Giulio Tremonti, il nuovo grande segretario del PCC (Partito Comunista Conservatore)

Riportemo un interesantisimo articolo de Michele Boldrin, che svela in modo autorevole l’inpianto sostansialmente socialista anca de sto governo de drita…

L’intervista di un genio
di Michele Boldrin, 16 Agosto 2008

tratto da noiseFromAmerika.org

Il titolo, per una volta, non è ironico. L’intervista rilasciata ieri (14 agosto, ndr) da Giulio Tremonti al Corriere prova che l’uomo un genio è: della mistificazione. Perché il vero regista di questo governo è lui, BS fa solo la parte più brillante in una trama scritta altrove.

Perché occuparsi di un’intervista fondamentalmente minore ed in cui l’intervistato non dice nulla di nuovo? Perché questa intervista è un capolavoro del MinCulPop – che è ciò che il Corriere è diventato da quando la scommessa su VW è andata buca e i padroni del vapore hanno ordinato a Mieli di lavorare per la Grosse Koalition e la stabilità a ogni prezzo – e permette di capire quale sia lo scheletro ideologico della sequenza di balle su cui le politiche economiche di questo governo si fondano, e si fonderanno.

L’intervista mi ha stuzzicato anche per una seconda ragione: sono in Italia da due mesi (non temete, in meno d’una settimana me ne vado) ed ho letto i giornali con attenzione; ultimamente ho anche cominciato a guardare le notizie alla televisione. L’impressione di un regime è fortissima, asfissiante. Questo vale soprattutto per i due principali canali RAI (con il TG3 che conferma la regola mettendo in onda solo veline del loft PD) visto che a tutti sembra ovvio che i canali Mediaset facciano propaganda per il loro proprietario (a Fede ho resistito solo 4 minuti, poi basta: ma come fate?). La parte piu grave, però, sono i grandi giornali cosidetti “indipendenti”: Corriere, Stampa e Sole in testa, con dietro Messaggero, Gazzettino, Mattino di Napoli, eccetera: il coro esegue polifonicamente lo stesso spartito, quindi meglio dare un’occhiata allo spartito.

Eccone l’impianto. Il capitalismo mondiale è in crisi e gli USA ne sono l’epicentro. Le cause della crisi sono da un lato la globalizzazione e dall’altro la speculazione mercatista, il libero mercato, la concorrenza. Sta agli stati, ai governi, rispondere a queste cause di crisi riacquistando un protagonismo fondamentale nella gestione dell’economia: libero mercato e concorrenza portano alla crisi, serve altro. Riscopriamo il corporativismo cristiano-europeo, al centro delle quali stanno governi forti e paternalisti che coordinano associazioni di produttori nazionali e ne difendono i mercati e le prerogative. Tale politica oggi non puo essere svolta solo a livello di nazione, va svolta a livello di Europa continentale (nella perfida Albione hanno sede alcuni dei nemici peggiori). Per ottenere tale risultato occorre la cooperazione di tutte le parti sociali e risulta quindi necessario, sulle questioni fondamentali della politica economica, superare la dicotomia governo/opposizione: esistono supremi interessi nazionali che vanno difesi dall’aggressione esterna, sia essa americana, cinese o della speculazione internazionale. In una situazione come questa, una situazione straordinaria con cause tutte esterne, diventano secondarie le cause nazionali di divisione. Vanno quindi accantonate la questione morale, anzitutto, ma anche l’evasione fiscale da un lato e l’oppressione fiscale dall’altro, la mancanza di crescita nei redditi effettivi di settori estesi della popolazione e della produttivita del lavoro in generale, l’assistenzialismo meridionale e l’illegalità che governa quella fetta di paese, lo sfasciarsi progressivo dell’apparato dello stato, l’accelerarsi della decadenza del sistema scolastico …

Questo copione ha ovviamente vaste implicazioni che riguardano sia l’ordine pubblico, che il sistema di valori dominante, che la distribuzione del reddito e del potere politico, economico e mediatico all’interno del paese – sembrano essersene accorti persino a Famiglia Cristiana, seppur nel loro stile predicatorio-buonista – ma discutere questi aspetti ci porterebbe troppo lontano, ed è ancora troppo presto per dire dove si finirà esattamente. L’asse portante, in ogni caso, rimane quello economico come articolato nell’intervista in questione.

