Archivio di gennaio 2009

CORSO DI ARCHEOLOGIA E STORIA INCONTRI

martedì, 27 gennaio 2009
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http://www.comune.volpago-del-montello.tv.it/pages/ita/eventi/visualizzaEvento.asp?id=89

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RIPASSO DI STORIA

martedì, 27 gennaio 2009
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La storiografia romana è certamente prodiga di notizie sulla vita dell’epoca. Si tratta comunque di uno storicismo invertebrato. Se si desidera piuttosto conoscere in dettaglio quanto avveniva nella capitale o nelle province opportunamente denominate Italia annonaria, bisogna invece ricorrere a qualche oratore o cronista guastafeste.
Tra questi bene informati figura Plinio il Vecchio. Si viene così a sapere che Giulio Cesare aveva provocato con la sua ambizione un milione di morti, compreso il genocidio dei Veneti residenti nella Gallia Transalpina. La cifra assume particolare rilievo se si pensa che a quel tempo, considerando anche la concessione della cittadinanza ai provinciali dopo le guerre civili, la popolazione dell’Impero era di soli 4.023.000 cives.- Secondo Euripide il personaggio aveva inoltre sostenuto l’inaccettabile principio:”Se occorre violare il diritto per regnare, lo si faccia; in tutti gli altri casi si rispetti la giustizia”. Non sembra proprio il caso di prendere in considerazione Giulio Cesare per eventuali celebrazioni.
Un’altra fonte è Marco Tullio Cicerone. Egli scrive la Seconda Filippica subito dopo le Idi di Marzo, quando Giulio Cesare venne assassinato in Senato. Veniamo in tal modo a sapere che Marco Antonio era il braccio destro di Cesare. Egli era attorniato da una miriade di gente poco per bene. “Comites nequissimi” li qualifica Cicerone, cioè “cattive compagnie” da non confrontarsi con quelle delle nostre gioventù, la cui frequentazione costituiva peccato da confessare.
La Sesta Filippica è ancora più chiara. Marco Antonio aveva un grande seguito quando viaggiava. C’erano allora i littori, che oggi si chiamerebbero la scorta. E fino a qui nulla di straordinario, data la carica che il personaggio rivestiva. Poi seguivano parecchi grandi carri coperti ed equipaggiati per rendere più agevoli le lunghe trasferte. I passeggeri erano prostitute, lenoni e parassiti. Le popolazioni dei Municipi, invece che includere nell’accoglienza una risata torrenziale, dovevano rendere omaggio a quegli ospiti, si fa per dire, e sostenere le rilevanti spese per il mantenimento, il soggiorno e le regalie. Non importava se ciò corrispondeva ad un impoverimento della comunità.
Cicerone non precisa nulla che riguardi Oderzo. Ma a noi sembra lecito chiedere se, per caso, Oderzo non fosse Municipio Romano tra il 49 e il 42 a.C. e precisamente amministrato da quattro magistrati, di cui si conosce solo il nome di M. Laetorius Paterchianus , tanto per dare un riferimento temporale e onomastico ragguagliabile con la storia.- In caso affermativo Oderzo sarebbe stata certamente coinvolto nei costosi festeggiamenti cui Cicerone faceva riferimento. Qualora ciò costituisse motivo di vanto, regime condiviso e orgoglio, piuttosto che di fastidio, sdegno o disonore, sarebbe giustificata la celebrazione estiva del mito impolverato con tanto di travestimenti.- L’evento dovrebbe invece essere rimosso dalla memoria, qualora la partecipazione fosse stata forzata o mal sopportata dalla gente, come si suppone.
La storia ricorda, inoltre, che l’Imperatore Commodo, figlio di Marco Aurelio, spese verso la fine del II secolo d.C. somme molto elevate di denaro pubblico. Il motivo?- Combattimenti tra gladiatori. Egli stesso vi partecipava coraggiosamente, dopo essersi accertato che gli avversari fossero armati di semplici spade di legno. Non si sa mai.- Ecco, anche rievocazioni del genere sarebbero da evitare, specialmente se finanziate da risorse pubbliche in tempo di crisi finanziaria.
Per comprendere qualcosa di più non rimane altro che attendere la prossima estate. Nel frattempo si deve, comunque, prendere atto che Marco Antonio non era rilevante nemmeno esteticamente. In una moneta d’argento risalente al 32 a.C. egli è infatti raffigurato con gli occhi sporgenti, il naso aquilino e il collo taurino. Proprio tutto il contrario di come appare nel famoso film di L. Mankiewics del 1963. Se ne tenga conto per un’eventuale immedesimazione.

