Un Sovrano e la Sua corte

Un’immagine eloquente su quel che è ITA e su perché la Venetia deve diventare uno stato indipendente

Qualche giorno fa è apparsa su molti giornali di ITA l’immagine del Presidente del Consiglio di ITA stessa che cantava un qualche coro, l’inno nazionale di ITA, l’inno nazionale di FORZA ITA, chissà (ci sarà ben poca differenza) con sullo sfondo prossimo un coro di fanciulle, i suoi ministri. Ora, una sembrava molto carina ed elegante, e mi dicono sia stata un’attrice o una modella, quindi immagino sia il Ministro della Moda. Tutto sommato nessuna era male, dal punto di vista estetico. E sinceramente molte non so chi siano, né so bene quali ministeri occupino. Ma così, spontanea, mi viene la riflessione sul Ministro Gelmini Maria Stella, o Maristella, forse perché insegno in una università di ITA per cui evidentemente costei è il mio punto di riferimento.
Una volta i ministri erano scelti in base alle competenze nell’area specifica del dicastero, ed anzi come minimo dovevano essere rappresentati eccellenti chi della scienza, e via così, chi dell’accademia, chi dell’economia, e via di questo passo. L’esempio principale – e quanto detesto portare ad esempio un fascista e il regime fascista – è stato quello di Giovanni Gentile, un uomo di indubbia profondità di pensiero, e di una cultura vastissima, straordinaria.
Ora, in ITA esistono 60.000 professori universitari, equamente ripartiti in tre fasce, e ciascuno di loro ha più esperienza di università, di accademia, di scienza, della Dottoressa Gelmini. Alcuni, e non pochi, nel disastro del sistema, vantano esperienze e crediti internazionali notevolissimi, conducono ricerca di altissimo livello, sono veri accademici. Perfino nella piccola università, di recente istituzione, dove insegno io, a Como, vi è uno scienziato in odore di Premio Nobel.
In tutti gli ambiti della vita fa piacere che siedano in posizione di vertice figure di eccellenza, anche perché possono servire come modello. E perché così è la natura e il suo diritto. Se solo perché grato ai Potenti, che so io, mi fosse data la corona di campione del mondo di karate, ebbene, io per primo mi sentirei in grande imbarazzo, perché non sono neanche il campione di Ponte San Nicolò e Roncaglia.
E dunque perché osserviamo di continuo queste scene da piccolo mondo antico e capovolto? Una ragione è estrinseca: il Presidente del Consiglio ha certamente rancori nascosti verso i suoi sottoposti, e verso tutti gli ITAliani: e li umilia costantemente mettendo figure inessenziali in posizioni (apparentemente) essenziali. Caligola nominò senatore un cavallo, e l’intento non era solo di umiliare il Senato, ma tutto il popolo romano.
E come si può non umiliare un popolo che nel nome della “libertà” accetta di essere così vilmente servo?
Ma vi è anche un’altra ragione. Una barca condannata al naufragio non ha bisogno di un bravo pilota. Meglio risparmiare i bravi piloti, affinché essi non vadano a fondo con la barca e il danno non sia duplice.
ITA è una barca che naufraga e tutti i topolini che vivono dei prodotti della stiva e sono parassiti dei poveri marinai, cercano di ingrassare quanto più rapidamente possibile, prima dell’inevitabile dramma. I topolini sono i politici, gli alti burocrati, gli imprenditori collusi con il potere. E’ una corsa all’ingrasso nella più generale corsa verso il fondo del mare. Nella speranza che i topoloni siano poi così grassi da rimanere pervicacemente a galla mentre la barca affonda.
E si porta dentro chi lavora davvero, si porta dentro la dignità di milioni di donne e uomini, si porta dentro le speranze delle generazioni future, se ancora qualcuno mette al mondo figli.
Nella Venetia libera vedremo se sarà necessario un Ministero della Ricerca, dell’Università etc. Per prima cosa.
E poi se i legislatori ed i costituenti lo prevederanno nel nuovo assetto politico-istituzionale di un piccolo e prospero Stato, e allora ci metteremo qualcuno dei grandi scienziati della Venetia, gli scienziati che magari dirigono dipartimenti di economia nel Missouri o in tanti altri luoghi al mondo. Ma senza andare lontano, scienziati e umanisti di prim’ordine sono in tutti gli atenei della Venetia, a Bergamo, Brescia, Padova (e quanti qui!), Venezia, Verona. Farà piacere averne uno come ministro. Se non altro, potrebbe essere un modello a cui guardare.
Non ci sarà bisogno di metterci graziose signore del tutto aliene dal sistema, ma troveremo chi, come colui che scrive queste righe (ma che non aspira ad essere ministro, essere studioso basta) ha insegnato in tutti i continenti, ha un profilo scientifico noto in tutto il mondo, e sa amministrare qualche risorsa, e soprattutto, ha una visione del futuro.
Qual è la visione di Gelmini Maria Stella? Una stella marina di Brescia senza infamia e senza lode, ma che non è parte del mondo del sapere, della ricerca, dell’istruzione e dell’insegnamento del quale è stata messa al vertice.
Messa lì da un Sovrano che umilia tutti così, e così palesemente: non ultimo proprio Maria Stella. Al cavallo divenuto senatore non fu poi risparmiata la sorte del tiro e del macello. Era nato per questo, non per il Senato. Sovvertire l’ordine della natura è quanto fanno i tiranni, ma poi la natura vince. E del tiranno rimane la perpetua infamia. Un peccato che chi come imprenditore avrebbe meritato la perpetua lode pervicacemente si ostini a lasciare una cattiva fama nella politica. Ma così è.
A noi, alla fine, questo interessa poco.
Interessa solo la libertà della Venetia, per proiettare tutti codesti incubi nel passato remoto, o quantomeno, lasciarli ad un paese non nostro, lontano, triste. Ma se non lo faremo saremo noi i principali responsabili della nostra rovina. Attenzione, quando una grossa nave affonda, bisogna essere nuotatori provetti per non essere risucchiati nel maelstroehm. Alleniamoci più spesso in piscina, o liberiamo la Venetia.
La seconda via è l’unica generosa, perché si salveranno anche coloro che non hanno gambe o braccia per nuotare, salveremo i più deboli, insieme a noi stessi, e questo rimarrà a perpetuo nostro merito. Avremo edificato così un monumento più solido del bronzo.

Paolo Bernardini

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