Archivio di dicembre 2007

Se l’indipendenza è una cosa tanto grande, perché ancora non è avvenuta?

giovedì, 27 dicembre 2007
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Spetta al popolo veneto decidere il proprio futuro ed è compito di soggetti politici come il Comitato per la fondazione del Partito Nazionale Veneto convincere sempre più veneti che le persone più indicate per governare la Venetia sono proprio quelle che ci vivono.
Inoltre tale progetto politico fino al febbraio 2006 era considerato un reato d’opinione. Ricordiamo cosa recitava l’art. 241 del codice penale italiano: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranita’ di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato e’ punito con la morte (1). […]” et “(1) La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.”
Tale articolo è stato modificato per evitare l’infrazione di vari trattati internazionali in tema di libertà di opinione.
In tale triste panorama politico-giuridico è veramente significativo e incoraggiante che i veneti abbiano acquisito una sensibilità sempre maggiore verso la loro identitità nazionale, con la maggior parte che si identifica prima come veneti che come italiani.
Ciò è testimoniato dal bassissimo grado di fiducia di cui gode lo stato presso i cittadini della Venetia (pari al 30,7%), come traspare dall’Ottavo Rapporto sulla società e l’economia pubblicato dalla Fondazione Nord-Est nel 2007. Nel contempo, i veneti dimostrano un grado fiducia decisamente superiore verso le istituzioni locali (Regione, al 47,5% e Comune al 54,5%). Il nostro compito proprio è di aumentare la sensibilità dei veneti nel riconoscersi come tali. L’obiettivo dei partiti centralisti, ma anche dei soggetti autonomisti unionisti e dei loro amici negli organi di informazione veneti è di deprimere il più possibile tale identità. Il massimo esempio di espressione è definire la Venetia semplicemente “nord”, o “nord-est” e i veneti come “settentrionali”, o “nordestini”, rinunciando addirittura al nome che gli stessi italiani avevano coniato per far dimenticare chi eravamo: “Triveneto”. In ogni caso, a dispetto della propaganda, la sensibilità nazionale veneta sta crescendo, di pari passo con le aspettative. La Venetia è impaziente di ricevere maggiori poteri da Roma. Noi riteniamo che il prossimo passo logico sia l’ottenimento dell’indipendenza. E il Comitato per la fondazione del Partito Nazionale Veneto sta proprio lavorando per raggiungere tale obiettivo.

Tratto da “Le ragioni dell’indipendenza”

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Perché chi si oppone all’indipendenza la definisce “secessione”

giovedì, 27 dicembre 2007
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Gli oppositori dell’indipendenza amano chiamarla secessione. In realtà, come paese indipendente, con un seggio ai tavoli decisionali dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite e di ogni organismo internazionale, la Venetia sarebbe molto meno isolata di quanto non sia ora.
In questo momento noi non abbiamo alcuna rappresentanza diretta in nessuno di questi organismi internazionali e alcuna voce diplomatica nel mondo.
Il parlamento veneto deve poter avere la responsabilità di trattare i temi di importanza globale. Il comitato per la fondazione del Partito Nazionale Veneto ritiene questo un fatto importante per ritornare a dare al mondo il contributo della tradizionale saggezza che Venezia per secoli ha portato alla causa della pace nel mondo. I veri secessionisti, i veri separatisti sono coloro che vegliono negare ai veneti una voce internazionale.
Occorre ricordare che la Venetia è stata la Repubblica di Venezia della cui civiltà noi, cittadini veneti, siamo eredi e prosecutori. La Venetia fu annessa all’Italia nel 1866 con metodi che, anche per quel tempo, furono di totale illeggittimità.

