Il pnv si deve dissociare dal piano UE

Il piano di salvataggio presentato dall’Eurogruppo è foriero di disastri molto più che lasciare che il disastro si verifichi da se. Lo so, molti che mi leggeranno penseranno che mi sia bevuto il cervello, ma visto che io non rispondo (nè intendo rispondere) nè con titoli di studio nè con particolari esperienze nè per posizioni nè per qualifiche, insomma io non sono nessuno, ma semplicemente per le mie idee e per i fatti che espongo, e solo queste devono essere considerate, mi permetto di dire senza peli sulla lingua ciò che penso.

Il piano UE sostiene il prestito interbancario offrendo proprie garanzie, questo è l’aspetto pià saliente della proposta, oltre ai soliti stanziamenti miliardari per il “salvataggio” così viene eufemisticamente chiamata una nazionalizzazione, temporanea si dice (non ci credo), delle banche.  Si tratta di un mare di danaro, Zibordi lo ha definito credo appropriatamente “tsunami”. Nessuno sa dove andranno a pescare quei soldi, anzi, noi che di politica ci siamo unti sappiamo bene dove saranno pescati quei soldi: nelle tasche dei pagatasse.
Prima naturalmente vedremo cosa veramente verrà speso, dato che per esempio la Spagna ha stanziato ma non ha ancora speso un centesimo di quello che ha stanziato; ma se ciò si verifica lo pagheremo di dritto e di rovescio (ahi!) con un’inflazione spaventosa.

Non c’è storia che tenga, quando una macchina è rotta si deve scartare e cambiare. E una buona fetta del sistema finanziario è irrimediabilmente rotta. Cercare di rattoppare la falla serve solo a gettare risorse preziose che invece dovrebbero servire per quando saremo davvero sulla scialuppa di salvataggio.

E’ la legge del mercato, una legge darwiniana che dice che i meno adatti soccombono, una legge della natura incontrovertibile. Meno adatto è lo scellerato che si getta a capofitto, non solo l’incapace di procurarsi il cibo. La famosa legge del libero mercato, che funziona proprio perchè è anche crudele, come lo è la vita e la sua inevitabile conclusione.

L’unico percorso credibile secondo me era l’abrogazione dell’Euribor, e la standardizzazione del prestito diretto dalla BCE.  Questa è una cosa che non ho pensato io, ma persone che di finanza se ne intendono più di me, ma è anche l’unica che mi convince tra le tante, per semplice buon senso. Questo avrebbe consentito di mantenere alta la tensione tra i fattucchieri della finanza, non esponeva gli stati e i loro cittadini ad un debito che viene così invece socializzato, ma assicurava al tempo stesso alle parti sane del sistema finanziario e conseguentemente economico una via di sostentamento, seppure faticoso, riequilibrando il costo del danaro aggiunto proprio dalle banche commerciali. A riprova di quanto dico, anche dopo il mega piano le banche non si fidano lo stesso e l’Euribor non è praticamente cambiato.

Invece il salvataggio di banche e la garanzia sul credito interbancario ricade sui pagatasse, ovvero le banche saranno coperte dal rischio del credito assicurandolo ai clienti che poi sono gli stessi pagatasse i cui soldi verranno rubati per pagare queste garanzie. Un enorme giroconto aggravato dal dover sfamare le fameliche bocche di banchieri, politici e tecnici finanziari alle dipendenze dei governi. Bocche che si potrebbero sfamare meglio se si ingegnassero in arti agricole.

Comunque la partita è ben lungi dall’essere chiusa.

Claudio G.

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