Perchè il risultato irlandese sul trattato di Lisbona è tanto importante per la causa indipendentista.

Il progetto di indipendenza del nostro territorio ha un senso se collocato nel quadro di un’alleanza europea, un’alleanza entro la quale si innesta la nostra economia e si sviluppa uno scambio culturale che è propulsione al nostro sviluppo come noi lo siamo per gli altri partner.

Nessuno di noi, infatti, promuove il progetto indipendentista come rottura con l’Europa, al contrario di quanto afferma la classica frase mossa dagli scettici e dai detrattori (“in un momento in cui si tende ad unire l’Europa voi volete dividervi dall’Italia”).
Affatto, il nostro progetto è il fornire una risposta alla giusta aspirazione di poter gestire noi stessi e le nostre risorse, indipendentemente, secondo la nostra volontà, ed affermando la nostra cultura che appare drammaticamente diversa da quella di altri territori della penisola italiana.

La difesa della cultura, delle specificità, delle etnie. Questo è uno dei nodi cruciali per i quali ci muoviamo, poichè rifiutiamo l’appiattimento e l’omologazione in tutti i sensi: non solo nel contesto dello stato italiano, ma anche in quello del contesto dello “stato” europeo. Sono solo parole quelle che da Bruxelles esaltano specificità e etnie, quando nei fatti si pronunciano direttive che invece spingono ad una piatta omologazione.

Ecco il perchè ci deve stare tanto a cuore il trattato di revisione dell’Unione Europea.
La revisione deve essere di due ordini. Il primo di rispetto delle culture, delle etnie e delle minoranze, contro l’omologazione di stampo dirigista, ed in termini generali di rispetto della libertà delle persone. Il secondo che punti ad una mutazione dei legami esistenti in forma di confederazione, alla quale affidare la gestione di un’alleanza per temi specifici di tipo economico e forse sociale, limitandosi a regolamentare il meno possibile esclusivamente per un concreto obiettivo di promozione dell’economia e di difesa della stessa. Infine probabilmente stabilire una forma di cooperazione per la difesa, anche militare, del territorio dell’Europa, possibilmente sancendo una forma di neutralità armata, constatato che l’Europa non dovrebbe avere aspirazioni belliche nei confronti degli altri popoli del mondo ma della sola difesa del suo
territorio.

Al fine di garantire questa struttura organizzativa una carta dei diritti dei cittadini europei dovrebbe offrire loro delle garanzie non solo come singoli individui, ma anche come comunità, garantendo il diritto alla autodeterminazione all’autonomia e anche alla secessione dall’Unione stessa, in quanto solo nella libera espressione della volontà si manifesta la forza di una alleanza.
Un trattato che a mio avviso dovrebbe prendere a prestito la carta dei diritti USA, e la struttura organizzativa sperimentata nella Confederazione Elvetica.
Un documento di 30 pagine, non di 360.

Certo, questo produrrà lo smantellamento di molte ali dei palazzi di Brussel e di Strasburgo, certo questo produrrà una contrapposizione con i governi rappresentativi dei cittadini ma curiosamente in contrasto con gli stessi poichè se il referendum si tenesse in Francia e in Olanda come già avvenuto esso sarebbe bocciato ugualmente, lo stesso vale per la Germania e probabilmente anche per Italia e Spagna, sicuramente per la Polonia, questo almeno a leggere le dichiarazioni rilasciate da diversi politici ai giornali, da alcuni sondaggi fatti, e dal fiume di ringraziamenti provenienti da tutte Europa ai forum irlandesi.

E’ per queste ragioni che l’iniziativa deve partire dal basso, dai cittadini e non dalle istituzioni. Poichè se è vero che l’Europa deve essere dei popoli, saranno i popoli a poterla fare e nessun altro, se è vero che il documento prodotto deve dare garanzia alle persone sia come individui sia come comunità, esso non può che scaturire dalla iniziativa popolare.
E’ per questa ragione che è necessaria una petizione, una iniziativa di legge popolare che anticipi quello che dovrebbe essere la costituzione europea: la carta suprema di garanzia del diritto di sovranità dei cittadini.

Noi aspiriamo ad una Europa confederata in cui collocarci, ma non vogliamo che questa Europa diventi una grande (brutta) copia dello stato unitario e centralista nel quale ci troviamo invischiati oggi.
Queste solo le ragioni per le quali, nel nostro interesse, nell’interesse del progetto indipendentista, è opportuno preoccuparci di muovere l’opinione della gente attraverso contatti con associazioni, movimenti ed anche partiti di varie regioni di Europa per promuovere questa iniziativa popolare.
Una iniziativa che deve partire da una bozza che tracci alcuni principi di base sui quali lavorare, sullo schema detto sopra: carta dei diritti, diritto delle comunità dei popoli (e non degli stati), organi istituzionali e loro missione (nel quadro di una limitazione del peso di un simile governo europeo).
Una iniziativa da muovere ora, che il voto irlandese ha scosso i sentimenti degli europei rassegnati dall’arroganza dei loro governi, ora che il voto irlandese ha rigettato un progetto pensato sopra la testa delle persone, ora che proprio per questo si tenterà di trovare un modo per aggirare questo “ostacolo” e far passare ugualmente un trattato probabilmente anche sopra le teste degli stessi irlandesi.

Claudio Ghiotto

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