Archivio di giugno 2008

EUSKADI / PARLAMENTO BASCO APPROVA PROPOSTA SU AUTODETERMINAZIONE

venerdì, 27 giugno 2008
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Madrid, 27 giu. (Apcom) – Il parlamento regionale dei Paesi Baschi ha approvato oggi la legge per la convocazione di un referendum consultivo per l’autodeterminazione. Il testo sulla consultazione, proposta dal presidente del governo basco Juan José Ibarretxe (Partido nacionalista vasco, Pnv) è passato di stretta misura (34 a 33) [...].

Il testo prevede la celebrazione di un referendum consultivo a ottobre, sulla “fine nel dialogo” del terrorismo e su un dialogo fra tutti i partiti “senza esclusioni” sul diritto all’autodeterminazione, che porterebbe attraverso diversi passaggi a un referendum vero e proprio (con valore giuridico) nel 2010.[...]

http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/06_giugno/27/spagna_parlamento_basco_approva_proposta_su_autodeterminazione,15259142.html

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No alle scoase tałiane che Bossi vuol portarci in Veneto!

venerdì, 27 giugno 2008
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Download comunicato

Gli esponenti della Lega nord ora tradiscono impunemente il territorio che li ha eletti?
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Treviso, 27 giugno 2008

In merito alle parole del ministro italiano Umberto Bossi riportate dagli organi di informazione sulla vicenda delle scoase di Napoli e in particolare sulla proposta di inviare in Veneto una quota di ciò che gli italiani non hanno saputo smaltire, il Partito Nazionale Veneto esprime la propria più ferma condanna e opposizione.

NO ALE SCOASE TAŁIANE IN VENETO!

Eventualmente se il ministro Bossi lo ritiene e se i suoi vicini glielo permetteranno, potrà portarsi la quota che vorrebbe spedire in Veneto direttamente nel giardino di casa sua.
Ci auguriamo che i ministri veneti al governo italiano si oppongano senza condizioni a questa ventilata e malaugurata ipotesi. Ci auguriamo altresì che i deputati veneti si oppongano con decisione e nel caso abbandonino il parlamento italiano, per protesta contro un governo fallimentare che ci tratta da colonia produttiva dove smaltire le proprie schifezze, in barba alla montagna di soldi sprecata in teoria per gestire il processo di smaltimento.
Il Partito Nazionale Veneto in ogni caso diffida il governatore Galan dal subire questa imposizione e anticipa fin d’ora una dura reazione del Popolo Veneto ad un simile provvedimento.

Gianluca Busato
Segretario nasional PNV
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

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Il caldo africano dei debiti di IT soffoca ormai anche noi veneti

mercoledì, 25 giugno 2008
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Nuovi emigranti veneti crescono, mentre la politica italiana si trastulla con le polemiche inutili e noiose.

