Indipendenza e povertà

Lottare per l’indipendenza della Venetia, o della Sicilia, o della Sardegna, significa far propria un’esigenza storica, politica, umana, che si rivolge soprattutto a quel concetto – così stravolto, così compromesso – di “giustizia sociale”. Ma la “giustizia sociale” non esiste, veramente. Esiste la giustizia. Il PNV e tutti i partiti autenticamente indipendentisti sono gli ultimi eredi – negli ideali, non nei metodi, e neppure nei risultati disastrosi rispetto agli ideali stessi—, paradossalmente, proprio di quei partiti che all’origine avevano nel cuore e nello spirito il miglioramento delle condizioni dei poveri, di coloro che l’abominevole linguaggio politicamente corretto chiama “meno abbienti”, il linguaggio della RAI, il linguaggio degli intellettuali di Stato. Gli apparati dello Stato centrale sottraggono ricchezza per alimentare milioni di parassiti. Ma la sottrazione della ricchezza è danno e onta superabile per chi è abbiente, ma per i poveri, è un danno immenso. Creando caste e sottocaste, prebende, privilegi, sacche di burocrati e parassiti, lo stato italiano impoverisce chi è più debole. Il più forte sopravvive sempre, scende a compromessi. Di fatto, lo Stato ha ricreato strutture castali, che danneggiano certamente tutti, e privilegiano i pochi che rientrano nei privilegiati, nei furbi, in coloro che sono riusciti ad entrare nel meccanismo. E chi non ci riesce? Una Venetia libera, innanzi tutto, libererebbe i poveri del suo territorio dal loro fardello. Ce ne sono? Credo di sì. Li vedo passeggiando per molti quartieri di Padova. Non vi sarebbero più le pensioni minime da fame; non vi sarebbe più tutta una classe media che si sta sempre più avvicinando a soglie di povertà, e rischia di scomparire. I partiti si rinominano per lanciarsi all’attacco del prossimo appalto, il prossimo governo. La sinistra una volta lottava per le classi meno privilegiate, ora ha creato un’immensa classe di privilegiati, che sostengono personaggi quali Veltroni e soci, il ventre molle di un paese mollissimo. Chi si spartirà la ricchezza dei Veneti nel prossimo governo? Quali saranno i nostri Ali Babà? Se coloro che hanno paura di schierarsi con il PNV sono gli impiegati e dipendenti di stato, perché temono che una volta che il Veneto si sia reso indipendente, perderanno il loro lavoro, sbagliano. Sbagliano di grosso, perché la Venetia libera avrà bisogno di insegnanti, di poliziotti, di medici. La differenza sarà che tutti costoro saranno pagati molto meglio, perché lo stato italiano, in realtà, lusinga con il “posto fisso”, ma paga ben poco moltissimi dei suoi impiegati, che in una Venetia libera guadagnerebbero di più. Ma la cosa più importante è che i deboli avranno finalmente abbastanza da vivere con dignità. E’ un alto ideale della politica, che il PNV rende realizzabile, poiché sarà realizzato con l’indipendenza. Anzi, è il più alto ideale che possiamo porci ora, quando non ci interessa più conquistare colonie, fondare imperi, invadere i vicini, ma neanche competere in una ipotetica gara tra nazioni come avveniva nell’Ottocento: la gara è finita in due guerre mondiali e hanno perso tutti. Alla Venetia libera interesserà il PIL pro capite, perché per quanto grande sia il PIL “nazionale”, non potremo mai competere con gli USA, ma neanche con la Cina. Il PIL pro capite si riferisce all’individuo, è indubbiamente un indice della sua felicità. La Venetia libera sarà la patria di individui felici. E quantomeno, non vi saranno più poveri. E’ una grande cosa, il maggior risultato che uno Stato – un’entità generalmente non simpatetica con il destino dell’individuo – possa realizzare.

Paolo Bernardini

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