Vicenza: l’azione giusta nel vestito sbagliato

Per la mia opinione, Variati, il sindaco di Vicenza, sbaglia a sostenere il referendum sfidando lo Stato vestendo del tricolore e dicendo ai cittadini che loro gli hanno consegnato quel tricolore. Chi ci dice che i cittadini di Vicenza si identifichino pienamente nel tricolore? Nessun referendum e nemmeno nessuna indagine statistica ci confermano questa cosa. Il tricolore è solo l’inquadramento giuridico entro cui viene realizzato il governo municipale. I cittadini invece hanno votato il Signor Achille Variati, uomo e concittadino, e non un emissario dello Stato italiano, e la maggioranza di loro (per misurata che fosse), lo ha eletto non tanto perchè avesse detto di essere fedele servitore dello Stato italiano, ma perchè nel suo programma ha parlato di problemi della città e di possibili iniziative per amministrarla.

In definitiva il Signor Achille Variati è stato eletto a prescindere dall’esistenza dello stesso Stato italiano, ed il voto, non contestato e dunque verosimilmente garante dei principi di libertà di espressione di scelta politica, gli conferisce il potere di rappresentanza dei cittadini che supera, per quanto riguarda Vicenza, quella dello stesso Presidente della Repubblica italiana, non eletto per contro da nessun cittadino della penisola italiana.

Ora se il Signor Achille Variati, in coscienza di perseguire gli interessi della maggioranza dei suoi rappresentati, intende proseguire su un percorso che non è ammesso dal sistema di controllo nel cui quadro si inserisce il Comune di Vicenza quale amministrazione periferica dello Stato italiano, egli deve abbandonare la fascia tricolore, ed indossare quella della Città di Vicenza, simbolo storico peraltro preesistente alla stessa Repubblica italiana. Il non farlo lo espone ad una posizione equivoca che da un lato pur portandone le vesti (la fascia tricolore) contravviene alle disposizioni dell’amministrazione centrale, e dall’altra intende dare corso alla giuste istanze dei cittadini di Vicenza i quali vogliono esprimersi su come il loro territorio vada governato, azione di autogoverno peraltro sancita anche dai diritti dell’uomo recepiti dalla stessa legge italiana n. 881 del 1977 (ratificata del Patto di New York).

Claudio G.

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