Archivio di settembre 2008

5 Ottobre, referendum Dal Molin Vicenza

lunedì, 22 settembre 2008
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Il 5 Ottobre i Vicentini saranno chiamati a pronunciarsi al referendum per l’approvazione o meno della costruzione della base americana, noto a tutti con il nome di “Dal Molin”.

Il pnv Vicenza non è nè a favore nè contro la costruzione di questa base, ma ritiene importante che sia data voce ai Veneti, e in questo caso specifico ai Vicentini, per decidere cosa si fa sul loro territorio, pertanto invita e li sollecita ad andare a votare ed esprimere così il loro parere profittando di questo strumento di democrazia diretta che noi tanto auspichiamo venga esteso in una Venetia libera ed indipendente.

In verità tecnicamente si tratta di una consultazione per chiedere se sia il comune a dover acquistare il territorio, ma questo implicitamente porta a consegnare nelle mani della municipalità la decisione sul che fare di quel posto. E’ pur vero che, sempre tecnicamente, si tratta di territorio demaniale, ma noi ci chiediamo “demaniale” significa dei cittadini Veneti, e per inciso i Vicentini, o dei padroni di Roma?

Il pnv Vicenza rispetterà la volontà dei cittadini di Vicenza e la sosterrà affinchè venga rispettata.

Aggiungiamo che uno dei promotori al Si Dal Molin era in corsa per il posto di sindaco della Città con uno slogan in cui diceva di voler consegnare ai cittadini le decisioni per il loro territorio, ed è curioso notare che sia ora nella posizione di quelli che si sono opposti mediante il TAR del Veneto all’indizione del referendum, strumento di democrazia diretta, di fatto contraddicendosi ed oltretutto perseverino nel voler tacitare la cittadinanza pensando ora di voler far ricorso al Consiglio di Stato. Evidentemente chi è alla guida del Si Dal Molin non vede di buon occhio nè le decisioni prese democraticamente, nè hanno a cuore la benchè minima forma di autonomia per il Veneto scegliendo certi percorsi.

Claudio G. – pnv Vicenza

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MI A SON VENETO E VOLO RYANAIR

venerdì, 19 settembre 2008
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MI A SON VENETO E VOLO RYANAIR

I Veneti ringrasia chi che ghe gà dato le ali par volar in volta pal mondo.
Se spetaimo Alitalia staimo freschi!

Canpagna de sensibilixasion contro i monopoli de stato o falsi-privati pagai coi schei dei veneti
a cura del PARTITO NASIONAL VENETO – www.pnveneto.org

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Napolitano, Tremonti e la puzza del cadavere

venerdì, 19 settembre 2008
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Napolitano, leader comunista "pentito"

Napolitano, leader comunista "pentito"

In questi giorni assistiamo a una visita in Veneto “segretata” del so presidente Giorgio Napolitano.
Segretata probabilmente per evitare che gli indipendentisti veneti organizzassero una contestazione verso il vecchio e tremante massimo rappresentante degli invasori.
Oramai questi politici sembrano sempre più quelli di piazzale Loreto di più di sessant’anni fa: si muovono di nascosto, senza tanta reclame, mandano i loro press agent all’ultimo a rendere noti gli spostamenti.
Un pò come fanno i premier che visitano i paesi in guerra, per paura che le resistenze si organizzino e creino qualche problema.
Il fatto è che i Napolitano, i Veltroni, i Berlusconi, i Tremonti e la cooptata lega di governo hanno paura.
Hanno paura che da un momento all’altra la gente si incazzi e li tiri giù dal palco.
Questo è il sentimento che sta emergendo oggi ed è condiviso unanimente.
Certo, loro hanno la tv, hanno i giornali con i quali tranquillizzano le persone, raccontando una marea di balle galattiche e nascondendo magari le notizie importanti.
In particolare in questi giorni risulta incredibile l’atteggiamento del ministro Tremonti, commercialista di Sondrio e accademico fallito (anzi, rifiutato dalla comunità degli accademici), che dopo aver affermato che ci serve più stato, oggi addirittura zittisce gli economisti, rei di dare i numeri della disfatta italiana, citando addirittura quel Carl Schmitt, che giustificò il totalitarismo nazista e nel dopoguerra invitò i suoi colleghi a tacere su quanto avvenuto in Germania durante il regime hitleriano.
Gli appelli all’unità che continuano a essere ripetuti con un pappagallismo preoccupante da parte dei vari Napolitano e Tremonti rivelano in realtà che lo stato italiano è ormai un cadavere che puzza e l’indipendenza del Veneto è sempre più vicina.
Qualche sera fa, in un incontro-seminario organizzato con una cinquantina di imprenditori veneti, tutti hanno dimostrato di dare per scontata l’indipendenza. Alle classiche quattro domande del giornalista, ognuno si era già dato la risposta in cuor suo delle ragioni, evidenti a tutti. L’unico loro dubbio era la risposta al come e, soprattutto al quando. Anche il chi non era un problema, veniva di conseguenza.
L’indipendenza oggi è combattuta solo dalla politica al potere, ma una nuova classe dirigente indipendentista sta emergendo e a breve seppellirà questo cadavere in putrefazione, di cui nessuno ne può più.

