Archivio di aprile 2008

Stella: “un’Italia alla deriva”

lunedì, 28 aprile 2008
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Stella riparte co n’altra canpagna anti-italia: che ghe sia qualcuni che me vol ben lasù?



Dalle infrastrutture agli ordini professionali, dal turismo all’università
Dai bidelli agli onorevoli,
un’Italia alla deriva
Privilegi intoccabili e tagli impossibili

C’erano una volta le impiraresse che perdevano gli occhi a infilar perline, le filandine che passavano la vita con le mani nell’acqua bollente e le lavandere che battevano i panni curve sui ruscelli sospirando sul bel molinaro.

Ma all’alba del Terzo Millennio, al passo col resto del mondo che produceva ingegneri elettronici e fisici nucleari e scienziati delle fibre ottiche, nacquero finalmente anche in Italia delle nuove figure professionali femminili: le scodellatrici. Cosa fanno? Scodellano. E basta? E basta. Il moderno mestiere, per lo più ancora precario, è nato per riempire un vuoto. Quel vuoto lasciato dalle bidelle che, ai sensi del comma 4 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, assolutamente non possono dare da mangiare ai bambini delle materne. Detta alla romana: «Nun je spetta». [...]

Leggi e commenta qui tutto l’articolo

Fonte: Corriere della Sera, http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_28/un_italia_alla_deriva_fe1f746e-14e8-11dd-805d-00144f02aabc.shtml

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Perasto Cerimonia 2007

domenica, 27 aprile 2008
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Perasto, nel Montenegro, ricorda el Gonfalon de San Marco a 210 anni dalla cerimonia e dal discorso de Giuseppe Viscovich (19.08.2007).

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Il PNV ora è anche su facebook

domenica, 27 aprile 2008
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Il PNV ha aperto un gruppo anche nel più famoso sito di social network al mondo. Per aderire e aiutarci anche da questa usatissima piattaforma (in lingua inglese):

  1. bisogna prima registrarsi (se già non lo si è fatto) da qui,
  2. quindi aprire la pagina del gruppo PNV da qui
  3. infine cliccare su “Join this Group” (a destra sotto il simbolo del PNV) e confermare la propria scelta cliccando ancora su “Join”.

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Il ri$o nero e lo scudo blu

sabato, 26 aprile 2008
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Che cosa accomunano, dal punto di osservazione della Venetia, l’approvazione di ieri da parte del governo danese del trattato di Lisbona e la notizia di oggi sul blocco dell’esportazione di riso da parte del Brasile?
La storia è ingarbugliata e non breve, e pur cercando di farne una estrema sintesi e di esprimere i concetti con semplicità, sarà necessario percorrere assieme alcuni sentieri di ragionamento. Cominciamo con il tracciare un profilo degli elementi che compongono il puzzle. E cominciamo con la cosa più nota e al tempo stesso più sconosciuta: il trattato di Lisbona.

Come molti sapranno, quel trattato in sostanza getta le basi per una sorta di unione politica degli stati d’Europa, che supera da una parte l’attuale assetto giuridico, e dall’altra gli ostacoli che il trattato costituzionale poneva con la necessità di indire dei referendum. Prima di tutto notiamo l’assenza di referendum per l’approvazione del trattato di Lisbona. Perchè? Forse un trattato di sole 450 pagine è troppo difficile da far digerire? Di certo si è armeggiato in modo da poter aggirare il vincolo referendario i cui esiti sono noti. Questo semplice fatto, unito alla ingegneria contrattuale con la quale veniamo fagocitati in un sistema sovranazionale senza essere minimamente considerati, ci deve mettere in posizione di respingere questa impostazione.
Non per quanto vi è scritto, ma per il metodo con cui viene introdotto che insulta la dignità dei cittadini europei e la libertà, già ieri in grave pericolo ed oggi ancor più per l’approvazione (non senza contrasti e polemiche) da parte del governo danese, storico oppositore di certe iniziative dirigiste.

Ma tutto questo, cosa c’entra con il blocco del riso?