C’è chi va e c’è chi viene. Dal Veneto e in Veneto.
Il cambio di flussi “turistici” però non promette nulla di buono. Le giovani menti vanno a cercare fortuna all’estero. La manodopera a basso costo e ad alto tasso di criminalità viene a fare la guerra ai nostri poveri, sempre di più e sempre più disperati.
Il bollettino ormai quotidiano di inabissamento del titanic italia vede la scialuppa di salvataggio veneta ahinoi ancora attaccata alla bagnarola all’amatriciana.
Com’era ovvio aspettarsi, la politica si rifugia nel proprio teatrino virtuale, destra contro sinistra, lega contro berlusconi, berlusconi contro i giudici, tutti uniti nella difesa dei propri privilegi di casta, simboleggiati e pagati dall’unità (multi)nazionale, mentre fuori dal palazzo si consuma la crisi irreversibile di chi non paga più perché i soldi non li ha.
La fotografia non è certo di qualche estremista politico, ma viene dalle istituzioni politiche e finanziarie internazionali. Oggi la Commissione Europea ripropone per l’ennesima volta il giudizio negativo sui conti pubblici italiani, proprio nello stesso giorno in cui la Banca Centrale Europea ha lanciato l’allarme inflazione.
Nel silenzio dei media, che preferiscono la telenovela Donadoni-Lippi, saltano banche e finanziarie come se piovesse: e che banche! In un mese, per restare qui da noi, hanno smesso di erogare finanziamenti UBS, Deutsch Bank, Macquarie Bank. In un comunicato esemplare, quest’ultima ha annunciato che “chiuderà i rubinetti” dopo le ultime stime di Bankitalia, che parlano di “una aumentata difficoltà degli italiani a pagare il mutuo”.
Già, il 30 giugno scadranno molte rate di mutuo, qualcuna di grossa anche semestrale: ecco il vero fenomeno del caldo che avanza.
Sottovoce molti dicono di fare il pieno di gasolio prima del 30, quando scatterà il nuovo blocco degli autotrasporti, ma tanti altri dovranno scegliere se pagare la rata in scadenza, o fare il pieno per prevenire una settimana che si preannuncia molto calda. E questi sono i fortunati.
Per molti altri la scelta non si pone, all’ultima settimana di giugno non c’è più spazio né per il pieno né per la rata. E non pensiamo nemmeno alla caparra per le ferie, quello è lusso per pochissimi.
Nel silenzio dei media si susseguono le email dei fornitori che mettono le mani avanti e già dichiarano, memori dell’esperienza di qualche mese fa, che non effettueranno consegne nella settimana del 30 giugno.
Fa proprio caldo, un caldo africano di una miseria che ci sta portando nel deserto autoritario della politica italiana, testimoniato dalla prossima incredibile presenza dell’esercito nelle strade.
Temiamo fortemente per l’acuirsi delle difficoltà di tutte le famiglie venete. Dobbiamo reagire a questa voglia tremenda di chiuderci nella disperata autodifesa del nostro particolare e chi ancora ha fiato deve essere consapevole che senza l’indipendenza tutto è perduto. E l’indipendenza per essere raggiunta ha bisogno della crescita del PNV, che è lo strumento politico per ottenerla.
Aderisci oggi al Partito Nazionale Veneto per aiutarci e aiutarti finalmente a decidere da soli il nostro futuro e liberarci dalla tutela coloniale di chi non sa nemmeno smaltire i propri rifiuti, fisici e politici.
Dona oggi stesso una piccola somma: con soli 5 euro possiamo fare 100 fotocopie di questo scritto e farlo leggere a 100 persone che non hanno un computer. Una tua piccola azione può aiutarci a riscrivere un futuro di dignità che ci spetta, dopo tanti sacrifici traditi e i suoi frutti depredati da uno stato che ci è stato ostile fin dal primo giorno in cui ci ha annessi con destrezza e con l’inganno in quel non così lontano autunno 1866: uno stato-truffa fin da piccolo, insomma!

Treviso, 25 giugno 2008

Gianluca Busato
segretario nasional PNV

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Dialogo Veneto – esce il numero 4 (23 giugno 2008)

lunedì, 23 giugno 2008
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Pubblicato il nuovo numero di “Dialogo Veneto”, la collezione degli articoli pubblicati sul sito www.pnveneto.org, che sta avendo un grande successo di lettori e popolarità

Si tratta del numero 4, il secondo dopo la nascita ufficiale del Partito Nazionale Veneto.

Scaricatelo, stampatelo e fatelo avere a chi non ha un computer, per aumentare la conoscenza della nostra azione politica.

Di più: invitiamo chi ha a cuore la Causa Veneta a contribuire alla comunicazione dell’enorme opportunità politica che oggi si è aperta, inviandoci articoli di qualità da pubblicare sul sito internet e ora anche su “Dialogo Veneto”.

Scarica il Numero 4 (23 giugno 2008):

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Maturità, i nodi vengono al pettine

