Galan, Cacciari e Illy fanno branco contro la Lega in Veneto, ma se non abbracciano l’indipendenza, non andranno da nessuna parte

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Il tentativo dei governatori del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e del sindaco di Venezia sono apprezzabili, ma resteranno parole al vento finché rimarrà il cordone ombelicale con le segreterie di Roma e Milano. Manca un salto di qualità nella loro proposta: dalla vana richiesta di autonomia si passi all’indipendenza.
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Treviso, 4 aprile 2008

È ormai evidente il richiamo di Galan, Cacciari, Illy e altri ancora al mondo imprenditoriale e agli opinion maker veneti. Essi, con stili, contenuti e modalità diverse, in sostanza vanno ripetendo ormai da tempo un ritornello. Qui in Veneto, in Friuli Venezia Giulia – e in tutta la Venetia aggiungiamo noi – si è aperto un enorme spazio politico. La Lega non riesce più a presidiarlo, tanto che si inventa improbabili accrocchi elettorali come il Patto per San Marco, un insieme di promesse impossibili (con la magica espressione davanti “faremo di tutto per portarle a casa”) che suona quasi come un tentativo disperato di accreditarsi come partito di difesa dell’interesse nazionale veneto.
I volponi (?) reggicoda locali degli altri partiti hanno annusato la bestia sanguinante e cercano di fare branco per farla fuori.
L’obiettivo da un lato è di papparsi la candidatura alle prossime elezioni regionali al posto del binomio Zaia-Tosi, dall’altro c’è invece in gioco il dominio e il presidio del quadro politico veneto.
Non ce ne vogliano gli amici Galan, Cacciari e Illy, ma forse stanno facendo i conti senza l’oste, ovvero il Popolo Veneto.
Se i cittadini veneti dimostrano insofferenza verso la lega, o quantomeno una disaffezione, che non si tradurrà più di tanto in calo elettorale (anzi la lega forse aumenterà la propria percentuale di votanti), perché gli insofferenti vanno ad alimentare l’esercito del MI NO VOTO, è altrettanto e ancor più vero che dimostrano disaffezione anche verso tutti gli altri partiti, venetisti compresi.
Perché? Semplice, perché nessuno mostra più un obiettivo politico raggiungibile e concreto. Continuare ad abbaiare all’autonomia, al federalismo, o al macroregionalismo che dir si voglia, come fanno da anni e ormai quasi a vuoto i buoni Comencini e Foggiato, non porta molti voti.
Quell’epoca è finita e se i tre moschettieri pensano di riaprirla, si accorgeranno amaramente che andranno a rimpinguare l’esercito dell’impotenza politica.
Il vero segreto della politica veneta di cui tutti sono alla ricerca non consiste però solo nel tagliare il cordone ombelicale con le segreterie romane e milanesi dei partiti italiani (e questo è tutto da dimostrare, perché se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare e i nostri amici istituzionali veneti – non ce ne vogliano – sembrano più dei don Abbondio che dei Marco Antonio Bragadin).
Il vero salto di qualità consiste nel capire cosa oggi i veneti vogliono nel loro inconscio.
Per questa ragione il Partito Nazionale Veneto dopo il congresso costituente che terrà il prossimo 18 di maggio diventerà il nuovo fulcro della politica veneta.
Perché l’unica via percorribile in Venetia per la conquista della nostra libertà e il perseguimento della nostra felicità oggi negate, passa solo ed esclusivamente per l’ottenimento della nostra indipendenza politica.

Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

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