Ha a che fare se noi prendiamo per valida (e sicuramente lo è) la teoria esposta da Lodovico Pizzati nel convegno “economia veneta” del 6 Aprile scorso (video 1video 2, ndr). Essa in breve propone che gli stati, nell’epoca contemporanea, non debbono per forza essere troppo grandi, con una grossa popolazione, perchè sono cadute le barriere protezionistiche che sono esistite tra la fine del 1800 fin quasi alla fine del 1900, creando un mercato globale senza barriere per il commercio e quindi per lo sviluppo economico di un paese. Secondo questa teoria, apparentemente confermata dai fatti, piccoli stati, con poca popolazione, risultano più efficienti, operano meglio (per effetto di un maggior controllo da parte della popolazione) e sono più agili a reagire alle sfide economiche potendo approfittare di un mercato senza confini. Mentre nel passato, avendo un mercato limitato dai confini, erano avvantaggiati i grandi stati, e si verificava un fenomeno concentrico, dove l’economia risulta più sviluppata al centro e meno nella periferia dello stato. La prova si vede nei fatti, l’UE è un grande spazio economico libero e senza barriere, dove trova meglio sviluppo lo scambio tra confini che all’interno dello stesso stato. Ma anche il mondo intero, seguendo questo esempio, si è lentamente “eurocomunizzato”.

Ora, in base a questa teoria, dal punto di vista di un piccolo stato, la nascita di barriere al commercio, di protezionismi, è estremamente deleterio. Ed ecco allora che il blocco del riso, quale misura protezionista, non può fare altro che accendere un segnale di allarme per coloro che credono e auspicano nell’esistenza di piccoli stati. Il fatto è che il riso brasiliano è solo uno dei tanti segnali che ci giungono. Un analogo blocco è stato già messo in atto dall’Egitto, ed anche in Cina si stanno esaminando misure per contingentare la produzione di riso. Così il prezzo di riso e cereali, è cresciuto del 50%.
Dietro la stretta dei cereali c’è la produzione di petrolio e le possibili tensioni che nuovamente si verrebbero a creare se (come probabile) gli USA attaccheranno l’Iran. Le elezioni USA sanciranno definitivamente quale strada prenderà il mondo nei prossimi decenni.
La differenza non sarà tra Obama o McCain, ma tra questi e Ron Paul, verso il quale c’è un sospettoso silenzio dei media europei. Perchè vi chiederete Ron Paul?
Cosa c’entra con il riso e i cereali, e con il petrolio? Ma soprattutto, cosa c’entra tutto questo con il trattato di Lisbona?

Petrolio e altre fonti energetiche sono e saranno strategiche per i prossimi anni, i cereali sono legati a doppio filo per il loro assoluto uso alimentare umano e animale ma per la concorrenza uomini e animali hanno incontrato con le macchine funzionanti a combustibili di cui i cereali possono rappresentare una fonte sostitutiva anche se a costi molto alti …per la nostra alimentazione.
E’ stata calcolata la relazione tra sviluppo della società e disponibilità di energia. Dunque il mondo intero si sta apprestando ad affrontare una crisi fondamentale, e la prima misura di difesa è il contingentamento, il protezionismo, l’erezione di barriere.
Ecco che il trattato di Lisbona và a formare un legame sovranazionale il cui fine và oltre il libero mercato, e mira a evitare possibili blocchi istituzionali per …”mere” questioni democratiche. Una soluzione presa in affanno che ha il sapore dell’emergenza più che del reale auspicio di costruire una evoluzione di civiltà. Di certo una soluzione assunta per impedire che la destabilizzazione finanziaria di qualche stato possa compromettere una moneta unica simbolo di un mercato unico e aperto. Per i piccoli stati è auspicabile un ambio libero spazio economico, ed anche una moneta comune e stabile perchè non possiamo nasconderci il rischio che piccoli stati potrebbero correre se risultassero esclusi da questo recinto di fiori spinosi. Forse la Danimarca, quale piccolo stato, ci lancia un segnale. Tutto chiaro allora, siamo condannati alla dittatura di Bruxelles?
Ebbene se da una parte questo trattato viene imposto con metodi che sono tutto fuorchè democratici, al tempo stesso sarebbe opportuno che questa forte alleanza con i nostri amici europei, possa basarsi su principi diversi, che partano dal basso, dalla gente e comportino un reale interesse economico. Le forze che auspicavano ad una confederazione europea devono risvegliarsi e reagire, per sollecitare una revisione delle modalità di accettazione del trattato, e visto che ci siamo di sfrondarlo di almeno 300 pagine, e salvare la nostra libertà. Un bene, la libertà, che è difficile mantenere quando si è schiavi di fonti energetiche e soprattutto di cibo, ma altrettanto se ci si mette le manette da soli.