Nerio De Carlo

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Castelnovo del Garda Libera, Indipendente, Veneta

lunedì, 26 gennaio 2009
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Dialogo Veneto – esce il numero 10 (25 gennaio 2009)

domenica, 25 gennaio 2009
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Pubblicato il nuovo numero di “Dialogo Veneto”, la collezione degli articoli pubblicati sul sito www.pnveneto.org, che sta avendo un grande successo di lettori e popolarità

Si tratta del numero 10, il primo del 2009, con notizie inedite che non troverete nei giornali e non vedrete sulle tv italiane.

Scaricatelo, stampatelo e fatelo avere a chi non ha un computer, per aumentare la conoscenza della nostra azione politica.

Come sempre, invitiamo chi ha a cuore la Causa Veneta a contribuire alla comunicazione dell’enorme opportunità politica che oggi si è aperta, inviandoci articoli di qualità da pubblicare sul sito internet e ora anche su “Dialogo Veneto”.

Scarica il Numero 10 (25 gennaio 2009):

Scarica Dialogo Veneto del 25.01.2009

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Delle alleanze, del Pnv, delle elezioni, della libertà

domenica, 25 gennaio 2009
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indipendenza-xe_02

Cari soci e amici del Pnv,

in questi giorni è partita una massiccia azione di screditamento del Partito Nasional Veneto e un tentativo di confonderci con i partiti autonomisti.
Emergono indiscrezioni e attacchi, da parte di chi teme fortemente che in Veneto nasca un’alternativa di voto nel nome dell’indipendenza, un clima di zizzania e di veleni infusi ad arte nel tessuto sociale della pubblica opinione veneta più sensibile ai nostri temi.
È bene pertanto che si sappia che il Pnv non intende confondere la propria azione con quella degli ondivaghi vecchi partiti autonomisti che tanto danno hanno fatto alla nostra Causa.
Non abbiamo nulla contro di loro in quanto portatori di impegno civico apprezzabile, anzi con la loro base militante condividiamo spesso speranze e visioni e possiamo ben dire anche un senso di fratellanza veneta.
Il problema sta solo ed esclusivamente nella loro classe dirigente, che ha condotto per anni azioni politiche fallimentari nel nome dell’autonomia (o meglio della richiesta di carità a Roma con il “cappello in mano”), alternando tradimenti dell’ideale con alleanze disastrose e contronatura con i partiti italiani.
Come potremo noi spiegare all’elettorato che oggi noi consegnamo a lorsignori tutte le speranze di indipendenza che emergono con sempre maggiore forza?
La realtà è che costoro hanno capito che il vento tira da questa parte e cercano di assicurare tutti del fatto che la loro conversione dell’ultima ora è genuina e che sono stati folgorati dall’ideale indipendentista sulla via di Damasco.
Non solo, pretendono anche di fare i direttori d’orchestra.
È quindi del tutto evidente che, permanendo tale classe dirigente, resta un ostacolo insormontabile alla conclusione di qualsiasi accordo di fusione elettorale, come bene ha posto in evidenza Claudio Ghiotto l’altro giorno.
Ricordiamo poi che questi partiti anche nel recente passato elettorale hanno già dimostrato di essere ben avanti sul viale del tramonto. Per fare un esempio, nelle ultime elezioni comunali di Vicenza, la coalizione dei principali partiti autonomisti non è riuscita a superare la straordinaria cifra elettorale dello 0,7%.
Come indipendentisti abbiamo la responsabilità storica di tutelare che non venga tradita questa unica speranza di libertà che ci è rimasta. Se dovessero essere necessari sei mesi, o un anno in più affinché riusciamo ad organizzarci per presentarci alle elezioni con maggiore forza, ciò costituirà una scelta naturale, piuttosto che avallare l’ennesimo inganno opportunista e il tradimento del nostro ideale.
Vi chiedo in questo particolare momento comprensione di ciò, resistendo alla campagna in corso, architettata ad arte, affinché il Pnv si adegui al “compromesso storico” con gli autonomisti veneti. Se avete dubbi di sorta, pensate che persino la lega nord sui vari forum internet fa il tifo affinché gli indipendentisti si uniscano subito sotto un unico simbolo elettorale!
Costoro in realtà temono la nostra potenza di comunicazione, il fatto che, per esempio, in un paio di mesi e con il solo passaparola, abbiamo portato 4.258 persone ad aderire alla Causa per l’indipendenza del Veneto.
Ora rafforziamo il Pnv: iscrivetevi in massa, date forza all’unico partito politico che con coerenza ha ridato voce al nostro ideale, rendendolo sempre più vicino alla sua realizzazione. Impegnatevi nei vostri comuni e nelle vostre provincie, date subito la vostra disponibilità per un impegno civico per le prossime elezioni del 6-7 giugno 2009, per il bene delle nostre comunità, per la nostra libertà nel nome dell’indipendenza.