Tratto da “Le ragioni dell’indipendenza”

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Veneto: Primo Si’ a Riesame Storico Plebiscito 1866

giovedì, 27 dicembre 2007
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http://it.notizie.yahoo.com/adnkxml/20071227/tpl-veneto-primo-si-a-riesame-storico-pl-e9595f1_1.html

di (Red-Dac/Col/Adnkronos) Adnkronos

Venezia, 27 dic. (Adnkronos) – Nell’ultima seduta dell’anno la commissione Cultura del Consiglio regionale del Veneto, presieduta da Daniele Stival (Lega), ha dato il via libera, all’unanimita’, alla costituzione di una commissione di storici che approfondisca il contesto storico, sociale e politico in cui maturo’ l’annessione del Veneto all’Italia nel 1866. Come e’ noto, in base al trattato di Vienna del 3 ottobre 1866, il Veneto fu ceduto al Regno d’Italia a condizione che vi fosse il consenso delle popolazioni locali.

L’organizzazione del plebiscito che si svolse il 21 e 22 ottobre di 151 anni fa risulto’, tuttavia, soggetta a pressioni da parte di casa Savoia e coinvolse solo una parte minoritaria della popolazione veneta (meno di 650 mila votanti su 2.603.009 residenti) con un risultato che, secondo alcuni, fu condizionato dalla mancata segretezza del voto e da scarsa trasparenza nelle operazioni di scrutinio, dato che ci furono solo 69 ”no” a fronte di 646.789 ”si”’. ”Abbiamo affidato l’incarico a docenti dei dipartimenti di storia di Ca’ Foscari e dell’universita’ di Padova – spiega Stival – per analizzare meglio il contesto in cui maturo’ il plebiscito e le modalita’ con cui si svolse, consapevoli che alcuni fanno risalire a quella data la perdita di autonomia e liberta’ da parte dei veneti”. Per l’istituzione della commissione regionale di studio la Regione ha impegnato per il 2007 un finanziamento di 57.700 euro.

Con la medesima delibera la commissione ha inoltre deciso di finanziare con altri 62.300 euro il progetto ”Ripensare il Veneto”, affidato alla fondazione Giuseppe Mazzotti di Treviso, che coinvolgera’ le istituzioni pubbliche e private e le associazioni di categoria nella costituzione di un gruppo di lavoro per elaborare un documento programmatico per lo sviluppo dell’intera comunita’ veneta.

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Perché i media internazionali stroncano il Belpaese

mercoledì, 26 dicembre 2007
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L’Italia è sotto il tiro dei più importanti giornali anglosassoni, che da tempo rivestono un’importanza fondamentale per la costruzione della fiducia, del prestigio e dell’immagine necessarie per poter ambire alla presenza nel salotto buono del mondo e in particolare per poter continuare a fare affari con discreta tranquillità.
Ciò spiega bene le ragioni per cui a un articolo del New York Times di una decina di giorni fa ha risposto l’intero establishment politico italiano, dal capo di stato Napolitano al “gran visir” Amato e all’amaro regalo di Natale del Times con un successivo durissimo pezzo ha prontamente replicato lo stizzito capo di governo Prodi.
In realtà attacchi alla credibilità del sistema Italia si stanno susseguendo in tutte le testate internazionali, compresi media tedeschi, australiani, francesi, spagnoli e turchi.
È ormai cosa nota che i governi di molti Paesi siano in realtà in balìa delle decisioni finanziarie di enormi gruppi di pressione finanziaria che da soli e in poche ore possono mutare i destini politici di centinaia di milioni di persone in qualsiasi parte del mondo, attraverso lo spostamento di investimenti e capitali, talvolta in modalità solo simbolica, sotto forma di ricatto.
Per chi avesse la memoria corta, è bene ricordare quali furono le premesse per la nascita della cosiddetta 2° Repubblica. Come ben ci ricorda Ludovico Pizzati in un articolo pubblicato sul bimestrale in lingua veneta Raixe Venete.
Correva l’anno 1991, il 13 di settembre parte l’attacco speculativo di George Soros contro la lira. Seguono i goffi tentativi dell’allora governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi di resistere alla massiccia vendita di lire contro dollari fino al saccheggio delle riserve auree pur di evitare la svalutazione successiva. Il risultato fu il blocco dei mercati italiani per tre settimane, il crollo della lira che fu svalutata di blocco del 22% subito per giungere con l’azione dei mercati in poco tempo ad una svalutazione dell’88%!!
In 3-4 mesi seguirono tangentopoli, il crollo del potere del PSI craxiano, la fine della corazzata DC, la nascita di un’allora battezzata 2° Repubblica, covata guarda caso dall’attuale ministro dell’interno Giuliano Amato.
Non molto diverso fu dopo qualche anno il destino politico di un altro stato, in un altro continente e emisfero del globo: l’Argentina.
Oggi un’azione speculativa di tale portata è più difficile. Infatti l’Italia è ancorata al sistema monetario dell’Euro e un attacco finanziario massivo potrebbe avere derive in tutti i Paesi europei dell’Unione e di conseguenza a livello globale.

