Garibaldi e il suo mito

Peggio di Garibaldi, forse, esiste soltanto il suo mito. Che persevera perfino in apologia inaspettate, e che, come tutti i miti, pone decisi paletti alla storia: non plus ultra, non toccate l’eroe, di due o forse tre mondi. Storici professionisti e improvvisati, saccenti e sapienti, avventizi e affini (rimando a Totò per la definizione di “affini”) si cimentano in appassionate difese, nell’occasione del bicentenario, di questo eroe così “italiano” da morire volgendo enigmaticamente il volto verso la Corsica, chissà per dir cosa. Era nato nel 1807 in una Nizza a quel tempo e ancora per poco francese. Ed aveva vissuta una vita bella da avventuriero, in Brasile – dove non lo ricordano affatto come un eroe, ma come un comandante spietato – e perfino negli USA. Era un soldato di ventura al soldo di questo e quel governo, ora legittimo ora ribelle. Se fosse morto sul campo di battaglia – ma fu solamente “ferito” e l’oscena canzonetta che ricorda tale grande impresa (passiva) quante volte ce l’hanno fatta cantare – figuriamoci dove sarebbe arrivato il suo mito: già ora è il nome più ricorrente in strade e piazze della penisola tutta. Così le “vie Garibaldi” usurpano, in Veneto, il posto che legittimamente spetterebbe a vie in ricordo di Francesco Foscari, di Sebastiano Venier, e altri grandi. Astuta – ma così ingenuamente identificabile – strategia dello stato centrale per gettare infamia, tacendone, sui grandi che Venezia hanno fatto grande, per esaltare invece chi Venezia fece terra di conquista, non risparmiando tutte le stragi che i conquistatori di solito compiono. Singolare: a Padova via Garibaldi si stempera in una piccola piazza Garibaldi con al centro la statua della Madonna. Poco piacere farà alla mummia di Garibaldi – venne mummificato, come Mazzini, quando avrebbe voluto essere cremato: i potenti savoiardi, biscottoni mica da poco, se ne prenderanno gioco perfino da morto – sapere della compagnia improvvisata: era ateo e bestemmiatore convinto, chiamava il Papa un “metro cubo di letame” e il suo asino Pionono. Avranno mummificato anche lui? La Madonna ha un cuore grande e perdona, Lei ascesa al cielo, in una posizione ben più felice di quella della torva mummia all’isola di Caprera, che se almeno fosse piazzata un po’ più a Sud si divertirebbe a vedere Silvio Berlusconi sul Riva Aquarama, scorrazzare nelle acque smeraldine della Costa Smeralda, magari in compagnia di qualche bella starlet. Ma senz’altro la vista che ha la Madonna è assai più panoramica. La storia di Garibaldi è soprattutto un capitolo della storia della Massoneria, che allora come in gran parte ora, muove e manda agli alti livelli del “bel” Paese. In fondo essere diventato mummia non gli sarà dispiaciuto, vista tutta la paccottiglia egittologica del Grande Oriente: Garibaldi nel 1862 divenne Gran Maestro ed in seguito ottenne la carica di Gran Hyerofante del Rito di Memphis e Misraim: qualcosa da far impallidire il “Conte Duca Gran Lup Mann” di Fantozzi. Il massone Crispi era il suo presentatore. Non stupisce che proprio Crispi lo fece mummificare. Si abbia il coraggio finalmente di prendere cotali “mummie della Repubblica” e venderle a Hollywood per il prossimo Indiana Jones.

Paolo Bernardini
pb@bu.edu

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