Archivio di aprile 2009

QUANDO SCALARONO IL CAMPANILE

sabato, 25 aprile 2009
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b_leosucamp300anSono un pacifico, non un pacifista. Mi piace il quieto vivere, bado ai fatti miei e non amo intromettermi nelle vicende degli altri. Con questa filosofia sono stato educato e ho vissuto. Fino a un certo punto, però, perché un giorno ho capito che così, in un mondo e in un’epoca come l’attuale, non è più possibile tenere gli occhi girati dall’altra parte.

Per una sorta d’eredità familiare e anche per aver provato sulla mia pelle, da bambino, l’esperienza delle rappresaglie antifasciste dell’immediato dopoguerra, ho sempre avuto una sorta di simpatia nei confronti degli sconfitti del 25 Aprile, pur non facendo mai politica e senza essere iscritto ad un partito. Nel ’94 e nel ’96 ho votato per AN, conformemente all’idea che avevo della politica. Avevo però sempre una riserva, in fondo al cuore. Perché questa riserva? La spiegazione è questa: mia madre veniva da una famiglia storica di Venezia, una di quelle iscritte al Libro d’Oro. Mio nonno materno, che mi allevò durante la guerra, pur essendo stato fascista, mi aveva inculcato l’amore per la Serenissima e per la sua millenaria, gloriosa storia. Da ragazzo ero un campanilista. Per me non c’era niente di più bello e amabile della terra veneta. Ancora oggi amo la mia terra in maniera quasi maniacale, anche se la vita mi ha portato a vivere a Brescia, in Lombardia (si, ma in quella parte di Lombardia che un tempo fu veneta). Sono così sentimentalmente legato alla Venezia che, in qualsiasi parte di quello che fu il dominio veneto, in Italia, in Slovenia, Croazia, Montenegro o Grecia, quando vedo il Leone di San Marco mi sento a casa.

E vengo al fatto: ricordate quella sciagurata iniziativa dei signori della sinistra, Cacciari in testa, che volevano festeggiare i duecento anni della caduta della Repubblica Veneta? Ricordiamo tutti quell’episodio, definito allora, da quelli che ci governavano, come eversivo e terroristico: l’assalto al campanile di Piazza San Marco da parte di alcuni “fanatici attentatori venetisti”. Armati di un vecchio mitra Mab da demolizione, a bordo del temibile “Tanko” (un vecchio trattore da semirimorchio camuffato) occuparono Piazza San Marco e, saliti sul campanile, esposero il glorioso vessillo. Furono così disonesti e pericolosi da pagare il passaggio sul traghetto! Perché lo fecero? Fu la risposta del popolo veneto all’iniziativa scriteriata e vigliacca dei giacobini di casa nostra. Fu la vera celebrazione dell’anniversario della caduta della nostra gloriosa Repubblica di San Marco.

