Archivio di maggio 2008

I veneti devono temere il ministro dell’interno italiano?

domenica, 25 maggio 2008
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Ciò che sta avvenendo a Napoli, potrà domani avvenire anche in Veneto?

Molti si chiedevano perché l’incarico di ministro degli interni fosse stato affidato a Roberto Maroni, onorevole della lega nord. Il presidente emerito Francesco Cossiga si era spinto più in là nei dubbi negando addirittura la fiducia all’ex esponente dell’ala dura comunista nata e cresciuta nel ’68.
In realtà, come molti ex compagni comunisti, Roberto Maroni si è saputo reinterpretare alla luce della gestione del potere, nel più classico stile appunto di un degno ministro degli interni dello stato multinazionale italiano.
Qualche pm lo definì addentatore di polpacci di qualche poliziotto, ma l’allora impaurito ex secessionista padano ed ex comandante in capo delle camicie verdi ha saputo ritagliarsi un ruolo così perfetto di fedele esecutore dell’ordine nuovo tricolore, al punto invece di comandare nuovamente le forze dell’ordine dello stato e i prefetti coloniali (a proposito, quanti sono i prefetti veneti in Veneto? Quanti sono i questori veneti in Veneto?). La fiducia in realtà l’uomo seppe conquistarsela già nel 1994.
Oggi a Napoli dimostra di ripagare bene i suoi sponsor.
Ma come sappiamo i napoletani sono sporchi e cattivi. Si tratta di gruppuscoli organizzati e infiltrati dalla camorra, nemica della politica italiana, com’è noto (?). Le cronache di professoresse che descrivono violenze sulle donne e addirittura atti da ascari da parte di chi dovrebbe tutelarli e che nel migliore dei casi rubano orologi non sorprendono in realtà che li vide in azione contro i patrioti veneti della Life e contro Fabio Padovan, magari anche aizzando loro contro proprio i cani da guardia comunisti dei centri sociali di quel Luca Casarin (comunista come lo era Maroni), durante il vergognoso processo ai patrioti Serenissimi. Non sorprende chi li vide riempiti di letame mentre bastonavano, picchiavano e anche in quel caso forse prendevano a prestito portafogli ai poveri contadini e allevatori che protestavano per l’ennesima truffa ordita dallo stato italiano nei loro confronti.
A breve potremo forse assistere a probabili proteste e atti di resistenza passiva anche in Veneto, dato il perdurare di una situazione economica che non prevede nulla di buono, almeno a leggere ciò che dice l’OCSE e data la sospetta intensificazione delle azioni della guardia di finanza contro le nostre piccole e depredate attività economiche.
Per bastonarci, i poliziotti italiani eseguiranno allora gli ordini di tale Maroni Roberto, onorevole varesotto, ex agit prop comunista sessantottino, degno compare e forse erede dell’altro ex aderente al partito comunista italiano, Bossi Umberto, attuale ministro delle riforme italiano, che ha detto “o si fa l’italia federale o si muore”?
In quel caso sappiano entrambi che faremo rimangiare l’eskimo a loro e a tutti i nemici del Popolo veneto.

Wento

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Avviso: la riunione di Vicenza del PNV è stata rinviata

sabato, 24 maggio 2008
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Il 27 maggio doveva tenersi una riunione pubblica di presentazione del gruppo di Vicenza. La riunione è stata annullata per il concomitante insediamento del Minor Consejio del PNV. Essa sarà recuperata a breve

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Lettera aperta a Giancarlo Galan sull’Autonomia del Veneto

mercoledì, 21 maggio 2008
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 L’autonomia non è la stessa cosa dell’indipendenza. Ai veneti serve un vero parlamento con maggiori poteri

Caro Governatore,

leggo con molto piacere in questi giorni le folgorazioni in atto sulla via di Damasco in favore dell’interesse politico veneto.

E allora per un attimo, immaginiamo per assurdo che il federalismo fiscale (vero), o una condizione di specialità del Veneto possano trovare attuazione concreta, pur nell’attuale esposizione debitoria dello stato italiano, che dal venir meno del gettito fiscale veneto, o di buona parte di esso, si troverebbe con un bilancio fiscale ben oltre i limiti della bancarotta. Sempre per assurdo ipotizziamo anche che il sistema politico italiano, clientelare, corporativistico, autoimmune e spesso compenetrato da ambienti che dimostrano affinità con il mondo della criminalità organizzata, possa (non diciamo voglia) concedere quanto da Lei auspicato in termini di autonomia del Veneto, rinunciando alla fetta d’affari che deriva dalla predazione delle Terre di San Marco.