Treviso, 25 gennaio 2009

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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LIBERE ELEZIONI NAZIONALI DEL POPOLO VENETO – 25 GENNAIO 2009

sabato, 24 gennaio 2009
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

LIBERE ELEZIONI NAZIONALI DEL POPOLO VENETO – 25 GENNAIO 2009

Il 25 gennaio 2009 sono indette le prime Libere Elezioni Nazionali del Popolo Veneto.
Nei seggi predisposti presso la sede congiunta dell’Autogoverno del Popolo Veneto, del Tribunale del Popolo Veneto e della LIFE, di vial’Italia 113 a Conegliano (TV), dalle ore 8.00 alle ore 22.00 i cittadini veneti sono invitati a votare per il rinnovo della Assemblea Nazionale Veneta delle Venezie, e per l’elezione del sindaco della città metropolitana di Venezia.
Per leggere la lettera di notifica ai comuni, sottoscritta dal Presidente dell’Autogoverno del Popolo Veneto, clicca qui
Per leggere il decreto di indizione delle libere elezioni, emesso dal Tribunale del Popolo Veneto, clicca qui
Leggi il comunicato stampa dell’8 gennaio 2009 – Notifiche per le libere elezioni nazionali del Popolo Veneto su tutto il territorio ex lombardo-veneto
Leggi il comunicato stampa del 13 gennaio 2009 – Notifiche per le libere elezioni nazionali del Popolo Veneto – inviato ai maggiori organi di informazioni italiani e internazionali

fonte: http://www.life.it/


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No alla fusione con i partiti tentenna

venerdì, 23 gennaio 2009
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No alla fusione con i partiti tentenna, SI alla coalizione con i partiti e movimenti sostenitori dell’indipendenza e rispettosi dei principi democratici.

Chi sono i partiti tentenna? Essi sono quei partiti che fino a ieri si dichiaravano autonomisti e oggi improvvisamente si riscoprono indipendentisti (con qualche riserva). Il pnv sta ottenendo consenso proprio per la sua linea ferma e coerente, e per il senso di appartenenza che emana grazie ai suoi principi fondamentali.
Altri partiti e movimenti si sono avvicinati a noi per fare accordi ed alleanze. Con alcuni di loro non possiamo stringere alleanze se non tattiche, con altri possiamo stringere vere alleanze perché condividono gli stessi principi, e con loro possiamo presentarci con un simbolo elettorale corona comune e condiviso.
Chi sono questi partiti e movimenti? Chiunque senza esitazioni punta dritto alla indipendenza, chiunque è rispettoso dei principi di pluralità democratica e del rispetto altrui. Chi sono i partiti o movimenti tentenna? Sono quei partiti che fino a ieri erano autonomisti, se non peggio unionisti (come il PD).

Con chi esprime posizioni autonomiste non possiamo stringere accordi perché sarebbero una contraddizione della nostra missione alla luce dei ripetuti tentativi falliti di indire un referendum per l’autonomia di cui l’ultimo bocciato a Novembre ’08. Dopotutto il pnv è nato dalla constatazione di questo status fallimentare e della presa di coscienza di non disporre di altre vie per la nostra determinazione.

I partiti tentenna sono quelli che all’incontro di S. Bonifacio avvenuto il 17 Gennaio u.s. si sono dichiarati pubblicamente ed unanimemente solo per l’indipendenza, essi erano partiti convinti della via autonomista, dimostrando così il riconoscimento del loro fallimento.
Nella trasmissione televisiva del 21 Gennaio u.s. su Antenna3 hanno però fatto emergere una realtà diversa: sono incerti, e confusi. Qualcuno parla di indipendenza per una autonomia…e pensare che è avvocato! (“laureato in una università italiana”) Già parole proprio da avvocati abili a rimestare il vero con il falso.