Gianluca Busato

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Insorgere nel 1809, liberarsi nel 2009

venerdì, 19 settembre 2008
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E se un sogno si avverasse?

E’ con particolare piacere che questa sera (ieri sera, ndr), 18 settembre 2008, presento a San Bonifacio il libro di Ettore Beggiato, 1809: l’insorgenza veneta. Si tratta di un contributo importante alla storia delle insorgenze europee contro Napoleone, quell’Hitler còrso che per una singolare cecità degli storici tuttora è esaltato come liberatore, “spirito del mondo a cavallo”, come solo un cialtrone come Hegel poteva chiamarlo (e non gli aumentò neppure il suo misero stipendio di professore). Esaltato, quando invece, come il libro di Beggiato dimostra, costui dovrebbe essere posto nel girone infernale degli sterminatori di masse: si dovrebbe cancellare da ogni via e strada e fors’anche libro, come le sue truppe di assassini e violentatori fecero con le lapidi antiche di Feltre. Ché è stato calcolato che ben 300.000 abitatori del suolo italico presero parte alle insorgenze contro il giovane criminale a piede libero, e di questi forse 100.000, forse 150.000, morirono, nelle truci repressioni che questi e i suoi collaborazionisti misero in atto, tra il 1796 e il 1814. Beggiato continua degnamente una lunga tradizione, purtroppo minoritaria per volere del governo centrale romano, di storici delle insorgenze, da inizio Ottocento ad oggi. E quanti sono ancora attivi, da Agnoli a Rino Cammilleri, al valentissimo Massimo Viglione, e numerosi altri, coraggiosamente contrapposti, e insultati per questo, alla storiografia di regime. Che raggiunge vertici di comicità pari solo a quelli di ignoranza: in un libro di quello che è considerato il maggior storico del risorgimento italiano in Francia, quando costui redige una misera scheda degli stati “italiani” prima dell’arrivo di Napoleone, neanche nomina Venezia! Che vergogna.
Quando le popolazioni d’Italia si ribelleranno a questo Stato ormai passato, vivo come vivono i morti, quando la Venetia, la Sicilia, e Roma stessa torneranno indipendenti (se i romani si ricordassero quant’era bassa e giusta la tassazione sotto l’illuminato Pio VI, prima che arrivasse quel tozzo mastino còrso, sarebbero i primi a ribellarsi), ebbene, finalmente saranno riscattati, e onorati, e sottratti ad un vergognoso oblio, quei 100.000 patrioti veri, martiri veri, che diedero la vita per quel regime antico che evidentemente non era così avido, così crudele, così barbaro, come generazioni di storici di regime, vendutisi per poco, hanno fatto credere e tuttora fanno credere ad altrettante generazioni di studenti.
Si ricordino dunque i patrioti del 1809, appartenenti ad ogni ceto, religiosi e laici, uomini e donne e fanciulli. Ché forse già nel 2009 i loro discendenti della Venetia conquisteranno la libertà, quella per cui i loro antenati così gloriosamente morirono. E allora a loro saranno ridedicate tutte le strade, quelle che ora portano nomi di tiranni e barbari e stranieri e affamatori del popolo veneto, la marmaglia che si chiama Cavour, Garibaldi, Quintino Sella, e compagnia cantante. A quegli eroi di cui si è persa la memoria – ma non del tutto, il bene non scompare mai, arretra solo dinanzi alle orde del male – sarà in qualche modo intitolato il nostro futuro.
Forse già nel 2009. Basta volerlo.

