VARESE, TERRA PROMESSA DELLA LEGA

Catastrofe, anzi, tsunami! La trattativa con Air France per cedergli Alitalia, e il conseguente ridimensionamento dell’aeroporto di Malpensa, hanno scatenato la rivolta del Nord che produce. Non solo i politici padani, ostili a Roma e a Napoleone-Sarkozy. Al loro fianco, sorpresa, nuovi, insoliti condottieri assumono la guida delle ostilità. C’è l’abruzzese Carlo Toto, patron di AirOne, azienda non floridissima ma benvoluta nei palazzi di destra e di sinistra. C’è il banchiere Corrado Passera, Intesa Sanpaolo, che tuona sui giornali contro la svendita della compagnia di bandiera allo straniero e promette una cordata di campioni nazionali, liberatori di Malpensa.
Con Toto e Passera ecco schierarsi la Confindustria lombarda guidata da Diana Bracco, la Confcommercio del milanese Carlo Sangalli, insomma, le forze economiche che fanno ricco il Nord.
Contrattacco, dove ha fallito Roma riuscirà Milano. Fioccano nomi illustri, la contro-opa su Alitalia sbarrerà la strada all’imperialismo di Parigi. Assicura Marco Tronchetti Provera: “Di fronte a progetti seri gli imprenditori sono pronti a investire”. Ribadisce Michele Perini: “Ci mettiamo la faccia e il portafoglio”. Ma al momento di sganciare le offerte non superano il milione di euro cadauno. Spiccioli. Non sarà che gli imprenditori del Nord speravano nel solito aiutino di Stato per dare vita alla loro Air Padania?
Così può ironizzare il severo ministro Padoa-Schioppa: “Passera ha assunto posizioni stupefacenti. E non capisco come mai la Regione più ricca d’Italia non sappia esprimere un’iniziativa imprenditoriale che garantisca le sorti di Malpensa”. Non a caso sulla faccenda Berlusconi ha mantenuto un prudente silenzio.
Il guaio è che Malpensa è solo l’ultima delle promesse mancate del profondo Nord. Il Parlamento padano esiste ormai da dodici anni ma nessuno l’ha mai preso davvero sul serio. Il Partito democratico nordista dei vari Cacciari, Penati, Chiamparino, ha minacciato confederazioni separate ma poi s’è messo in fila dietro al sindaco di Roma. Né la Confindustria ha mai fatto sua la vocazione lumbard. E se dopo vent’anni di proteste il Nord non riesce proprio a farsi nazione, l’unica sarà battere cassa laggiù, dove hanno sede i ministeri?

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