Il PD e l’indipendenza della Venetia

pd_01Vi è un segnale estremamente positivo nei manifesti del PD che parlano (bene) della possibilità di indipendenza per il Veneto. Se è vero che la tutela dei più deboli è parte del dna della sinistra originaria – che è poi degenerata in mostri in cui il più debole è stato violentemente sopraffatto, e in questi giorni a Washington D. C. è stato appena aperto un museo sugli errori e orrori del comunismo realizzato, uno è anche a Budapest – ebbene la riscoperta del valore ideale e pratico dei piccoli Stati può essere un modo per tornare all’istanza originaria di giustizia che animava coloro che in buona fede (spesso) furono i primi costruttori dell’ideologia socialista e comunista tra la fine del Settecento e il 1848. Anche perché la deriva statalistica della sinistra, anche italiana, è appunto una deviazione da un pensiero che all’inizio non vedeva di buon occhio lo Stato, per varie ragioni (non solo per odio verso l’aristocrazia europea e disprezzo verso l’alta borghesia che degli Stati si era impadronita in Francia dal 1830 – “D’ora in poi governeranno i banchieri” – in Inghilterra da molto prima). Paradosso estremo: poi la sinistra creerà i più grandi stati centralistici della Storia, nel Novecento (e qualche avvisaglia con la sinistra giacobina c’era pur stata).

Per questo potrebbe essere epocale la svolta del PD, se di svolta vera si tratta e non di un modo di “épater le bourgeois”, insomma di stupire. Mi si perdoni il riferimento alla celebre frase, molto ottocentesca. Peraltro, la borghesia (così ottocentesca!) sta sparendo, o forse è sparita da tempo. E c’è il rischio che si ritorni presto ad essere tutti proletari!

Se dall’Ottocento passiamo al Duemila (e nove): Che le politiche liberali (veramente) che potrebbero essere proprie di un piccolo Stato come il Veneto libero sarebbero in grado di favorire per primi i più deboli, ebbene lo mostra benissimo un piccolo libro di due grandi economisti italiani, Alesina e Giavazzi, Il liberismo è di sinistra (Il Saggiatore, 2007). A me, a noi del PNV, sta a cuore certamente il benessere dei benestanti, ma molto molto di più quello di coloro che tali non sono più, o non sono mai stati: i pensionati con una pensione minima ridicola, i disoccupati, i giovani che emigrano in massa verso paesi lontani e vicini in cui possono avere qualche prospettiva di miglioramento individuale; i malati; i lavoratori dipendenti angariati in ogni modo, perfino col sostituto d’imposta, tutti i deboli.

Alla fine, enorme sarebbe la circolazione di denaro e la produzione di ricchezza con aliquote fiscali come quelle che proponiamo per il Veneto libero: una flat tax al 20%, forse al 15%. Ora, ovviamente il beneficio andrebbe a ricadere su coloro che per forza di cose ora hanno stipendi da fame, pensioni minime di cui come uomini prima che come cittadini dobbiamo vergognarci. L’abbassamento vertiginoso del costo del lavoro produrrebbe più occupazione, e contratti più stabili. Attualmente c’è un costo del lavoro esorbitante, per un netto mensile di 2000 euro ce ne vogliono 4000.

Vuol dire che siamo di sinistra? Io sono mancino.

La sinistra e la destra sono categorie che hanno perso significato, abbondantemente. Rosso e nero sono stati i colori diversi della medesima stoffa di cui sono stati rivestiti i grandi Stati-leviatani dell’Ottocento e poi del Novecento: quella stoffa vestiva i medesimi dittatori, mentre gli individui venivano spogliati progressivamente di ogni diritto e mandati periodicamente in lager, gulag, o a morire come mosche in guerre devastanti.

pd_02Essere a favore dei deboli (non dei pigri, dei ciarlatani, degli imboscati, dei falsi invalidi e dei veri cialtroni) non è di sinistra, è la carità cristiana, è la pietas precristiana, è la simpatia dell’illuminismo, chiamatela come volete. E’ anche “l’interesse” del liberismo.

Non voglio la Venetia libera per vedere un numero più alto di macchine di lusso in giro. Sinceramente, vorrei non vedere anziane signore al supermercato che contano i centesimi e stanno attente a non farne cadere neanche uno, perché ITA dà loro una pensione vergognosamente bassa, e a quelli della mia generazione, si sa, neppure la darà.

Se questo vuol dire essere di sinistra, non lo so. Non ha importanza veramente. L’importante è che vi sia un piccolo Stato in grado di far vivere meglio coloro che il destino, la natura, tante cose, e anche ITA, hanno reso infelici, tristi, affaticati, spenti. Questo mi darebbe gioia infinita.

Paolo L. Bernardini

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