Come vivono i morti: i partiti italiani in vista del 13 e 14 aprile

Un bel romanzo noir di uno scrittore maledetto inglese, Derek Raymond, tradotto in italiano proprio a Padova da “Meridiano Zero”, si intitola Come vivono i morti. Credo che tale titolo sia azzeccato per guardare agli schieramenti che si accingono alla gran corsa per diventar ladroni giurati.

Sono morti, è morto il loro pensiero, sono morti i loro maestri se mai ne hanno avuto, e loro rimangono pervicacemente in vita.

Una piccola lode a Prodi: almeno si è tolto dalla scena. Silvio vi rimane, i capelli sempre più neri, la pelle sempre più tirata, affiancato da fanciulle non più in fiore che a lui paiono belle e brave, anche loro dai capelli di strani colori, sembra una favola, ma una favola brutta, di quelle che danno i brividi sulla schiena. Parla di grandi opere, di larghi ponti su stretti stretti, di riduzione delle tasse, di liberalismo. Oh, è un déjà-vu, una paramnesia. Lo diceva nel 1994, e poi nel 2001, mentre come i suoi capelli le speranze dell’Italia così come è diventavano sempre più nere. Se egli avesse un barlume di genio, l’ultimo, non ne neghiamogli di averne avuti tanti come imprenditore, diverrebbe patron di un bel PNL, Partito Nazionale Lombardo, e ci terrebbe compagnia. Ma non lo ha, la fame di gloria lo acceca, la sete di potere lo assorda. E così contribuisce al generale disastro.

Degli altri non vorrei neanche parlare, si fa fatica a nominarli anche solo per nome, perché così facendo si consegnano alla storia. Ormai ogni micropartito ha il proprio simbolino con il nome del patriarca, veri e propri “brand name” di merci inutili. Anzi tossiche. Che pietà. Sono cibi indigesti, sono piccole SPAM, società per azioni malvagie che vogliono, promuovendo il loro capetto, dar da mangiare e bere ad un buon numero di lacchè: l’attrice qui, il professore là, magari qualche ex-calciatore. Si lascino i brand name a prodotti che ci danno piacere e ristoro: il riso Scotti, i tortelloni Rana. Ma cosa traiamo dall’UDEUR-Mastella, dall’UDC-Casini?

Va bene, per tornare al noir. Un film che consiglio è “30 giorni di buio”. C’è un bellissimo giovane attore americano. Ma anche un grande Danny Houston, il figlio di John, nei panni di un vampiro che parla esattamente come i rappresentanti dei partiti italiani correnti: con alterigia, retorica, e senza che nessuno capisca cosa dica. Ad un certo punto blatera anche, “Dio, no Dio..”, perché una poveretta caduta nelle loro grinfie a Dio s’era appellata perché non le facessero la pelle. Mi ha ricordato i nostri filosofi atei: gli Odifreddi, la Margherita Hack: i suoi argomenti sono più o meno gli stessi. Meno male ci sono i sottotitoli. Quanto li sognavo quando ascoltavo i discordi di De Mita, quanto ci vorrebbero ancora quando parla il Dott. Di Pietro. Orbene, se elezioni ci saranno il 13-14 aprile, i nostri “30 giorni di buio” cominceranno il 13 marzo: speriamo che poi non diventino trent’anni. Insomma, alla fine del film sorge il sole in Alaska e i vampiri se ne tornano dove sono venuti. Immagino un luogo inameno.

Il PNV, ma il popolo veneto prima di tutto, potrebbe fare lo stesso coi vampiri “de noaltri”, che succhiano sangue da sessant’anni, e si apprestano a farlo, sempre più morti, sempre più affamati, per altri ancora. Pochi altri, però.

Paolo Bernardini

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