Plebisito trufa del 1866: letere de Guiotto e Beggiato a “l’Arena”

Ancuò segnalo do bele letere scrite da Davide Guiotto (presidente Associazione Veneto Nostro – Raixe Venete – www.raixevenete.net) e da Ettore Beggiato (patriota veneto del PNE, xà consiglier regional) in risposta a do vergognoxi articoli piovegai da l’Arena de Verona che podè lexar qua: http://www.raixevenete.com/public/articoli_documenti/doc3196.asp 

A sto propoxito credo che par tuti naltri veneti, indipendentemente da come che la pensemo, sipia na roba bona aderir ala prosima bataglia de Beppe Grillo sul’informasion. Stemo atenti a come che vegnarà inpostà le robe, ma se le vien fate ben, mi ghe darìa el me apogio, magari abinandolo ala nostra Festa de San Marco, invese che ala liberasion. Che ne so: un bel “San Marco, fame la grasia de libararme dai giornalisti taliani”. Eco invese qualche spunto dal discorso de Beppe Grillo de fine ano talian (da http://www.beppegrillo.it/2007/12/libera_informazione_in_libero_stato.html):

“Bisogna cominciare a vedere chi è il nemico: nel V-Day scorso, dell’ 8 settembre, non si sono incazzati tanto i politici, ma i giornalisti, questa casta di gente, la vera casta che c’è in Italia. Ve ne siete accorti, no? Migliaia di schiavi vergognosi, messi li a pecorina, a 90°. Una cosa indegna.”

[…]

“Ecco perché farò il V-Day prossimo il 25 aprile: il giorno della Liberazione. Liberiamoci da questa informazione, liberiamoci da questa gentaglia. Gli togliamo i finanziamenti, vediamo di impostarla bene perché la mia vita ormai è su queste cose. Perché il compito che mi sono messo in testa non è di fare politica. Oggi sul Corriere della Sera sono indicato come il secondo politico, dopo Veltroni al 50%. E’ questo il nostro Paese: io sono uno dei più grossi politici che ci sono in Italia! Se facessero la classifica dei comici sarei in decima o quindicesima posizione, ci sarebbero i politici al primo posto. Il V-Day bisogna farlo su questo: togliere i finanziamenti ai giornali. Il 25 aprile del 2008 ci sarà una liberazione vera, in tutte le città succederà qualche cosa. Dovremo far succede qualcosa, con i media in silenzio e ci mancherebbe che ne parlassero. Sarà la loro condanna.”

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De seguito invese le letere de Guiotto e Beggiato: la letura xe asè interesante!

Lettera di Davide Guiotto a l’Arena di Verona

http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?whichpage=2&ARCHIVEVIEW=&TOPIC_ID=4004

Egregio direttore,

leggo con stupore e con una certa sorpresa alcuni articoli riportati sull’Arena del 2 gennaio, in riferimento alle vicende del plebiscito del 1866 e della seguente annessione delle terre venete all’Italia (a quel tempo Regno).

La mia sorpresa nasce dal fatto che quanto riportato dal suo quotidiano sono stralci ed opinioni tratti dalle cronache del tempo e dichiaratamente di parte, articoli che, proprio per questo motivo, non rappresentano la reale visione di quanto vissero e subirono i Veneti in quei giorni.
Il plebiscito fu oggettivamente una truffa, un voto truccato che lo stesso Montanelli definiva senza problemi “una burletta” e che viene invece celebrato oggi dalle colonne del suo giornale enfatizzando la “gioia” di quei giorni nel sentirsi italiani e arrivando a riportare dichiarazioni di chi affermava “Brogli? Non risulta”.
L’Arena era a quel tempo, come Lei bel saprà – e lo dico senza polemizzare – uno strumento a sostegno della propaganda italiana, la stessa propaganda che, ahimè, sembra tornare sullo stesso giornale 141 anni dopo, senza l’aggiunta di alcuna analisi critica e seria di quei fatti.

Perché caro direttore il suo giornale non ha aggiunto alle “trionfalistiche” frasi di propaganda come “Fu un accorrere festoso Siamo italiani, stiamo uniti, il re è un buon re”, le righe che lo stesso quotidiano l’Arena scrisse invece il 9 gennaio 1868, dopo appena 13 mesi di “unità nazionale”? Proprio il suo giornale scriveva infatti “Fra le mille ragioni per cui noi aborrivamo l’austriaco regime, ci infastidiva sommamente la complicazione e il profluvio delle leggi e dei regolamenti, l’eccessivo numero di impiegati e specialmente di guardie e gendarmi, di poliziotti e di spie. Chi di noi avrebbe mai atteso che il governo italiano avesse tre volte tanto di regolamenti, tre volte tanto di personale di pubblica sicurezza, di carabinieri, ecc….?”.
Perché non riportare anche questo? Avrebbe dato una visione più completa al suo lettore non le sembra?

Dopo aver letto quanto traspare oggi, 2 gennaio, dal suo giornale sono ancor più convinto della necessità di far veramente luce su questo capitolo di storia veneta che segnò profondamente il destino della nostra gente, auspicando che, con o senza la Regione Veneto, studiosi e ricercatori superpartes si riuniscano a breve per far davvero luce e chiarezza sul 1866 e tutto quello che ne seguì.
Una storia che, a quanto pare, qualcuno vorrebbe invece raccontare ancora in maniera diversa.