La coalizione che si sta delinenando tra pnv, veneto libero, fis, e già accordata da molto tempo con stato veneto, rappresenta ormai un passo decisivo e fondamentale che cambia completamente le condizioni del gioco. Sul versante degli autonomisti troviamo LFV in calo alle ultime elezioni e in difficoltà di consensi, ed il PNE ormai frantumato e ridotto a due uomini-partito: Foggiato e Cancian. E dietro le quinte il ragno Comencini che tesse per farli cadere nella sua tela. Dobbiamo fidarci di queste persone? Io dico di no. Io dico che è tempo di voltare pagina, ed ora stiamo per averne la forza.

Signori soci, nessun passo è stato ancora preso, stiamo discutendo di una ipotesi dovuta alle pressioni fatte da questi partiti smentiti nelle loro proposte dai fatti, ciònondimeno vi chiedo di esprimere la vostra opinione, sottolineando che con questa lettera non viene messo minimamente in discussione l’operato del nostro segretario a cui và la nostra e la mia fiducia e cordialità.

Claudio Ghiotto
PNV Vicenza

Partecipa alla discussione nel forum del pnv

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Dead Man Walking

venerdì, 23 gennaio 2009
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Sean Penn

El titoło de sto film de Sean Penn xe stà dopià in italian come “condannato a morte”. Leteralmente el titoło vol dir “morto ke camina”, e se riferise a cuel ke siga le guardie co ke vede pasar el condanà verso el patiboło.

Me xe vegnù in mente sta espresion lexendo le opinioni deła stanpa foresta so ła situasion dei conti del stato talian.

Cuotidian finansiari tipo el Financial Times (articoło, articolo) o trasmision de business tipo CNBC (articolo), łe anałixa i conti publici tałiani come na inevitabiłe condana a morte.

Se pol sigar, pianxar, far capriołe, ma łe sorti łe xe invevitabiłi. Sta ki ła xe ła situasion taliana rispeto ai parametri de Maastricht:

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Situasion taliana rispeto ai parametri de Maastricht

Tanti i ghe da poca inportansa ai parametri de Maastricht parké i xe dei numari arbitrari. Non na regoła obligatoria, ma on sugerimento.

Ma el punto no xe mia ke se te sfori i te para fora da l’euro, ma se no te ghè i stesi numari de staltri, te te fè małe a xugar soto na połitega monetaria europea.

Sto punto xe ała baxe deła crixi struturałe taliana de sti ultimi diexe ani. Na crixi ke tanti inprenditori (al de fora del xugo de apalti publici e favori) i xe drio sentir so ła so pełe.

O te xughi rento on contenitor bixantìn (sofegà da burocrasia e tase), co na połitega monetaria da terso mondo de svałutasion, par mantegner l’export conpetitivo.

Opure te ghè na moneta forte (tipo l’euro), ma anca na połitega intełigente, co poca burocrasia e presion fiscałe, par incentivar investimenti, el laoro, e mantegnerse conpetitivi nte’l marcà globałe.

Pultropo l’economia veneta ła xe sta sofegà dal pèxo de ste do alternative. Na tenaja co da na parte n’euro forte ke ga sofegà el nostro export, e da staltra on contenitor bixantin: l’Italia.

I anałisti finansiari xe drio vardar sto stato italian ke camina verso el patiboło de insostenibiłità, e no i pol farghe gninte ma dir: “dead man walking.”

Lodovico Pizzati
PNV

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Federalismo vs. Indipendenza

giovedì, 22 gennaio 2009
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Ripubblichiamo un intervento di Lodovico Pizzati apparso sul blog noisefromamerika.org, molto noto in particolare tra gli economisti. Invitiamo a leggere anche i commenti che i lettori del blog stanno apportando ed eventualmente contribuire all’interessante dibattito in corso

di Lodovico Pizzati, 15 Settembre 2008

Vi propongo uno spunto di riflessione per quando il federalismo all’italiana si rivelerà un’enorme delusione. Aggiungo “all’italiana” perché quello che è stato proposto da questo governo, federalismo non è. Perlomeno non combacia con la definizione di federalismo riconosciuta in altre lingue. Ma se volete dipingere le banane d’arancione e chiamarle carote, ok ci adegueremo. Aggiorneremo i dizionari spiegando che “federalismo” non si traduce con “federalism”, come del resto anche “liberal” ha assunto un significato diverso da “liberale”. Nessun problema.

