“L’Italia è una repubblica partitocratica, fondata sulla menzogna”. Modesta proposta di emendamento alla Costituzione.

La rettorica risorgimentale fa sempre tutt’uno con ogni e qualsiasi deserto elettorale che abbia luogo in IT.

Veltroni richiama all’”unità dello Stato”, e se lo fa evidentemente è perché lo Stato e tale unità sono per fortuna minacciati da più parti, dal PNV nella Venetia, dal MIL in Liguria, dal Fronte indipendentista in Lombardia, dalla Sicilia che sta riscoprendo un bellissimo, singolare orgoglio. E poi dalla Toscana, e non solo. Per fortuna, perché il futuro è nell’indipendenza di tutti questi piccoli Stati, il futuro dell’individuo, intendo, della sua felicità, delle future generazioni.

IT va verso la crescita zero, più prosasticamente, verso la fame. Ha perso ogni competitività, nel suo insieme, mentre solo poche “regioni” impediscono che affondi, questa è la verità.

La Lega Nord ha sposato l’ideale federalistico, che è diverso da quello indipendentistico, è un surrogato, è una bottiglia mezza piena di cui si nota solo più la parte mancante: è dunque una bottiglia mezza vuota che si svuota sempre di più.

Ogni tanto qualche leghista ha un rigurgito d’orgoglio. Non mi è simpatico ictu oculi Borghezio, ma dallo scranno del Parlamento Europeo parla di popoli senza libertà, e di popoli che invece la hanno acquisita di recente: cita per i secondi il Cossovo e i suoi albanesi, che si sono costruiti uno Stato (che forse storicamente non era loro, non bisogna giuocare al pericoloso ed ingiusto gioco di demonizzare sempre la Serbia, che diventa sempre più piccola e non capisce che questa è proprio la sua fortuna, la Serbia nel 1804 anticipò tra l’altro con una coraggiosa rivolta fallita la rivoluzione greca contro l’Impero ottomano dei decenni successivi, e molti eroici patrioti serbi diedero la vita per questo); tra i primi, Borghezio cita i popoli “italiani” del nord (e dovrebbe metterci anche quelli del Sud, e non solo i “padani”), che sono un popolo senza Stato. Bravo!

Ma poi questi salutari germi di libertà naufragano nelle comodità di indennità e prebende dei colleghi suoi di partito, forse per “fucili” Bossi intende quelli di lusso della Beretta (bellissimi) che lui e i suoi possono appendere in casa come oggetti decorativi (non credo abbiano la forza fisica per imbracciarli) grazie alle indennità di Camera e Senato, e tante Regioni,  e a tantissime posizioni di sub-governo, cui non credo rinuncerebbero volentieri. Sono diventati una forza di regime in cui agiscono come il grillo parlante, sono anzi proprio come Grillo Beppe, come Pannella&Bonino s.r.l., sono quei germi che il regime astuto Pinocchio si inietta volontariamente, e accetta per poter sviluppare anticorpi fortissimi, sia contro queste innocue malattie, ma soprattutto contro quei movimenti veramente radicali, ovvero veramente coerenti, che vogliono la fine di IT e la nascita di Venetia, Sicilia Sardegna etc. libere e belle. Di questi ultimi è il futuro.

E questa nostra è una malattia pericolosa, datele sono un pochino di voce dove possa essere ascoltata, e si propagherà più rapidamente dei virus dei film dell’orrore: solo, che questo virus non trasforma gli essere umani in zombie, ma riporta gli zombie immiseriti che tutti siamo alla condizione che per natura e volontà divina ci spetta, di Esseri Umani.

E così, per concludere una riflessione necessaria, propongo un piccolo emendamento alla Costituzione, a questo Mammona che si è adorato per sessant’anni come Dio (spetteranno 60 mila anni all’inferno per questo, a molti cittadini di IT) e che tiene tutto fermo, per privilegiare i fortunati nipotini dei costituenti, i ri-costituenti che si costituiscono soprattutto solidi patrimoni e solide posizioni per sé mogli amiche e amanti.

IT è una repubblica partitocratica. Non è democratica, anche l’ultimo fondamento della democrazia, la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, è stata cancellata da una legge elettorale ributtante, ma che semplicemente mostra dove porti il vero corso della centralizzazione di IT: verso un gruppo di partiti che sono in realtà società a scopo di lucro che si contendono l’appalto di IT, la sua lucrosa gestione per 5 anni se va bene, ma più spesso per qualche mese, due o tre anni, tanto (a loro) va bene lo stesso.

Se lo contendono come ci si contenderebbe la costruzione, che ne so, di un ponte (il ponte sullo stretto di Messina, il magnifico ponte di Calatrava costato milioni ai veneziani, che neanche sta su?).

A che scopo i programmi degli schieramenti devono essere diversi? Un ponte si costruisce sì in diversi modi, ma le differenze non sono poi grandissime. I “pontefici” sono sempre gli stessi. E allora i programmi sono uguali.

Tanto il popolo di IT è così svilito, sbertucciato, umiliato, debole e povero, che come può ribellarsi, e dunque non fanno neanche più la fatica che tutti i delinquenti fanno, i politici nostri: coprirsi il volto con un fazzoletto, essere “mandilla”, vecchia parola della mia lingua genovese, nobilitata da una bellissima canzone di Fabrizio de André. Sono “mandilla” senza “mandillo”, quelli che tra poco saranno eletti.

E poi “la menzogna”. Sì perché basta aprire i giornali, anche il “Corriere della Sera” di oggi (10 aprile 2008), per vedere storici e assessori alla cultura prezzolati (pagati poco per carità, sono poveretti che si accontentano di un pezzo di pane calmierato) pronti a scrivere che Napoleone ha “consacrato” il territorio veronese all’Unità d’Italia, e simili menzogne vili, e forse più ridicole che vili.

Tutta una menzogna, la nostra storia ufficiale, dal 1796 al 2008, la menzogna su Napoleone “liberatore”, la menzogna sulla felicità popolare quando ritornò nel primo decennio dell’Ottocento, la menzogna sui plebisciti del 1866, la menzogna sulla “liberazione” della Grande (!) Guerra, la menzogna sulle azioni coloniali per l’Impero, la menzogna sulla “liberazione” del 1945 (dopo 3000 pagine di Pansa ancora è merce buona!), la menzogna sulle vere ragioni del “boom” degli anni Cinquanta e Sessanta.  E dire che ce ne sono di storici che tali menzogne da sempre hanno cercato di contrastare, c’è Beggiato, c’è Agnoli, c’è Pansa, c’è colui che scrive queste righe, forse non sono cattedratici, ma non sono certo stupidi. Ma così è.

Il 13 e 14 aprile milioni di poveracci andranno a scegliere chi li sfrutterà, ridicolizzerà, ingannerà per una nuova legislatura. Che triste rito, quello di doversi scegliere un carnefice, senza neanche la possibilità che uno sia diverso dall’altro, che uno ci uccida con la spada, e l’altro col fucile. Ma ci sono tante fiammelle di libertà in tutto il territorio di IT. Non si potrà tenerle basse a lungo. “You can blow out a candle, but you cannot blow out a fire, when the flame begins to catch, the wind will blow it higher”. Bei versi della canzone di Peter Gabriel dedicata ad un eroe del Sudafrica che combatteva contro l’apartheid. Sono sempre veri, anche per noi.

Paolo Bernardini

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