lunedì, 23 giugno 2008
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IT ricorda il dio morente di un filosofo tedesco dell’Ottocento, poco noto (giustamente, ché non valeva molto), tale Philipp Mainländer. Allievo spirituale di Schopenhauer, sosteneva costui, repleto di pessimismo cosmico, che l’universo tutto era retto da un dio in agonia, ma che non si decideva a morire. Ebbene, il mondo, con tutto il suo male, non era che il riflesso, e la proiezione di questo dio male in arnese, ed una buona soluzione per giocare d’anticipo, rispetto al male che nolente o volente tale dio ci imponeva, era di suicidarsi. Anche perché tale dio era incapace di suicidarsi lui stesso, doveva continuare a patire (e far patire noi). Ora, IT è esattamente come quel dio. Negli spasmi dell’agonia riesce perfino a storpiare e deturpare le sue stesse icone, ad esempio Eugenio Montale, fiero alfiere dell’italianità, anche se poeta immenso, di certo. Così, che dolore per un genovese come me, che in gioventù ha perfino diretto una rivista letteraria che si chiamava “L’Erbaspada” in onore di Riviere, e del vate ligustico (“bastano pochi stocchi d’erbaspada penduli da un ciglione”), vedere che perfino al nostro Nobel più nobile, a modo suo, viene riservato il tritacarne dell’ignoranza di Stato dei servi di IT; che non viene neppur risparmiato all’inglese (ma non diceva la Moratti: “inglese, informatica, impresa!”) del test per gli istituti tecnici, e neppure al greco di quello per i classici (saltano dei pezzi della versione). Ora, la “Maturità” era uno dei grandi riti di passaggio da bimbi di IT a servi di IT, un rito di passaggio unico perché al contrario del servizio militare riguardava anche le donne. Insomma, dopo i sudati studi superiori – dove ci veniva imposto di studiare nobili lingue morte, ma non quelle locali, tipo genovese e veneziano, perché queste le aveva uccise IT ed erano per ciò stesso ignobili – la “Maturità” ci rendeva maturi appunto per il mondo falso e bugiardo di IT, crescevano sui classici per scontrarci subito dopo con i sessantottini dell’università e del mondo, con le caste chiuse dei possidenti, con l’università già allora prossima allo sfascio in cui vivacchia ora (simile anch’essa al dio del filosofo di cui sopra). Niente di più lontano da Erodoto e Properzio. Ma la cosa più incredibile, e allo stesso tempo più credibile, è che ormai la macchina IT è talmente logora che riesce appunto a storpiare perfino le sue icone, qualche funzionario sottopagato e forse senza computer si è preso la briga di alterare il destinatario della poesia di Montale: tanto, avrà pensato, “chi se ne frega”, cornuti e mazziati dall’inizio, cosa importa se i figli di IT maturano nel falso. Anzi, così almeno al falso si abituano, grande illuminazione, già da maturandi: grande intuizione, degna di un discepolo di Karl Kraus. E’ tutto falso, IT è tutta una montagna di menzogne, che ormai non si nascondono neanche più ipocritamente sotto un velo di “correttezza” formale: un Montale vero, un testo greco corretto. Direbbe un altro poeta ligure, Edoardo Sanguineti: questa è “pena, pena piena, anzi, pietà”. Fino a quando ancora gli itagliati sopporteranno? Certamente, fino a quando non soffriranno la fame, forse. La fame di sapere e verità la soffrono in pochi per ora, ma non pochissimi. Quanti maturandi si sono sentiti umiliati per queste orribili gaffe? Probabilmente tanti. Questo ridicolo, vergognoso e dispendioso rito di IT dovrebbe essere cancellato. Ma per farlo occorre cancellare IT, così di riti vergognosi e ridicoli se ne cancellerebbero parecchi. E le persone riacquisterebbe se non altro un pochino di dignità. E soprattutto poi tanta ricchezza, anche intellettuale. Le meste vestali di IT, tetre e squallide, brutte e stranite, compiono ormai i loro riti in modo estremamente maldestro. Nessuno le brucia vive però. Al massimo, i Ministri Gelmini e Brunetta minacceranno di licenziarle in tronco. Ma poi non succederà. In fondo, chi se ne frega di Montale. Forse frega a me e noi, forse vale la pena di andare a Treviso e vedere iscritta su una lapide, sul fiume che attraverso la città, la poesia che egli dedicò in qualche modo a quella città e a tutto il Veneto che amava, da Asolo a Venezia.

Paolo Bernardini

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COMANDI!

lunedì, 23 giugno 2008
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Favola di  Nerio de Carlo

Una nota giornalista era stata invitata a tenere una conferenza presso il Centro Culturale. Oggetto dell’incontro era la causa  che determinò il crollo dell’Impero di Roma, senza peraltro spiegare se si trattasse della città dei Cesari oppure dei Vespasiani.
L’unica cosa da aggiungere a quanto già noto sembrava una frase tratta dal libro di Ben Pastor “Il portatore d’acqua”. L’opera conteneva infatti una spiegazione insolita:”Ci sono tanti occhi azzurri in giro”. Ecco, questa frase sembrava un chiarimento originale e fondato per la fine dell’Impero. Così fu infatti.

Dopo la relazione e le usuali congratulazioni ci si dimenticò di parlare del compenso e la giornalista poteva ritornare da dove era venuta oppure, già che si trovava, fare una breve visita al proprio paese natio nella stessa provincia. Prevalse la nostalgia e fu scelta la seconda possibilità.

