TADIC: NO INDIPENDENZA, MA NEMMENO A ROTTURA CON UE

[ANSA] La Serbia resta fermamente contraria alla secessione del Kosovo, ma non può isolarsi dall’Europa e deve continuare nell’avvicinamento all’Ue malgrado l’orientamento ormai favorevole “della maggioranza dei 27” al futuro riconoscimento dell’indipendenza della provincia a maggioranza albanese. Lo ha affermato il presidente serbo, il lberal-moderato Boris Tadic, intervistato dal giornale Politika nel giorno di un importante eurovertice incentrato sui Balcani.

“La Serbia è decisa a continuare la sua strada verso l’Ue nonostante l’appoggio della maggioranza dei 27 Paesi membri all’indipendenza del Kosovo”, ha detto Tadic, esprimendosi con inusuale chiarezza su questo punto.

“Coloro i quali sostengono che la Serbia non debba aderire all’Ue in caso di soluzione non buona per noi della questione dello status del Kosovo si pongono di fatto in contrasto con gli interessi vitali di tutti i cittadini del nostro Paese: vogliono spingere la Serbia verso l’isolamento e la rovina economica”.

Tadic ha chiarito che questo non significa cedimento sulla illegittimità di un’eventuale secessione della provincia.

“Io non firmerò mai il riconoscimento di una qualsiasi forma di indipendenza del Kosovo perché questo è uno sbocco contrario agli interessi non solo dei serbi, ma pure degli albanesi, oltre a essere un pericolo per la stabilità dell’intera regione balcanica”, ha sottolineato, aggiungendo tuttavia di non essere disposto neppure a permettere “ad alcuno di compromettere il futuro (europeo) di questa e delle prossime generazioni con gesti di irresponsabilità”.

A suo giudizio, uno scenario di rottura si tradurrebbe in un unico risultato: un Kosovo più vicino all’Ue della Serbia e “una Serbia isolata” rispetto al resto d’Europa, ma anche meno in grado di tutelare le enclavi e gli antichi monasteri ortodossi della provincia, simbolo della propria “identità”.

L’intervista di Tadic appare una risposta alle polemiche infuocate verso l’Occidente del primo ministro, il conservatore Vojislav Kostunica, alleato-rivale del presidente nell’attuale coalizione democratica al governo a Belgrado. Polemiche sfociate non solo nel rifiuto di una ipotesi di scambio tra la perdita del Kosovo e l’accelerazione del percorso europeo di Belgrado (ipotesi bollata oggi come impropria anche da un uomo vicino a Tadic, il ministro degli Esteri, Vuk Jeremic). Ma addirittura – stando alle parole di Kostunica – nella minaccia esplicita di conseguenze diplomatiche durature nei confronti dei Paesi intenzionati a riconoscere l’annunciata proclamazione unilaterale d’indipendenza da parte di Pristina.

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