Sotto tali ipotesi, vediamo con favore le battaglie di altre organizzazioni politiche per una maggiore autonomia dell’ente regione, perché è comunque un passo in avanti verso l’indipendenza. D’altro canto è pur vero però che l’autonomia non è la stessa cosa dell’indipendenza, ma soprattutto e non è nemmeno lontanamente in grado di dare risposta alle esigenze del Veneto.

Sebbene infatti gli attuali enti locali veneti cerchino di aumentare il grado di capacità decisionale dei veneti, il loro potere è rigidamente limitato e quindi c’è un freno naturale ai risultati che possono ottenere.
Anche con la più ampia autonomia immaginabile, il parlamento di Roma manterrebbe il controllo di aree cruciali quali l’economia, le tasse, la previdenza, le pensioni, l’immigrazione legale e clandestina, la comunicazione radiotelevisiva, la difesa e gli affari internazionali.
Esso conserverebbe inoltre la potestà di legiferare in ogni area devoluta o riservata alla regione e può calpestare la volontà del parlamento veneto senza alcun consenso.
Un esempio di questi giorni viene dall’entrata in vigore dal 1° maggio di un Dcpm (Gazzetta Ufficiale 16 aprile 2008, n. 90) in virtù del quale il segreto di stato potrà essere applicato, in nome della tutela della sicurezza nazionale, ad una lunga serie di infrastrutture critiche, compresi gli impianti civili  per produzioni di energia con annessi e connessi. Per quanto si possa immaginare ampia l’autonomia di cui potranno godere gli Enti Locali veneti, dalla Regione ai Comuni, sicuramente una scelta di tal fatta passerebbe sopra la loro testa e sopra la testa della popolazione, senza che nemmeno ne siano informati.
Inoltre, pur con la più ampia autonomia immaginabile, non vi è alcuna possibilità di ricostituire un ordinamento che offra maggiore democrazia, migliore efficienza e un reale self-government (riportato in inglese perché cosa ben diversa dalla interpretazione di autogoverno concepito dal quadro giuridico italiano) alle municipalità in un sistema che in tal modo garantisca le minoranze e le identità peculiari, e dia certezza ai cittadini sull’operato dei propri eletti.
L’attuale consiglio regionale ha pochissimi poteri, quasi insignificanti ai fini delle decisioni importanti sul nostro futuro. Anche eventuali forme di devoluzione di poteri o di autonomia, per quanto siano auspicabili rispetto alla situazione attuale, sono chiaramente cosa ben diversa dall’indipendenza.
Il consiglio regionale ha aumentato il proprio grado di democrazia e responsabilità, ma fino al raggiungimento dell’indipendenza sarà rigidamente limitato nei propri poteri.
Roma, ad esempio, mantiene il controllo su aspetti fondamentali.

  • la quasi totalità del sistema fiscale è determinato dal parlamento romano, che decide cosa tu devi pagare come tasse sul reddito e Iva e che incamera anche le tasse sulle imprese, incluse le rendite turistiche. Anche attraverso la massima concessione governativa, ben al di là dal venire, in termini concreti e secondo quanto finora emerso dalle proposte in discussione in Regione si parla di un misero 7% di tasse gestite in Veneto. L’indipendenza permetterà alla Venetia di introdurre un sistema di tassazione onesta con l’introduzione di una flat tax unica al 20% e darà al parlamento veneto i poteri finanziari per permettere la crescita dell’economia veneta, che oggi declina in modo parallelo a quella italiana.
  • Anche per quanto riguarda le risorse lasciate alla gestione degli enti locali veneti, non è la Venetia ma Roma a decidere il budget complessivo da spendere nelle materie di competenza locale.
  • Gli enti locali non hanno alcun potere di tipo previdenziale o per introdurre pensioni sociali.
  • Il governo veneto non ha voce nel mondo e non è presente nei tavoli decisionali europei.
  • Il consiglio regionale non ha alcuna voce in capitolo su temi che riguardano la difesa, come ad esempio le decisioni se mandare o meno soldati veneti nei fronti di guerra, il futuro sulle truppe venete, o anche il solo semplice fatto che il nostro territorio viene utilizzato come base per armi o attrezzature nucleari.
  • Il sistema radiotelevisivo veneto è quasi interamente gestito da Roma.