In quel periodo mi trovavo a Kusadasi, in Turchia, a circa novanta chilometri da Smirne. Lavoravo, per conto di un’azienda lombarda, alla realizzazione di un parco acquatico. Ero l’unico italiano in un cantiere brulicante di operai curdi e iracheni. Avevo due colleghi turchi, due geometri di Smirne. Con uno di loro, Ibrahim, avevo fatto amicizia e spesso ero ospite a casa sua. Da tre giorni ero tornato dall’Italia, dov’ero stato per consultazioni tecniche con la direzione. Ibrahim arrivò trafelato in cantiere e m’invitò a seguirlo al bar, appena fuori dal cancello. Mi disse: ” Walter, tu sei veneto…vieni a vedere quello che sta succedendo a Venezia….C’è un attacco di terroristi….lo stanno trasmettendo alla televisione”. Così vidi la nostra bandiera che sventolava in cima al Campanile…,e poi l’assalto dei Nocs e infine il nostro glorioso vessillo strappato dalle mani di uno degli uomini catturati, gettato a terra e ignobilmente capestato da uno degli agenti mascherati. Lo speaker turco commentava, il mio amico traduceva le sue parole: ” …le forze speciali della polizia italiana hanno catturato i terroristi che volevano attentare all’integrità dello stato esponendo una bandiera della Repubblica di Venezia sul campanile di Piazza San Marco…” Ero esterrefatto e indignato. Mi si rivoltò il sangue fin quasi a star male e provai un’avversione profonda nei confronti del governo e dei partiti italiani. Mi chiedevo come mai nessuno, in Italia, Lega in testa, mostrasse solidarietà con quei quattro gatti che erano saliti lassù. Il mio amico turco era come me scosso e offeso per il gesto del poliziotto che aveva calpestato la bandiera. Il suo commento fu molto duro: ” Il tuo paese ha gettato a terra e calpestato un vessillo glorioso e carico di storia. Noi fummo nemici dei Veneziani per quasi cinquecento anni e abbiamo sempre provato timore e rispetto verso quella bandiera, simbolo di una Nazione antica e piena d’onore e di gloria. Questo dovrebbe essere un giorno di lutto e invece è occasione di vergogna per l’Italia”.

Da quel giorno decisi d’abbracciare la causa dell’indipendenza delle Terre di San Marco. Mai più con l’Italia e con i partiti italiani. Provo solo un profondo rammarico pensando a quelli che caddero per unire questo strano paese che non diventerà mai Nazione. Erano i nostri fratelli, i nostri padri, i nostri nonni. Caddero a centinaia di migliaia su tutti i fronti, nelle guerre alle quali questo stato partecipò, nell’illusione d’essere una grande potenza, per ritrovarsi poi preda della partitocrazia mafiosa o del settarismo dei compagni. No, noi veneti non siamo di questa pasta, noi siamo figli di San Marco! Arma la prora marinaro e salpa verso il mondo….Par tera, par mar, San Marco!

Gualtiero Scapini
PNV Brèsa

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Indipendenza!

venerdì, 24 aprile 2009
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25 aprile, SAN MARCO, festa nazionale veneta, esponiamo la nostra bandiera!

venerdì, 24 aprile 2009
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b_doge_d_contarini300anDa sempre nei territorio della Serenissima Repubblica Veneta il giorno del 25 aprile si onora e si festeggia San Marco, emblema religioso e politico della Repubblica Veneta fino al 1797, bandiera e simbolo del popolo veneto.
E non a caso un dei primi provvedimenti dei “giacobini” fu proprio quello di sospendere la festa di San Marco (allego copia del provvedimento relativo datato 12/4/1797).
E’ fondamentale riappropiarci della nostra identità, delle nostre feste, riscoprire l’orgoglio di sentirsi veneti e di sventolare gioiosamente la nostra bandiera, di esporla dalle nostre case: è l’unico modo per sconfiggere, o perlomeno attenuare gli effetti perversi di quella globalizzazione che sta mortificando culture, civiltà, lingue, costumi, identità diverse ma proprio per questo degne di essere rispettate, tutelate e valorizzate.
Il tutto in un’ottica europea affinchè l’Europa dei banchieri diventi l’Europa dei popoli e delle regioni; un’Europa in grado si svolgere quel ruolo che la storia le assegna, ma che sventuratamente non riesce a interpretare.
Un’ Europa che veda protagonisti bavaresi e catalani, scozzesi e sardi, bretoni e lituani, ma anche noi veneti.

ETTORE BEGGIATO
www.ettorebeggiato.org

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adriARtica, un viaggio normale per gente speciale

venerdì, 24 aprile 2009
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adriarticaUn viaggio da Venezia a Capo Nord e ritorno attraverso la Penisola di Kola, niente di così eccezzionale se a farlo non fosero due ragazzi paraplegici con delle moto a tre ruote!