Ecco perché l’attacco mediatico internazionale di questi giorni è solo apparentemente rivolto ai bolsi politici italiani, ma in realtà esso è diretto all’intero sistema-paese, compresi, anzi in primis, ai “capitani” di industria e finanza.

Questa volta a pagare le conseguenze del debito contratto saranno chiamati direttamente i Montezemolo, gli Agnelli-Elkann, i Benetton, i Pirelli-Tronchetti-Provera, i Berlusconi, veri responsabili dello sfascio morale ed economico di oggi, dato il ruolo secondario di poveri e vecchi pagliacci degli esponenti politici. Essi non hanno saputo rigenerare un sistema industriale aperto, innovativo, giovane e si sono ancorati alle loro posizioni di potere sterili, parassitarie e speculative, destinate al puro godimento personale, a discapito del benessere di uno stato e dell’intera comunità internazionale di cui questo stato italiano gravemente indebitato e ampiamente sfiduciato fa parte.

A tal proposito, qualcuno, con ironia non troppo distante dalla realtà, ha detto che per rovesciare il sistema politico italiano basterebbe bloccare le forniture di pannoloni al parlamento.

Noi veneti siamo in balìa di questo debolissimo sistema chiamato Italia. Prima che sia troppo tardi dobbiamo dare un segnale forte di distacco e creazione di un sistema politico virtuoso e responsabile veneto.
 

Gianluca Busato

Comitato PNV

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“La dolce vita diventa amara per un’Italia vecchia e povera”

mercoledì, 26 dicembre 2007
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Traduzione di beppegrillo.it dall’articolo del Timesonline:
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article3085338.ece

http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/Times_12_2007.pdf

Richard Owen in Roma
Times, dicembre 2007

Il mercatino di Natale a Piazza Navona nel cuore di Roma sembra allegro come sempre: decorazioni scintillanti, bancarelle e castagne arrosto. In piazza San Pietro il gigantesco albero di Natale è illuminato e le strade sono piene di visitatori che assaporano la versione festiva della dolce vita.
I mercati nei quartieri residenziali raccontano una storia differente. Le luci sono brillanti ma l’umore è cupo. “Sto comprando meno regali questo anno e meno costosi,” ha detto una donna toccando dei cappelli di pelliccia in un chiosco vicino al Vaticano. “E per il cibo…”

C’è un senso di angoscia nazionale in Italia mentre il 2007 sta terminando.

Per la prima volta la Spagna ha superato l’Italia per il livello di vita e la Grecia può farlo in un prossimo futuro.
Il senso di lacerazione va oltre i prezzi e i salari, arriva a un dibattito sull’anima e l’identità nazionale.
Gli italiani sono presenti nel mondo in modo importante: Fabio Capello è l’allenatore della nazionale di calcio inglese e Carla Bruni ha conquistato il cuore del Presidente francese.
Eppure, a casa, gli italiani sono consumati da un senso di declino: “Quando un’intera nazione va in crisi sul dibattito: “chi siamo e dove stiamo andando”, significa che stiamo raggiungendo nuove vette di isteria”, ha detto lo scrittore Umberto Eco. “Questa esplosione di provincialismo è veramente dolorosa. Io mi sento depresso.”
E così si sentono molti dei suoi concittadini. Il passato è la gloria dell’Italia, ma anche la sua prigione, con la politica e gli affari dominati dalla gerontocrazia, con i giovani politici e imprenditori tenuti ai margini.
Quando Romano Prodi ha tenuto un summit a Roma questa settimana con Nicolas Sarkozy e Zapatero, i commentatori hanno notato che mentre Zapatero ha 47 anni e Sarkozy 52, Prodi ne ha 68 e Berlusconi 71.
“Il problema è che i leader della nostra classe di governo sono anziani mantre in Spagna sono praticamente dei ragazzi,” dice Michele Salvati, un autorevole economista. Al concorso di Miss Italia di questo anno le partecipanti erano tutte giovanissime mentre l’età media dei giudici – che hanno discusso se la parte posteriore delle ragazze doveva essere inclusa
nella votazione – era di 70 anni.
Anche le arti sono in difficoltà: sebbene ci siano dei bravi registi in Italia, nessuno può competere con Fellini o Visconti, e Monica Bellucci, nonostante la sua bellezza, non è Sophia Loren (e in ogni caso vive a Parigi).

