Serenissima fucina di talenti, altro che «schei» e capannoni

di Alberto Garlini, il Giornale

Spesso, quando mi trovo in una delle capitali riconosciute della cultura italiana, fatico a far comprendere qual è la sostanza del luogo dove vengo: il Nordest. Se scoprono che abito a Pordenone, gli amici romani o milanesi mi guardano preoccupati: «Poveretto!», dicono e mi compatiscono dal profondo del cuore. Per loro, io vivo in un posto freddo, spazzato da venti siberiani; vivo in una enorme campagna olezzante di letame; e ho per compagni di sorte personaggi rustici, bifolchi arricchiti di fresco che si divertono con sani giochi come la caccia notturna all’extracomunitario. Il luogo comune vuole che Veneto e Friuli siano terre di piccoli imprenditori lamentosi che hanno come nemico giurato lo Stato, in veste soprattutto di finanziere, e pensano morbosamente a come accaparrare denaro. Ovviamente questa avarizia di proporzioni dantesche va di pari passo con chiusura mentale e intolleranza, mancanza di scolarizzazione e disastro antropologico e culturale. Insomma non vivo in un luogo reale, vivo in una categoria mentale: gli Schei di Gian Antonio Stella. C’hai schei, non c’hai schei, quanti schei hai. Tutto qui. Chiuso il discorso sul Nordest. Quello sguardo che mi viene lanciato da amici che il destino ha fatto nascere in zone civili è insieme di compassione e di condanna, perché la situazione è ineluttabile e, se cambia, può solo peggiorare. […]

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indipendenza xe cultura

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Link originale:  http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=317839

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