I SINDACI IN MOVIMENTO

Riportemo un intervento de Bepi Covre piovegà ancuò su “la tribuna” de Trevixo (http://tribunatreviso.repubblica.it/).

A parte le nostre difarense de valutasion da Covre, de cui la pì inportante xe che lù continua a ciamar nord-est la Venetia, rento ghe xe spunti interesanti e in parte condivixibili.

Rieccoli di nuovo, a dodici anni di distanza, i sindaci in movimento. Ancora una volta si riparte da Nordest. Sarà mica un caso, una coincidenza? Perché di nuovo i sindaci e perché ancora una volta dal Nordest?
 Dodici anni fa la mia idea fu di unire i sindaci, di qualsiasi partito politico, in modo assolutamente trasversale, per fare alcune proposte concrete al legislatore nazionale. Volevamo avere gli strumenti normativi per lavorare meglio, per dare risposte concrete ai nostri cittadini che ci avevano eletti. Giorgio Lago capì subito la bontà e l’assoluta novità dell’idea, ne assunse subito il patrocinio. Massimo Cacciari ci mise molto della sua genialità, così come tutti i sindaci di allora. Fortuna volle che incontrammo un grande ministro in Franco Bassanini (non a caso oggi consigliere del presidente francese Sarkozy), che trasformò le nostre richieste in leggi. I decreti Bassanini rimangono a tutt’oggi le uniche, importanti reali novità della pubblica amministrazione degli ultimi cinquant’anni; rimangono anche un esempio di come si possano ottenere buone riforme quando le istanze provengono dal basso.

Quel nostro movimento dei sindaci fu ostacolato dai partiti (gelosi della nostra enorme popolarità) timorosi di perdere terreno; partiti che non avevano capito, allora come oggi, l’efficacia della trasversalità finalizzata e operativa. D’altronde i partiti, lo dice la parola stessa, sono di parte, cioè frazionisti, spesso manichei con rimasugli ideologici; il teatrino della politica romana ne è la quotidiana rappresentazione!
 Un sindaco è in presa diretta con la gente, con i suoi problemi quotidiani. Un sindaco nel proprio municipio si trova come un pugile sopra un ring, ben visibile, in alto, esposto e bersagliato da una gragnuola di colpi che arrivano da ogni dove. Può anche essere ben allenato, in forma, saltellante (tipo l’indimenticabile Cassius Clay), ma i colpi che arrivano fanno male, ti fan fare figuracce. Un sindaco sul ring non può scendere, perché ha accettato l’incontro, la sfida. E’ da qui, dalla disperazione, che può nascere l’idea di unire le forze, di mettersi assieme ad altri sindaci per difendersi meglio, allargando il ring per non essere solo a prendere le botte.
 Riparte il movimento dei sindaci con denunce molto importanti, sollevando problemi reali sentiti e vissuti quotidianamente dalla gente. Percepiti nella loro gravità dal buon senso della nostra gente. Altri soggetti politici potrebbero intercettarli e intervenire (Regione, Stato e governo), ma non se ne accorgono, sono lontani, quando non latitano. Un sindaco invece vive in simbiosi con la comunità che rappresenta e che vuole essere rappresentata.
 C’è un altro aspetto significativo, non casuale, che colgo in questa nuova partenza. Ancora una volta dal Nordest, questa volta da Cittadella e non da Oderzo, dalla periferia e non da una grande città; anche questa volta da un sindaco della Lega, sarà mica un caso! Qualcuno, che la sa lunga, accusa che sono sintomi prevalentemente «di pancia» portati avanti con ragionamenti che provengono dal «contenitore che sta sopra la cintola». Può essere che provengono da questo contenitore; certo che alcuni «macrocefali» volano talmente alti, son talmente leggeri, che assomigliano un po’ a fantasmi.
 Comunque si riparte dal Nordest e da qui si mandano segnali importanti al resto del Paese, che ancora una volta segue a ruota. Segnali politici originali, nonostante da sempre siamo accusati di non avere classe dirigente, di non sapere esprimere leader politici di caratura, eccetera. Sarà! Ma i nostri sindaci cosa sono? Da dove vengono? Per chi lavorano?
 Trovo un’importante analogia tra i sindaci del Nordest e il modello industriale che siamo riusciti a darci, quello dei distretti produttivi. Nel distretto produttivo ci si organizza e specializza, nell’ambito ristretto partono produzioni, competenze e competizioni. Il municipio non è il capoluogo del distretto industriale, ma è certamente un bel punto di riferimento. Sindaci, lavorate e unitevi in modo trasversale, al di sopra dei vostri rispettivi partiti di provenienza, non lasciatevi mettere il cappello da nessuno. I leader riconosciuti e legittimati dalla gente siete voi. La trasversalità sarà l’unico cemento che vi darà forza e saldezza. Ricordatevi che i problemi della gente non hanno colore di partito; hanno valenza politica e assoluta urgenza di essere affrontati e risolti.
 Concludo con il bellissimo titolo di uno storico editoriale di Giorgo Lago: «O i sindaci o nessuno». Ancora una volta, ancora di più.

Giuseppe Covre

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