Il consiglio regionale veneto è limitato dalla costituzione italiana che rigidamente si arroga competenze sottraendole alla potestà veneta.
È Roma che raccoglie i soldi dei veneti e decide cosa e quanto poco spendere direttamente o restituire agli enti locali veneti per servizi in Veneto.
Il consiglio regionale veneto ha meno poteri di qualsiasi altro organo legislativo europeo, devoluto o indipendente per decidere come raccogliere le proprie entrate. Il Veneto (e per estensione la Venetia) ha meno controllo sui suoi affari delle Fiandre, dei Paesi Baschi, della Catalogna, della Baviera, o di Malta!
Gli enti locali veneti praticamente hanno le mani legate, perché ogni decisione sul metodo di raccolta delle risorse finanziarie è preso a Roma. Ecco spiegato perché anche in Veneto emergerà, come già emerge in Scozia, nella Fiandre e in molte altre nazioni, la voglia di indipendenza, ben messa in evidenza dalla sua cara amica e collega Lia Sartori in un recente articolo.
Caro Governatore, dobbiamo trasformare il consiglio regionale veneto, ma anche il consiglio regionale friulano e i consigli provinciali bergamasco, trentino, bresciano, cremonese e mantovano (e delle comunità limitrofe che si riconosceranno nella Venetia) in un autentico, indipendente parlamento della Venetia, con tutti i poteri che dall’indipendenza derivano.

Solo con maggiori poteri al parlamento della Venetia e in ultima analisi con l’indipendenza, il legislatore veneto potrà fare il bene del popolo veneto che lo ha eletto a rappresentarlo.

Gianluca Busato
Segretario Nasional
Partito Nazionale Veneto

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Il mio Veneto…

mercoledì, 21 maggio 2008
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Breve lettera apologetica di Paolo Bernardini

