http://www.comune.volpago-del-montello.tv.it/pages/ita/eventi/visualizzaEvento.asp?id=89
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La storiografia romana è certamente prodiga di notizie sulla vita dell’epoca. Si tratta comunque di uno storicismo invertebrato. Se si desidera piuttosto conoscere in dettaglio quanto avveniva nella capitale o nelle province opportunamente denominate Italia annonaria, bisogna invece ricorrere a qualche oratore o cronista guastafeste.
Tra questi bene informati figura Plinio il Vecchio. Si viene così a sapere che Giulio Cesare aveva provocato con la sua ambizione un milione di morti, compreso il genocidio dei Veneti residenti nella Gallia Transalpina. La cifra assume particolare rilievo se si pensa che a quel tempo, considerando anche la concessione della cittadinanza ai provinciali dopo le guerre civili, la popolazione dell’Impero era di soli 4.023.000 cives.- Secondo Euripide il personaggio aveva inoltre sostenuto l’inaccettabile principio:”Se occorre violare il diritto per regnare, lo si faccia; in tutti gli altri casi si rispetti la giustizia”. Non sembra proprio il caso di prendere in considerazione Giulio Cesare per eventuali celebrazioni.
Un’altra fonte è Marco Tullio Cicerone. Egli scrive la Seconda Filippica subito dopo le Idi di Marzo, quando Giulio Cesare venne assassinato in Senato. Veniamo in tal modo a sapere che Marco Antonio era il braccio destro di Cesare. Egli era attorniato da una miriade di gente poco per bene. “Comites nequissimi” li qualifica Cicerone, cioè “cattive compagnie” da non confrontarsi con quelle delle nostre gioventù, la cui frequentazione costituiva peccato da confessare.
La Sesta Filippica è ancora più chiara. Marco Antonio aveva un grande seguito quando viaggiava. C’erano allora i littori, che oggi si chiamerebbero la scorta. E fino a qui nulla di straordinario, data la carica che il personaggio rivestiva. Poi seguivano parecchi grandi carri coperti ed equipaggiati per rendere più agevoli le lunghe trasferte. I passeggeri erano prostitute, lenoni e parassiti. Le popolazioni dei Municipi, invece che includere nell’accoglienza una risata torrenziale, dovevano rendere omaggio a quegli ospiti, si fa per dire, e sostenere le rilevanti spese per il mantenimento, il soggiorno e le regalie. Non importava se ciò corrispondeva ad un impoverimento della comunità.
Cicerone non precisa nulla che riguardi Oderzo. Ma a noi sembra lecito chiedere se, per caso, Oderzo non fosse Municipio Romano tra il 49 e il 42 a.C. e precisamente amministrato da quattro magistrati, di cui si conosce solo il nome di M. Laetorius Paterchianus , tanto per dare un riferimento temporale e onomastico ragguagliabile con la storia.- In caso affermativo Oderzo sarebbe stata certamente coinvolto nei costosi festeggiamenti cui Cicerone faceva riferimento. Qualora ciò costituisse motivo di vanto, regime condiviso e orgoglio, piuttosto che di fastidio, sdegno o disonore, sarebbe giustificata la celebrazione estiva del mito impolverato con tanto di travestimenti.- L’evento dovrebbe invece essere rimosso dalla memoria, qualora la partecipazione fosse stata forzata o mal sopportata dalla gente, come si suppone.
La storia ricorda, inoltre, che l’Imperatore Commodo, figlio di Marco Aurelio, spese verso la fine del II secolo d.C. somme molto elevate di denaro pubblico. Il motivo?- Combattimenti tra gladiatori. Egli stesso vi partecipava coraggiosamente, dopo essersi accertato che gli avversari fossero armati di semplici spade di legno. Non si sa mai.- Ecco, anche rievocazioni del genere sarebbero da evitare, specialmente se finanziate da risorse pubbliche in tempo di crisi finanziaria.
