Il viaggio della libertà

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Racconto breve di una civile causa di liberazione

Domenica 1 e lunedì 2 giugno, con un bus da 20 posti e un’auto al seguito, abbiamo attraversato tre stati in cui non si paga il pedaggio autostradale, un autobus può percorrere tutte le autostrade per 24 ore con soli 10 euro, i telelaser sono fissi, funzionanti e in bella mostra; paesi dove il passaggio dei grossi TIR viene contingentato “prima” di provocare intasamenti come a Mestre, lo scontrino fiscale è una cosa sconosciuta, non esiste un mostro di nome IRAP; nazioni dove, per poter pernottare in albergo, non sono richiesti i documenti e non ci sono comunicazioni da fare alle questure, dove la presenza delle forze dell’ordine è tanto discreta da sembrare assenza – ma tanto efficace quanto puntuale all’occorrenza -, dove non esiste uno “stato di polizia” come in Italia, ma tutto funziona meglio, e non esiste quel senso di oppressione che qui il cittadino percepisce costantemente.
Un altro mondo? No! Un mondo che comincia a 54 Km da Milano, un mondo dove tutto sembra funzionare meglio, e ci si domanda il perché!
Ed è a questo mondo che LIFE Treviso si rivolge ora, dopo che la giustizia di questo paese si è dichiarata impossibilitata, con sentenza del Tribunale di Venezia datata 20 febbraio 2008 (1), ad esprimersi circa le questioni sollevate contro lo stato italiano.
Il 2 giugno 2008 potrebbe entrare nella storia non per le filippiche del presidente italiano contro i fanghi nordestini finiti nelle discariche napoletane, ma per il deposito alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, da parte di 25 Veneti coordinati da LIFE Treviso, della causa contro lo stato italiano, accusato di occupare indebitamente un territorio che appartiene, per diritto naturale, al Popolo Veneto, di negare sistematicamente allo stesso Popolo tutti i diritti che le leggi internazionali gli riconoscono, e che l’Italia si è impegnata a promuovere e garantire sottoscrivendo i trattati internazionali.
A Strasburgo si sta riaprendo, per il Popolo Veneto, la speranza di ritornare a vivere in una terra nuovamente libera, secondo le sue proprie tradizioni, i vincoli della sua storia e le ricchezze della sua antica cultura. Saremo nuovamente LIBERI, come per millenni i Veneti sono stati, fino a duecento anni fa; liberi dopo i due secoli più infausti, prodighi di miserie e umiliazioni che questa terra abbia mai visto, tempi in cui i Veneti, sotto occupazione ma mai vinti, sfruttati e oppressi, plagiati e truffati, hanno tenuto in vita questo misero paese.
Veniamo dal più triste periodo della millenaria storia veneta, durante il quale i Veneti hanno subito una diaspora paragonabile a quella degli ebrei; 4,5 milioni di nostri fratelli hanno cercato la speranza di un futuro migliore, lontano dalla terra madre occupata, costretti a questo esodo da governanti che hanno ridotto un insieme di piccoli, floridi e ricchi stati, quali erano prima dell’unificazione, ad un unico paese che è il detentore, ora, del terzo debito pubblico più alto al mondo. I Veneti hanno conosciuto nella ultima recente storia deportazioni, infoibazioni, 27 spartizioni del loro territorio, una vasta emigrazione indotta, e la cancellazione dell’identità storica, culturale e politica, a causa di una ignobile pulizia etnica di stato. Staremo a vedere quali saranno i primi passi delle Istituzioni Europee in questa contesa; avremo così la possibilità di constatare il loro grado di democrazia e di imparzialità, e di verificare se la non violenza e la forza della ragione dei Veneti avranno la meglio sullo sfruttamento, la prevaricazione e il falso perbenismo degli italiani.

Daniele Quaglia
Presidente LIFE Treviso

(1) Il 20.02.08 si è tenuta, presso il Tribunale Civile di Venezia, la prima udienza effettiva della causa intentata dal LIFE Treviso contro lo Stato Italiano. Il Giudice ha formalmente dichiarato che la magistratura italiana non ha il potere di decidere sulle domande proposte da LIFE TREVISO, e di prendere i conseguenti provvedimenti. Questa confessione di impotenza consente finalmente a LIFE TREVISO di rivolgersi agli organi di giustizia internazionali e all’ONU per reclamare il rispetto dei trattati sottoscritti dallo Stato Italiano. (vedi www.life.it)

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