Via le provincie. E via lo stato. Il Veneto indipendente funzionerà come internet

Il premier italiano ha ragione, le provincie sono un ente inutile, proprio come Roma

Sembrano aspetti banali, ma sono tutto fuorché tali. La polemica pdl-lega sull’abolizione delle provincie tocca aspetti fondamentali nell’organizzazione dello stato. Se andiamo a vedere la Storia Veneta, le provincie sono assolutamente estranee alla nostra tradizione politica. ha quindi ragione il premier italiota a volerle abolire e ha torto la lega nord a volerle mantenere. Quest’ultima le vede infatti come il nucleo fondamentale della propria capacità politica di reestare al potere, entrando in realtà in grave conflitto con gli interessi e le esigenze dei Veneti, che con tale Ente nulla hanno a che fare. La lega nord stessa come partito è strutturata in provincie e ciò la rende a maggior ragione un cattivo interprete delle esigenze venete.
Possiamo ben dire che le provincie si sono sicuramente invenzioni inutili e dannose, un fallimentare esperimento napoleonico, proprio come gli odiatissimi prefetti, tra l’altro non veneti e imposti dall’Italia, e particolarmente insignificanti anche da un punto di vista funzionale.
Proprio come Roma. Sì, se c’è un livello di potere che per inutilità assomiglia alle provincie è infatti proprio quella della lontanissima capitale di uno stato italiano sull’orlo della bancarotta finanziaria.
Un centro inutile, che vale da solo milioni di inutili provincie.
Uno spreco assurdo, un buco nero finanziario della casta politica odiata e intenta solo a mangiarsi il mangiabile.
Ecco perché con l’indipendenza del Veneto andremo a diminuire il centralismo della capitale, Venezia non sarà una nuova Roma. E i livelli della federazione non potranno essere le inutili Provincie che oggi servono solo da trampolino di lancio per i politici da quattro soldi della lega nord, ma le magnifiche comunità della Venetia: Conegliano, Feltre, Montebelluna, Marostica, Adria, Bassano del Grappa, San Donà di Piave, Portogruaro, Este, Chioggia, San Bonifacio, Bovolone, Castelfranco Veneto, Cittadella, i Sette Comuni e così via.
La Venetia indipendente avrà insomma una struttura reticolare, proprio come la rete internet.
La visione di uno stato caratterizzato da forti accordi di tipo federale tra le varie comunità locali rientra nella tradizione veneta e non solo nella propria età dell’oro rappresentata dal millennio di Serenissima indipendenza, ma ancor prima, dalle comunità venete e paleovenete, che da sempre hanno sviluppato accordi di cooperazione e mutua assistenza che prevenivano le assurde burocrazie di molti pachidermici stati odierni.
Ciò è testimoniato dallo sviluppo urbano policentrico, con architettura orizzontale e distribuita, a rete, della nostra nazione veneta, che invero necessita oggi di un recupero del nostro tradizionale spirito di salvaguardia e attenzione dell’ambiente, dato che troppo di frequente ha lasciato spazio alle speculazioni e a una generale miopia urbanistica.
Proprio l’esistenza di tali reti di comunità, ci permette di ipotizzare la creazioni di “nodi” locali molto più intelligenti rispetto, ad esempio, alla realtà di molti altri stati come la Francia caratterizzate da sviluppi più concentrati e “verticali”. Questo è un grande vantaggio che aiuta anche a spiegare il nostro reticolo industriale e l’imprenditoria diffusa dei veneti. Esso deve diventare inoltre un grande vantaggio strategico per il Veneto indipendente, grazie alla creazione di “imprenditoria civica” distribuita, che in altri termini possiamo tradurre come alto senso civico e responsabilità diffusa.
Di più, ne derivano indubbi vantaggi sul piano fiscale, perché l’assunzione di maggiori responsabilità a livello municipale e territoriale permette la creazione di maggiori “centri di costo” e pertanto più efficienti ed economici e quindi con minori esigenze di entrate da parte dello stato.
Il Veneto indipendente, in conclusione, non deruberà più i propri cittadini e le imprese, ma con ogni probabilità si potrà accontentare ragionevolmente di aliquote fiscali molto basse, dell’ordine del 15-20%, attraverso un graduale abbassamento delle tasse attuali.
Così facendo, inoltre, potremo aiutare anche la vicina Italia, perché avere un vicino con condizioni sociali equilibrate sarà un indubbio vantaggio anche per noi veneti che non dovremo subire immigrazioni forzate causate dalla povertà. Potremo prestare loro denaro a tassi agevolati, purché vincolato alla realizzazione di progetti concreti che saranno monitorati dal Veneto indipendente, creando una responsabilizzazione della spesa.

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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