Federalismo fiscale e autonomia veneta sono utopie impossibili da realizzare. L’indipendenza è l’unica strada ragionevole e concreta

Si sentono sempre più richiami e proclami a 360° per l’ottenimento del federalismo fiscale, oppure dell’autonomia veneta. Ovviamente i politici li fanno perché sono consapevoli che il Popolo veneto è oramai largamente insofferente per un’evidente situazione di ingiustizia sociale e economica nei confronti di un territorio che è sempre più in difficoltà anche economica. Ecco quindi che se vogliono prendere voti ed essere eletti qui, sono obbligati a portare questi messaggi.
Nelle recenti elezioni politiche nessuno si è sottratto a questo compito. Chiaramente la lega nord ha fatto la voce più grossa, in quanto la battaglia è storicamente un suo fondamento strategico.
Ma cosa comporterebbe per i conti pubblici dello stato italiano un provvedimento del genere, a conti fatti?
Nessuno finora si è sbilanciato in tale esercizio di contabilità, o meglio, chi l’ha fatto si guarda bene dal renderne pubblici i risultati. Andiamo allora a vedere cosa succederebbe con dati fermi ad esempio al 2007, con i conti pubblici più virtuosi degli ultimi anni, senza entrare nel merito delle stime che ovviamente sono anche peggiorative per il 2008-2009, come è emerso dalle recenti previsioni dei maggiori istituti di statistica italiani e internazionali.
In Italia, il debito pubblico in rapporto al pil nel 2007, decimale più decimale meno, era attestato circa sul 105%. Lo stato ogni anno, per poter pagare gli interessi sul debito spende di più delle proprie entrate fiscali, creando un aumento continuo del deficit e indebitandosi sempre di più. Ciò ovviamente non è sostenibile neanche a breve termine e, data la grande instabilità finanziaria internazionale, espone il bel(?)paese al rischio di una imminente bancarotta (multi)nazionale.
A ciò si accompagna il fatto che dall’introduzione dell’euro, lo stato non dispone più della leva monetaria che un tempo era costituita dalla lira e dalla possibilità di svalutarla, con ciò abbassando il valore del debito stesso che era in lire. Dal 2001 fino a un paio di anni fa l’Italia si salvava poiché, grazie ai bassi tassi di interesse, pagava meno debiti. Come noto, con l’euro forte e il grande incremento dei tassi negli ultimi due anni, il sistema-italia si è fortemente esposto a una crisi sul modello che portò alla bancarotta argentina di qualche anno fa.
Bene (anzi, male per l’Italia), ora proviamo però ad immaginare cosa succederebbe se togliessimo d’un tratto allo stato la disponibilità di parte delle entrate fiscali del Veneto, se venisse attuato REALMENTE il federalismo fiscale, oppure venisse concessa di grazia l’autonomia fiscale alla regione Veneto. Abbiamo ipotizzato tre scenari, sulla base della capacità di negoziazione dei politici veneti, in primis della lega nord, ma non solo.
Scenario 1. Lo stato concede al Veneto di trattenere localmente il 40% delle entrate fiscali.
Scenario 2. Lo stato concede di trattenere localmente il 70% delle entrate fiscali.
Scenario 3. Lo stato concede al Veneto di trattenere il 90% delle entrate fiscali.
Tenendo quindi conto dell’apporto in termini di pil del Veneto e della redistribuzione dell’economia pubblica attualmente considerata all’interno del pil della regione Lazio, possiamo ipotizzare un apporto del pil Veneto all’incirca pari al 10,7% del pil italiano.
Nel primo caso si può stimare che il debito pubblico italiano sul pil italiano meno il pil veneto volerebbe al 110%, nel secondo caso al 114% e nel terzo al 117%. Si può inoltre stimare che il deficit italiano si alzerebbe fino a un 6-8%, a seconda degli scenari. Ciò si traduce appunto con l’immediata bancarotta dello stato, anche solo all’annuncio, ben prima che la riforma sia concretamente attuata. Ciò vorrebbe dire che lo stato non riuscirebbe a sostenere un deficit così alto nemmeno se non pagasse più i BOT. E questo spiega perché oggi i rating dei BOT italiani sono al livello del Botswana.
È quindi del tutto evidente che lo stato italiano non può fisicamente concedere né il federalismo fiscale né l’autonomia al Veneto. Se poi consideriamo che oltre al Veneto, lo stesso trattamento, o un trattamento simile dovrebbe essere concesso alla Lombardia, per esempio, si capisce bene che chi oggi ci promette questi obiettivi, o è ignorante di economia, o è in estrema malafede. Ecco perché fra qualche mese ci troveremo ad ascoltare delle panzane ancora più grandi, quando questi signori ci verranno a dire che Roma NON VUOLE darci il federalismo fiscale.
La realtà è invece che Roma NON PUÒ darci né l’autonomia né il federalismo, altrimenti si impiccherebbe da sola insaponandosi anche la corda.
Ecco perché il Partito Nazionale Veneto afferma che l’unica linea politica ragionevole, realista e moderata per noi veneti è quella di perseguire l’indipendenza, così come stanno facendo in modo democratico e concreto molti paesi europei, dalla Scozia, ai Paesi Baschi, alla Catalogna e – ironia della storia – alle Fiandre, nel bel mezzo dell’Europa, nel cuore della sua capitale, Bruxelles.
Ecco perché il PNV oggi ha bisogno dell’aiuto di tutti i veneti di buona volontà perché queste cose si sappiano e per aiutarci a costruire una nuova rete politica veneta che fronteggi il disastro annunciato di uno stato sull’orlo del fallimento, permettendo almeno a noi veneti di non essere trascinati nel burrone italiano.
L’ottenimento dell’indipendenza ci permetterebbe inoltre di poter aiutare concretamente i vari popoli italiani in difficoltà: è nell’interesse strategico veneto prestare soldi a condizioni convenienti ai popoli vicini, per evitare di essere invasi da nuovi eserciti di poveri e disperati. Inoltre questi aiuti saranno vincolati a progetti concreti e monitorati e non finiranno nel fiume di soldi attualmente distribuiti per le ben note logiche assistenzialistiche e del voto di scambio.

Conviene quindi a tutti i popoli attualmente parte dello stato italiano l’ottenimento della propria indipendenza e lo scioglimento di una macchina burocratica ormai impazzita e irriformabile.

Il compito non è facile, ma il senso civico di noi veneti è proverbiale e ci ha permesso di superare molte difficoltà nella nostra storia. Oggi è giunta l’ora di affrontare in modo responsabile anche questo frangente particolarmente difficile. Chiediamo di diffondere questi dati e di raccogliere il nostro appello all’adesione all’unica forza politica che oggi dà la soluzione concreta ai nostri gravi problemi.

Gianluca Busato
Segretario nasional
Partito Nazionale Veneto

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