Avrà inizio il primo maggio 2009 la spedizione ADRIARTICA, un viaggio di quasi 13.000 chilometri che, come lo si può dedurre dal nome, cercherà di unire due mari da Venezia a Capo Nord e ritorno. Un viaggio singolare, esaltante non tanto per l’itinerario ma per i partecipanti: Sandro Dutto Sergio Anfossi e Simone Chieregato. Nomi sconosciuti, certo, ma degni di nota: i primi due, anche se esperti viaggiatori, sono disabili ed affronteranno la spedizione con delle moto a tre ruote. Simone il diverso del gruppo, lui cammina, seguirà la coppia di intraprendenti viaggiatori con un furgone per il trasporto delle vettovaglie ed attrezzature di viaggio.
Il percorso si snoderà attraverso l’Europa per poi addentrarsi nelle tre Repubbliche Baltiche, passerà dalla Russia per poi approdare nella Penisola Scandinava e raggiungere finalmente Capo Nord. Il ritorno sarà effettuato lungo la Norvegia poi i Paesi Bassi ed una tappa a Parigi prima di rientrare a Venezia.
ADRIARTICA è un’idea di DISABILIOVUNQUE, associazione nata per volontà di alcuni disabili con il bisogno di viaggiare e nel contempo con la voglia di fornire nuovi stimoli al mondo disabile, al fine di dimostrare che non sempre l’handicap scalfisce la voglia di vivere. Ogni viaggio dell’associazione viene pubblicizzato nei canali dedicati ed offre l’opportunità agli interessati di conoscere ogni dettaglio del viaggio, in particolare le difficoltà di mobilità presenti in esso, che vengono poi elencate in un diario per poter essere utilizzate in qualsiasi momento da ogni disabile che volesse effettuare un viaggio simile.
Il messaggio che intende dare in oltre DISABILIOVUNQUE è di dimostrare che tutti possono viaggiare con qualsiasi mezzo, quindi lo scopo è di innalzare sempre più il limite della mobilità delle persone portatrici di handicap fisici.
Questa avventura si basa principalmente sullo scopo con cui è nata l’associazione, e cioè innalzare il più possibile il limite oggettivo e soggettivo che ogni disabile si pone (a livello di viaggi ed esperienze motoristiche in genere), esprimendo con esempi pratici (in questo caso un viaggio), che la possibilità di elevare questi limiti è insita il ognuno di noi e grazie a queste dimostrazioni si possono trovare gli stimoli per viaggiare anche se si è in condizioni motorie particolari.
“Per esperienza personale –racconta Sandro- ho potuto capire che le malattie in genere non si curano solo con i farmaci, ma bisogna soprattutto stimolare le persone a cercare nuovi orizzonti e vincere battaglie a prima vista impossibili, quindi la nostra finalità è un obbiettivo mentale oltre che fisico.”
Non è la prima volta che Disabiliovunque progetta un’impresa a tale scopo, ve ne sono state numerose di precedenti e sempre seguite da un resoconto dettagliato che consente a chiunque voglia ricalcare le stesse avventure, disabile o no, di disporre di una quantità d’informazioni che consentono di affrontare il viaggio con una certa tranquillità, rendendo note a priori le possibili difficoltà e mettendo a disposizione un vademecum dal quale attingere su come poterle risolvere, o comunque rendendo disponibile un interlocutore che possa consigliare e raccontare in prima persona le particolari condizioni incontrate e come affrontarle.
ADRIARTICA sarà quindi un viaggio sperimentale, inusuale, teso a dimostrare che i limiti non esistono se non nella nostra mente. Senza ostentare nulla ma con la sola pretesa di spronare quanti ancora non hanno riconosciuto le capacità e le risorse insite in ognuno di noi, Sandro Sergio e Simone viaggeranno per quanti fin’ora non hanno potuto viaggiare ma ben presto lo faranno.
Potrete trovare ulteriori informazioni e seguire il viaggio in tempo reale su www.disabiliovunque.it.

adriartica-2

adriARtica, un viaggio normale per gente speciale

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La Media Luna sfida il Governo Boliviano

venerdì, 24 aprile 2009
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Postiamo questo video, che ha avuto grande eco in latinoamerica, perché è un documento esplicativo delle tensioni che vive la Bolivia: la cosiddetta Medialuna, la parte più ricca del paese incentrata nel dipartimento di Santa Cruz, è attraversata da pulsioni indipendentiste molto accentuate.