Tra un po’ vedremo che strada prenderà il mondo: Ron Paul e l’America degli yeoman’s farmer, della libertà, del dollaro riallineato al valore reale e del ritiro delle truppe dall’Iraq o Obama/McCain con i piani pronti per il bombardamento dell’Iran?
Di fronte a questo grande interrogativo noi restiamo nello scudo blu a stelle, ma dobbiamo chiederci se vogliamo restarci come liberi cittadini per libera scelta o come sudditi.

Claudio Ghiotto
Partito Nasional Veneto

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Veneto, poche risorse umane in Scienza e Tecnologia

venerdì, 25 aprile 2008
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Questo è il terzo post che affronta alcuni problemi meno noti del Veneto.

Da questo intervento abbiamo inserito tra i lettori della nostra mailing list “amici del PNV” anche il governatore del Veneto Giancarlo Galan e il ministro in pectore Luca Zaia, in qualità l’uno della più alta carica istituzionale veneta e l’altro di prossimo ambasciatore veneto nel governo dello stato occupante, augurandoci che leggano le e-mail.

Avremmo inserito volentieri anche Massimo Cacciari, in qualità di primo cittadino della nostra capitale, ma non abbiamo trovato la sua mail. Se qualcuno tra i lettori fosse così gentile da farcela avere, lo inseriremo dai prossimi interventi.

Gli spunti precedenti nel tema dell’arretratezza tecnologica veneta erano “Pochi ricercatori in Veneto = perdità di competitività” e “Il Veneto sta perdendo la partita dell’innovazione”.

Ripetiamo che l’intento di queste righe è di porre in evidenza che se è pur vero che lo stato multinazionale italiano arretrato e centralista ci impedisce di decidere il nostro futuro e di fare le politiche più opportune per la nazione veneta, è altrettanto vero che altri gap stanno emergendo a livello locale, ad esempio sul fronte delle nuove tecnologie. Ciò ci pone in ulteriore condizione di difficoltà competitiva nei confronti di nazioni più flessibili e capaci nel gestire il cambiamento.

Il dato che riportiamo oggi (sempre da Eurostat) è il numero di lavoratori competenti assunti nella scienza e nella tecnologia rispetto all’occupazione totale. Dalla figura sotto riportata emerge chiaramente che il Veneto è in posizioni di svantaggio rispetto alla Lombardia e alla Liguria e al cuore dell’Europa, comprese Svizzera, Germania, Benelux, Scandinavia, o, ad esempio, il distretto di Praga, capitale della ora indipendente e libera Repubblica Ceca.

Senza risorse umane compenti in scienza e tecnologia non può esserci una crescita sana e di qualità. Il potenziale non ci manca di certo né la tradizione storica nel settore.

L’indipendenza veneta ci permetterebbe di cambiare le scelte sulla Ricerca & Sviluppo, grazie anche al cambio di classe dirigente che ne conseguirà, più attenta e preparata sulle tematiche che riguardano le moderne società dell’informazione.

Veneto, poche risorse umane in Scienza e Tecnologia

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Bon San Marco a tuti!

venerdì, 25 aprile 2008
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Viva San Marco!

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25 aprile: Viva San Marco! A presto la Festa della Liberazione Veneta

giovedì, 24 aprile 2008
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Download comunicato

Una ormai ingiallita ricorrenza civile è in sempre più evidente difficoltà rispetto alla tradizionale festività marciana di tutti i veneti. Tra poco festeggeremo la liberazione dall’Italia.
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Treviso, 24 aprile 2008