Paolo Bernardini

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Preparar riunion del PNV

mercoledì, 17 settembre 2008
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A tuti i soci

Qua soto trovè un manual par organixar riunion nel vostro teritorio.
Me racomando, solo autoorganixandose podemo pensar de farghela!

Sani, giane

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L’Agenzia delle Entrate condanna a morte l’e-commerce in Italia

mercoledì, 17 settembre 2008
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L’Agenzia delle Entrate condanna a morte l’e-commerce in Italia, un motivo in più per ottenere al più presto l’indipendenza

La Risoluzione n. 274E dell’Agenzia delle Entrate
Roma – Oggi il commercialista mi ha annunciato via email la Risoluzione n. 274E dell’Agenzia delle Entrate. L’ennesima palla al piede di questa povera Italia. Un paese che si allontana sempre più da Internet, un paese in cui le opportunità della rete si trasformano in ostacoli. [...] – leggi il resto dell’articolo qui
(fonte: http://punto-informatico.it/2406541/PI/Commenti/risoluzione-n-274e-dell-agenzia-delle-entrate.aspx)

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Federalismo vs. Indipendenza

mercoledì, 17 settembre 2008
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Pubblichiamo un intervento di Lodovico Pizzati apparso sul blog noisefromamerika.org, molto noto in particolare tra gli economisti. Invitiamo a leggere anche i commenti che i lettori del blog stanno apportando ed eventualmente contribuire all’interessante dibattito in corso

di Lodovico Pizzati, 15 Settembre 2008

Vi propongo uno spunto di riflessione per quando il federalismo all’italiana si rivelerà un’enorme delusione. Aggiungo “all’italiana” perché quello che è stato proposto da questo governo, federalismo non è. Perlomeno non combacia con la definizione di federalismo riconosciuta in altre lingue. Ma se volete dipingere le banane d’arancione e chiamarle carote, ok ci adegueremo. Aggiorneremo i dizionari spiegando che “federalismo” non si traduce con “federalism”, come del resto anche “liberal” ha assunto un significato diverso da “liberale”. Nessun problema.

Il parlamento italiano approverà questa riforma centralista e nulla cambierà, ma invece di fare polemica vorrei far notare che una vera riforma federalista non era comunque possibile all’interno dello stato italiano, neanche se ci fosse stata un’autentica volontà politica per farlo. Al contrario di altri paesi non è per niente fattibile che lo stato italiano lasci che parte della politica fiscale (come ad esempio l’Iva in Usa) venga decisa a livello regionale senza sue interferenze. Non è proprio pensabile lasciare che ogni provincia si arrangi a pagare sanità, istruzione e pensioni dei propri cittadini, finanziando queste spese con moderate imposte sul reddito decise nei vari capoluoghi, e lontano dalle grinfie di un ingordo governo centrale.

Questo non è possibile perché il grosso dell’ingiustizia non riguarda la relazione tra varie regioni. Il peggio non sta nel cronico flusso d’assistenzialismo verso Sicilia e Alto Adige. Non è questa la causa principale dell’emorragia di risorse in Lombardia e Veneto. Campania, Calabria, Sicilia non sono le regioni che soffrirebbero da un vero federalismo, perché queste si adeguerebbero con molta più flessibilità di quanto non si creda. La sanguisuga, il parassita che dissangua i cittadini di quasi tutte le regioni, è radicata nella cultura centralista italiana. Un vero paese federale deve avere un governo centrale snello, e invece il primato in debito pubblico rivela decenni di irreversibile perversione. Basta paragonare gli stipendi di parlamentari italiani con altri paesi per avere un’intuizione dell’iceberg che si nasconde sotto.

