Il voto di Sappada e Pedemonte dimostra la volontà di indipendenza dei veneti. Le strade corrette per l’autogoverno sono quella scozzese e quella fiamminga.

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La montagna veneta alimenta una valanga che arriverà in pianura. Va aiutato il processo di indizione dei referenda cittadini per acquisire indipendenza finanziaria e per passare in regime di autogoverno veneto.
Ciò è ancor più evidente dopo il voto in Catalogna e nei Paesi Baschi.

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Treviso, lì 11 marzo 2008

I risultati del referendum di Sappada e Pedemonte dimostrano, se qualcuno aveva dei dubbi, che la proposta politica attuale data anche dalla Regione Veneto è considerata molto male nella montagna veneta e anche in tutta la Pedemontana.
Guardare a questi risultati come a un problema solo della montagna è però limitativo.
In realtà la sofferenza politica è proprio dell’Ente Regione Veneto, appiattito sul sistema politico istituzionale italiano. I segnali partono dalla montagna, com’è ovvio, perché è in essa che si mantengono più puri i tratti di identità nazionale veneta.
Si tratta di un vero e proprio rifiuto politico dell’Italia e di tutto che ciò che essa contamina con il proprio  malcostume politico e con il proprio perverso sistema burocratico di stampo ottocentesco. A cominciare dai giochetti elettoralistici del nostro governatore che poteva risparmiarsi il solito teatrino della candidatura al senato.
Oggi uno stato di 60 milioni di abitanti è inadatto ad affrontare le esigenze di competitività economica e di equilibrio sociale, per citare due elementi importanti che permettono a un sistema-Paese di funzionare bene. In un’era di libero commercio non possiamo più essere incatenati alla barbarie assistenzialista e predona dei partiti italiani. Come veneti, restare ingabbiati nel sistema-stato attuale equivale a un suicidio politico. La dimensione ideale di uno stato che possa godere del giusto equilibrio dimensionale per essere competitivo è proprio quella che va dalla Venetia storica all’attuale Veneto: 4-5 milioni di abitanti, al massimo 9-10.
In un mondo sempre più interdipendente, l’indipendenza conta eccome!
Un altro segnale importante di questi giorni è dato dal voto in Spagna, dove si sono registrati dei cali dei partiti catalani e baschi, dovuti anche all’applicazione della strategia della tensione da parte del sistema spagnolo, arte probabilmente imparata proprio dai maestri italiani, che ha aumentato sensibilmente l’astensione, in particolare in Euskadi. In realtà a ben vedere, proprio da queste elezioni emerge la maggiore forza del modello scozzese e fiammingo rispetto ad altri. Per noi indipendentisti veneti la lezione – se ne avevamo bisogno – è che non si ottiene nulla appoggiando il governo centrale di Roma. La strada è quella di far crescere la consapevolezza in terra veneta per vincere le prossime elezioni regionali venete (modello scozzese) e di aiutare il processo spontaneo delle comunità che si organizzano per conquistare maggiore indipendenza amministrativa e finanziaria (modello fiammingo). Ogni iniziativa in tal senso è benefica: dai referendum della montagna e dell’attuale Veneto orientale, dalle iniziative referendarie come quella che sta nascendo a Jesolo per l’acquisizione dell’indipendenza finanziaria, ai referenda per entrare in regime di autogoverno veneto.
Oggi però l’iniziativa politica più importante è sfiduciare tutti i partiti che ci richiedono la delega per continuare ad opprimerci.
Tale sfiducia va esercitata non andando a votare per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile.

Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

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