Posto che non ero mai stato paragonato a Che Guevara – per quanto dei “poveri”, ma chi sono i poveri? – e la cosa mi incuriosisce e mi diverte (venne definito “Che dei poveri” anche Jovanotti!), e posto che mi pare ardito vedere un liberale classico inserito nella categoria degli “idealisti-trotzkisti”, ma non tutti sanno bene distinguere nel pensiero politico (bisogna studiarlo…), vorrei rispondere brevemente a quanto è stato scritto contro di me, perché in ogni critica vi è una percentuale di verità, anche minima, e bisogna saperla accogliere, e sapervi rispondere. Si magna parvis, molti uomini illustri non della Venetia hanno lasciato e stanno lasciando la loro traccia nella Venetia, uomini d’arme al soldo della Serenissima, scrittori, poeti, scienziati e perfino santi: Sant’Antonio non era nato a Padova, e neanche Galileo, o Petrarca. Non è veneto Angelo Scola, Patriarca di Venezia. Per la precisione è di Malgrate. Quanti atleti non veneti, e neppure di IT, nelle maggiori squadre di basket! In ambito politico e globale, quello a cui bisogna guardare, neppure Arnold Schwarzenegger è nato in California. Esiste un concetto di cittadinanza inclusiva che è alla base del PNV. Ma è alla base degli sviluppi del mondo, prima di tutto! E che vede in tutti coloro che contribuiscono alla ricchezza e alla cultura della Venetia cittadini della Venetia, e non estranei. E badate bene, questo si applica a tutti, indipendentemente dal loro ruolo sociale, siano essi intellettuali, colletti bianchi o blu, operai, agricoltori. Può darsi che una persona come me sia davvero poco conosciuta in Veneto. Nel 2004 diedi la mia adesione morale ai Radicali italiani in quanto vicino alla loro componente liberale, Capezzone e della Vedova, di cui ho stima ora, e ne avevo allora. Non feci alcuna campagna elettorale, e sono felice dei pochi voti che ottenni. Questo per quello che riguarda la politica. Come direttore della Boston University credo di aver contribuito, nel mio piccolo, al benessere e alla ricchezza di questa Regione. L’istituzione che dirigo ha consentito e consente, con investimenti ormai di milioni di euro, a tanti giovani dell’Università di Padova di studiare a Boston; amministro un budget annuale di un milione di euro, e dirigo un centro che ha un discreto indotto turistico, oltre che culturale: questo flusso di denaro, certo modesto, si riversa a Padova. Contribuisco a far lavorare un buon numero di giovani provenienti dal Veneto, con contratti, stage, e altre forme di collaborazioni; mantengo vivo il rapporto tra un’istituzione di assoluto prestigio come l’Università di Padova e la Boston University. Sono scambi di docenti e studenti di grande importanza, nel mondo globale. Collaboro dal 2003 a “Il Corriere del Veneto”, dorso veneto de “Il Corriere della Sera”. Vi scrivo articoli culturali – credo di conoscere abbastanza bene la storia, e anche quella veneta – e, ad onore del direttore, devo dire che vi sono stati pubblicati editoriali miei affatto radicali: ove si parlava di indipendenza della Venetia. Senza mezzi termini. Tenendo presente che “Il Corriere della Sera” riceve oltre venti milioni di finanziamento da IT ogni anno, far pubblicare me, o Franco Rocchetta, significa avere una buona dose di coraggio. Il mondo è fatto di molti uomini che, nella misura in cui possono, difendono la libertà. Se vivessi ancora nella Liguria che amo (ma di un amore diverso) lavorerei a favore della sua indipendenza. In Liguria vado però solo in vacanza, in uno splendido paese dove guardo ad un arco ampio di mare e di monti, e penso e scrivo. Ma vivo tra Padova, Boston, e Como, dove sono ordinario di Storia moderna, tra i più giovani in IT. Se qualcuno è interessato (ma non lo dico solo ai miei nemici, anche agli amici) a leggere il mio profilo, tra le biografie mie in rete la più sintetica e accurata è quella di wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Bernardini_%28storico%29. Credo di aver fatto qualcosa nel mio ambito professionale, la storia moderna e il pensiero politico, in una carriera che dura da vent’anni. Il mio primo libro è del 1989. Ne ho scritti e curati altri venti dopo. Non ho bisogno per vivere di diventare consigliere regionale nel 2010. Se ne avessi bisogno, poi, come farei ad arrivare al 2010? Morirei di fame prima, insieme agli altri “poveri”. Credo che una Venetia libera sarebbe un grande beneficio anche per il resto di IT: non odio gli individui, detesto la forma di questo stato e credo che a tutti, ma proprio tutti i suoi cittadini, salvo quelli che appartengono ad una “casta” dove forse sono anch’io, ma senza essere felice di esserlo – esso renda un pessimo servizio. Ma gli individui sono coloro che in ogni caso devono essere salvati. Diversamente da Che Guevara, poi, non ho mai ucciso nessuno. Non ho nessuna simpatia per le idee del Che, ma mi auguro solo di non incontrare sulla mia strada vigliacchi del calibro di coloro che lo uccisero. Generalmente, mi piace combattere faccia a faccia. Credo che la nostra indipendenza si possa ottenere versando solo del bel prosecco quando vinceremo, ma neanche una goccia di sangue. Amo questa terra, e credo che l’indipendenza la farebbe rifiorire. Non che sia spenta o morta, è tuttora ricca e prospera, ma si sta avviando ad un declino ormai percepibile. L’indipendenza è possibile, per il bene, innanzi tutto, di tutti i cittadini della Venetia. Con dolcezza e con riguardo.

“Softly and smoothly”. Potrebbe essere il mio motto.

Paolo Bernardini
Presidente Nasional
Partito Nazionale Veneto

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Solidarietà a Paolo Bernardini

mercoledì, 21 maggio 2008
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In merito ai volgari attacchi ricevuti ieri, il Partito Nazionale Veneto fa quadrato attorno al proprio presidente esprimendogli la più totale solidarietà.
Il prof. Paolo Bernardini non necessita di sicuro di difese da parte di nessuno né d’altro canto esse risultano difficili, data la grande stima e il rispetto generale da parte di chiunque che il presidente del Partito Nazionale Veneto si è conquistato sul campo di una carriera unica né tanto meno sarebbero necessarie nei confronti dei cantori e apologeti del criminale di guerra Slobodan Milosevic.
Ignorarne la statura e la coerenza intellettuale equivale ad esempio a sminuire l’apporto che il napoletano Guglielmo Pepe ebbe nella difesa di Venezia.
Ecco che proprio l’origine genovese del nostro presidente ci aiuterà a far capire al meglio il paradosso di Egmont e l’approccio al nazionalismo inclusivo del PNV.
Immaginiamo senz’altro che alcuni di scarsa levatura intellettuale fatichino a comprenderlo, soprattutto quando la loro azione risulta funzionale ora a questo partito di Milano ora a quell’altro partito di Roma. E in generale, tutti questi partiti possono anche far finta di aprire delle succursali, delle filiali a Venezia, ma tali resteranno – con la testa e gli interessi ben saldi a Milano e a Roma – se continueranno ad affidarsi a servi sciocchi e ignoranti.