Il best seller “La Casta” ha riportato che l’Italia ha il più alto numero di macchine blu in Europa, e che il palazzo presidenziale, il Quirinale, costa quattro volte Buckingham Palace.
La mentalità del posto fisso a vita prevale, con il lavoro assegnato non in base al merito ma attraverso una rete di favori reciproci e di legami familiari, conosciuti come “raccomandazione”. Alcuni tra gli italiani più giovani sono disponibili ad accettare contratti a breve termina, parte del programma di modernizzazione del Governo Prodi, ma i potenti sindacati
italiani hanno mobilitato milioni di proteste contro il “lavoro precario”.
Lo scorso mese gli ospedali hanno chiuso per un giorno in merito ai contratti a breve termine, e questo mese I camionisti hanno paralizzato l’economia con uno sciopero di tre giorni.
Gli impiegati di Alitalia, simbolo del malessere italiano, stanno minacciando uno sciopero durante le festività di Natale per la vendita della travagliata compagnia nazionale ad Air France-KLM. Anche la Scala di Milano soffre di continue agitazioni. “L’Italia ha bisogno di una Margaret Thatcher”, ha detto ieri Francesco Caltagirone, uno dei più importanti
imprenditori italiani, “Abbiamo bisogno di rigore e deregulation, di un leader che obblighi gli italiani ad affrontare i sacrifici.”
La stessa famiglia italiana, una volta il baluardo (insieme alla Chiesa Cattolica) della società italiana, è in declino, con un aumento dei divorzi, una bassa natalità e l’incremento dei figli unici. La famiglia è ancora un rifugio per i giovani italiani, molti vi rimangono fino a 30 anni – ma questo è un ukteriore problema per l’Italia perchè coloro che dovrebbero
crearsi un futuro optano per la cucina e la lavanderia della mamma. Molti lo fanno perchè non hanno alternative.
Confesercenti, l’associazione dei commercianti, riferisce che questo anno le vendite di vestiti e di elettronica di consumo sono scesi del 15% e i profumi del 10%. Ieri Coldiretti, il sindacato degli agricoltori, ha annuciato che la vendita di pasta è diminuita del 5% e del pane del 7%.
Le famiglie italiane che vivono sotto la soglia di povertà sono l’11%  e anche la classe media comincia a soffrire. Questa settimana la moglie di Prodi, Flavia, è intervenuta quando una donna in pelliccia si è avvicinata a suo marito fuori da Palazzo Chigi accusandolo di “rovinarci tutti”.
Una ragione chiave per le disgrazie italiane è la crescita dei costi energetici. Un’altra il valore dell’euro bei confronti del dollaro. Anche il settore del lusso, per il quale l’Italia è rinomata, con nomi come Gucci, Armani e Versace sta avvertendo la diminuzione degli ordini. Globalizzazione e competizione a basso costo dall’Asia stanno minando le esportazioni
tradizionali come il tessile.
L’ultimo segnale per molti è stata la notizia che l’Italia è stata superata dalla Spagna per prodotto interno lordo pro capite. Secondo l’ufficio statistiche della Unione Europea, il Pil spagnolo è cresciuto del 5% tra i 27 membri della UE lo scorso anno, dal 3% dell’anno precedente.
L’Italia è andata in direzione opposta, cadendo al 3% dal precedente 5%. La Spagna ha fissato il suo prossimo obiettivo, Zapatero vuol raggiungere l’economia francese.
L’Italia, dice Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e della Confindustria, “non solo si è fermata, sta andando indietro. Il problema non è soltanto la mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo. Ma anche che ogni italiano pensa a sé stesso, non per il bene comune”.
Il risultato è che gli italiani sono il popolo meno felice in Europa, secondo un sondaggio condotto dalla Università di Cambridge da Luisa Corrado, dell’Università di Roma. I danesi sono risultati primi. In Danimarca il 64% dei cittadini ha fiducia nel Parlamento. In Italia solo il 36%.
Molti italiani, tra i più anziani, ricordano tempi più duri: lo storico Giampaolo Pansa, 72, dice che “tutti dicono di essere poveri oggi, ma io ricordo mia nonna rubare cibo dai campi per darci da mangiare”.