C’era qualcosa d’insolito nei negozi. Sembrava che si parlasse un’altra lingua. Le vetrine, specchio impietoso sia per chi sta all’interno sia per quanti sostano all’esterno, rivelavano commesse dal tallone levriero e in parte non esenti da cellulite. Molte portavano una specie di sopravveste di lana ampia e magnifica, indicata per nascondere le abbondanze. I maschi indossavano invece la clamide, cioè un mantello affibbiato al collo o sull’omero destro. I pochi apprendisti vestivano l’alicula, una tunica corta avviluppante le spalle. Tutti indumenti che rievocavano l’antichità romana che, nemmeno a fare a posta, era stata l’oggetto della conferenza. Stonavano in generale le moderne calzature al posto delle più adeguate “caligae”: come jeans sotto un abito da sposa, ecco.

Da sempre veniva inculcata nella gente della città l’idea di un’ascendenza capitolina tanto improbabile quanto ridicola. Tutte le motivazioni storiche sconsigliavano l’emulazione (che non è la semplice imitazione del mulo), ma l’insistenza gradita al potere trovò un sicuro pretesto che dimostrava un’ignara ingenuità dei percorsi della storia: la pubblicità

La giornalista entrò nel negozio che esibiva ancora la vecchia insegna “Generi Coloniali”. La bottega si trovava vicino al recinto  degli edredoni, o “anatre dal piumino”, appartenenti al più noto genere delle “Oche del Campidoglio”.

“Comandi !”, disse la proprietaria paludata con una toga matronale.
“Non comando proprio nulla. Ci mancherebbe altro, specialmente in un contesto che richiama alla mente come perfino l’Onnipotente abbia creato la vittoria quale schiava di Roma.- Desidererei, piuttosto, un piccolo astuccio per riporre un minuscolo cacciavite necessario a stringere la montatura dei miei occhiali”.
“Mi faccia penzare ‘nu poco. Onde stà? Ecco, signò, questo è un agariolo”, rispose la negoziante con una improbabile pronuncia romanesca che sarebbe certamente dispiaciuta  al poeta Trilussa, ma che alludeva a una scarsa propensione per il lavoro.
Già, l’agariòl, involucro ligneo per aghi: parola rimasta indietro nel tempo che ci raggiunge.

L’atmosfera non era solo commerciale, ma di costume. Fuori una nonnina apostrofava il nipotino per come indossava la maglietta:”Un vedi questo! Ha messo su il davanti per il didietro!”-

La giornalista si chiedeva come mai si fosse giunti a tanto. In altre regioni una tale conformazione mentale con tanto di rinuncia allo spirito di appartenenza, di cui il linguaggio è testimone, non si registra affatto. E pensava:”Non si accorgono che non saranno mai quello che anelano a diventare. Inoltre non sono più nemmeno quelli che erano. Non sono più nessuno. Sembrano monumenti all’ibrido. Una svalutazione, una finzione permanente, infine.”

Man mano che la giornalista procedeva verso la stazione affioravano altre considerazioni. All’adeguamento psichico, per esempio, non sembrava corrispondere, nonostante gli sforzi, la conformazione fisica: le corde vocali e quindi la pronuncia  restano quelle che sono, con delusione dei trasformisti. La risposta “comandi”, ancorché meno usata, rimane annidata nella psiche quale traccia di un’inspiegabile subalternità. In altre parole la carne  sarebbe magari forte, ma  lo spirito debole. Poiché ciò contrasterebbe tuttavia con il messaggio evangelico, un popolo devoto non dovrebbe comportarsi a questo modo.
In ogni caso il linguaggio che  ne risultava, segno di un’ incompiuta metamorfosi traversale, appariva grottesco. Esso non corrispondeva alla struttura e al perimetro del pensiero, ma piuttosto al pigolìo della gramigna. L’Intacchinamento linguistico diffuso non sarebbe piaciuto nemmeno a Giacomo Leopardi che pure, nonostante tutto, si era lasciato sfuggire la sgrammaticatura “il zio” nello Zibaldone. In conclusione non si poteva provare per questo stato di cose una stima maggiore di quanto esso meritasse.
Le autorità vedevano di buon occhio la nuova proclività giustamente rappresentata soprattutto dai personaggi vestiti da schiavi, e non da poeti, romani. Le burocrazie nutrivano così la loro preda per poter fare un banchetto più ricco, come magistralmente si espresse Paulo Coelho nell’opera “Monte cinque”, in cui si narra come il protagonista si fosse trasformato, con la fantasia, in un poco piacevole corvo. Oh, i corvi! Ce n’erano due, indifferenti e boriosi, solitamente stazionanti tra il Foro (più appropriato sarebbe chiamarlo foruncolo) e il tempio delle Vestali appositamente ricostruito vicino all’allevamento degli ippocampi. Per il resto il mitico santuario era comunque deserto. Forse per mancanza di materia prima.

