Venetians do it better, l’indipendenza è una meraviglia

Il PNV apre la nuova stagione politica veneta.

Il PNV si appresta a celebrare il proprio congresso costituente proprio nel momento in cui il governo italico entra nella luna di miele. È però opinione di molti che l’innamoramento degli elettori sarà in realtà breve. Oramai i tempi crudeli della comunicazione moderna sono tali da bruciare qualsiasi patrimonio di fiducia post-elettorale, come bene ha imparato Sarkozy.
Non crediamo che B&B possano essere da meno, anche se rispetto al premier francese hanno l’indubbio vantaggio di controllare la quasi totalità del sistema televisivo e – grazie al clima di solidarietà nazionale del veltrusconismo pre-tita(lia)nic – godono indubbiamente di un atteggiamento estremamente favorevole anche della parte storicamente in mano agli pseudo-avversari della sinistra italiana. Di fatto la situazione italiana di controllo totale dell’informazione è degna del più autoritario Paese dell’America Latina. Anzi, è ancora più grave, perché nel teatro politico italiano sono anche riusciti ad inventarsi anche le stampelle dell’opposizione di sinistra e del finto autonomismo-federalismo di facciata.
Per quanto riguarda noi veneti, in realtà, la situazione risulta ancora più squallidamente ambigua e antidemocratica.
Si è infatti oramai ben insediato un potere di controllo locale che risulta assolutamente funzionale all’unità nazionale. Questo controllo è rappresentato, almeno in parte, dall’appoggio incondizionato di cui gli accomodanti governanti locali possono godere da parte dei vari gazzettini, tribune, mattini, arene, giornali e fogliacci “informativi” (?) locali. Gli unici che vengono ogni tanto colpiti sono i politici un po’ meno controllati e controllabili, i Gentilini, i Tosi, i Bitonci, che però prontamente ritornano all’ordine quando parte il richiamo da parte degli organi di disinformazione.
Risulta quantomeno sospetto, ad esempio, che poca traccia abbiano avuto sui media veneti le contestazioni al ministro La Russa in occasione dell’adunata degli alpini. Risulta inoltre di rilievo che siano apparse scritte inneggianti a Vienna e contro Roma sui cippi dedicati agli italianofili Fabio Filzi e Cesare Battisti lungo il sentiero dei Galli sulle pendici del Pasubio. Immaginiamo (e sotto sotto forse molti auspicano) che nei prossimi tempi godranno un trattamento simile i vari busti dedicati a Garibaldi e lapidi varie di savoiarda memoria che imbruttiscono le nostre città venete, spesso addirittura coprendo invece i fasti della Serenissima Repubblica di Venezia. Di più, il tricolore è ben difeso da leggi liberticide e contrarie alla libertà di espressione che mirano ad ostacolarne una contestazione palese, in un’epoca in cui appare in realtà a molti sempre più come un simbolo di oppressione politica della Nazione Veneta, in particolar modo quando ne viene fatto un uso smodato e di cattivo gusto.
I richiami all’inviolabilità dell’immagine sacrale dei moloch isituzionali schifan-napoletani rasentano ormai il ridicolo delle barzellette sui carabinieri, o sul Duce-pagliaccio, nella fase che ha preceduto la sua fine ingloriosa in piazzale Loreto, nel più classico italian-style. Non auguriamo di certo a lorsignori di fare tale fine, per carità, o almeno non diciamolo apertamente ;- ).
In tale goffo tripudio nazionalistico, non si capisce però perché un Comune Veneto, ad esempio, per commemorare in manifestazioni ufficiali la propria storia e la propria cultura non possa – per legge – esporre unicamente la Bandiera Veneta, il glorioso Gonfalone del Leone di San Marco, o almeno esporla in modo più evidente a quella di un simbolo che qui oramai non è più visto con un occhio favorevole da parte di molti.
Certo, poi sono in tanti a festeggiare le vittorie della squadra di calcio multinazionale italica. Ma questo avviene perché purtroppo esiste una federazione sportiva che disprezza i Popoli e che non ci permette di mettere in campo nelle manifestazioni ufficiali la Nazionale Veneta di calcio, anche perché saprebbe riempire di goal anche la porta tricolorita, visto che gran parte degli atleti di valore sfruttati dal colore azzurro sono in realtà di nazionalità veneta.
Il PNV sceglie di partire ora anche per godere di un vantaggio operativo che ci permetta una strutturazione in tempi rapidi, necessaria per affrontare la nuova stagione politica che sta per aprirsi, la stagione indipendentista, perché indipendenza significa meraviglia.
Essa è testimoniata dall’inedita comparsa ministeriale veneta per l’ultimo atto della commedia IT da un lato e dalla politica neo-autonomista dei vari Galan e Cacciari dall’altro. Reputiamo sciocco e fuori tempo massimo da parte di questi ultimi lo scimmiottare esperienze politiche già sconfitte, come ben sanno i partiti autonomisti veneti. D’altro canto, l’attuale classe dirigente (?) veneta non ha mai dato prova di particolare indipendenza di pensiero, anzi si è sempre ben distinta nell’asservimento ora a Roma, ora a Bologna, ora a Milano.
Ecco perché dobbiamo darci da fare per buttarla nelle scoase quanto prima e sostituirla con la nuova classe dirigente che emergerà dalla coalizione veneta indipendentista, catalizzata dal PNV, che saprà vincere le prossime elezioni regionali.

Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

written by

The author didn‘t add any Information to his profile yet.
Related Posts

Comments are closed.

Leave a Reply

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!