Insorgere nel 1809, liberarsi nel 2009

E se un sogno si avverasse?

E’ con particolare piacere che questa sera (ieri sera, ndr), 18 settembre 2008, presento a San Bonifacio il libro di Ettore Beggiato, 1809: l’insorgenza veneta. Si tratta di un contributo importante alla storia delle insorgenze europee contro Napoleone, quell’Hitler còrso che per una singolare cecità degli storici tuttora è esaltato come liberatore, “spirito del mondo a cavallo”, come solo un cialtrone come Hegel poteva chiamarlo (e non gli aumentò neppure il suo misero stipendio di professore). Esaltato, quando invece, come il libro di Beggiato dimostra, costui dovrebbe essere posto nel girone infernale degli sterminatori di masse: si dovrebbe cancellare da ogni via e strada e fors’anche libro, come le sue truppe di assassini e violentatori fecero con le lapidi antiche di Feltre. Ché è stato calcolato che ben 300.000 abitatori del suolo italico presero parte alle insorgenze contro il giovane criminale a piede libero, e di questi forse 100.000, forse 150.000, morirono, nelle truci repressioni che questi e i suoi collaborazionisti misero in atto, tra il 1796 e il 1814. Beggiato continua degnamente una lunga tradizione, purtroppo minoritaria per volere del governo centrale romano, di storici delle insorgenze, da inizio Ottocento ad oggi. E quanti sono ancora attivi, da Agnoli a Rino Cammilleri, al valentissimo Massimo Viglione, e numerosi altri, coraggiosamente contrapposti, e insultati per questo, alla storiografia di regime. Che raggiunge vertici di comicità pari solo a quelli di ignoranza: in un libro di quello che è considerato il maggior storico del risorgimento italiano in Francia, quando costui redige una misera scheda degli stati “italiani” prima dell’arrivo di Napoleone, neanche nomina Venezia! Che vergogna.
Quando le popolazioni d’Italia si ribelleranno a questo Stato ormai passato, vivo come vivono i morti, quando la Venetia, la Sicilia, e Roma stessa torneranno indipendenti (se i romani si ricordassero quant’era bassa e giusta la tassazione sotto l’illuminato Pio VI, prima che arrivasse quel tozzo mastino còrso, sarebbero i primi a ribellarsi), ebbene, finalmente saranno riscattati, e onorati, e sottratti ad un vergognoso oblio, quei 100.000 patrioti veri, martiri veri, che diedero la vita per quel regime antico che evidentemente non era così avido, così crudele, così barbaro, come generazioni di storici di regime, vendutisi per poco, hanno fatto credere e tuttora fanno credere ad altrettante generazioni di studenti.
Si ricordino dunque i patrioti del 1809, appartenenti ad ogni ceto, religiosi e laici, uomini e donne e fanciulli. Ché forse già nel 2009 i loro discendenti della Venetia conquisteranno la libertà, quella per cui i loro antenati così gloriosamente morirono. E allora a loro saranno ridedicate tutte le strade, quelle che ora portano nomi di tiranni e barbari e stranieri e affamatori del popolo veneto, la marmaglia che si chiama Cavour, Garibaldi, Quintino Sella, e compagnia cantante. A quegli eroi di cui si è persa la memoria – ma non del tutto, il bene non scompare mai, arretra solo dinanzi alle orde del male – sarà in qualche modo intitolato il nostro futuro.
Forse già nel 2009. Basta volerlo.

Paolo Bernardini

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