L’Italia ha reso povero il Veneto. Indipendenza per avere un futuro

pig_600x389Non sono più una novità ormai nuovi e diffusi fenomeni e paure di povertà in Veneto. Un fatto che tocca nel vivo molti di noi, non perché noi stessi siamo poveri, bensì perché questo fenomeno è oggi potenzialmente vicino a molti di noi e a tutta la classe media veneta.

Quanti nostri amici nascondono – e noi stessi magari lo facciamo – una difficoltà finanziaria, che per qualcuno è solo l’anticamera della povertà?
Quante persone conosciamo che hanno perso il lavoro, o che temono di perderlo a breve, nel nostro Veneto, il Veneto del miracolo economico e ora della crisi profonda e per molti senza speranze a causa di uno stato che è sempre più una tremenda palla al piede.

Così è riuscita a ridurci l’Italia, uno degli ultimi e più illiberali stati al mondo!
Uno stato di monopoli, uno stato di ingiustizie, uno stato di raccomandazioni e sprechi.
Uno stato comandato da inetti, vecchi barboni che sono lo zimbello del mondo.

Le nostre menti più brillanti lo sanno in cuor loro da diversi anni e lo dimostra l’esercito di neolaureati o di giovani professionisti che ogni anno abbandonano il Veneto alla ricerca di un futuro che qui è negato.

I veneti con memoria storica sanno bene che non è la prima volta che l’Italia ci fa questo scherzetto.
Dieci anni dopo quella maledetta annessione, nel 1876 è iniziata una vera e propria diaspora che è durante praticamente ininterrottamente fino al secondo dopoguerra. Un veneto su due partiva come partono oggi gli albanesi, in giro per il mondo, allora. Oggi stanno ripartendo, i nostri ragazzi, nuovamente traditi dall’Italia ladrona.
È in Veneto che assistiamo alla vera Caporetto economica di uno stato a elettroencefalogramma piatto. L’unica cosa che funziona bene di questa Italia sembra essere lo stomaco, visto tutto quello che riescono ancora a mangiarsi, anche in termini di reputazione.
In Veneto fino a poco tempo fa risuonava il ritornello che le cose da noi vanno bene. Che siamo i migliori. Purtroppo è solo amarcord.

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L’andamento dell’economia veneta negli ultimi 10 anni è in realtà parallelo a quello fallimentare italiano, superato da tutti i paesi europei e a breve anche dai Paesi dell’Europa ex comunista. Anzi, a ben guardare il trend negativo del Pil-pro-capite veneto è anche più accentuato di quello italiano.
In questo scenario ben si comprende il voto di pochi giorni fa: un voto di disperazione. Cosa verranno a dire ai veneti disperati i nostri politici quando emergerà che i sogni di gloria autonomisti e federalisti sono per l’appunto dei sogni di gloria irrealizzabili?

E noi veneti di cuore e cervello, cosa dobbiamo fare ora?
Semplice, unirci attorno attorno all’obiettivo dell’indipendenza.

L’indipendenza è legale, l’indipendenza è conveniente, l’indipendenza è più facile da ottenere grazie ad un percorso politico concreto e che è stato fatto da molti Paesi nel mondo negli ultimi anni. E che molti altri Paesi stanno percorrendo. Manchiamo solo noi veneti.

Dobbiamo farlo per non essere più derubati del frutto del nostro lavoro, per poter continuare ad avere un lavoro, per non essere privati della nostra dignità, per non subire le continue ingiustizie quotidiane che ogni giorno ognuno di noi prova sulla propria pelle.

Dobbiamo farlo per far entrare il Veneto nella nuova società dell’informazione: l’indipendenza ci serve per approntare nuove strategie di sviluppo e per garantirci primati tecnologici. L’indipendenza ci serve per dare slancio ad un nuovo rinascimento culturale e per tutelare il nostro ambiente.

L’indipendenza oggi ai Veneti serve per continuare a vivere un futuro di dignità e felicità.

L’indipendenza è la sola possibilità che ci resta.

Gianluca Busato

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