E’ vero che per uscire da certe situazioni è sufficiente il passaporto. Ciò non significa però che tutti i pettini non vengano al nodo, o qualcosa di simile come dice il proverbio. Rimane legittimo (o meglio leggittimo per adeguarsi alla nuova tendenza traslocata peraltro con successo in un esame di gongorzo pubblico) chiedersi come andrà a finire.

La giornalista guardava la gente e pensava a voce alta:”Finirà come l’Impero Romano diamine. Ci sono tanti occhi azzurri in giro”.
La notte di San Lorenzo era imminente e gli abitanti delle stelle cadenti aspettavano che la terra precipitasse, per esprimere a loro volta e finalmente il proprio desiderio: essere e non apparire. 

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Ła linea połitica del PNV: independensa, in forma pasifica e democratica

lunedì, 23 giugno 2008
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Nei ultimi tenpi pì de qualchedun gà espresso dubi suła posibiłità de otegner l’independensa veneta par mexo de un proceso politico come queło individuà dal Partito Nasional Veneto, a cauxa del’inpedimento da parte deła costitusion tałiana.

Par far ciaro de sti dubi, penso sipia utiłe portar qualche breve riflesion.

Ła prima riflesion xe che un independentista veneto no gà da farse intimorir dała costitusion tałiana,

Al momento £a linea proposta dal PNV – anca parché nisuni che mi sapie gà fin deso proposto alternative valide, che co łe vegnarà proposte podarà eventualmente esar examinae – xe queła de rifarse ai percorsi individuai dai grandi partiti independentisti democratici e nonviolenti europei e mondiali che se propone de indir un referendum de autodeterminasion e che individua nel masimo organo istitusional raprexentativo dei veneti (el presidente del’Ente Regione del Veneto) che ancuò exista l’agente che posa autorevolmente indirlo, in seguito al’otenimento de un spesifico mandato popołar par farlo.

Sarà eventualmente responsabiłità del’itałia negarne el dirito al’autodeterminasion e asumersene le responsabilità połitiche, prima tra tute la non oservansa dei tratati che a gà sotoscrito par far parte dela comunità internasionałe, oltreché porse in contrapoxision no tanto co un burocrate come n’altro che pol esar el governator del’Ente regional del Veneto, quanto dela popolasion che gavarà votà un serto programa e obietivo połitico apunto.

Gò qualche serio dubio che un stato osidentałe posa inpedir de fato un referendum de autodeterminasion, gnanca ła Serbia xe riusìa a inpedir al Montenegro de farlo e naltri ghemo qualche strumento democratico in pì dei montenegrini, par fortuna.

Par conpletesa d’informasion, ła costitusion taliana stesa al’articoło 2 riconose (e donca logicamente ghe ne amete ła preexistensa e la superiorità fiłoxofica e giuridica) e garantise i diriti inviołabiłi del’omo: tra questi l’autodeterminasion.
Senpre par conpletesa, no ghe xe stato al mondo che riconosa el dirito de autodeterminasion in modo esplicito (ghe xe soło el Canada che ło contenpla come posibiłità, sensa riconosarlo ciaramente, e na volta, paradosalmente, ghe gera l’URSS comunista), ma sto aspeto no gà inpedìo ła formasion de un gran numaro de novi stati, proprio grasie al’autodeterminasion !!! Deła serie, i popołi pol libararse, se i lo vol, ma i so cołonixatori no i xe cusì idioti da darghe i manuałi e łe istrusion operative sul come farlo :- )

El steso articolo 5 deła costitusion tałiana no dixe in modo esplicito che ła republica xe una e indivixibiłe, ma ło dixe in incixo, dando pì spasio logico ałe autonomie locałi che al’unità e indivixibiłità.

