Casca la baraca? ==> Bear Stearns perde el 50%, panico a Wall Street

Segnali de crepe inte’l mondo finansiario. Wall Street sul’orlo de na nova crixi stile 1929? O ancora pexo come un mucio de analisti fan intendar? Lo savaremo presto, intanto becheve la prima grosa banca che s-ciopa, la Bear Stearns, che ancuò gà perso el 50 %…

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Gli esperti: «grave segnale per il sistema bancario». Giù le borse
Crolla Bear Stearns, panico a Wall Street

http://www.corriere.it/economia/08_marzo_14/crollo_bear_stern_cb5b0654-f1d1-11dc-869a-0003ba99c667.shtml

La banca ha ammesso una gravissima crisi di liquidità. L’aiuto di Fed e Jp Morgan potrebbe non bastare

NEW YORK – Panico a Wall Street per il titolo della banca Bear Stearns, che perde il 50%, dimezzando il valore in Borsa. La situazione è precipitata dopo che negli ultimi giorni erano circolate voci di possibili difficoltà per l’istituto. I vertici del gruppo erano intervenuti per fornire rassicurazioni, ma venerdì il presidente e amministratore delegato, Alan Schwartz, ha ammesso che «la situazione finanziaria si è gravemente deteriorata».

IL SALVATAGGIO – Bear Stearns ha chiesto l’aiuto di JpMorgan e della Federal Reserve, che hanno deciso di fornirle finanziamenti «non recourse back-to-back» con scadenza 28 giorni, cioè denaro che il prestatore perde in caso di insolvenza di chi lo riceve. Non vi sono garanzie, ha aggiunto Schwartz, che il salvataggio permetterà all’azienda di continuare a operare regolarmente; per questo motivo, Jp Morgan sta «lavorando a stretto contatto con Bear Stearns per trovare finanziamenti permanenti o altre alternative per il gruppo». Che si tratti di una situazione di portata eccezionale è confermato da un altro dettaglio: e cioè che la stessa Jp Morgan si è affrettata ad assicurare i propri azionisti che il salvagente lanciato non dovrebbe aver alcun impatto significativo sulla propria situazione finanziaria. Anche se, secondo una fonte vicina ai colloqui, i vertici dei due gruppi starebbero pensando alla vendita di Bear Stearns a Jp Morgan.

SOLVIBILITA’ – Secondo Carl Lantz di Credit Suisse il finanziamento concesso dimostra come «Bear Stearns non abbia il denaro sufficiente per andare avanti e a livello generale non si tratta di una notizia confortante per l’intero settore bancario». «Con l’operazione odierna Bear Stearns ha di fatto ammesso di non avere mezzi finanziari. Insomma, la banca ha gravi problemi di solvibilità».

RISCATTI DEI CLIENTI – I problemi di Bear Stearns sono esplosi alla metà del 2007 e sono stati scatenati dalla crisi del credito e dei mutui che ha colpito gli Stati Uniti. L’anno scorso, due fondi speculativi del valore di miliardi di dollari gestiti dal colosso sono falliti per aver scommesso sui titoli legati dai mutui subprime. Bear Stearns è stata costretta a cercare finanziamenti d’emergenza dopo che in molti hanno chiesto alla banca il rimborso dei propri soldi, ha spiegato l’ad Alan Schwartz: «Le domande sono arrivate da clienti, creditori e controparti». In pratica, Bear Stearns ha detto di avere «liquidità sufficiente», ma «la crescente richiesta dei riscatti da parte della clientela» ha creato enormi problemi al gruppo.

IL SEGRETARIO AL TESORO – L’intervento della Fed è stato predisposto di concerto con il Tesoro americano e la Sec, l’equivalente Usa della Consob, l’autorità dei mercati finanziari. Il segretario al Tesoro americano, Henry Paulson (ex ad, tra l’altro di un altro colosso bancario, Goldman Sachs), si è detto fiducioso circa il salvataggio e convinto che le misure intraprese «minimizzeranno» i danni. «Come affermiamo da tempo, ci sono sfide di fronte ai nostri mercati finanziari e continuiamo ad affrontarle», ha detto Paulson.

BUSH: CRESCITA TORNERÀ – Ha espresso fiducia nell’operato dei vertici della Fed e del presidente dell’istituto, Ben Bernanke, anche il presidente americano George W. Bush: «Bernanke sta facendo un ottimo lavoro in circostanze molto difficili – ha detto Bush – Ma Federal Reserve e il dipartimento del Tesoro adotteranno tutte le misure necessarie per fornire ulteriore liquidità ai mercati, a secondo delle necessità. Siamo ovviamente in un momento difficile ma l’economia riprenderà quota – ha aggiunto – perché i fondamentali sono solidi e perché insieme al Congresso abbiamo adottato importanti politiche di stimolo».

I TITOLI FINANZIARI- I problemi di liquidità di Bear Stearns hanno innescato una pioggia di vendite sulle principali banche europee e statunitensi, con l’intero settore in netto ribasso. A New York, come detto, la capitalizzazione di Bear Stearns si è dimezzata sulla scia dell’allarme. Cede invece il 5% Citigroup, piombata sulla soglia dei 20 dollari, ma vanno male anche Jp Morgan (-3,38%), Bank of America (-3,45%), per non parlare delle società di assicurazione bond (Ambac perde oltre il 4%) e delle agenzie semi-governative (Freddie Mac segna -2,77%). Doccia fredda anche sulle banche europee, anche quelle poco esposte ai mutui subprime. A Parigi Bnp Paribas cede il 3,35%, mentre Societe Generale lascia sul terreno oltre il 3%. Deutsche Bank, principale istituto tedesco e banca d’investimento in prima linea sul fronte del reddito fisso, perde il 2,46% a 69,50 euro. A Londra, invece, tiene bene Hsbc (perde solo lo 0,96%) mentre Barclays è in calo del 3,16%. In Svizzera perde oltre il 6% Ubs, mentre in Italia Unicredit, stamani in rialzo, peggiora le perdite di ieri con un ribasso del 2,96% a 4,43 euro, mentre regge bene lo scossone Intesa Sanpaolo (invariata a 4,41 euro).

BORSE IN ROSSO – L’effetto Bearn Stearns si è fatto sentire anche sugli indici di Borsa: a New York, malgrado le rassicurazioni di Bush e Paulson, Dow Jones e Nasdaq lasciano sul terreno circa il 2% a metà giornata. Negativa la chiusura delle Borse anche in Europa: Londra -0,82% , Parigi -0,74% , Francoforte -0,75%, Madrid -0,25%, Milano (Mibtel) -0,91%.

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