Tomat sbaglia Patria: ora Confindustria Veneto inizi a lavorare per l’indipendenza

Il futuro leader di Confindustria Veneto rispondendo al ministro del lavoro (che ricordiamolo, doveva farsi perdonare lo scivolone sull’anticipazione della prossima bancarotta della repubblica italiana), il giorno di Natale ha proposto, forse provocatoriamente, ai Veneti di lavorare gratis 10 giorni di più per lo stato.
La proposta nel mezzo delle cene natalizie è passata quasi inosservata, se non fosse che un leader di un’assocazione importante come quella degli industriali veneti dovrebbe elevare il proprio livello rispetto a quello estremamente provinciale e caciottaro dei politici italiani.
Ecco, crediamo di non sbagliare nel dire che noi Veneti invece siamo stufi marci di lavorare per questo stato, di mantenere una classe politica e dirigente (compresa quella sindacale e delle associazioni di categoria regno dei privilegi e dell’assistenzialismo di stato).
Forse magari lavoreremmo anche un mese gratis pur di veder lorsignori morire in carcere oppure di stenti, ma di sicuro non per tappare le falle ormai evidenti del colabrodo Italia.
Anzi, ben venga il fallimento di questo baraccone in mano ai buffoni e ai criminali.
Privilegiati, odiati, manutengoli di regime, arroganti, ignoranti, maleducati, sbruffoni, incapaci, truffatori, bavosi, sporchi, forse anche assassini: ecco gli aggettivi che vengono in mente quando ad ora di cena costoro si presentano in tv nelle nostre case per il loro consueto teatrino di malcostume.
Signor Tomat, per favore e per decenza, riveda le sue argomentazioni e pensi che oramai gli imbecilli sono sempre meno in Veneto.
Piuttosto, Lei e i Suoi colleghi imprenditori abbandonate al più presto il finanziamento dei papaveri italiani e cominciate a darvi da fare seriamente per l’indipendenza, perché a nulla varrà il saltare sul carro del vincitore quando dalle urne sarà evidente che la volontà di un Veneto indipendente sarà prossima alla realtà.
Pensi a quanto sarà importante per le imprese venete godere di un costo del lavoro non più caricato dei macigni dello stato italico e di una tassazione sul reddito d’impresa del 15-20%, non crede che allora le imprese dei Vostri associati potranno finalmente reggere il confronto competitivo con quelle della vicina Slovenia e Austria?

indipendenza xe poche tasse

Perché allora Confindustria Veneto non si impegna finalmente ad organizzare un convegno che analizzi a fondo le opportunità dell’unica scelta politica rimasta ai Veneti prima di cadere nel burrone della disperazione tricolore?
Perché la Vostra organizzazione non affronta con serietà i vantaggi – per esempio – del made in Veneto rispetto alla pegola ormai evidente portata dal made in Italy, levandovi di dosso i pregiudizi che vi vengono da un’educazione di regime che vi ha abituato a pensare nei termini sacrali nei confronti di uno stato ottocentesco oramai superato dalla storia e dall’evoluzione globale delle umane attività?
Come imprenditore dovrebbe ben sapere che ogni situazione di rischio porta con sé delle straordinarie opportunità e Lei tradirebbe la sua missione se non valutasse appieno la portata di un mondo nuovo che sta nascendo sulle ceneri del vecchio e non approfondisse le enormi potenzialità venete ed europee.
L’Europa, il naturale mercato domestico dei Veneti, deve saper mettere a frutto i potenziali di innovazione di un’era di scoperte dalla quale rischiamo di essere tagliati fuori.
Deve saper inventare un nuovo modello di sviluppo economico incentrato sui propri punti di forza, che possono trovare ispirazione dall’imprenditorialità civica tipica dei veneti, che nasce dal proprio modello di sviluppo urbano e antropologico a rete, che in estrema sintesi è anche il modello europeo, ma soprattutto è il modello di sviluppo umano moderno che vede nella periferia il centro e nell’individuo consapevole il grande architetto del mondo.
L’Europa deve saper sfruttare la propria tradizione artistica millenaria che, nella nuova cultura visuale, basata su design, architettura e immagine, la porta ad avere un enorme vantaggio competitivo rispetto al resto del mondo che deve inventarsi routine comportamentali nuove rispetto alla precedente cultura letteraria e che non ha potuto sviluppare e metabolizzare i processi figurativi millenari che noi possiamo vantare.
Politicamente l’Europa deve essere consapevole che la fine degli stati nazionali non può coincidere con l’inizio di un impero a-nazionale e avulso dal libero commercio mondiale.
E tale modello si basa sulla libertà dei propri Popoli e delle proprie comunità, sulla capacità di assumersi ognuno le proprie responsabilità, senza più offese alla democrazia e alle indicazioni del voto popolare che emergono da una classe dirigente – spesso autocratica e quindi nemmeno eletta – che soffre dell’incapacità di entrare in relazione con i propri elettori e sovrani.

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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