Ci vorrebbe un articolo più tecnico e dettagliato per approfondire perché un vero federalismo non è realizzabile nello stato italiano, ma lo scopo di quest’articolo è semplicemente di introdurre un’alternativa. Mi limito a ricordare che se solo si lasciasse a Veneto e Lombardia (che contribuiscono pressappoco un 30% al buco nero delle finanze italiane) trattenere una minima parte di questo spolpamento, lo stato schizzerebbe verso l’insostenibilità fiscale. La salute di questo stato assomiglia ad un corpo stanco, anziano ed ammalato che adesso paga il prezzo di una vita di malgoverno incallito, sfibrato da un debito pubblico gigantesco, un tumore grottesco, una protuberanza che pesa il 105% rispetto al resto dell’economia.

C’è forse un altro motivo per il quale un vero federalismo non è possibile per lo stato italiano. È una ragione magari banale, basata su una prospettiva storica (ma anche solo sulle origini del significato: foedus, un contratto firmato da entità politiche indipendenti). Non mi risulta che le federazioni siano mai state il frutto di un processo di decentralizzazione, ma al contrario sono uno strumento di controllata centralizzazione. Di solito le federazioni vengono stabilite da entità politiche indipendenti che si federano per far fronte ad un pericolo esterno. È il caso delle colonie americane appena dopo il 1776, ma anche della Svizzera, della Germania, e a suo tempo anche dell’Altipiano di Asiago (per star più vicini a casa mia). Non si è mai visto uno stato centralista che conceda ai suoi sudditi le libertà previste da un vero federalismo. Forse esiste qualche caso contrario, ma dubito che il regime italiano farà eccezione.

Così, tra un anno o due lo stato italiano starà risentendo il peggio di questa recessione da poco iniziata. A questo va aggiunto il declino strutturale decennale che affligge l’economia succube di questo sistema. Come visto nel grafico (dati Eurostat), la Spagna ha già compiuto il sorpasso di Pil pro capite nel 2005, e quest’anno tocca alla Grecia superarci. Fra un paio d’anni celebreremo lo scavalcamento della Slovenia, e speculeremo se i cechi ce la faranno a staccare gli italiani entro il 2012.

pil pro capite

pil pro capite

Ecco che fra un paio d’anni, nel mezzo di questo grigio scenario, sarà anche completamente smascherata la fregatura di questa recente pseudo-riforma presentata dall’attuale governo. “Federalismo” diventerà una parolaccia. Allora, prima che il parassita sbugiardato escogiti un’altra carotina per trainare le speranze dell’elettorato, vi invito a considerare questa alternativa. Nelle Venezie c’è chi lavora non per istituire una regione federata ma uno stato indipendente, come è già stato per 1100 anni. Questo significa che la Venetia – che comprende il Triveneto, ma anche le province della Lombardia orientale, trova nel diritto internazionale (senza più contraddire la legislazione italiana) una ragione legale di esistere e di esigere la propria istituzione come, appunto, stato indipendente a tutti gli effetti. Sì, proprio come l’Irlanda, la Danimarca, la Norvegia, e l’Austria, paesi con una popolazione ed un Pil numericamente simili a quelli della Venetia, e tutte nazioni tra le più floride al mondo.

Ecco per esempio il percorso, definito nel sito del Partito Nasional Veneto (PNV), da queste tre boe istituzionali:

1) Il principio di autodeterminazione dei popoli è una norma di diritto internazionale che produce effetti giuridici per tutti gli stati. È entrato in vigore in Italia con la legge n.881 del 25 Ottobre 1977 (ratifica ed esecuzione del patto di New York). Si è propensi a credere che un processo di indipendenza comporti un percorso violento, ma in gran parte dei casi non è così. Pensate che nel 1945 c’erano solo 74 stati indipendenti, mentre oggi (dopo 63 anni) ce ne sono 195. La Rep. Ceca, la Slovacchia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia hanno tutte raggiunto l’indipendenza pacificamente. In Montenegro nel 2006 hanno semplicemente votato in un referendum con partecipazione oltre l’80% e con più del 55% a favore dell’indipendenza. Ora godono di imposte fiscali del 12% e hanno un tasso di crescita elevatissimo. Vogliamo aspettare che ci sorpassino anche loro in Pil pro capite?

