La realtà dell’utopia: lettera dalla Venetia del 2012

Ho lasciato da poco Milano su un treno ad alta velocità. Un quarto d’ora di viaggio, e una voce, in inglese, veneto, e italiano, annuncia ai passeggeri che stiamo entrando nella Serenissima Repubblica della Venetia. Non devo mostrare alcun passaporto, siamo nell’area di libera circolazione delle persone, e delle merci, garantita dall’Unione Europea, di cui la SRV è parte. Ma so che potrei essere soggetto ad un controllo casuale, e dunque ho con me i miei documenti, il mio passaporto della SRV, colorato e naturalmente leonino, che mi qualifica come cittadino di questo recentissimo stato, che magari tra poco non sarà neanche più il “baby” d’Europa: la Catalogna si darà l’indipendenza nel 2014, la Scozia ci ha preceduto di due anni, e siamo già parte di una federazione con loro. Non siamo diventati per la prima volta liberi, come per loro del resto, siamo tornati ad esserlo! A Barcelona faremo insieme una bellissima festa. E’ un giorno di primavera del 2012, sto per compiere 49 anni, e sono certamente lieto di guardare fuori dal finestrino e vedere numerose bandiere di San Marco fuori da ville e appartamenti. Mi ricordano l’America dove ho passato tanti anni, un sentimento patriottico vivo anima milioni di americani, ma non ha mai animato i cittadini di quella che era la Repubblica italiana: le bandiere apparivano solo quando la nazionale di calcio vinceva i mondiali, e mi sono entusiasmato anch’io, lo confesso, da ragazzo nel 1982, e da uomo maturo nel 2006. Solo che, ironicamente, il nostro emblema dovrebbe recitare “ex uno plures”, e non “ex pluribus unum”!! Non si vedono se non rare ville venete nella tratta ferroviaria da Milano a Padova, e tuttavia quelle poche sono rinate al pristino splendore, ospitano istituti culturali, o anche solo cittadini che hanno deciso di restaurarle ora che non devono più pagare una ICI esorbitante per vivere in esse. Ed anzi, ora che non esiste più l’ICI, come non esiste più l’IRAP. Paghiamo tutti una tassa unica del 20%, indipendentemente da qual sia il reddito, e tutti pagano una tassa più moderata volentieri. Ci rimane assai più denaro per vivere più decentemente, divertirci, ma anche per fare beneficenza, e far funzionare il meccanismo dell’economia. A conti fatti, mi converrebbe usare la macchina per raggiungere Como, dove insegno. La benzina infatti costa ora, nella SRV, circa la metà rispetto ai tempi dello Stato italiano: allora, il 60% e oltre andava in accise, nate originariamente per finanziare le imprese coloniali del Duce. Ma la SRV non ha colonie, né vuole crearne, se mai vi sono alcune controversie ai confini: numerosi paesi piccoli e grandi vogliono entrare a farne parte, a Ovest soprattutto, ma anche a Sud. Sono felice di rientrare a casa mia a Montegrotto Terme. Trovo certamente le bollette da pagare, ma sono molto più leggere. Nella SRV non paghiamo l’IVA sulle imposte del gas, pagando una doppia imposta di fatto, un abominio che garantiva solo la vecchia Repubblica Italiana. Un pioniere dell’indipendenza del Veneto, Giorgio Panto, lo ricordava ogni giorno dalle sue Tv e fu una delle prime cose che mi colpirono quando giunsi in quel che si chiamava, more italico, “Veneto”, nel 2001. Poi Panto morì – lo uccise una cospirazione segreta di statalisti, o magari addirittura sicari di Stato, dicono voci forse solo leggendarie – ma non si spensero, anzi, le idee, gli ideali di indipendenza. Trovo anche una lettera che mi aggiorna sulla destinazione del denaro che ho pagato in tasse negli scorsi mesi. Una buona cosa presa dai Paesi scandinavi. I rapinatori dello Stato italiano non l’hanno mai fatto, d’altra parte quale obbligo ha mai il ladro di informare il rapinato sulla destinazione del bottino? Almeno ora mi dicono dove sono andati i miei soldi. Spero che nessuno ci abbia lucrato, ma si sa l’uomo è un legno storto. Però nessuno mi toglie il mio ottimismo, l’ottimismo è un’alba