Il parlamento italiano approverà questa riforma centralista e nulla cambierà, ma invece di fare polemica vorrei far notare che una vera riforma federalista non era comunque possibile all’interno dello stato italiano, neanche se ci fosse stata un’autentica volontà politica per farlo. Al contrario di altri paesi non è per niente fattibile che lo stato italiano lasci che parte della politica fiscale (come ad esempio l’Iva in Usa) venga decisa a livello regionale senza sue interferenze. Non è proprio pensabile lasciare che ogni provincia si arrangi a pagare sanità, istruzione e pensioni dei propri cittadini, finanziando queste spese con moderate imposte sul reddito decise nei vari capoluoghi, e lontano dalle grinfie di un ingordo governo centrale.

Questo non è possibile perché il grosso dell’ingiustizia non riguarda la relazione tra varie regioni. Il peggio non sta nel cronico flusso d’assistenzialismo verso Sicilia e Alto Adige. Non è questa la causa principale dell’emorragia di risorse in Lombardia e Veneto. Campania, Calabria, Sicilia non sono le regioni che soffrirebbero da un vero federalismo, perché queste si adeguerebbero con molta più flessibilità di quanto non si creda. La sanguisuga, il parassita che dissangua i cittadini di quasi tutte le regioni, è radicata nella cultura centralista italiana. Un vero paese federale deve avere un governo centrale snello, e invece il primato in debito pubblico rivela decenni di irreversibile perversione. Basta paragonare gli stipendi di parlamentari italiani con altri paesi per avere un’intuizione dell’iceberg che si nasconde sotto.

Ci vorrebbe un articolo più tecnico e dettagliato per approfondire perché un vero federalismo non è realizzabile nello stato italiano, ma lo scopo di quest’articolo è semplicemente di introdurre un’alternativa. Mi limito a ricordare che se solo si lasciasse a Veneto e Lombardia (che contribuiscono pressappoco un 30% al buco nero delle finanze italiane) trattenere una minima parte di questo spolpamento, lo stato schizzerebbe verso l’insostenibilità fiscale. La salute di questo stato assomiglia ad un corpo stanco, anziano ed ammalato che adesso paga il prezzo di una vita di malgoverno incallito, sfibrato da un debito pubblico gigantesco, un tumore grottesco, una protuberanza che pesa il 105% rispetto al resto dell’economia.

C’è forse un altro motivo per il quale un vero federalismo non è possibile per lo stato italiano. È una ragione magari banale, basata su una prospettiva storica (ma anche solo sulle origini del significato: foedus, un contratto firmato da entità politiche indipendenti). Non mi risulta che le federazioni siano mai state il frutto di un processo di decentralizzazione, ma al contrario sono uno strumento di controllata centralizzazione. Di solito le federazioni vengono stabilite da entità politiche indipendenti che si federano per far fronte ad un pericolo esterno. È il caso delle colonie americane appena dopo il 1776, ma anche della Svizzera, della Germania, e a suo tempo anche dell’Altipiano di Asiago (per star più vicini a casa mia). Non si è mai visto uno stato centralista che conceda ai suoi sudditi le libertà previste da un vero federalismo. Forse esiste qualche caso contrario, ma dubito che il regime italiano farà eccezione.

Così, tra un anno o due lo stato italiano starà risentendo il peggio di questa recessione da poco iniziata. A questo va aggiunto il declino strutturale decennale che affligge l’economia succube di questo sistema. Come visto nel grafico (dati Eurostat), la Spagna ha già compiuto il sorpasso di Pil pro capite nel 2005, e quest’anno tocca alla Grecia superarci. Fra un paio d’anni celebreremo lo scavalcamento della Slovenia, e speculeremo se i cechi ce la faranno a staccare gli italiani entro il 2012.

pil pro capite

pil pro capite

Ecco che fra un paio d’anni, nel mezzo di questo grigio scenario, sarà anche completamente smascherata la fregatura di questa recente pseudo-riforma presentata dall’attuale governo. “Federalismo” diventerà una parolaccia. Allora, prima che il parassita sbugiardato escogiti un’altra carotina per trainare le speranze dell’elettorato, vi invito a considerare questa alternativa. Nelle Venezie c’è chi lavora non per istituire una regione federata ma uno stato indipendente, come è già stato per 1100 anni. Questo significa che la Venetia – che comprende il Triveneto, ma anche le province della Lombardia orientale, trova nel diritto internazionale (senza più contraddire la legislazione italiana) una ragione legale di esistere e di esigere la propria istituzione come, appunto, stato indipendente a tutti gli effetti. Sì, proprio come l’Irlanda, la Danimarca, la Norvegia, e l’Austria, paesi con una popolazione ed un Pil numericamente simili a quelli della Venetia, e tutte nazioni tra le più floride al mondo.