Dopo la seconda guerra mondiale, milioni di italiani emigrarono alla ricerca di una vita migliore. Oggi il movimento è in direzione opposta, con circa quattro milioni di emigranti in Italia. “Il problema + che una nazione come
la Spagna vede gli immigrati come lavoratori utili, dove in Italia i titoli dei giornali ci dicono che sono tutti criminali che vanno in giro a derubare e a pugnalare gli italiani,” ha detto l’economista Carlo Bastanin.

Alcuni italiani temono che il declino della loro nazione e la crescita della Spagna porteranno Madrid ad assumere un peso superiore a Roma nel mondo.
Ronald Spogli, l’ambasciatore statunitense a Roma, ha avvertito che l’Italia “rischia di avere un ruolo inferiore a livello internazionale” e allo stesso tempo una diminuzione dell’interesse economico americano.
“I migliori amici dell’America sono i suoi business partner,” ha osservato, notando che gli investimenti Usa in Italia sono stati 17 miliardi di dollari contro i 50 miliardi di dollari in Spagna.

Numeri

— 0% crescita della popolazione
— 42.5 età media, 38.5 in Inghilterra
— un italiano su 5 ha più di 65 anni
— 1.29 bambini nati per ogni donna. 2.1 è il numero necessario per mantenere
il livello di popolazione attuale
- 120 giorni persi ogni anno per scioperi per 1,000 lavoratori dal 2001 al
2005, confrontato con 26 giorni in Inghilterra
— 20esima posizione nell’Human Development Index, l’indice delle Nazioni
Unite che misura fattori come l’educazione, la salute, l’attesa di vita,
quattro posti sotto l’Inghilterra e sette sotto la Spagna. L’Italia ha perso
tre posizioni nell’ultimo anno.
— 7% tasso di disoccupazione, più alto di 76 nazioni, tra cui Romania,
Nigeria, Cambogia e Ucraina
— 106% debito pubblico in relazione al prodotto interno lordo, il sesto più
alto nel mondo, più alto che quello dello Zimbabwe

Fonti: UN, CIA, National Statistics

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Nadal 2007. Rifletemo sule oportunità

lunedì, 24 dicembre 2007
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Ghe ne gò poca voja, ma tuti me dixe che a Nadal bixogna esar otimisti e no pesimisti.

Va ben, alora vardemo al poxitivo.

Un dato un mucio poxitivo xe proprio che ognun de naltri pol crear un mucio de atension e informasion poxitiva co pochi mexi.

Sto sito internet che se drio lexar xe nato da solo un mexe. In un mexe gà vuo squaxi 60.000 pagine viste. Ogni dì el gà sirca 150 vixitatori unici che vien lexarlo, con un tenpo medio de letura de squaxi 5 menuti, che inte’l web xe na enormità.

Val a dir che sto picolo sito internet xe diventà un motor de informasion e un motor de politica, in un mexe de vita: gavè capìo parché el Goerno gà in mira de serar la rete internet? No xe solo par Beppe Grillo, ma anca parché de beppegrillo.it xe drio nasarghene na pasùa e no i riese a starghe drio!