Il PNV invita tutte le forze politiche venete a rivolgere responsabilmente i loro strali contro chi ci nega la libertà e non contro i fratelli veneti che perseguono l’obiettivo dell’indipendenza veneta.

Gianluca Busato
segretario nasional del pnv

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La presa del campanile di San Marco – Munticiàre (BS) 25 maggio 2008

mercoledì, 21 maggio 2008
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Riportemo volentiera:

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L’associazione VESTA con il patrocinio del COMUNE DI MONTICHIARI

organizza per

DOMENICA 25 MAGGIO alle ore 10.00 nella sala consiliare del COMUNE DI MONTICHIARI

un convegno dal titolo

“LA PRESA DEL CAMPANILE DI S. MARCO: 9 MAGGIO 1997″

programma

- Ostensione del “TANKO”, il blindato dei serenissimi utilizzato per la presa del Campanile. Picchetto d’onore della Milizia Veneta nelle uniformi storiche e sparo a salve.

- Saluto del sindaco Gianantonoio Rosa

- Introduzione del dott. Diego Alberti Alberti (ass. Vesta) …. (e addetto stampa noterdechedelada n.d.r.)

- “Il perchè del 9 maggio 1997″. Prolusione di FLAVIO CONTIN (uno dei Serenissimi)

- “Cosa vuol dire essere Veneti oggi”. Prolusione di DAVIDE GUIOTTO (Raixe Venete)

- “1797. La devastazione dello stato di San Marco”. Prolusione dell’ avv. LORENZO FOGLIATA

- “L’insorgenza nelle valli Camonica, Trompia e Sabbia nel 1797″. Prolusione del prof. PAOLO BORSETTO.

Durante il convegno la Milizia Veneta percorrerà alcune vie della città.
Seguirà rinfresco.

ASS. CULTURALE NOTER DE CHE DEL ADA.

Associasiù Cültüral nasìda per defènder la lèngua, le tradisiù, èl teritóre Brésà e dèla Lombardia Oriental

fonte: http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?FORUM_ID=1&TOPIC_ID=4932

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I Veneti al governo non ci portino un altro Vaiont. No ai segreti di stato italiano nelle Terre di San Marco. No ałe scoase nucleari tałiane!

lunedì, 19 maggio 2008
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Download comunicato

Zaia e gli altri nani veneti a Roma non facciano come il Rumor ministro pavido servo attaccato alla poltrona anche di fronte a più di 2.000 morti veneti e blocchino subito il segreto di stato sui depositi di scorie nucleari

 

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Treviso, 19 maggio 2008

 

 

Il 1° maggio è entrato in vigore il decreto del governo Prodi che tra le ultime infamie di cui si è reso protagonista, pur in teoria solo impegnato nel semplice disbrigo degli affari correnti, ha sottratto alla sovranità veneta non solo la gestione della nostra terra, ma anche la semplice conoscenza coprendo con il segreto di stato il fatto che vi siano insediati eventuali siti per il deposito delle scorie nucleari, o nuovi impianti civili per la produzione di energia, centrali nucleari, rigassificatori, inceneritori, o termovalorizzatori.

Il Partito Nazionale Veneto esprime la propria totale condanna su tale disdicevole legge ladra della nostra sovranità.

Anche nel merito delle questioni toccate dall’ennesimo decreto anti-veneto, il PNV afferma con forza che le decisioni su tali impianti spettano solo ed unicamente al Popolo veneto e non a un governo italiano incapace e rapace dei frutti del nostro lavoro.

In tale scenario criminale, ci chiediamo cosa facciano i ministri nostri connazionali veneti, oltre a concedere interviste e a scaldare le sedie, attorniati da incipriatori e parrucchieri che gli sistemano i riccioli.