A ogni modo xe evidente che xe pì fasiłe otegner l’independensa rispeto a altre forme de autonomia, o federałismo, parché ne basta manco de 2 milioni de voti par otegnerla, in rafronto ai 2/3 del parlamento colonial tałian che ne conceda forme de autonomia, opur a metà del parlamento pì 25 milioni de voti che la conferma par mexo de un referendum. Xe donca evidente che 2 xe pì picenin de 25 !!

In concluxion mi son convinto che l’independensa se gà da torsela – democraticamente e pasificamente – e no spetar che i altri i ne la daga par gentile concesion :- )

Gianluca Busato
segretario nasional PNV

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L’indipendenza è una cosa normale

sabato, 21 giugno 2008
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Il PNV vuole che la Venetia abbia ciò che ogni altro Paese si vede garantito: la libertà di decidere in quale tipo di società si vuol vivere e come si vuole  raffrontarsi al mondo attorno. In altri termini, la normalità.

Come individui, noi diamo gran valore alla nostra indipendenza. Per tutti noi è assodato il fatto di fare le nostre scelte in modo naturale, di decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita.
Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il popolo veneto?
La maggior parte di noi vuole che la propria comunità goda di maggiore indipendenza. Noi vogliamo avere maggior voce in capitolo nelle decisioni sul costo dei servizi pubblici e sul modo in cui vengono svolti, noi vogliamo sempre partecipare alle decisioni che coinvolgono l’ambiente che ci circonda e vogliamo contribuire di più alle comunità in cui viviamo. Il che è ancora una cosa normale – ma non potrà succedere a meno che non cominciamo a prendere il controllo del nostro paese e prendere da soli le decisioni che ci spettano.

http://www.pnveneto.org/index.php/programma/2-normalita/

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Suggerimento a Berlusconi, politico fallito e dittatore di successo: cambi brand, da italia a mafia

giovedì, 19 giugno 2008
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Berlusconi non è uomo che si accontenta della mediocrità. La sua vita finora è stata un susseguirsi di highlight, di episodi eclatanti. E di debiti.
La sua grande abilità sta da sempre nel raccattare soldi non suoi e nel generare più buchi di quando aveva iniziato.


 Situ d’acordo co sto articolo? Iutane a portar vanti la nostra asion.
Iutane a stanparlo e a farlo lexar a chi che xe sensa pc.
Co na picola donasion te iuti naltri e te iuti ti steso.

Clica qua par iutarne!

Una volta circuiva solo le banche, con la raccomandazione del papà Luigi, oggi invece mette a pecorina uno stato intero.
Il suo epigono giulius trimurti si è inventato una Robin Hood tax, ma forse allo sceriffo di Nottingham-Milano 2 la foresta di Sherwood non piace così tanto, egli preferisce il cemento del ponte sullo stretto.
Dopo un biennio triste negli anni ’90, seppe dare il meglio di sé per 5 anni difilati dal 2001 al 2006, aprendo una voragine finanziaria pubblica senza precedenti, ai livelli del socialismo craxiano. Bettino in fondo era un dilettante, Berlusconi sì che sa fare le cose in grande. Detto fatto, in un lustro precipita nell’inferno finanziario il brut-paese, il paese dello spumante, dove rifermentano gli zombie. Passa quindi il testimone ai prodi compagni di merende che ci porteranno al 3° posto nel mondo come stato con più alto debito pubblico. Solo lui però ha la stoffa per portarci sul tetto del mondo!
Parole parole parole, Debiti debiti debiti, parafrasando Mina che pure aveva ben descritto l’ars politica.
Il politico Berlusconi è fallito, non ottiene uno diciamo uno dei successi che nella sua ormai quindicennale carriera pubblica ha promesso ai drogati dell’istrione che l’hanno votato, non capisce nulla di compromessi e politically correct, non ha tempo né voglia di dedicarsi alle mediazioni con stupidi nani e comprimari che non capiscono il suo sogno di grandezza.
Ecco che oggi il politico fallito finalmente ottiene il suo obiettivo, si sogna già Napoleone nella Cattedrale di Notre-Dame, l’imperatore di tutti gli italiani: per fortuna noi veneti non siamo italiani, purché ci sbrighiamo a renderci indipendenti, prima che lo sgorbio arcorino butti il diserbante sulla nostra identità, la soluzione finale a tutti i problemi, con annessa distruzione della classe media veneta, relegata a massa decerebrata del nuovo turbo-nazionalismo tricolore.
Si autoproclama de facto dittatore della repubblica delle banane, sputando in faccia ai suoi schiavi di partito, agli smidollati alleati, primo tra tutti il sopravissuto al ciclone Corna, sul viagratico della propria impotenza politica, quell’Umberto Bossi che è prossimo fare la fine del comunista fausto, logorato al governo dopo aver predicato la rivolucion. Altro che federalismo fiscale, qui ci sono i teorici del centralismo globale, benvenuti signori nella nuova matrix dei senza vergogna.
Come in tutte le barzellette che si rispettano, il barzellettiere più famoso dello stivale ne racconta una senza dirla: proprio lui, l’anticomunista per eccellenza, ammazza il voto irlandese e decreta la nascita dell’unione sovietica europea, l’impero centrale del comunismo banchiero, purché in revenue sharing con lui, tronchetti e qualche altro capataz. E che il Popolo Veneto muoia di fame!
Non c’è spazio per alberelli e cespugli insignificanti sotto il baobab africano della corruzione, fanno solo ombra e vanno sradicati.
Bene, all’uomo di marketing berluscaz vogliamo parlare da markettari a markettaro: questa italia ha un nome ormai sputtanato, inquinato, vecchio e irrecuperabile.
Faccia una sana politica di branding, lanci un nuovo marchio.
Basta italia, troppe copertine sui giornali piene de scoase, spusołenti e inlavabiłi.
Un nome di successo mondiale c’è: chiamiamola Mafia State.
È un marchio sicuramente più globale, c’è una sillaba in meno, incute timore e ci dà un’aurea di rispettabilità in tutto il pianeta.
Sappia il baobab ridens però che qui in Veneto gli alberoni africani faticano a vivere, ghe xe masa całigo, e che di Napoleoni e Mussolini ce ne sono bastati un paio.