2) Il popolo veneto trova definizione legale secondo l’art. 2 della legge statale n. 340 del 22 Maggio 1971 il quale dice: “L’autogoverno del Popolo Veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia”. Questa forse è la parte più difficile. Perché questo accada una regione dovrebbe eleggere un consiglio regionale in maggioranza indipendentista che richieda un referendum con monitoraggio internazionale con quesito di indipendenza. Per quanto improbabile, penso sia sempre più fattibile che qualsiasi altra soluzione concreta che passi per Roma. Per raggiungere questo obiettivo basta un consenso a livello regionale, anziché a livello italiano. Questa è la strada perseguita dal PNV, unica formazione politica a proporre questo percorso semplice e legale. Si tratta di chiedere agli abitanti veneti se vogliono vivere in uno stato veneto indipendente, un elementare concetto di autodeterminazione, una domanda più che motivata visti i risultati elettorali veneti negli ultimi decenni.

3) Dal Febbraio 2006 questo progetto politico non è più reato d’opinione. L’Articolo 241 del codice penale italiano recitava: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato è punito con la morte* ”. Questa era una legge ereditata dal passato fascista dello stato italiano. L’asterisco è stato aggiunto dopo per alleggerire la punizione: “* La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo”. Fatalità, in questi ultimi anni l’Unione Europea ha fatto pressione sulla Turchia (per escluderla dalla Ue) perché le leggi turche non rispettavano i diritti internazionali delle sue minoranze. La Turchia giustamente ha fatto notare che anche l’Italia ha delle leggi vergognose nei confronti della libertà di pensiero. E così l’Italia, con totale imbarazzo europeo, fu costretta ad abolire questa comoda legge a favore dello status quo, e a legiferare la legge n. 85 del 24 Febbraio 2006 che consente la libertà di opinione e di azioni democratiche per l’indipendenza di territori dallo stato italiano.

Per questo ora possiamo trattare serenamente di tale argomento, e auspicare l’indipendenza veneta senza timore (io lo facevo anche prima, ma fa niente). Quindi, ecco il punto di riflessione che vi propongo. Invece di lamentarci delle oscenità di uno stato impossibile da riformare e di criticare le assurdità di questa Cecoslovacchia verticale, prendiamo in seria considerazione la fattibilità di alternative come questa: www.firmiamo.it/veneto-indipendente. A me questo percorso appare, per quanto impervio possa sembrare, più realistico che sperare di poter ristrutturare un cimelio ottocentesco.

Lodovico Pizzati

link all’articolo originale e ai commenti sul blog di noisefromamerika.org

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Veneto indipendente = Libertà economica

