A Treviso è in gioco anche il futuro politico per tutti noi veneti

A Treviso si gioca una partita decisiva per il futuro politico veneto.

Un futuro su cui a dire il vero pesano gravissime incognite per tutti noi.
Basta pensare per esempio a un giovane di trent’anni che voglia sposarsi e costruirsi un futuro, una famiglia.
Come si può pensare di guardare con fiducia avanti quando si guadagna in due – poniamo come ipotesi – 2.400 euro al mese e si paga una rata di mutuo magari di 1.000 euro al mese per la casa, più poniamo altri 300 euro al mese per l’auto comprata a rate (pochissimi riescono a comprarsi un auto in contanti) più bollette, tasse e i mille rivoli di spesa che non finiscono mai in una famiglia? Non è uno scenario assurdo questo, è uno scenario medio, anzi di una coppia di giovani privilegiati, che lavorano entrambi, magari con contratti a tempo indeterminato.
Aggiungiamoci ormai che una coppia di giovani che lavorano entrambi serenamente e con contratti a tempo indeterminato ormai tra i miei amici ne conosco pochi, una minoranza.
Aggiungiamoci che gli altri miei amici che lavorano in proprio non hanno ormai più occhi per piangere. Specie se giovani. I settori economici in crisi non si contano più. Ogni giorno il bollettino di guerra delle aziende che falliscono segna un aumento delle società cadute sotto il tiro incrociato della crisi economica, della mancanza di liquidità (che sta ormai colpendo da più di sei mesi tutte le banche e le società finanziarie) e del costo ormai proibitivo del denaro e della difficoltà sempre più drammatica dell’accesso al credito, della competitività internazionale che diviene sempre più insostenibile, dall’oppressione fiscale e dalla palla al piede di una situazione infrastrutturale sempre più di stampo africano.
Quale spinta hanno questi giovani imprenditori a investire nella loro azienda, con tali prospettive?

Oggettivamente oggi gli è precluso anche solo sognarsi un futuro.

Il sistema politico italiano è un buco nero che distrugge ogni speranza, anche della persona più ottimista e fiduciosa.
Tutti i ventenni, i trentenni e i quarantenni che conosco ogni volta che si trovano finiscono i loro discorsi, magari iniziati con temi di divertimento, con simili sconsolate considerazioni.
Cosa dovremmo fare allora noi giovani?
Continuare a dare fiducia ai soliti quattro incapaci che non sanno neanche spedire una mail, non sanno neanche cancellare un sms, non sanno cos’è un ipod, un lettore mp3, non sanno cosa sia la tecnologia bluetooth, non sanno scrivere una pagina web, non conoscono una parola di inglese, non sanno farsi da soli neanche una presentazione multimediale in power point, non sanno costruirsi un foglio di calcolo in excel, non sono capaci di scriversi un documento word con un minimo di grafica, non sanno fare nulla ma assolutamente nulla di ciò che noi ventenni, trentenni e quarantenni come schiavi deficienti ogni giorno gli facciamo per conto loro, che non sanno e non possono sapere come funziona il mondo d’oggi, ma vogliono a tutti i costi imporci la loro visione del mondo ancorata al passato, ancorata alla fine di un modello di sviluppo.
Tempi bui ci aspettano se non sapremo sbattere fuori da ogni stanza decisionale questi settantenni, questi ottantenni che ci schiavizzano con la loro ignoranza e la loro prepotenza beota.

E l’unico posto oggi dove ciò sia possibile a breve è la Venetia, ma la partita comincia già oggi a Treviso, dove la più delicata e traballante stampella del sistema politico italiano può essere spazzata via e una nuova classe dirigente trevisana può finalmente cominciare a disegnare un progetto di emancipazione politica di noi veneti. Un progetto che assumerà le proprie forme più chiare con le elezioni amministrative e soprattutto europee del 2009.
Un progetto politico che diventerà realtà nelle elezioni regionali del 2010, giusto un anno prima che la baracca italiana sia spazzata fuori dall’euro, un anno prima che si inizi il consolidamento del debito pubblico italiano, il blocco di tutti i conti correnti, la trasformazione dei  bot e di ogni titolo di stato in carta straccia. Tutto ciò con il nuovo regime politico, le “grandi intese” fascio-comuniste dei Berlusconi-Veltroni-Fini-Bertinotti, i prossimi dittatori dell’Italia retrocessa nel terzo mondo.
Noi veneti potremo salvarci solo se prima di allora sapremo costruire la nuova classe dirigente che porterà la Venetia ad essere finalmente indipendente e sovrana.

La partita inizia oggi, a Treviso.

Gianluca Busato

candidato sindaco di Treviso del PNV

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