La saluto con la stessa tristezza che traspare dalle parole del grande poeta veronese Berto Barbarani che, nella sua “I va in Merica”, descrivendo quanto dovettero subire i Veneti fin da subito con i nuovi occupanti italiani, scrisse “co un gran pugno batù sora la tola: «Porca Italia» i bastiema: «andemo via!»”.
A seguito dell’unità d’Italia centinaia di migliaia di veneti furono infatti costretti ad emigrare nel mondo in massa, lontani da un stato che vedeva nei nuovi territori semplici colonie da sfruttare.

La storia è successa e non la si può tener nascosta a lungo.
E’ il momento di farla conoscere fino in fondo ai Veneti. Non crede?

Cordiali saluti.

Davide Guiotto
presidente Associazione Veneto Nostro – Raixe Venete

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Lettera di Ettore Beggiato a l’Arena di Verona

 http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?FORUM_ID=1&TOPIC_ID=4004&whichpage=3&ARCHIVE=

Egregio Direttore,
La proposta di istituire una commissione per capire lo svolgimento del plebiscito con il quale il Veneto fu annesso all’Italia il 21-22 ottobre 1866 ha fatto discutere dentro e fuori il Veneto. Vorrei sottolineare alcuni aspetti, con grande modestia, da semplice appassionato di storia veneta che ha incominciato fin dagli anni ’80 a studiare, ricercare, analizzare la “questione” del plebiscito, ricerca sfociata un volume pubblicato la prima volta nel 1999 “1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”.

Prima di tutto va inquadrato il momento storico. Siamo nel 1866, si è appena conclusa la cosiddetta terza guerra di indipendenza che vedeva da un parte l’Italia e la Prussia, dall’altra l’Austria.

L’Italia, al solito, subisce due pesantissime sconfitte a Custoza e a Lissa dove si imbatte nei marinai veneti, istriani e dalmati (Guido Piovene ne parla come dell’ultima vittoria della marina veneto-adriatica), ma la Prussia sbaraglia l’esercito asburgico a Sadowa e i Savoia si siedono al tavolo conclusivo da “vincitori” e si portano a casa il Veneto, il Friuli e la provincia di Mantova, come previsto dal trattato di pace di Vienna del 3 ottobre 1866. L’Austria, proprio per dare un ulteriore schiaffo ai Savoia, non passa direttamente il Veneto all’Italia, ma lo “cede” ai Francesi affinché, rispettando tutte le procedure e con i francesi stessi garanti internazionali, passi poi all’Italia “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”. E questo, a mio avvi so è il passo centrale della questione: un trattato internazionale riconosce ai Veneti quello che oggi si chiama “diritto d autodeterminazione”, ed è questa la questione centrale anche nel terzo millennio: non ha senso puntare a rifare il referendum, ha senso invece pretendere il riconoscimento di quanto previsto da un trattato internazionale, il diritto di autodeterminazione del popolo veneto.

Cosa succede invece? E qui sta la vera e propria truffa. Il plebiscito viene convocato per il 21 e 22 ottobre, i francesi rinunciano al ruolo di garanti internazionali, e due giorni prima del voto il Veneto passa, in una oscura stanza di un hotel lungo il Canal Grande, dalle mani del generale francese Leboeuf al commissario dei Savoia il conte Genova Thaon di Revel. Il giorno dopo, il 20 ottobre, nella “Gazzetta di Venezia” apparve un anonimo trafiletto: “Questa mattina in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto”. Due giorni prima del voto! Altro che controlli internazionali, altro che “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”! Non parliamo delle condizioni del voto: schede di colore diverso per il “SI” e per il “NO” e obbligo di dichiarare le proprie generalità (altro che seg retezza del voto!), brogli (una costante dei Savoia, basta rileggersi “Il gattopardo”, a meno che non si voglia far passare Tommasi di Lampedusa per un pericoloso indipendentista veneto!), minacce, soprattutto ai preti. Ho trovato un documento nel quale ci si rivolge ai sacerdoti e più o meno si dice se non prendiamo il 99,99% dei voti ci penderemo nei vostri confronti “qualche pubblica e dolorosa soddisfazione!”. Il tutto in un clima di costante intimidazione. Ecco un manifesto prodotto dal Comune di Vicenza: “Chi dice SI mostra sentirsi uomo libero, padrone in casa propria, degno figlio d’Italia. Chi dice NO la prova d’anima di schiavo nato al bastone croato! IL SI lo si porta all’urna a fronte alta, colla benedizione di Dio! Il NO, con mano tremante, di nascosto come chi commette un delitto, colla coscienza che grida: traditore della patria!”.

Concludo con quanto scrisse Indro Montanelli, sicuramente molto più obiettivo di tanti pseudointellettuali veneti : “L’Italia è finita. O forse, nata su plebisciti-burletta come quelli del 1860-61 (66 nel Veneto n.d.a.), non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere”.

Ettore Beggiato

bejato@hotmail.com

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