Sol a vardar ste cifre inpensabili anca solo fin a 3-4 ani fa, dovemo esar otimisti.

Bon Nadal!

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Bon Nadal 2007!

lunedì, 24 dicembre 2007
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Auguri pa un Serenisimo Nadal 2007 a tuti i Veneti!

Auguri pa un Serenisimo Nadal 2007 a tuti i Veneti!

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Bon Nadal, inte’l Nadal pì nero da tanto tenpo.

domenica, 23 dicembre 2007
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Tuti serca de exorcixar la tristesa, ma sto Nadal xe el pexo che mi ricorde da quando che gò memoria.

Gò 38 ani a mai gò avertìo in giro un clima de sfiducia come deso. Tuti lo condivide. Ieri i negosi no gavea el solito pienon, ansi…

Anca da picenin, me ricordo el periodo dela crixi petrolifera, ma no ghe gera la disperasion de deso verso el futuro.

Pa sto Nadal faso i mejo auguri a tuti, da ogni posto ndoe che i se trova e da ndoe che i vien.

Co la speransa granda che ghe sipia pì persone che se rende conto che o se fa qualcosa subito, o tuto xe perso.

Bon Nadal!

Gianluca Busato

Comitato per il Partito Nazionale Veneto

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Entra nel PNV!

domenica, 23 dicembre 2007
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Par entrar nel Comitato PNV, basta conpilar on line el modulo seguente e donca pagar la quota de iscrision da qua.

Tuti i soci del Comitato PNV deside i temi e i setori organixativi ndoe dar el proprio contributo, in baxe ale proprie preferense e preparasion. Na volta iscrito, te pol donca anca conpilar el modulo de autovalutasion da qua.

Oltre a iscrivarte on line col modulo qua soto, te pol anca farlo via posta/fax/e-mail da qua.

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Anche il Times stronca l’Italia: “vecchia e povera”

sabato, 22 dicembre 2007
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Dopo il “New York Times”, anche il “Times”, il più prestigioso quotidiano britannico, stronca l’Italia. Un paese in declino inesorabile, viene definito. Ecco alcune cifre riportate:

I numeri della crisi italiana (secondo il Times):

  • 0% = Tasso di crescita della popolazione italiana
  • 42,5 = Età media degli italiani; in Gran Bretagna è di 38,5 anni: 65. Un italiano su cinque ha più di 65 anni.
  • 1,29 = Figli per donna italiana. Il tasso minimo di rinnovamento della popolazione (perché il numero di abitanti si mantenga stabile) è di 2,1 figli per donna.
  • 120 = Giorni di lavoro persi ogni anno per sciopero ogni mille abitanti, nel periodo 2001-2005. In Gran Bretagna lo stesso valore è di appena 26 giornate di lavoro.
  • 20sima = Posizione dell’Italia secondo lo Human Development Index. l’indice usato dall’Onu per misurare il grado di sviluppo di un Paese. L’Italia è quattro gradini dietro la Gran Bretagna e sette dietro la Spagna. E per giunta, nel corso di un anno, ha perduto tre posizioni.
  • 7% = Il tasso di disoccupazione in Italia: è più basso in 76 Paesi, incluse Romania, Nigeria, Cambogia e Ucraina.
  • 106% = Il debito pubblico rispetto al Pil. E’ il sesto peggior valore al mondo.

Ed ecco l’articolo completo riportato di seguito.

 http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article3085338.ece

La dolce vita turns sour as Italy faces up to being old and poor

Richard Owen in Rome

The Christmas fair on Piazza Navona in the heart of Rome looks as cheerful as ever: glittering decorations, funfair booths and roasting chestnuts. In St Peter’s Square the giant Christmas tree is lit, and the streets are full of visitors soaking up the festive version of la dolce vita.

The markets in the residential districts tell a different story. The lights are bright but the mood is sombre. “I’m buying fewer presents this year, and cheaper ones,” said a woman fingering fur hats at a stall near the Vatican. “And as for food . . .”

There is a sense of national angst in Italy as 2007 comes to a close. A defining moment came this week when, for the first time, Spain overtook Italy in terms of living standards. Greece is now breathing down Italy’s neck.