Per comprendere qualcosa di più non rimane altro che attendere la prossima estate. Nel frattempo si deve, comunque, prendere atto che Marco Antonio non era rilevante nemmeno esteticamente. In una moneta d’argento risalente al 32 a.C. egli è infatti raffigurato con gli occhi sporgenti, il naso aquilino e il collo taurino. Proprio tutto il contrario di come appare nel famoso film di L. Mankiewics del 1963. Se ne tenga conto per un’eventuale immedesimazione.
Nerio De Carlo
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Pubblicato il nuovo numero di “Dialogo Veneto”, la collezione degli articoli pubblicati sul sito www.pnveneto.org, che sta avendo un grande successo di lettori e popolarità
Si tratta del numero 10, il primo del 2009, con notizie inedite che non troverete nei giornali e non vedrete sulle tv italiane.
Scaricatelo, stampatelo e fatelo avere a chi non ha un computer, per aumentare la conoscenza della nostra azione politica.
Come sempre, invitiamo chi ha a cuore la Causa Veneta a contribuire alla comunicazione dell’enorme opportunità politica che oggi si è aperta, inviandoci articoli di qualità da pubblicare sul sito internet e ora anche su “Dialogo Veneto”.
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Cari soci e amici del Pnv,
in questi giorni è partita una massiccia azione di screditamento del Partito Nasional Veneto e un tentativo di confonderci con i partiti autonomisti.
Emergono indiscrezioni e attacchi, da parte di chi teme fortemente che in Veneto nasca un’alternativa di voto nel nome dell’indipendenza, un clima di zizzania e di veleni infusi ad arte nel tessuto sociale della pubblica opinione veneta più sensibile ai nostri temi.
È bene pertanto che si sappia che il Pnv non intende confondere la propria azione con quella degli ondivaghi vecchi partiti autonomisti che tanto danno hanno fatto alla nostra Causa.
Non abbiamo nulla contro di loro in quanto portatori di impegno civico apprezzabile, anzi con la loro base militante condividiamo spesso speranze e visioni e possiamo ben dire anche un senso di fratellanza veneta.
Il problema sta solo ed esclusivamente nella loro classe dirigente, che ha condotto per anni azioni politiche fallimentari nel nome dell’autonomia (o meglio della richiesta di carità a Roma con il “cappello in mano”), alternando tradimenti dell’ideale con alleanze disastrose e contronatura con i partiti italiani.
Come potremo noi spiegare all’elettorato che oggi noi consegnamo a lorsignori tutte le speranze di indipendenza che emergono con sempre maggiore forza?
La realtà è che costoro hanno capito che il vento tira da questa parte e cercano di assicurare tutti del fatto che la loro conversione dell’ultima ora è genuina e che sono stati folgorati dall’ideale indipendentista sulla via di Damasco.
Non solo, pretendono anche di fare i direttori d’orchestra.
È quindi del tutto evidente che, permanendo tale classe dirigente, resta un ostacolo insormontabile alla conclusione di qualsiasi accordo di fusione elettorale, come bene ha posto in evidenza Claudio Ghiotto l’altro giorno.
Ricordiamo poi che questi partiti anche nel recente passato elettorale hanno già dimostrato di essere ben avanti sul viale del tramonto. Per fare un esempio, nelle ultime elezioni comunali di Vicenza, la coalizione dei principali partiti autonomisti non è riuscita a superare la straordinaria cifra elettorale dello 0,7%.
Come indipendentisti abbiamo la responsabilità storica di tutelare che non venga tradita questa unica speranza di libertà che ci è rimasta. Se dovessero essere necessari sei mesi, o un anno in più affinché riusciamo ad organizzarci per presentarci alle elezioni con maggiore forza, ciò costituirà una scelta naturale, piuttosto che avallare l’ennesimo inganno opportunista e il tradimento del nostro ideale.
Vi chiedo in questo particolare momento comprensione di ciò, resistendo alla campagna in corso, architettata ad arte, affinché il Pnv si adegui al “compromesso storico” con gli autonomisti veneti. Se avete dubbi di sorta, pensate che persino la lega nord sui vari forum internet fa il tifo affinché gli indipendentisti si uniscano subito sotto un unico simbolo elettorale!