Pulsioni fino alla scorsa settimana nonviolente. Ma lo scorso 16 Aprile le forze governative hanno ucciso alcuni presunti cospiratori. Tra questi Eduardo Rózsa Flores che compare in questo video -tratto dalla BBC- mentre spiega il perché della sua presenza in Bolivia. Il video è in ungherese con sottotitoli in spagnolo.

http://www.indipendentista.it/?p=71

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Meglio un Sud indipendente

venerdì, 24 aprile 2009
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Riprendiamo per l’informazione dei lettori de “la Riviera” i passi salienti di un’intervista rilasciata da Edward Luttwak. Edward Luttwak è membro del CSIS Center for Strategic and International Studies di Washington, politologo esperto di problemi italiani. In questa intervista vengono trattati alcuni aspetti che riguardano il Sud Italia. La posizione di Luttwak è particolarmente interessante, ed in alcuni versi addirittura controcorrente.  

Giornalista : In caso di decentramento, o al peggio di separazione, che ne sarebbe del Sud? Verrebbe sempre più abbandonato o, potendo produrre a più bassi costi, rifiorirebbe?

Luttwak : E evidente che il sistema Italia, negli ultimi 50 anni, ha favorito il Nord molto più del Sud. Regalando un mercato protetto, quello appunto meridionale, dove si possono vendere macchinette scassate a alto prezzo. E vero che lo Stato ha anche assicurato massicci trasferimenti di soldi dal Nord al Sud, ma quando l’oro estratto al Nord viene filtrato attraverso una rete politica di clientele ciò che arriva a destinazione è soltanto acido corrosivo, peggio, fango: perché anziché favorire lo sviluppo provoca un ulteriore deperimento. Un meccanismo malefico che ha scoraggiato gli imprenditori meridionali dall’assumere rischi, e li ha trasformati in clientes, collettori di quei fondi settentrionali che in cambio di consenso politico Roma smistava al Sud. Quindi è logico pensare che se il Sud venisse lasciato a sé stesso, e per sopravvivere fosse quindi obbligato a sfruttare le proprie risorse, le cose per i meridionali andrebbero molto meglio. Sono convinto che un Sud indipendente, abbandonato dalla Padania, riuscirebbe a camminare bene con le sue gambe. Progredirebbe anzi molto più del Nord.

Giornalista: E i mercati internazionali assisterebbero imperturbabili allo scollamento?

Luttwak: Conoscendo la psicologia degli operatori internazionali, si sprecherebbero le interpretazioni ironiche. Si parlerebbe di spirito da operetta. Ma, al fondo, l’enfasi dei discorsi cadrebbe sulle continuità. Sulla certezza che la proprietà sarebbe salvaguardata. Dopotutto l’Italia è forse l’unico paese in Europa che non ha mai conosciuto rivoluzioni, dove ancora molta gente nasce, vive e muore nella stessa città, se non addirittura nella stessa casa degli antenati. Certo, come avviene in tutti i cambiamenti, ci sarebbe uno scotto da pagare. Ma non sarebbe troppo alto. Se si pensa che negli ultimi anni l’Italia non ha avuto governi democratici ma tecnocratici.

Giornalista: Il Nord è otto volte più ricco del Sud. Al di là dei dibattiti sul federalismo e delle sue virtù terapeutiche a lungo raggio, cosa si può fare al momento per ridurre queste abissali distanze?

Luttwak : Il concetto di Sud è diventato un’astrazione che non tiene assolutamente conto della realtà. Ci sono zone in Puglia, per esempio, che come capacità produttiva e livello di reddito competono con le aree del Nord. E allora?