The self-lacerating mood goes far beyond prices and incomes, reaching into the heart of Italy’s debate with itself over soul and identity. Italians are ruling significant parts of the world: Fabio Capello has taken charge of the England football team and Carla Bruni has conquered the heart of the French President.

Yet, at home, Italians are consumed with a sense of domestic decline. “When an entire country goes into crisis over the ‘who are we and where are we going’ debate, it means we are reaching new heights of hysteria,” the writer Umberto Eco said. “This explosion of provincialism is truly painful. Personally I feel depressed.”

So do many of his fellow countrymen. There is a sense that while the past is Italy’s glory, it is also its prison, with politics and business dominated by a gerontocracy and the younger entrepreneurs and politicians held back.

When Romano Prodi, the centre-left Prime Minister, held a summit in Rome this week with Nicolas Sarkozy of France and José Luis Rodríguez Zapatero of Spain, commentators noted that while Mr Zapatero was 47 and Mr Sarkozy a bouncy 52, Mr Prodi was a weary-looking 68. In the wings, plotting his comeback, is the centre-right leader and media tycoon Silvio Berlusconi, aged 71.

“The problem is that the leaders of our governing class are greybeards whereas, say, Spain’s are practically kids,” says Michele Salvati, a leading economist. At this year’s Miss Italia beauty contest, the contestants were all in their teens while the average age of the judges — who made headlines by arguing over whether a girl’s bottom should be judged part of her charm — was 70.

Even the arts are struggling: although there are fine Italian film directors, there is none to match Fellini or Visconti, and Monica Bellucci, for all her beauty, is no Sophia Loren (in any case she lives in Paris).

When Larry Gagosian, the dynamic American art dealer, opened a new modern art gallery in Rome last week, some critics accused him of making money instead of praising an attempt to put Rome at the cutting edge of contemporary art.

Vincenzo Cremonini, 44, who has expanded his meat-producing business at Módena to include railway and motorway catering — including the new Eurostar service from St Pancras — identifies three other factors holding Italy back: bureaucracy, the slow judicial system, which is used by protesters to hold up modernising initiatives such as the Turin to Lyons high-speed railway, and the “selfperpetuating political elite”.

A book on Italy’s cocooned elite, La Casta (The Caste), a runaway bestseller this year, pointed out that Italy had the highest number of official chauffeur-driven cars in Europe, and that the presidential palace, the Quirinal, cost four times as much to run as Buckingham Palace.

A “jobs for life” mentality prevails, with jobs allocated not on merit but through a network of mutual favours and family ties known as raccomandazione. Some younger Italians are prepared to take short-term contracts, which is part of the Prodi Government’s modernisation programme, but Italy’s powerful trades unions have mobilised millions of protesters against what they call “precarious labour”. Last month hospitals closed for a day over short-term contracts, and this month lorry drivers brought the economy grinding to a halt with a three-day strike.

The workforce at Alitalia, itself a symbol of the Italian malaise, is threatening a Christmas strike over the proposed sale of the troubled national airline to Air France-KLM. Even La Scala opera house in Milan is disrupted regularly by industral unrest. “Italy needs a Margaret Thatcher,” Francesco Caltagirone, one of Italy’s top entrepreneurs, said yesterday. “We need rigour and deregulation, a leader who will force Italians to make sacrifices.”

Even the Italian nuclear family, once the bulwark (along with the Catholic Church) of Italian society, is in decline, with growing divorce rates, a low birthrate and the rise of single parenthood. The family still provides a haven for young Italians, many of whom live at home until they are 30 — but this, too, holds Italy back, as those who should be carving a niche for themselves opt instead for Mamma’s cooking and laundry services. Many do so because they cannot afford to make their own way.

Confesercenti, the traders’ association, says that sales this year of clothing and electrical goods are down 15 per cent, and perfume sales down 10 per cent. Yesterday Coldiretti, the farmers’ union, announced that even sales of pasta were down 4 per cent and bread by 7 per cent.

“A lot of families find it difficult to reach the end of the month,” Mr Cremonini says. “We call it the fourth-week syndrome.”

