Il X emendamento e la libertà degli individui: gli USA verso la secessione a catena?

AmericanSecessionLe politiche di massiccio intervento pubblico nell’economia di Obama, destinate ad accrescere la crisi anziché porvi fine, stanno sempre più facendo ritornare alle origini – liberali classiche – degli USA molti governatori, molti Stati, e milioni di cittadini. Sono per ora venti gli stati americani – tra cui il Texas, uno dei maggiori per estensione e il secondo stato americano per popolazione – che hanno dichiarato l’intenzione di secedere dall’Unione, invocando a questo proposito il X emendamento della Costituzione americana.

Ora, occorre riflettere sul fatto che da tanti anni sono presenti negli USA associazioni di cittadini che intendono separare il proprio stato, ovvero lo stato dove vivono o dove hanno promesso di vivere qualora diventasse indipendente, dall’Unione. Un esempio di successo è il Free State Project, lanciato nel 2003 in New Hampshire, ma vi sono anche altre realtà di questo genere, in California, Pennsylvania, Georgia, Missouri, stati importanti e significativi. Più di recente anche l’Oklahoma ha dichiarato la propria volontà di secedere.

foundingfathersLa Costituzione americana, al contrario dei Bill of Rights del 1776, è documento estremamente ambiguo, anche perché uno dei suoi scopi principali, dichiarato nel preambolo, è quello di “to form a more perfect Union”, quindi è documento con un’anima centralista, e come tale è stato usato, abusato, e perfino oltraggiato dallo strapotere sia dell’esecutivo, sia del giudiziario, in due secoli e mezzo di tensioni tra stati e potere federale.

Per chi voglia farsi un’idea di questa storia tormentata di utilizzi a scopi centralistici, quindi anti-liberali, quindi anti-individuali (contrari allo spirito di molti Founding Fathers, soprattutto Jefferson), legga il bel libro di Kevin R. C. Gutzman, The Politically Incorrect Guide to the Constitution (Regnery 2007). Ora, il X emendamento fa parte di quella serie di emendamenti integrali alla Costituzione originaria (è l’ultimo), e noti come “Bill of Rights” (da non confondersi con quelli del 1776, anche se nello spirito di questi): voluti da una parte dei costituenti per garantire agli Stati quellelibertà che la federazione rischiava radicalmente di negare nel testo vero e proprio (ricordiamoci che tre stati, Virginia, Maryland e Rhode Island, si erano riservati da subito, all’atto di ratificare la costituzione, il diritto di secedere dall’Unione nel caso i loro interessi fossero stati danneggiati da quelli centrali, di Washington). Ora, non esiste nulla di simile in costituzioni come quella di ITA, segnate da un arrogante, violento, e cinico centralismo.

Che cosa dice il decimo emendamento? “The powers not delegated to the United States by the Constitution, nor prohibited by it to the states, are reserved to the states respectively, or to the people”. Un esempio, se si vuole, di principio di sussidiarietà. O altrimenti, di rispetto assoluto della volontà dei popoli, questa divinità divenuta un cruento e crudele idolo pagano con la rivoluzione francese. Dal momento che la Costituzione non menziona la secessione, e quindi neppure la proibisce, essa viene inferita come un diritto, ovvero un potere (“power”) proprio grazie a questo emendamento libertario.

787px-US_Secession_map_1861.svgDunque, è possibile che si assista, in un futuro non lontano, ad un appello sempre più forte a questo diritto originario degli stati americani. Se ciò accadesse, la strada della libertà per la Venetia sarebbe viepiù spianata, a livello internazionale.

Vi sono diritti originari, basati alla fine sul diritto naturale, che sono in qualche modo sia inviolabili (eppure vengono sempre violati dagli stati), sia rivendicabili nel momento in cui i popoli, in quanto insiemi coerenti di individui che condividono la medesima volontà, si sentono oppressi dai propri governi, e diventano sempre più poveri, quando, se solo lo vogliono, potrebbero aspirare a ben altro rispetto ad una vita che avrà sempre più i tratti di una mera sopravvivenza.

Paolo L. Bernardini
Presidente del PNV

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