Costoro in realtà temono la nostra potenza di comunicazione, il fatto che, per esempio, in un paio di mesi e con il solo passaparola, abbiamo portato 4.258 persone ad aderire alla Causa per l’indipendenza del Veneto.
Ora rafforziamo il Pnv: iscrivetevi in massa, date forza all’unico partito politico che con coerenza ha ridato voce al nostro ideale, rendendolo sempre più vicino alla sua realizzazione. Impegnatevi nei vostri comuni e nelle vostre provincie, date subito la vostra disponibilità per un impegno civico per le prossime elezioni del 6-7 giugno 2009, per il bene delle nostre comunità, per la nostra libertà nel nome dell’indipendenza.
Treviso, 25 gennaio 2009
Gianluca Busato
Segretario Pnv
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
LIBERE ELEZIONI NAZIONALI DEL POPOLO VENETO – 25 GENNAIO 2009
Il 25 gennaio 2009 sono indette le prime Libere Elezioni Nazionali del Popolo Veneto.
Nei seggi predisposti presso la sede congiunta dell’Autogoverno del Popolo Veneto, del Tribunale del Popolo Veneto e della LIFE, di vial’Italia 113 a Conegliano (TV), dalle ore 8.00 alle ore 22.00 i cittadini veneti sono invitati a votare per il rinnovo della Assemblea Nazionale Veneta delle Venezie, e per l’elezione del sindaco della città metropolitana di Venezia.
Per leggere la lettera di notifica ai comuni, sottoscritta dal Presidente dell’Autogoverno del Popolo Veneto, clicca qui
Per leggere il decreto di indizione delle libere elezioni, emesso dal Tribunale del Popolo Veneto, clicca qui
Leggi il comunicato stampa dell’8 gennaio 2009 – Notifiche per le libere elezioni nazionali del Popolo Veneto su tutto il territorio ex lombardo-veneto
Leggi il comunicato stampa del 13 gennaio 2009 – Notifiche per le libere elezioni nazionali del Popolo Veneto – inviato ai maggiori organi di informazioni italiani e internazionali
fonte: http://www.life.it/

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No alla fusione con i partiti tentenna, SI alla coalizione con i partiti e movimenti sostenitori dell’indipendenza e rispettosi dei principi democratici.
Chi sono i partiti tentenna? Essi sono quei partiti che fino a ieri si dichiaravano autonomisti e oggi improvvisamente si riscoprono indipendentisti (con qualche riserva). Il pnv sta ottenendo consenso proprio per la sua linea ferma e coerente, e per il senso di appartenenza che emana grazie ai suoi principi fondamentali.
Altri partiti e movimenti si sono avvicinati a noi per fare accordi ed alleanze. Con alcuni di loro non possiamo stringere alleanze se non tattiche, con altri possiamo stringere vere alleanze perché condividono gli stessi principi, e con loro possiamo presentarci con un simbolo elettorale corona comune e condiviso.
Chi sono questi partiti e movimenti? Chiunque senza esitazioni punta dritto alla indipendenza, chiunque è rispettoso dei principi di pluralità democratica e del rispetto altrui. Chi sono i partiti o movimenti tentenna? Sono quei partiti che fino a ieri erano autonomisti, se non peggio unionisti (come il PD).
Con chi esprime posizioni autonomiste non possiamo stringere accordi perché sarebbero una contraddizione della nostra missione alla luce dei ripetuti tentativi falliti di indire un referendum per l’autonomia di cui l’ultimo bocciato a Novembre ’08. Dopotutto il pnv è nato dalla constatazione di questo status fallimentare e della presa di coscienza di non disporre di altre vie per la nostra determinazione.
I partiti tentenna sono quelli che all’incontro di S. Bonifacio avvenuto il 17 Gennaio u.s. si sono dichiarati pubblicamente ed unanimemente solo per l’indipendenza, essi erano partiti convinti della via autonomista, dimostrando così il riconoscimento del loro fallimento.