Eleven per cent of Italian families live under the poverty line, and the middle class is feeling the pinch too. This week Mr Prodi’s wife, Flavia, had to intervene when a well-dressed woman in a fur coat accosted her husband outside Palazzo Chigi, the Prime Minister’s residence, accusing him of “ruining us all”.

One key reason for Italy’s woes is rising energy costs. Another is the strength of the euro against the dollar. Even the luxury sector, for which Italy is renowned with names such as Gucci, Armani and Versace, is feeling the squeeze as orders drop. Globalisation and cheap competition from Asia are undermining traditional exports such as textiles.

The last straw for many was the news that Spain had overtaken them in terms of GDP per capita. According to the European Union statistics office, Eurostat, Spain’s GDP per capita climbed to 5 per cent above the 27-member EU average last year, from 3 per cent above the previous year.

Italy moved in the opposite direction, with the figure falling to 3 per cent above from 5 per cent. Spain already has its sights on the next goal. Mr Zapatero, welcoming the news, added that the country must match the economy of France.

Italy, says Luca Cordero di Montezemolo, the head of Fiat and the employers’ federation Confindustria, “has not only come to a halt, it is going backwards. The problem is not only that we lack investment in research and development, it is also that every Italian looks out for himself, not for the common good.”

The result is that Italians are the least happy people in Europe, according to a poll conducted for the University of Cambridge by Luisa Corrado, of the University of Rome. Danes turned out to be the happiest. Tellingly, in Denmark 64 per cent said that they trusted their parliament. In Italy it was only 36 per cent.

Many older Italians remember much harder times: the historian Giampaolo Pansa, 72, says that “everyone says they are poor nowadays, but I remember my grandmother stealing food from the fields to feed us. The other day a builder came to our house. He said he’d never known such hard times — and then pulled out the latest-generation mobile phone.”

After the Second World War, millions of Italians emigrated in search of a better life. The movement is now the other way, with nearly four million immigrants in Italy. “The problem is that a country like Spain sees immigrants as useful workers, whereas in Italy the headlines tell us they are all criminals who go round robbing and stabbing Italians,” Carlo Bastasin, an economist, said.

Italian-Spanish rivalry is a needle match, and some Italians fear that their country’s decline, and the rise of Spain, means that Madrid will carry more weight than Rome around the world. Ronald Spogli, the US Ambassador to Rome, gave warning this week that Italy “risks a diminished international role” as well as slipping down the list of American global business partners.

“America’s best friends are its business partners,” he observed, noting that US investment in Italy was about $17 billion (£8.5 billion), while in Spain it was nearly $50 billion.

There is hope amid the encircling gloom. In Sicily the crippling power of the Mafia is finally being tackled by businessmen — almost all in their forties, with European experience — who risk their lives by refusing to pay protection money.

Italy, says Walter Veltroni, the Mayor of Rome and a likely future centre-left Prime Minister, can and must overcome its “do-nothing demon”. Italian bureaucracy is “an elephant sitting on top of Italy and holding it back”, he said. “We must lose our fear of the new.”

“There is more to Italy than pizza and spaghetti,” says Mr Montezemolo, who — according to rumours — may enter politics when his Confindustria mandate expires next year.

“We are a country full of excellence and positive energy. We can reverse this decline — if we open up the country, embrace the market, get rid of the red tape, and release the talents of the young.”

Trying times

— 0% population growth rate

— 42.5 median age, compared with 38.5 in Britain

— one in five Italians is over 65

— 1.29 children born per woman. 2.1 needed to maintain population

— 120 days lost each year to strike action per 1,000 employees from 2001 to 2005, compared with 26 in Britain

— 20th place on Human Development Index, the UN measure of factors such as education, wealth and life expectancy, four places below Britain and seven below Spain. Italy dropped three places in the past year

— 7% unemployment rate, higher than 76 countries, including Romania, Nigeria, Cambodia and Ukraine

— 106% public debt as proportion of GDP, the sixth-highest in the world, higher than Zimbabwe

Sources: UN, CIA, National Statistics

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