Al prossimo ci pigliamo l’indipendenza, se già non l’avremo fatto prima.

Gianluca Busato
Segretario nasional PNV

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Panem et circenses. Presi a calci dall’Italia, ma con gioia

mercoledì, 18 giugno 2008
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C.v.d., come volevasi dimostrare (chi ha studiato un pò di geometria dovrebbe ricordarselo).
Un secolo fa c’era la tassa sul macinato e bastava aumentare il prezzo del pane per scatenare le sommosse popolari.
Oggi, invece, per farci dimenticare il prezzo del pane, ma soprattutto del petrolio e dei carburanti alle stelle, la distruzione del potere d’acquisto di salari e pensioni e i capibastone della criminalità organizzata (i veri segretari dei partiti che contano), basta una partita di calcio. Anzi, oggi passa tutto, ma proprio tutto, compresa l’ennesima legge-truffa fatta ad personam per chi può, il chavez-berluskaiser re signore e padrone del nostro etere, ora inviolabile in tutto e per tutto (speriamo almeno che la morte se lo porti via un giorno, lui e tutti belzebù maledetti di questo stato parassita).
I campionati europei di calcio finiranno il 29 di giugno, vedremo se dal giorno dopo, da quando forse i camionisti entreranno in sciopero, questa burletta di stato pallonaro reggerà il pressing moda mare estivo del blocco che si preannuncia ben peggiore dell’ultima sfilata autunno-inverno, che forse diede la vera spallata definitiva ai prodi comunisti, prima di Mastella.
Questa volta magari ricominceranno a circolare le tessere del pane e del latte?
O forse già gireranno già per le strade le pattuglie armate dell’esercito?
Sarà allora il caso che i soldati facciano la scorta di benzina, almeno loro, o forse sarà meglio schierare i bersaglieri in bicicletta per umiliare la polizia, forse colpevole di essersi un po’ troppo regionalizzata. Forse oggi un poliziotto veneto è troppo veneto per servire al meglio l’Italia, allora è bene fargli capire chi comanda nello stato di pulcinella e di mussolini, pardon, di bossi e di berlusconi, dove anche pantalone ormai è diventato povero, almeno a giudicare dal livello di reddito spendibile pro-capite, che pone il Veneto al livello dei popoli duosiciliani e dell’Europa ex comunista.
Godetevela pure, tanto dura poco la festa: l’italia la partira vera la sta facendo perdere a tutti.
In primis, al Popolo Veneto. Ci resta solo l’indipendenza, ma in fretta, prima che tutto sia perduto

Wento

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