della storia, e queste albe sono rare e spesso durano solo lo spazio di un mattino. Il Parlamento della SRV sta discutendo di cosa fare delle tante statue di Garibaldi & Co., ora che la maggior parte delle vie e delle strade sono state rinominate, con i nomi della vera storia veneta, dogi, capitani, scienziati, scrittori. Credo che non sia tutto sommato importantissimo, quando occorre definire al più presto alcune questioni con l’Italia da cui ci siamo staccati, come quella dei contributi previdenziali. Ma team di avvocati sono all’opera. E’ un debito di una istituzione italiana, l’INPS, e diverse altre, verso cittadini della SRV. Così come giovani e più stagionati giuristi che stanno riscrivendo i codici penale e civile, per ora utilizziamo quelli della vecchia Italia che abbiamo pacificamente abbandonato. A Montegrotto mi ritrovo a spiegare ai tedeschi che cosa è successo, perché ora loro si trovano nella SRV e non più in Italia, cosa che alla fine interessa loro poco: vengono per i fanghi, le terme, i bigoli, e per vedere Venezia. Dove nel frattempo qualcuno, finalmente, ha sistemato il ponte di Calatrava e ora il Canal Grande ha effettivamente un quarto ponte. L’indipendenza ha cambiato, per il meglio, la vita mia e di altre 8 milioni e oltre di persone. Non è stato un cambiamento radicale, “ontologico”, non sono diventato immortale, anzi i capelli bianchi sono sempre di più. Ma ora comincia ad avvertirsi, nella vita di tutti i giorni, in tutta la sua grandezza. E’ tornato, soprattutto tra i giovani, l’entusiasmo. Le università della SRV saranno presto classificate di nuovo nelle classifiche mondiali tra le prime cento. Gli ex-impiegati dello Stato italiano hanno conservato il loro lavoro, ora guadagnano meglio, e stanno meglio in ogni senso: ma continuano a fare opera di insegnamento, a fare i medici, i poliziotti, gli assistenti sociali. I giudici ora sono di più e le cause procedono in fretta. Se mai, per coloro che la portavano, è solo cambiata la divisa. Militari svizzeri sono venuti ad insegnarci come funziona l’esercito da loro. Un buon modello. Una volta i sostenitori dello Stato centrale, i vecchi corifei del tricolore, dicevano che i piccoli Stati sono deboli. Ed io pensavo sempre: se fosse scoppiata una guerra tra Italia e Israele – quest’ultimo, proprio un piccolo Stato, è più piccolo perfino della SRV in termini di abitanti – quanto avrebbero resistito gli italiani. Mi faceva venire in mente il tipo di una pubblicità, che girava con un immenso pennello, ostacolando il traffico: “grande parete, grande pennello!”, ma le cose non stanno propriamente così. A casa, accendo la tv, e vi sono numerosi telegiornali dedicati ai fatti della SRV. Non c’è più, per fortuna, quello esangue della RAI, per cui oltretutto dovevamo pagare il canone, la forma più perversa di tassa che esisteva ai tempi della Repubblica Italiana, per scandalo della Storia. Non ci sono canoni da pagare per le tv locali. Poi certo ce ne sono tante via cavo, o satellitari, e per quelle si paga. La domenica, poi, la Santa Messa, mi piace ascoltarla in veneto, ora che si è aperta questa possibilità, anche se la mia conoscenza della lingua è ancora debole. Ma migliora di giorno in giorno. Sì, questo è un paese, libero, indipendente, benestante. Chissà mi viene quasi voglia di mettere al mondo un figlio, qui. Ai tempi dell’Italia, non l’ho mai avuta. Come, peraltro, gran parte della mia generazione. I motivi, per queste cose, certo, sono tanti. Ma chissà che l’assenza di prospettive che c’era allora, il pessimismo, il sentirsi burattini nelle mani di una classe politica totalmente aliena da noi, e alienata in generale, non abbia influito su questa scelta.

Chissà…Intanto, per far bambini esistono interessanti procedure che è meglio regolarmente mettere in atto. E dunque, tanti cari saluti dal futuro.
 
Paolo L. Bernardini, Montegrotto Terme, 25 Marzo 2012.

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