La retorica patriottica italiana sembra sempre più debole nel ripetere i propri riti civili. Domani 25 aprile la repubblica italiana si ferma per ricordare qualcosa il cui significato sfugge ormai alla stragrande maggioranza dei cittadini.
Da noi in Veneto e in tutta le Terre di San Marco tradizionalmente si festeggia invece la ricorrenza del Santo omonimo, patrono di queste terre, evento che ogni anno diventa sentito da sempre più persone: ricordiamo che perfino il motto della Serenissima Repubblica di Venezia era – ed è – “Viva San Marco!”.
Ciò non impediva, anzi rafforzava, la laicità dello Stato Veneto, che ben più indipendenza ha dimostrato dal potere religioso temporale rispetto agli attori odierni della politica truffaldina romana di questa Italia, meglio nota nel mondo come la patria della mafia, del pressappochismo, dell’irresponsabilità e della corruzione.
È normale pertanto che – proprio per tali mali endemici dello stato italiano – quando viene meno un affetto patrio, esso sia sostituito con sempre maggiore forza da un altro più autentico. Ecco quindi spiegato perché l’ormai indebolita identità italiana, che rivive soltanto durante le partite ai tornei mondiali e europei della squadra di calcio, risente sempre più dell’emergere dell’identità nazionale veneta che si basa su ben altre e solide radici millenarie.
Vani sono quindi i proclami e i moniti di chi vorrebbe cancellare il nostro attaccamento alla Nazione Veneta. Anzi oggi il fenomeno è oltremodo accelerato dalla crisi economica e finanziaria in corso. Essa rende chiaro a ogni veneto l’estrema convenienza per ogni fascia sociale e categoria che deriva dalla nostra indipendenza politica, in un mondo sempre più globalizzato e caratterizzato dal libero scambio, dove il numero di stati dal secondo dopoguerra è passato da 74 a 195, con una dimensione media che garantisce la massima flessibilità e efficienza – guarda caso – proprio di 5 milioni, all’incirca quanto i veneti residenti nella regione Veneto.
In tale scenario, a poco valgono anche i tentativi di quei rappresentanti dei partiti italiani che vergognosamente hanno coperto il nostro gonfalone con bandiere di altri stati poco rispettosi delle proprie colonie produttive, quale siamo considerati. Come è avvenuto qualche giorno fa a Verona, in occasione della celebrazione delle Pasque Veronesi, inizio dell’eroica insorgenza veneta di fronte all’invasione del tiranno napoleonico, dimostratosi un Hitler ante-litteram.
Se i veneti devono festeggiare una ricorrenza nazionale, domani scelgano quella che più autenticamente gli è propria, ovvero quella marciana, la Festa di San Marco.
Fra qualche anno essa potrà ritornare ad essere denominata anche come Festa della Liberazione.
La Festa della Liberazione Veneta dall’Italia corrotta e fascio-comunista, nota nel mondo come lo stato della mafia.

Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

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Siamo Veneti o caporali?

mercoledì, 23 aprile 2008
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Emmòbbasta! Con un share senza precedenti imperversano nelle menti degli italiani i “burini” del Grande Fratello e i Cesaroni che, secondo i produttori rappresentano gli italiani medi. Non sono d’accordo, è un revisionismo storico in corsa!” Fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani” si diceva un tempo… poi però si pensò di affidare il compito all’esercito, alla scuola e infine alla Televisione. Ecco il risultato, con la scusa che a casa mia si parlava l’Italiano, ho imparato a parlare correttamente in lingua veneta all’incirca a vent’anni, mentre nella mia testa rimbombavano battute caciarone di Bombolo e Tomas Milian, a teatro da teen ager non riuscivo a capire Goldoni.
Certo che i Cesaroni possono ricalcare gli italiani medi se non addirittura mediocri, ma è pur vero che questa televisione liquamosa, spesso indica e suggerisce comportamenti educando all’idiozia: (vedi i lucchetti dell’amore). Cui prodest? Si cerca di spacciare per moda quello che riesce facile a chi ha i mezzi ma poche idee, che ha standard bassi e preferisce amalgamare tutto in una piattezza demagogica. Se mi, ti e Tony avessimo un centro di produzioni televisive a Villatora o a Villaguattera, e girassimo una serie di telefilms al bar Sport, con la signora Maria che serve nervetti e sponciotti ai tosi, credete che gli Italiani si sentirebbero rappresentati? Certo che nò! Per questo ci vorrebbero almeno trent’anni come ha fatto il centro produzione RAI prima e Mediaset poi. E non mi dicano che i Cesaroni rappresentano tutti gli Italiani, meno che meno i Veneti.

Pier Paolo Bottin
Pedagogista e formatore

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E’ uscito l’ultimo libro di Paolo Bernardini: “America. Un liberale guarda alla terra della libertà”

martedì, 22 aprile 2008
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Con molto piacere, segnaliamo l’uscita del nuovo libro di Paolo Bernardini: “America. Un liberale guarda alla terra della libertà”.
Edizioni liberibri — Macerata — 2008. Pagine 269. Euro 15.
Per acquisti: http://www.liberilibri.it/
Oppure: www.ibs.it

Buona lettura a tutti!

