranco Fini sull’autonomia del Veneto

Caro Fini,

ti rispondiamo in italiano, perché sei ignorante e non conosci la nostra lingua veneta e già solo questo basta a spiegare perché non sei titolato per dare risposte politiche a noi veneti.

Il comitato PNV vede con favore le battaglie di altre organizzazioni politiche per una maggiore autonomia dell’ente regione, perché è comunque un passo in avanti verso l’autogoverno. Ma l’autonomia non è la stessa cosa dell’indipendenza – e non è nemmeno lontanamente in grado di dare risposta alle esigenze della Venetia.

Sebbene gli attuali enti locali veneti cerchino di aumentare il grado di capacità decisionale dei veneti, il loro potere è rigidamente limitato e quindi c’è un freno naturale ai risultati che possono ottenere.
Anche con la più ampia autonomia immaginabile, il parlamento di Roma manterrebbe il controllo di aree cruciali quali l’economia, le tasse, la previdenza, le pensioni, l’immigrazione legale e clandestina, la comunicazione radiotelevisiva, la difesa e gli affari internazionali.
Esso conserverebbe inoltre la potestà di legiferare in ogni area devoluta o riservata alla regione e può calpestare la volontà del parlamento veneto senza alcun consenso.
Inoltre non vi è alcuna possibilità di ricostituire un ordinamento che offra maggiore democrazia, migliore efficienza e una reale autonomia alle municipalità in un sistema che in tal modo garantisca le minoranze e le identità peculiari, e dia certezza ai cittadini sull’operato dei propri eletti.

L’attuale consiglio regionale ha pochissimi poteri, quasi insignificanti ai fini delle decisioni importanti sul nostro futuro. Anche eventuali forme di devoluzione di poteri o di autonomia, per quanto siano auspicabili rispetto alla situazione attuale, sono chiaramente cosa ben diversa dall’indipendenza.
Il consiglio regionale ha aumentato il proprio grado di democrazia e responsabilità, ma fino al raggiungimento dell’indipendenza sarà rigidamente limitato nei propri poteri.
Roma, ad esempio, mantiene il controllo su aspetti fondamentali.

  • la quasi totalità del sistema fiscale è determinato dal parlamento romano, che decide cosa tu devi pagare come tasse sul reddito e Iva e che incamera anche le tasse sulle imprese, incluse le rendite turistiche. Anche attraverso la massima concessione governativa, ben al di là dal venire, si parla di un misero 7% di tasse gestite in Veneto. L’indipendenza permetterà alla Venetia di introdurre un sistema di tassazione onesta e darà al parlamento veneto i poteri finanziari per permettere la crescita dell’economia veneta.
  • Anche per quanto riguarda le risorse lasciate alla gestione degli enti locali veneti, non è la Venetia ma Roma a decidere il budget complessivo da spendere nelle materie di competenza locale.
  • Gli enti locali non hanno alcun potere di tipo previdenziale o per introdurre pensioni sociali.
  • Il governo della Venetia non ha voce nel mondo e non è presente nei tavoli decisionali europei.
  • Il consiglio regionale non ha alcuna voce in capitolo su temi che riguardano la difesa, come ad esempio le decisioni se mandare o meno soldati veneti nei fronti di guerra, il futuro sulle truppe venete, o anche il solo semplice fatto che il nostro territorio viene utilizzato come base per armi nucleari.
  • Il sistema radiotelevisivo veneto è interamente gestito da Roma, non da Venezia.

Il consiglio regionale veneto è limitato dalla costituzione italiana che rigidamente si arroga competenze sottraendole alla potestà veneta.
È Roma che raccoglie i soldi dei veneti e decide cosa e quanto poco spendere direttamente o restituire agli enti locali veneti per servizi in Venetia.
Il consiglio regionale veneto ha meno poteri di qualsiasi altro organo legislativo europeo, devoluto o indipendente per decidere come raccogliere le proprie entrate. Il Veneto (e per estensione la Venetia) ha meno controllo sui suoi affari delle Fiandre, dei Paesi Baschi, della Catalogna, della Baviera, o di Malta!
Gli enti locali veneti praticamente hanno le mani legate, perché ogni decisione sul metodo di raccolta delle risorse finanziarie è preso a Roma.
Dobbiamo trasformare il consiglio regionale veneto, il consiglio regionale friulano e i consigli provinciali bergamasco, trentino, bresciano, cremonese e mantovano (e delle comunità limitrofe che si riconosceranno nella Venetia) in un autentico, indipendente parlamento della Venetia, con tutti i poteri che dall’indipendenza derivano.

Solo con maggiori poteri al parlamento della Venetia e in ultima analisi con l’indipendenza, il legislatore veneto potrà fare il bene del popolo veneto che lo ha eletto a rappresentarlo.

Comitato per un Partito Nazionale Veneto

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