Nella trasmissione televisiva del 21 Gennaio u.s. su Antenna3 hanno però fatto emergere una realtà diversa: sono incerti, e confusi. Qualcuno parla di indipendenza per una autonomia…e pensare che è avvocato! (“laureato in una università italiana”) Già parole proprio da avvocati abili a rimestare il vero con il falso.
La coalizione che si sta delinenando tra pnv, veneto libero, fis, e già accordata da molto tempo con stato veneto, rappresenta ormai un passo decisivo e fondamentale che cambia completamente le condizioni del gioco. Sul versante degli autonomisti troviamo LFV in calo alle ultime elezioni e in difficoltà di consensi, ed il PNE ormai frantumato e ridotto a due uomini-partito: Foggiato e Cancian. E dietro le quinte il ragno Comencini che tesse per farli cadere nella sua tela. Dobbiamo fidarci di queste persone? Io dico di no. Io dico che è tempo di voltare pagina, ed ora stiamo per averne la forza.
Signori soci, nessun passo è stato ancora preso, stiamo discutendo di una ipotesi dovuta alle pressioni fatte da questi partiti smentiti nelle loro proposte dai fatti, ciònondimeno vi chiedo di esprimere la vostra opinione, sottolineando che con questa lettera non viene messo minimamente in discussione l’operato del nostro segretario a cui và la nostra e la mia fiducia e cordialità.
Claudio Ghiotto
PNV Vicenza
Partecipa alla discussione nel forum del pnv
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El titoło de sto film de Sean Penn xe stà dopià in italian come “condannato a morte”. Leteralmente el titoło vol dir “morto ke camina”, e se riferise a cuel ke siga le guardie co ke vede pasar el condanà verso el patiboło.
Me xe vegnù in mente sta espresion lexendo le opinioni deła stanpa foresta so ła situasion dei conti del stato talian.
Cuotidian finansiari tipo el Financial Times (articoło, articolo) o trasmision de business tipo CNBC (articolo), łe anałixa i conti publici tałiani come na inevitabiłe condana a morte.
Se pol sigar, pianxar, far capriołe, ma łe sorti łe xe invevitabiłi. Sta ki ła xe ła situasion taliana rispeto ai parametri de Maastricht:
Tanti i ghe da poca inportansa ai parametri de Maastricht parké i xe dei numari arbitrari. Non na regoła obligatoria, ma on sugerimento.
Ma el punto no xe mia ke se te sfori i te para fora da l’euro, ma se no te ghè i stesi numari de staltri, te te fè małe a xugar soto na połitega monetaria europea.
Sto punto xe ała baxe deła crixi struturałe taliana de sti ultimi diexe ani. Na crixi ke tanti inprenditori (al de fora del xugo de apalti publici e favori) i xe drio sentir so ła so pełe.
O te xughi rento on contenitor bixantìn (sofegà da burocrasia e tase), co na połitega monetaria da terso mondo de svałutasion, par mantegner l’export conpetitivo.
Opure te ghè na moneta forte (tipo l’euro), ma anca na połitega intełigente, co poca burocrasia e presion fiscałe, par incentivar investimenti, el laoro, e mantegnerse conpetitivi nte’l marcà globałe.
Pultropo l’economia veneta ła xe sta sofegà dal pèxo de ste do alternative. Na tenaja co da na parte n’euro forte ke ga sofegà el nostro export, e da staltra on contenitor bixantin: l’Italia.
I anałisti finansiari xe drio vardar sto stato italian ke camina verso el patiboło de insostenibiłità, e no i pol farghe gninte ma dir: “dead man walking.”
Lodovico Pizzati
PNV
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Lo spread tra Bund tedeschi (titoli di stato tedeschi) e BTP italiani a 10 anni è salito oggi a 169 punti.
E’ ormai probabile e forse inevitabile l’uscita dell’italia dall’area euro, o almeno una speculazione è in atto in tal senso, poiché sono in molti a scommettere sulla defenestrazione del tricolore dall’euro.
Prepariamoci anche a una forte svalutazione della valuta italiana e forse a qualche manovra sui nostri conti correnti, tanto per gradire.
Qualcuno ha ancora dubbi sul fatto che l’indipendenza è la nostra sola via d’uscita?
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