Ecco per esempio il percorso, definito nel sito del Partito Nasional Veneto (PNV), da queste tre boe istituzionali:

1) Il principio di autodeterminazione dei popoli è una norma di diritto internazionale che produce effetti giuridici per tutti gli stati. È entrato in vigore in Italia con la legge n.881 del 25 Ottobre 1977 (ratifica ed esecuzione del patto di New York). Si è propensi a credere che un processo di indipendenza comporti un percorso violento, ma in gran parte dei casi non è così. Pensate che nel 1945 c’erano solo 74 stati indipendenti, mentre oggi (dopo 63 anni) ce ne sono 195. La Rep. Ceca, la Slovacchia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia hanno tutte raggiunto l’indipendenza pacificamente. In Montenegro nel 2006 hanno semplicemente votato in un referendum con partecipazione oltre l’80% e con più del 55% a favore dell’indipendenza. Ora godono di imposte fiscali del 12% e hanno un tasso di crescita elevatissimo. Vogliamo aspettare che ci sorpassino anche loro in Pil pro capite?

2) Il popolo veneto trova definizione legale secondo l’art. 2 della legge statale n. 340 del 22 Maggio 1971 il quale dice: “L’autogoverno del Popolo Veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia”. Questa forse è la parte più difficile. Perché questo accada una regione dovrebbe eleggere un consiglio regionale in maggioranza indipendentista che richieda un referendum con monitoraggio internazionale con quesito di indipendenza. Per quanto improbabile, penso sia sempre più fattibile che qualsiasi altra soluzione concreta che passi per Roma. Per raggiungere questo obiettivo basta un consenso a livello regionale, anziché a livello italiano. Questa è la strada perseguita dal PNV, unica formazione politica a proporre questo percorso semplice e legale. Si tratta di chiedere agli abitanti veneti se vogliono vivere in uno stato veneto indipendente, un elementare concetto di autodeterminazione, una domanda più che motivata visti i risultati elettorali veneti negli ultimi decenni.

3) Dal Febbraio 2006 questo progetto politico non è più reato d’opinione. L’Articolo 241 del codice penale italiano recitava: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato è punito con la morte* ”. Questa era una legge ereditata dal passato fascista dello stato italiano. L’asterisco è stato aggiunto dopo per alleggerire la punizione: “* La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo”. Fatalità, in questi ultimi anni l’Unione Europea ha fatto pressione sulla Turchia (per escluderla dalla Ue) perché le leggi turche non rispettavano i diritti internazionali delle sue minoranze. La Turchia giustamente ha fatto notare che anche l’Italia ha delle leggi vergognose nei confronti della libertà di pensiero. E così l’Italia, con totale imbarazzo europeo, fu costretta ad abolire questa comoda legge a favore dello status quo, e a legiferare la legge n. 85 del 24 Febbraio 2006 che consente la libertà di opinione e di azioni democratiche per l’indipendenza di territori dallo stato italiano.

Per questo ora possiamo trattare serenamente di tale argomento, e auspicare l’indipendenza veneta senza timore (io lo facevo anche prima, ma fa niente). Quindi, ecco il punto di riflessione che vi propongo. Invece di lamentarci delle oscenità di uno stato impossibile da riformare e di criticare le assurdità di questa Cecoslovacchia verticale, prendiamo in seria considerazione la fattibilità di alternative come questa: www.firmiamo.it/veneto-indipendente. A me questo percorso appare, per quanto impervio possa sembrare, più realistico che sperare di poter ristrutturare un cimelio ottocentesco.

Lodovico Pizzati

link all’articolo originale e ai commenti sul blog di noisefromamerika.org

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169 punti di base lo spread tra Bund tedeschi e BTP italiani a 10 anni

giovedì, 22 gennaio 2009
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Lo spread tra Bund tedeschi (titoli di stato tedeschi) e BTP italiani a 10 anni è salito oggi a 169 punti.
E’ ormai probabile e forse inevitabile l’uscita dell’italia dall’area euro, o almeno una speculazione è in atto in tal senso, poiché sono in molti a scommettere sulla defenestrazione del tricolore dall’euro.

Prepariamoci anche a una forte svalutazione della valuta italiana e forse a qualche manovra sui nostri conti correnti, tanto per gradire.

Qualcuno ha ancora dubbi sul fatto che l’indipendenza è la nostra sola via d’uscita?

giane
indipendenza xe salari più alti

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