Giornalista: Ma perché allora i fallimenti vengono imputati anche alla presunta pigrizia delle popolazioni meridionali?

Luttwak : Il motivo è politico. Tutte le problematiche italiane più affascinanti sono concentrate al Sud. È lì che crollano gli alibi della Prima Repubblica. È proprio li, dove lo Stato ha cercato di essere più attivo, che anziché il progresso si è prodotto il massimo dello scempio.

Giornalista: C’è una corrente della cultura italiana, il meridionalismo, che ha prodotto fior di dibattiti accademici. È mai possibile che tutti questi intellettuali non abbiano mai partorito un’idea valida?

Luttwak: L’ingegno meridionale ha avuto felici applicazioni fuori dal Sud. Ma lo Stato non ha mai permesso che trovasse sbocchi in casa propria. Lo Stato non aveva alcun interesse a valorizzarle, perché il progresso avrebbe distrutto la rete del clientelismo e gli avrebbe quindi impedito di controllare il territorio.

Giornalista: Sull’arretramento ha però influito anche la prepotente espansione della malavita.

Luttwak: Prima c’è il sistema di corruzione politica e poi c’è la malavita. Se il corpo è sano, i parassiti possono esercitare addirittura una funzione positiva. In Italia la delinquenza organizzata è solo il frutto dell’abbandono dello Stato.

(Fonte: Newton Compton, riprodotto a cura di Nicola Zitara)

http://www.indipendentista.it/?p=56

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TV spazzatura

mercoledì, 22 aprile 2009
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TV spazzatura, se la conosci la eviti

TV spazzatura, se la conosci la eviti

Copio e incollo un commento fatto in un blog svizzero sulla TV spazzatura, un commento che vale bene anche per le Venezie.

La TV è sicuramente una avvelenatrice, ma dipende dai modi in cui viene dosata. Io ricordo che quando ero ragazzo c’erano trasmissioni in cui si accendevano i riflettori sui giovanotti che facevano successo (in USA) grazie al loro ingegno e allo studio. All’epoca era di moda l’elettronica e tutto il bene che da essa si ricavava (pareva che tutto si potesse fare con essa), e ben presto il mondo dei computer. Allora per noi ragazzi quelli erano i gli esempi di successo, ed essi indussero schiere di ragazzi ad iscriversi alle scuole tecniche e ingegnarsi a fare cose utili.
Oggi ci sono trasmissioni in cui si mettono sotto i riflettori delle persone scarse (possibilmente idiote) ma belle, mostrando un mondo popolato da vizi, ozio, e insulse scaramucce. Pure io, che guardo la tv per 10 minuti al mese, sono riuscito a vedere casualmente queste cose, tanto ne è satura.
Questi sono gli esempi, e il metro di paragone di oggi, non stupiamoci dunque che vi siano tanti idioti per le strade che si atteggiano e sperano nei soldi facili ottenuti con l’apparire.
Del resto è notizia di oggi che in Italia il primo ministro ha promesso a delle “veline” (così si chiamano quelle ragazze da esposizione) che Si, una di loro sarà scelta, e potrà essere candidata alle elezioni europee.
Insomma, il momento che pur nella sua limitata miseria permette di dare quel minimo di spazio alla libertà di scegliere è stato ridicolizzato ad uno show a premi.
Ma forse, per l’Italia, è una modalità coerente con il sistema politico a libertà limitata in cui la classe politica blindata si autoreferenzia nominando chi le fa comodo, al limite il belloccio televisivo: basta la figura, il resto è optional.
In Svizzera, ma in particolare in Ticino, si guarda molto le tv italiane, ed allora è bene chiedersi quanto sono i cambiamenti sociali frutto dell’osmosi culturale trafilata dal modello televisivo proposto?

Claudio G.