Il giornalista, tale Mario Sensini, offre imbeccate servil-strumentali che permettono al signor Ministro d’esibire la sua enorme sapienza. La quale non si fa desiderare: linguaggio ampolloso, latinorum a go-go, metafore ardite, affermazoni epocali sin dalla prima riga. L’intervista non si apre con una domanda ma con una sentenza: agosto, apparentemente, ha scalzato aprile ed è il più crudele dei mesi, quello nel quale esplodono le crisi. Il nostro ci ricorda che quella dei mutui si manifestò l’anno scorso di questi giorni ma si scorda di notare che lui, a quel tempo, prediceva il 1929 e l’imminente fine del mondo, mentre un anno dopo il mondo gode di decentissima salute. Fa niente.

La parte di politica internazionale fa tristezza, ed anche la voglia di dire cose troppo cattive, ma non è questo il punto. Il punto essendo che gli USA sono fuori gioco e sta alla ritrovata Europa giocare la partita con la ritrovata Russia imperiale: il quadro di riferimento è quello della seconda metà del XIX secolo.

Poi viene l’associazione chiave del Tremonti-pensiero a quello di Ratzinger. Di nuovo, tralasciamo la baggianata sui grandi passaggi epocali che la chiesa sa correttamente interpretare (il pensiero rinascimentale e poi scientifico, la rivoluzione francese, quella industriale, l’unità d’Italia, l’avvento dei fascismi europei …) accontentiamoci di questa falsità:

«L’aspetto orrendo della speculazione è sul grano, sul mais, sugli alimenti. Anche sul petrolio. Nel giro di sei mesi il prezzo è salito vertiginosamente e poi precipitato. E’ la prova che dietro c’era la speculazione. Da un lato questa ha divorato se stessa, causando recessione, dall’altro ha subito i colpi dell’azione forte di molti governi».

Sì: dice proprio così, ed il Sensini-Rigoletto non gli chiede di dare qualche esempio d’azione “forte” dei “molti governi” ma continua chiedendogli di parlare della crisi USA. Sì, di quella USA, non di quella italiana! GT racconta una balla grande come una casa ed il Sensini non riesce nemmeno a chiedergli: scusi, signor ministro, mi spiega come una variazione di un 20% nello spazio di sei mesi possa causare una recessione che negli USA ancora non c’è e che invece c’è in Italia, Germania e Francia dove, grazie all’apprezzamento dell’euro, il prezzo del petrolio è cresciuto molto meno e la speculazione finanziario-mercatista non s’è vista, come dice lei?

No, il nostro gli chiede degli USA, e GT ne approfitta per spiegarci che sono oramai allo sfascio, tutto per colpa della scienza economica triste fatta con le formule matematiche. La prova: i giudici hanno ordinato a due banche fraudolente di ricomprarsi i titoli piazzati con sporchi trucchi. In Italia, quando già governava lui, le varie Cirio, Parmalat e il sistema bancario nel complesso (buoni argentini) fregavano i piccoli risparmiatori con titoli di cacca senza che nessuno ordinasse loro di ricomprarseli. Morale: le crisi epocali si evitano lasciando che i banchieri nazionali truffino impuniti. Non scherzo: l’ingegneria finanziaria sporca era una passione del GT prima maniera, nonostante le prediche odierne.

Aggiunge poi, il vostro ministro, che invece in Europa la situazione è più equilibrata. Strano, oggi lo stesso giornale ci informa in prima pagina che l’area euro è già in recessione … Ah le statistiche: prodotti del diavolo matematico e triste. Ma le perle vengono dopo: le pensioni italiane sono sicure e gli unici settori dell’industria italiana dove le cose non vanno bene sono quelli delle privatizzazioni sbagliate (esempi non dà, cosa intenda chi lo sa, ma di certo le privatizzazioni gli sembrano una jattura), e l’unico punto debole (come lo imbecca il Mario Rigoletto) sono i conti pubblici che GT ha messo in ordine con la finanziaria anticipata. E dentro i conti pubblici che lui ha messo in sicurezza trovano la medesima anche i risparmi delle famiglie. Cosa vuol dire? Non lo so, ma il giornalista deve aver capito perché non chiede chiarimenti. Qualcuno mi illumina? Mi illumino da solo: occorre far passare il messaggio che i conti dello stato e quelli delle famiglie sono la stessa cosa, la corazza dello stato paterno protegge (non dice “dentro” a caso) i risparmi delle famiglie. Competitività, produttività, crescita, concorrenza non servono a nulla, lo stato conta.

Poi viene tutta una parte in cui GT maramaldeggia spiegando ai sinistri cio che dovrebbero fare e non fanno. Cosa dovrebbero fare? Glielo suggerisce il Rigoletto, e lui felice condivide

La commissione Attali in Francia, il ruolo di Giuliano Amato nella consulta per Roma, dimostrano che c’è terreno per coltivare esperienze bipartisan.

«Ed è la via giusta. […]».

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/L%E2%80%99intervista_di_un_genio#body

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