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Zaia a 193 km/h verso Roma facilita il PNV e il percorso verso l’indipendenza veneta

martedì, 22 aprile 2008
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Ecco perché aumenterà il peso politico del Partito Nazionale Veneto grazie ai ministri veneti di lega e pdl.

Attendiamo che il quadro si delinii nella sua completezza, ma già qualche dato emerge sui prossimi scenari politici a seguito della formazione della squadra di governo.
Sicuramente questo è il momento di maggiore visibilità politica che il Veneto riesce ad ottenere da molto tempo a questa parte.
La scelta di alcuni ministri veneti in quota lega (Zaia?) e in quota pdl (Sacconi? Gava?) sembra infatti far aumentare notevolmente la nostra rappresentanza nazionale nella stanza dei bottoni.
Da ciò dovrebbe sicuramente derivarne un effetto benefico, per noi veneti, ad una prima parziale analisi.
Vediamo fin d’ora alcuni piccoli punti che anticipano però perché non sarà così, o lo sarà solo in parte.
Punto primo. I dicasteri prescelti sembrano di secondaria importanza. O meglio, e in particolare l’agricoltura, sono di primaria importanza settoriale e di “costruzione” del consenso (Mariano Rumor docet e Luca Zaia non gli è sicuramente da meno), ma poco sul piano strutturale ed economico-finanziario. Aggiungiamo che ciò vale ancor più oggi, data la grave crisi economico-finanziaria che attanaglia lo stato italiano e la Venetia.
Punto secondo. Questi nomi escono sempre e solo per volontà e gentile concessione di politici non veneti (nella fattispecie la coppia di comici politici lombardi B&B).
Punto terzo. Questi nomi vengono spesso scelti per impedire la formazione di un blocco politico veneto più unito rispetto al passato, disinnescando in tal modo la possibilità di formazione di un forte partito veneto “alla bavarese”, a difesa dell’interesse veneto. Così come riesce a fare in Sud-Tirolo la SVP.
Questi tre punti potrebbero essere invece tessere di un mosaico che prende forme più interessanti se Prodi con un colpo da maestro (o Berlusconi in preda ad un anticipo di demenza senile) lasciasse la scena politica italica nominando un commissario europeo veneto al posto di Frattini, probabile candidato alla Farnesina, come ministro degli esteri.
Detto ciò (e dato per certo che l’ultima ipotesi appare molto improbabile, seppure auspicata da tutti i veneti) dovremmo dolercene: perché invece non lo facciamo, ci chiedono in molti?
Semplice: perché noi siamo di parte. Noi siamo per l’indipendenza, ma non per un mero fatto egoistico, o di chiusura ad altre soluzioni per le istanze venete.
Semplicemente perché altre scelte politiche, come si è ben visto negli ultimi trent’anni, ci sono precluse. E anche se non bastasse il quadro politico italiano a precluderle, ci pensa l’indebitamento monstre di questo stato a distruggere sogni di autonomia o federalismo fiscale.
Lasciamo pertanto sognare e sparlare i vari da Cacciari, Galan e amici sulla costruzione chi di un partito democratico del nord, chi di un partito veneto alla Stoiber. Lasciamo pure gioire – e giustamente – i vari Gobbo e fratelli veneti autonomisti della lega e auguriamo loro ogni successo, anzi diamo loro ogni appoggio dovesse servirgli, dato che sarà nell’interesse di tutti noi veneti, per portare a casa risultati concreti.
Il Partito Nazionale Veneto nel contempo ringrazia gentilmente dello spazio politico che è stato liberato e si appresta al proprio primo congresso costituente del 18 maggio venturo.
Dopodiché presenteremo il conto a lorsignori e chiederemo la fiducia dei veneti affinché sia loro permesso costruirsi un futuro di felicità grazie all’indipendenza politica e alla possibilità di decidere essi stessi al meglio il loro futuro. Così come fanno la Slovenia, il Montenegro, L’Estonia, la Lituania, la Cekia, la Slovacchia e si apprestano a fare la Catalogna, i Paesi Baschi, le Fiandre, la Scozia. Così come è inevitabile che faccia al più presto anche la Venetia, in un mondo sempre più globalizzato e caratterizzato dal libero scambio, dove il numero di stati dal secondo dopoguerra è passato da 74 a 195, con una dimensione media che garantisce la massima flessibilità e efficienza – guarda caso – proprio di 5 milioni, all’incirca quanto i veneti residenti nella regione Veneto.
Buon nuovo Stato Veneto a tutti!

Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

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