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El leon ke magna el sparonson

martedì, 21 aprile 2009
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L’indipendensa veneta par tanti ła xe na gran incognita. D’acordo ke’l stato talian el ga tante magagne e in 153 ani ne ga portà goere, emigrasion e geometri. Ma par cosa dovaria esar difarente na volta indipendenti?

Dato el vasałagio de l’atuałe clase dirigente veneta, tanti i se dimanda se na Venesia capitałe no ła sarà altro ke na picoła Roma. El Pnv fin deso se ga preocupà de indicar el percorso legałe par torse l’indipendensa, ma łe future istitusion venete łe sarà el prodoto deła nostra cultura połitega. Semo tanto difarenti dai taliani?

Mi no son mia no storego, ma anca co l’ocio da turista in volta par Venesia se se pol farse na idea de come ke i veneti i ga concepio ła połitega par pì de on milenio.

Vardève intorno, de statue ghe ne xe gran poke. Santi a parte, fa ecesion forse ła statua del generałe Colleoni a San Zanipolo. Dei 120 dogi ke gà governà Venesia par ondaxe secołi, rixalta soło do statue tacà su par pałaso dogal.

Sto ki xe el doge Francesco Foscari, responsabiłe par ver estexo ła Republica Veneta in tera ferma riunificando l’antica Venetia Regio. Ecoło lì inxenocià de fronte el leon.

francesco_foscari

Sto kive invese xe el doge Andrea Gritti, ke ga governà durante el periodo de masimo splendor rinasimental, ma anca el pì difisiłe, l’epoca fra ła Lega de Cambrai (1508) e Lepanto (1571). Anca lu in xenocio, pì picenin del sinbolo deła Republica Veneta, el Leon de San Marco.

andrea_gritti

I pì potenti statisti veneti i vien rafigurà subordinà ała Republica. I xe a servisio del popoło. El leon, oltre ke raprexentar on santo, incarna ła respublica veneta, e nisun omo el xe al de sora del bene piovego.

El paragon co łe statue fate durante el periodo talian łe xe come na sciafa ntel muxo. In canpo Manin vedemo el leon incoacià soto l’omo. El popoło come na bestcia soto ła personałità.

daniele_manin

El culmine de sta distorsion de principi ła vedemo in Riva dei Sciaoni. Ki el culto de personałità el riva al so masimo: el leon incoacià (el popoło veneto rafigurà come na bestia furibonda) soto l’Italia, e l’Italia al de soto de Vitorio Emanuele.

plebiscito-1866

Semo tuti d’acordo ke sta statua farà ła stesa fine de keła de Saddam Hussein. Ma el punto xe ke co l’anesion a ła Francia prima, a l’Austria dopo, e a l’Italia deso, xe stà inportà in tera veneta on novo conceto de stato.

L’omo (Napoleon, Keco Bepi, Vittorio Emanuele, Mussolini, Berlusconi) al de sora del stato. Sto conceto no’l fa mia parte deła nostra cultura. Co ke łe robe łe va mal ghe xe ki ke va in estaxi a l’idea de l’omo forte ke bastona, stiłe Bossi.

Ła Serenisima no ła xe mia stà costruìa grasie a na singoła personałità. Naltri no gavemo mia Cexari o Alesandri Magni. Morti łori, finìo tuto. I stati ke dura nel tenpo se baxa su istitusion sołide e no su persone al de sora dełe istitusion.

Sto ki el xe el nostro retagio storico, na republica ke ga durà 1100 ani de fiła. Par cuesto son otimista ke Venezia capitałe no ła sarà mia naltra Roma.

Lodovico Pizzati
Pnv

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Il Veneto e il suo sorite.

domenica, 19 aprile 2009
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Fino a quando saremo ancora ricchi?