lunedì, 15 settembre 2008
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Non c’è alcuna possibilità per l’economia veneta di aumentare la propria tendenza con l’autonomia e men che meno con il centralismo, poiché il parlamento veneto non avrebbe i poteri per affrontare i cicli economici di bassa crescita economia e declino della popolazione autoctona.
Piuttosto di accettare questa situazione, come stanno invece facendo tutti i partiti presenti in Veneto, il PNV vuole implementare una politica economica che ci permetta di far crescere il nostro Paese. L’indipendenza darebbe al parlamento veneto i poteri per trasformarci in una società prospera con un’alta crescita economica.
Grazie alle politiche più opportune condotte localmente, noi potremmo rendere il Veneto un posto più competitivo per fare affari. Politiche quali la riduzione della pressione fiscale ad un’aliquota unica (per esempio del 20%, ma forse anche meno), la riduzione dei costi burocratico-amministrativi per le piccole e medie imprese, l’implementazione di una politica di immigrazione selettiva per accogliere esclusivamente immigrati con le competenze di cui abbiamo necessità, ridurre o far sparire l’emigrazione dei giovani cervelli veneti. La revisione del sistema lavoro per garantire sicurezza ai lavoratori e al tempo stesso flessibilità e qualità professionale alle imprese. E la trasformazione del nostro tessuto produttivo in un sistema industriale ad alto tasso di innovazione e sostenibilità ambientale.
Scarica “Veneto 201X. Indipendenza e felicità”Da sole, come parte di una strategia economica più ampia, queste misure permetterebbero una crescita economica immediata e produrrebbero maggiore ricchezza da investire nei servizi pubblici che i veneti apprezzano, senza bisogno di aumentare le tasse. Questo approccio ha funzionato negli altri Paesi e non c’è alcuna ragione perché non debba funzionare anche in Veneto.
Il Veneto gode del reticolo industriale forse più fitto e articolato del pianeta.
In esso esistono una miriade di piccole e medie imprese, ma anche grandi aziende. In ogni caso, anche la grande impresa Veneta è un’azienda che possiede i criteri e le risorse organizzative e gestionali per accogliere i lavoratori nel proprio sistema amministrativo garantendosi così una prospettiva di lavoro in continua trasformazione e all’avanguardia.
La grande impresa Veneta, però, non crea disuguaglianze e non crea scontri. Non crea due società in un unico Stato. Non crea uno Stato improduttivo che detta le leggi del lavoro come soluzione di problemi che le stesse leggi hanno creato in precedenza. Crea persone libere e indipendenti che lavorano perché vogliono lavorare, perché vi riconoscono valori di onore e gratificazione.
La tipologia d’industria che i Veneti hanno da sempre prediletto è la piccola media industria che ha dimostrato di essere capace di mantenersi salda ai propri principi costituenti durante tutto il suo processo storico, progredendo simultaneamente alla mutazione della società che la circondava. Ha trasformato la stretta di mano in un marchio personale di garanzia, evolvendolo poi  in garanzie di standard europeo, senza perdere mai la qualità e il prestigio della propria manifattura.
Il lavoro Veneto è, prima di un’impresa, una mentalità che si applica tanto nel settore privato quanto in quello statale. Perché l’uno è al servizio dell’altro e viceversa.
Ragionando cosi il forte sistema di tassazione presente in Italia, causato dapprima da persone incompetenti e seguito da una pessima gestione delle risorse, si limita automaticamente, aumentando il reddito pro capite che permetterà al popolo veneto di riprendere il controllo delle proprie scelte che oggi sono costrizioni finalizzate alla sopravvivenza.
Il controllo delle proprie scelte porterà a sua volta a un’inevitabile trasformazione dell’organizzazione della collettività, partendo dalle famiglie, per toccare scuola, previdenza sociale, pensionamenti e altri settori portanti del Veneto.
Il parlamento veneto avrà la responsabilità di raccogliere e allocare le tasse dei veneti. Il parlamento istituirà un apposito ministero del tesoro. Il PNV ha il compito di assicurare una transizione morbida al nuovo regime fiscale sia che esso avvenga prima o dopo il raggiungimento dell’indipendenza.
L’obbligo al pagamento delle tasse sui redditi verrà deciso sulla base della residenza e le tasse sulle imprese saranno basate sulla sede legale delle rispettive società.
Il PNV intende inoltre abolire tutte le tasse inique applicate dallo stato italiano e dai propri enti alle persone fisiche e alle imprese.
Il PNV ha in programma l’istituzione di una tassa unica sul reddito delle persone fisiche, con aliquota fissa al 20%, che probabilmente potrà essere ulteriormente abbassata nel tempo.
Il PNV intende inoltre inserire nel quadro normativo veneto una specifica norma che preveda il ricorso ad approvazione da parte di un referendum popolare per innalzare l’aliquota fiscale sul reddito delle persone fisiche e delle imprese per innalzamenti che superino la quota di un quarto rispetto all’aliquota precedente.
Abbiamo assistito all’arroganza di una classe politica italiana inetta e ladrocinante per troppo tempo per non mettere dei paletti ben precisi al potere dei politici anche nel Veneto indipendente.

