Piano bocciato è crisi finanziaria mondiale

Il piano di salvataggio approntato da Paulson e Bernanke, approvato in un accordo nel tardo pomeriggio di Domenica 28, ieri pomeriggio è stato respinto dal Congresso, scatenando una reazione ad effetto domino che ha trascinato nel baratro le borse di tutto il mondo.

Molti criticano questa bocciatura ma in raltà è forse il segnale più forte che si poteva dare da un’economia che comunque viveva al di sopra delle proprie possibilità ormai da diverso tempo. E’ vero, questo produrrà disastrose perdite e lo sconquasso dell’economia, e soprattutto farà crollare nella povertà molte persone che facevano affidamento su fondi pensione, ma ha il merito di far atterrare un sistema economico fasullo senza alcun legame alla concretezza, dove il valore del lavoro risulta superiore di diverse grandezze rispetto l’equivalente valore in Africa, Cina, India, ed anche Russia.

Come verso la fine della Repubblica di Weimer, quando bruciare il danaro nella stufa era più conveniente che usarlo per acquistare legna, in cui vennero prese le misure draconiane sostituendo il vecchio marco con il Rentenmark legato ad un valore di mercato, anche questa bocciatura mette di fronte all’esigenza di rivedere un sistema che ha prodotto un’inflazione non monetizzata, che fonda la crescita ed il benessere sul debito, poichè i debiti prima o poi qualcuno vorrà riscuoterli.

Le borse da ieri sono in tracollo, con cifre record. E l’Europa che si credeva al sicuro improvvisamente scopre le sue incertezze (forse più fondate sul timore) con due banche importanti che passano di mano. L’oro dapprima schizza a 960 $ per poi cadere sugli 870, e il petrolio a 94 $, con l’euro che tiene e si assesta a 1,44 contro dollaro, con alimentari e cibi in scatola che salgono sui listini. Ho citato la Repubblica di Weimer perchè sotto il tappeto questa crisi nasconde una grave inflazione non dichiarata (piano o non piano di salvataggio), ma qui mi fermo, è una mia opinione mentre ci sono gli economisti che potranno fare valutazioni ben più autorevoli delle mie.

Claudio G.

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