Elesion politiche 2008: MI NO VOTO

e se il video non vi basta, leggetevi queste belle righe di Paolo Bernardini…
Non votare: l’unica forma vera di disobbedienza civile
Vi sono vari modi di mostrare il proprio dissenso verso uno Stato straniero ed alieno che in ogni modo ci vessa.

Ci sono forme di disobbedienza incivile, che il PNV non sosterrà mai, ed anzi esso le ripudia profondamente: la violenza, in tutte le sue espressioni.

Ci sono altre forme di disobbedienza che potremmo definire “civili”, nel solco di questo concetto tracciato già da Platone nel Critone, e che raggiunge piena maturità in Henry David Thoreau, nel pieno Ottocento americano.

Una di queste, ad esempio, è rifiutare di pagare le tasse. Tuttavia, essa è una forma erronea, e forse al limite della civiltà. Per due motivi. Il primo, è che mentre alcuni possono farlo, ad altri questa forma di disobbedienza non è concessa – a chi riceve una regolare busta paga con quella forma di ipertassazione sottile, e vile, che è il sostituto di imposta, ovvero le tasse detratte al momento del pagamento, ogni mese – e dunque alla fine diventa una sorta di furberia, ovvero, se la si fa franca, ecco che si ha avuto un beneficio personale, ma ben poco “nazionale”, ovvero collettivo. Certo, si può anche non pagare le tasse, ma allora occorre dichiararlo apertamente, rischiare la galera, o chissà quali sanzioni. E occorrerebbe farlo en masse, in questo caso. Il secondo motivo è che comunque si tratta di compiere un reato, anche se tutti concordiamo sull’estrema iniquità fiscale di quel Paese che confina col nostro a ovest, sud, nord. E nella SRV le tasse, che saranno assai più basse, dovranno essere pagate. Sarà comunque un reato l’evasione e l’elusione fiscale. E quindi anche questa forma di disobbedienza è sconsigliabile e moralmente quantomeno ambigua.

Esistono poi altre forme di disobbedienza civile: emigrare, ad esempio, come quell’imprenditore veneto che di recente è emigrato in Svizzera, per assicurare, come ha detto alla stampa, un futuro migliore a sé e alla propria famiglia. E’ una forma legittima, ma elitaria, forse leggermente egoista: pochi possono farlo, a ben pensarci. Persone abbienti, o tecnici e professori non abbienti ma che, come colui che scrive queste righe, sappiano insegnare in inglese e non solo, e che quindi abbiano migliaia di università in tutto il mondo ormai dove andare a rifugiarsi. Ma ancora, è una forma difficile, per pochi. Colletti bianchi possibilmente con una famiglia “leggera” e mobile, senza anziani parenti malati, ed essendo essi stessi sani e dotati di spirito di avventura. Ben pochi.

Invece, una bellissima forma di disobbedienza, uno splendido modo per mostrare tutto il nostro disprezzo verso i partiti italiani e i loro robottini, è quella di non votare alle elezioni nazionali. Di mandare a Roma deputati con cento preferenze e senatori con dieci, in modo che sia a loro chiaro che il popolo veneto li disprezza, disprezza lo Stato italiano e non vi si riconosce, e disprezza i loro simboli risibili, obsoleti o inventati all’ultimo istante come il titolo di un talk show, che disprezza totalmente il sistema marcio e iniquo che essi perpetuano candidandosi. Che li vede come veri traditori del popolo veneto e di coloro che pur non essendo veneti nella Venetia vivono, e contribuiscono al suo fiorire.

Perché non guardate bene in faccia quei candidati, non ne esaminate il curriculum, non vedete che non sono né il meglio del sapere né il meglio della società civile in generale, ma sono residuati di epoche passate, semilavorati di ogni professione, miracolati da quelle “società per azioni malvagie” (s.p.a.m.), i vecchi partiti, e perché non riflettete sul fatto che il loro scopo, perché il sistema lo esige, è quello di danneggiare il Veneto e la Venetia, di entrare in un sistema che a noi sottrae infinita dignità, e ricchezza, per “restituircene”, chissà come, chissà a chi, un decimo. Insomma, stanno tutti facendo un bel corso per entrare in una società di ladri.
 
Non votate, il 13 e il 14 aprile, per le elezioni nazionali. Non andate in quelle torve urne, ma a godervi il sole.

Quel sole che sorgerà presto sulla Venetia libera, riacquistando tutta la luce e il calore che una lunga servitù a sottratto anche a lui.

Paolo Bernardini

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