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Introduzione a “Veneto 201X. Indipendenza e felicità”

domenica, 14 settembre 2008
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Scarica Veneto 201X

Un anno fa veniva pubblicato “Le ragioni dell’indipendenza”, destinato a diventare il manifesto politico degli indipendentisti veneti del 2007-2008.
Esso di fatto ha presentato e spiegato al pubblico una nuova proposta originale in occasione delle elezioni politiche italiane, cui non si sono presentati gli indipendentisti veneti.
La stagione politica che lasciamo alle spalle se vogliamo è uno spartiacque per noi veneti.
È infatti emersa con forza la situazione di insoddisfazione a ogni livello di gran parte del Popolo Veneto. Essa non trova ancora una applicazione e una definizione di per sé, ma ne è evidente la manifestazione in ogni dove.
Abbiamo quindi scelto di pubblicare un altro punto di vista originale, sempre nel nome dell’indipendenza.
Esso si articola in alcuni capitoli:

1.    la spiegazione, se mai ve ne fosse di bisogno, del perché l’Italia non riesce più a dare soluzione alle esigenze del Veneto e anzi si è trasformata in una vera e propria palla al piede.
2.    la difficoltà in cui versa l’attuale classe dirigente veneta
3.    la spiegazione del percorso necessario per ottenere l’indipendenza
4.    la presentazione di una nuova fase di conversazione nazionale veneta
5.    la petizione on line per indire un referendum per l’indipendenza
6.    una sintesi delle ragioni dell’indipendenza
7.    cosa significherà in concreto l’indipendenza del Veneto e, infine,
8.    le implicazioni del Veneto indipendente in Europa e per l’Europa

In linea generale, oggi traspare l’esistenza di un enorme vuoto politico in Veneto.
Sembra paradossale, proprio nel momento in cui tutti i partiti declinano in chiave veneta i propri programmi e addirittura i propri nomi, ciò appare sempre più uno sforzo vano di dare interpretazione al reale desiderio di libertà dei veneti.
Ecco perché è diventato importante dare vita a un nuovo partito indipendentista veneto.
Un partito che si pone come obiettivo di indire un referendum per l’indipendenza del Veneto, un partito di difesa dell’interesse nazionale veneto, ormai messo sempre più in pericolo da un’Italia in grave crisi sistemica, che, come ogni entità parassita, ha l’esigenza di divorare le nostre risorse e la nostra identità per poter continuare la propria esistenza nel malaffare.

Oggi, semplicemente, la Causa Veneta è sconosciuta alla stragrande maggioranza dei veneti, così come lo è la nostra straordinaria storia di Popolo Veneto. Possiamo ben dire che essa sia stata nascosta e svilita proprio per evitare che potessimo prendere coscienza di quale è stato il nostro ruolo per mille e più anni nel mondo.
Noi veneti abbiamo mille primati nel mondo, ma oggi non abbiamo il primato politico.
Siamo gran lavoratori, grandi studiosi, gran volontari, filantropi, umili e pazienti.
Sono molteplici le testimonianze del passato e del presente della grandezza del Popolo veneto.
Un Popolo fiero, che da quattromila anni ha contribuito a far superare i più grandi traguardi a tutta l’umanità.
I Veneti oggi si apprestano a rientrare di diritto tra i grandi Popoli della civiltà umana.
Popolo dalle origini antichissime, che ha saputo creare modelli organizzativi originali e unici al mondo.
La grandezza dei Veneti risiede nelle loro capacità innate di saper far fronte ai rischi e alle minacce ambientali e congiunturali creando nuove pratiche e condizioni che ci hanno permesso di essere pionieri dell’evoluzione dell’uomo.