Il PNV chiede ai signori Brunetta, Sacconi e Zaia di bloccare immediatamente questo atto liberticida. Se il governo italiano non riesce ad affrontare simili questioni per incapacità di affrontarne responsabilmente le conseguenze politiche, non è giusto che taccia addirittura la comunicazione su tali scelte che devono assolutamente essere rese note alla popolazione che ne riceve danno.

Nutriamo in ogni caso poca fiducia che tali politici che pure hanno preso voti giurando di difendere le Terre di San Marco ascoltino questo grido di dolore.  Il governo italiano è da sempre nemico dei veneti. Da sempre Roma ha saputo mietere morti per ragion di stato, anche per mano di ministri veneti traditori, o anche solo con il loro colpevole silenzio, come ad esempio nella tragedia del Vajont, per restare nel settore energetico. Neanche uno straccio di sottosegretario allora si dimise, anzi possiamo ben dire che nemmeno la morte di più di 2.000 veneti portò l’allora ministro degli interni veneto Rumor a fare un atto dovuto come quello che avrebbe fatto un qualsiasi ministro scozzese a Londra, o un ministro bavarese a Bonn prima e a Berlino ora, o un ministro catalano a Madrid.

Gli attuali ministri veneti a Roma ora faranno gli gnorri?

E il LEGALAN al governo a Venezia si girerà dall’altra parte?

Ciò dimostrerà per l’ennesima volta ai veneti come l’unica soluzione è l’indipendenza, anche per poter finalmente mettere in atto una nuova politica energetica responsabile, sostenibile e non condotta sulla pelle dei veneti e a loro totale insaputa.

 

 

Gianluca Busato

Partito Nazionale Veneto

Web: www.pnveneto.org

E-mail: info@pnveneto.org

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Discorso de investitura del segretario del pnv

lunedì, 19 maggio 2008
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Riportemo el discorso de investitura del segretario del pnv, del congreso costituente del 18.05.2008

Cari soci e amisi del partito nasional veneto,

se trovemo nel sentro del Veneto par un evento storico.

Un paradoso xe che chi xe qua forse se ne rende conto soło che in parte. Infati naltri semo atori de un proceso in corso e femo fadiga a vedar i efeti deła nostra asion e dełe dificoltà dei nostri aversari połitici, inpegnai come che semo nel dibatito interno e intorno ałe pì alte concesion politiche che ancuò xe prexenti inte ła Venetia.

Eco che invese, nel giro de pochi mexi, intorno a naltri se gà moso un teremoto połitico epocal.

Xe ormai na settimana che sui giornałi veneti se parla deła costitusion de un novo partito autonomista veneto, sul modeło dela SVP in Sud Tiroło. El dibatito xe portà vanti praticamente da tuti i esponenti politici del pdl e del pd del Veneto e anca del Friuli-Venezia Giulia.

Luni sarà in libreria el libro del governator del Veneto che se prexenta come el deus ex machina del nord-est (el continua a ciamarlo cusì, anca se no se capise a nord-est de cosa, forse el vol candidarse a sindaco de Tarvisio?).

Dal dibatito xe asente ła lega, parché co tuta evidensa a liveło regional se sta pareciando un confronto duro suła leadership tra sto novo partito autonomista e la lega stesa. Un confronto che vedarà forse na coalision unica prexentarse a Venesia par łe prosime elesion regionali del 2010. Na coalision ndoe che i esponenti che se prexentarà al voto gavarà xa ciapà łe so decixion prima par quel che riguarda posti de poter e careghe. Spetemose anca na nova lege eletoral, che ricalchi queła dełe politiche e no stemo meravejiarse se sarà cusì.

Cioè in picoło, el modeło che vegnarà parecià par el 2010 xe queło de roma, co ła lega al posto de Berlusconi e Galan al posto de Veltroni.

El LEGALAN, insoma.

Ma semo proprio sicuri che ne convegna sto xogo a naltri veneti?

[Lexi tuto el discorso kive]

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Costituito il Partito Nasional Veneto

domenica, 18 maggio 2008
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Comunicato stampa

Costituito il Partito Nasional Veneto.
Gianluca Busato segretario, Paolo Bernardini presidente.
No al LEGALAN. Pnv riferimento nazionale per una nuova politica veneta.