Quando filosofi di grande valore muoiono per la stupidità di automobilisti esagitati, con una piccola riflessione filosofica, riferita ai tempi nostri, conviene ricordarli. E dunque vorrei dire qualcosa sul sorite, approfittando di una domenica uggiosa e triste. Che cos’è il sorite? E’ parola difficile e tecnica derivata dal greco soros, che significa “mucchio”. Nulla a che vedere con George Soros (o qualcosa sì, se pensiamo al mucchio di soldi che il finanziere prima liberale ora statalista ha messo in piedi nella sua carriera). E’ uno dei paradossi logici venuto fuori da Zenone, filosofo greco inventore di tutti (o quasi) i paradossi. Come viene formulato? Uno dei modi è questo: se vi è un mucchio di sabbia, e noi sottraiamo dal mucchio un granello, poi un altro, poi un altro ancora, quando possiamo dire che il mucchio non è più un mucchio? Sembra banale, ma non lo è, è una delle basi alla critica del ragionamento induttivo. E tuttavia, perché non lo applichiamo al nostro Veneto? Nel numero del giornale locale ove si parlava dell’alzabara accademico per il grande professore morto, ho letto dell’ennesima chiusura di una fabbrica, la Komatsu. Altre centinaia di operai a spassi, un altro colpo per la Venetia. Siamo ancora “ricchi”? Fino a quando lo saremo? Al contrario del mucchio di sabbia, la gente è dotata di coscienza, e dunque può decidere quando non è più ricca, e comincia in effetti a diventare povera. A quel punto, il paradosso del sorite è risolto. Con la percezione avvertita, o meglio l’autocoscienza della ritrovata povertà. Ma questo non sarà un bel momento. E tragica sarà la soluzione, ben di più di quanto non lo sia una pacifica ma rapida procedura di distacco da ITA. E’ anche vero che il paradosso si basa sull’incertezza delle definizioni: quando è che un “mucchio” è tale? Quanti granelli di sabbia concorrono a crearlo? Ma per la povertà e la ricchezza le cose sono diverse. Basta pensare ad una intera generazione – non ad alcuni casi, questi nella storia ci stanno – decisamente meno abbiente di quella precedente. Le statistiche ufficiali ci dicono che ci stiamo avvicinando a questo. Almeno per la Venezia. Il tempo del sorite è arrivato.

Paolo L. Bernardini
Presidente Pnv

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Cacciari sbaglia a confrontarsi con l’Italia, noi Veneti ci meritiamo di meglio

domenica, 19 aprile 2009
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L’iniziativa del sindaco-filosofo rivela la sua sudditanza culturale verso chi ci disprezza

Monta la polemica strumentale tra il sindaco di Venezia e i primi cittadini di Roma e Firenze su quale sia la città più sporca, sulla base di reportage fotografici. Sinceramente siamo rimasti delusi dal barbuto filosofo – non che avessimo troppe aspettative sulla sua caratura a dirla tutta – che invece di puntare a migliorare la condizione della capitale dei Veneti, si mette a paragone con le città italiane.
Chiariamo: mettersi in gioco e sapersi confrontare è assolutamente una gran cosa e dimostra apertura mentale, ma per il sindaco di Venezia ostaggio dei pregiudizi trikolori sarebbe stato senz’altro più proficuo andare a vedere come sono gestite Vienna, Monaco di Baviera, Berna, solo per citarne alcune.
Oppure, come abbiamo fatto noi nelle vacanze di Pasqua, andare a visitare uno Stato che da pochi anni ha conquistato la propria indipendenza e vedere come le loro città siano in poco tempo diventate gioielli in quanto ad ordine e pulizia.
Per testimoniarlo, pubblichiamo un veloce reportage fotografico di Lubiana, orgogliosa capitale della Slovenia indipendente e felice.
Facciamo allora un gioco e pensiamo quanto oggi Venezia potrebbe essere bella e pulita – e non una semplice Disneyland decadente, ostaggio del turismificio d’assalto, magari con la chicca del Nuovo Hotel All’Arsenale e distrutta dal moto ondoso degli inutili hotel galleggianti a 20 piani – come Capitale della Venetia indipendente e felice.

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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