Ai Veneti il destino sembra aver riservato il compito di dare spesso indicazioni di nuovi percorsi da seguire.
Nelle Terre di San Marco fu sviluppato – un esempio per tutti – lo sperimentalismo che ha creato la scienza e la tecnologia moderna. Qui, perché altrove l’oscurantismo del potere costituito lasciava solo dire a denti stretti “eppur si muove” ai geni foresti che da noi hanno trovato asilo.
Nei secoli i Veneti hanno creato nuove ingegnerie, nuovi movimenti artistici, nuove scienze, nuove matematiche, nuove politiche, nuove logistiche, nuove economie, nuove urbanistiche.
Dall’ingegneria genetica, all’ingegneria elettronica, dalla pittura all’architettura, dall’editoria all’industria, i Veneti hanno più volte scoperto la via da seguire.
L’arte della diplomazia trova Veneti tra i più grandi interpreti della storia dell’uomo. Gli uomini Veneti hanno saputo ora comandare, ora tacere, ora combattere, ora trattare.
Mai una parola in più, mai un parola in meno.

Veneti, ora è il momento di rialzarci, di riprenderci lo scettro del comando, di ridare la giusta direzione di marcia, perché in molti hanno perso il senno e non accettano più i nostri suggerimenti da dietro le quinte.
Riappropriamoci della nostra potestà. Ritiriamo la delega che saggiamente per due secoli abbiamo dovuto esercitare.
Veneti, questo è il momento di riprendere il cammino e di indicare la strada maestra. La strada veneta verso il nostro futuro di felicità.

La nostra lunga tradizione contadina, che non abbiamo dimenticato, ci ricorda che un albero dalle radici profonde sa sopravvivere anche in tempi difficili. Perchè proprio quelle radici gli consentono di trovare cibo e acqua e lo tengono ancorato al terreno nelle tempeste.
Il tiglio, sin dall’antichità albero sacro per i Veneti, rappresenta simbolicamente il popolo veneto. Pensate che tracce di insediamenti venetici, confermate da reperti archeologici, risalgono al X secolo avanti Cristo, ossia a 3000 anni fa. Noi Popolo Veneto abbiamo almeno 3000 anni di storia!
La Serenissima è sorta nel IX secolo dopo Cristo e ha durato 1000 anni.

Ora finalmente sta soffiando un vento nuovo che possiamo chiamare orgoglio veneto. L’orgoglio di appartenere al popolo veneto va crescendo e diffondendosi e sta facendo rifiorire quest’albero millenario. Sbocciano nuovi germogli .
Le radici profonde che danno sostegno e alimento all’albero, sono la carta di identità del nostro Popolo, la garanzia del nostro futuro. Quel solido futuro che ora stiamo costruendo insieme, noi stessi, con le nostre mani e la nostra volontà.
Oggi è evidente alla gran parte dei veneti che così non si può più continuare, che questo andazzo ha le gambe corte e che sta distruggendo velocemente quanto abbiamo saputo costruire in decenni di duro lavoro.
È nostro compito ora trasformare questo grave rischio in una stupenda opportunità che proprio in questi istanti si concretizza con una forza potenziale unica come mai è successo nell’ultimo secolo e mezzo.

L’opportunità possiamo coglierla solo aderendo al Partito Nazionale Veneto, rendendolo la forza politica di riferimento in Veneto e ottenendo il mandato dai veneti per indire il referendum per l’indipendenza.
Il modo migliore di farlo è comunicare i vantaggi del Veneto indipendente, che da soli renderanno coscienti i veneti di quanto a portata di mano sia la libertà.
Prima basta sognarla, quindi volerla.

E libertà sarà!

Gianluca Busato

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PNV: banchetto – gazebo a PADOVA sabato 13 settembre h 9.30

venerdì, 12 settembre 2008
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AVIXO: bancheto del PNV sabo de matina (13 de setenbre) a PADOVA.

Partito Nasional Veneto
organizza

Sabato 13 SETTEMBRE h 9.30 a PADOVA
in Piazza delle Erbe

VENETO INDIPENDENTE E FELICE

incontro con la città di Padova

UNICO OBIETTIVO: INDIPENDENZA

in modo democratico, veloce, non-violento

PER IL NOSTRO BENE!

(Partito Nasional Veneto)

Mappa per arrivare

PNV: banchetto - gazebo a PADOVA sabato 13 settembre h 9.30

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