Inizia una nuova fase politica in Veneto, ora è il tempo dell’indipendenza
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Castelfranco Veneto, 18 maggio 2008

Oggi a Castelfranco Veneto presso la sala Bella Venezia si è tenuto il congresso costituente del Partito Nasional Veneto.
Il Congresso si è aperto con l’ascolto e il canto dell’inno nazionale veneto.
In seguito, dopo il tributo ai Patrioti Serenissimi che il 9 maggio di 11 anni fa hanno segnato il risveglio delle coscienze venete, è seguita la sottoscrizione dello statuto da parte dei soci fondatori.
Sono quindi seguiti gli interventi degli ospiti intervenuti, tra i quali il Fronte Friulano – Front Furlan, il Movimento Veneti e Stato Veneto e riferiti i saluti ricevuti dal MAV (Movimento Autonomista Valsesiano) e dal PAB (Provincia Autonoma Belluno – Partito Autonomista Bellunese).
È seguito quindi l’annuncio fatto da Geremia Agnoletti, presidente del CS8 (Comitato di Sostegno agli 8 Serenissimi) dell’esposizione per domenica 25 maggio del tanko dei Serenissimi, di fronte al Municipio di Montichiari (BS). L’evento sarà particolarmente significativo, poiché per la prima volta lo storico simbolo di risveglio delle coscienze venete oltrepassa il limite geografico della Regione Veneto, a significare anche simbolicamente la riunificazione delle Terre di San Marco già parte della Serenissima Repubblica di Venezia.
Si è quindi insediato il Majior Consejio del PNV (l’assemblea dei soci), presieduto da Stefano Venturato.
Tra gli interventi si sono registrati quelli del candidato a presidente nasional Paolo Bernardini e dei candidati a segretario nasional Gianluca Busato e Emanuele Marian.
Il congresso si è concluso con l’elezione per acclamazione a presidente nasional di Paolo Bernardini e con l’elezione a segretario nasional di Gianluca Busato.
È stato anche eletto il Minor Consejio (consiglio nazionale del pnv), costituto, oltre a Busato stesso da Ivano Durante (Tesoriere), Geremia Agnoletti e Emanuele Marian dalla provincia di Treviso, da Claudio Ghiotto dalla provincia di Vicenza, da Stefano Venturato, Michele Milanetto e Stefano Zanellato dalla provincia di Padova e da Vittorio Selmo, Giorgio Tegazzin e Sergio Simonato dalla provincia di Verona.

In merito al dibattito in corso sulla costituzione di un partito veneto sul modello della Svp, Busato ha dichiarato:
“In picoło, el modeło che vegnarà parecià par el 2010 xe queło de roma, co ła lega al posto de Berlusconi e Galan al posto de Veltroni. Al posto del Veltrusconi, i vol far el LEGALAN, insoma.”
E ancora: “semo drio ndar rento a na nova faxe politica. Łe parołe destra e sinistra (o mejio, drita e sanca) no łe incanta pì nesuni. E anca łe parołe autonomia, federalismo, statuto special sta pa rivar al capolinea deła credibilità. Łe xe infati obietivi iragiungibiłi inte’l sistema politico tałian. Come che savemo, ancuò soło che l’independensa xe l’unica strada posibiłe par no cascar inte’l buron del dixastro tałian ałe porte.”
“El percorso par rivar al’independensa xe queło politico e baxà sul consenso popołar, grasie a na coalision veneta che gà da domandar ałe prossime elesion regionali del 2010 un mandato par indir un referendum par l’independensa. Na via democratica e no viołenta, baxada sul riconosimento internasional, cusì come che gà fato o xe drio far Cekia, Slovakia, Slovenia, Estonia, Letonia, Lituania, Tiroło, Montenegro, Kosovo, Quebec, Transilvania, Santa Cruz, Groenlandia, Catałogna, Paexi Baschi, Scosia, Fiandre:  nase un stato novo ogni mexe, ogni setimana, anca parché i xe pì eficienti nel mondo globałixà e del libaro comercio”
“Ancuò ne serve costituir el partito nasional veneto. Ne serve un partito par otegner l’independensa, el ne serve come riferimento nasional par ła politica veneta che gà un vodo enorme da inpenir.”

Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

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interventi programatici dei candidati a segretario nasional del pnv

sabato, 17 maggio 2008
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Tacai trovè i interventi programatici antisipai dai candidati a segretario nasional Gianluca Busato e Emanuele Marian.

A doman!

Intervento de Gianluca Busato

Intervento de Emanuele Marian

Gianluca Busato e Emanuele Marian

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