Archivio di giugno 2009

Viva la lingua veneta! Che la lingua veneta viva!

lunedì, 22 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

La questione della lingua (lingua veneta, ovviamente) è estremamente affascinante ed estremamente complicata. Ci sono così tante implicazioni e così tanti argomenti di discussione da poter riempire libri su libri. Quello di cui voglio scrivere io riguarda un aspetto fondamentale, probabilmente l’aspetto primario, ossia la vita della lingua veneta.

Ho scritto vita e non conservazione della lingua di proposito. La lingua è prima di tutto un mezzo; un mezzo attraverso il quale le persone comunicano tra di loro. Se diventa principalmente un fine, allora il suo scopo primario è stato snaturato e quella lingua diventa una cosa falsa. La lingua deve poter cambiare, arricchirsi, diversificarsi, maturare, vivere. Se una lingua sopravvive artificialmente, quella lingua probabilmente è già morta; sicuramente serve a ben poco. Non sono un linguista e scrivo i miei semplici ragionamenti a riguardo, ma in alcune realtà venetiste mi è sembrato di leggere molte cose di mentalità italiana. Leggendo affermazioni del tenore “quando la Venetia sarà indipendente, l’italiano sarà vietato“, mi è sembrato di cadere dalla padella italiana del “dialetto” vietato alla brace dell’imposizione forzata del veneto.

La cosa bella, anzi, la cosa meravigliosa del veneto è il fatto innegabile di essere una lingua parlata quotidianamente da una grande parte della popolazione e di essere trasversale ai ceti sociali. La parlano tutti i giorni i panettieri, i dottori, i commercialisti, gli operai, i manager, le casalinghe, gli studenti, ecc ecc. Per adesso, è una lingua viva e parlata. Certo, ci sono molti segnali preoccupanti di una sua diminuzione tra le generazioni più giovani, ma la coercizione non è assolutamente la soluzione. Il protezionismo, ossia l’imporre al consumatore un prodotto “autoctono”  è sempre una strategia fallimentare. Anche il protezionismo linguistico, ossia l’imporre al parlante la lingua “autoctona”, è una strada diritta verso la sconfitta. La lingua non ha bisogno dibarriere, di aiuti, di imposizioni, di stimoli: la via per far vivere e prosperare una lingua è la libertà. Non bisogna fare altro che liberare il veneto dalla gabbia nella quale è rinchiuso. Una gabbia mentale e politica che lo vuole nella migliore delle ipotesi come “lingua minoritaria” (sicuramente minoritaria nel Lazio, in Veneto no) e nella peggiore un “dialetto” parlato da contadini ignoranti di cui vergognarsi. Liberarlo dai vincoli politici che non lo vogliono lingua “alta” da usarsi in contesti formali. Quindi non barriere nuove, ma eliminazioni delle attualibarriere italiane che lo costringono; se accadesse questo, assisteremmo a un vero proprio Rinascimento linguistico! Una Venetia indipendente potrebbe molto facilmente portare a questo risultato. Bisogna anche sottolineare però che se ci fossero persone motivate in Regione Veneto, si potrebbe fare moltissimo già da adesso; putroppo i nostri politici veneto-italiani sembrano interessati solo a giochetti di potere.

La rezione uguale e contraria allo Stato italico che vuole l’eliminazione della lingua italiana dal territorio veneto mi sembra un atteggiamento preoccupante perché totalmente antistorico e pericolosamente autoritario. Dal mio punto di vista, dire che l’italiano è una lingua straniera in Veneto non corrisponde al vero dato che molti Veneti nei secoli scorsi hanno contribuito alla sua nascita e diffusione e dato che l’italiano è parlato in modo accetabile dalla grande maggioranza dei Veneti. Il bilinguismo è un fenomeno che si riscontra in moltissimi luoghi del pianeta e lo ritengo un fattore che avvantaggia le popolazioni bilingue e non le mortifica. Libertà! Libertà di parlare in veneto o in italiano nei tribunali, a scuola, al lavoro, a casa, ovunque! La libertà è la strada per la vita. Per moltissimi veneti la lingua madre è il veneto, questo non implica che l’italiano sia un patrigno maligno. Cerchiamo di non confondere la lingua italiana con lo Stato italiano.

Questo ovviamente apre il ragionamento verso altri aspetti collegati. Per aprire la gabbia di cui sopra e liberare la lingua veneta, secondo me serve una chiave ben precisa: la standardizzazione. Su questo punto, molti amanti della lingua veneta hanno delle perplessità o delle aperte ostilità dato che secondo loro questo porterebbe a un impoverimento delle varianti del veneto a favore di una lingua veneta artificiale. Per me non è così e voglio scrivere sinteticamente cosa intendo:

  • Una grafia standard semplice: Niente robe inutilmente difficili come la Ł o il cercare per forza di associare un segno grafico ad ogni suono, con il rischio di avere complicazioni che rendono la lettura e la scrittura un campo minato. A mio avviso, la Grafia Veneta Unitaria sponsorizzata dalla Regione Veneto ha fallito nel suo scopo.
  • Lo sviluppo di una koiné: Attraverso una grafia condivisa, può iniziare (con la pubblicazione di libri, attraverso internet, ecc ecc) la crescita di una lingua che non uccide le varianti locali ma che con il tempo e con l’uso si sviluppa naturalmente e che per forza di cose diventa standard.

Ripeto, non sono un linguista e sono apertissimo ai suggerimenti. Però penso che se vogliamo che il veneto torni a tutti gli effetti a essere una lingua importante, dobbiamo dotarci degli strumenti.

Luca Vnt

Popularity: 2% [?]

Referendum? No, grazie, abdichiamo.

lunedì, 22 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

I referendum sulla modifica della legge elettorale italiana sono stati un flop, con una partecipazione da record negativo del 23% si è concluso lo spoglio che lascia diversi interrogativi sulle ragioni di questa abdicazione popolare, più ancora che sul contenuto dei referendum stessi.
Le interpretazioni nei palazzi romani si sprecano, spesso con un velo ipocrita, taluni accennano perfidamente l’idea di mutilare in qualche modo lo strumento referendario.
A me sembra però che questa prova abbia dimostrato l’apatia degli italiani (e dei Veneti) verso ogni strumento che gli consenta di gestire la propria vita in modo diretto.
Per chi, come me, crede nella democrazia diretta potrebbe apparire come una smentita: alla gente non interessa.

In effetti gli italiani sono stati abituati ad essere passivi. Lavorano, e poi si acquattano davanti alla TV per drogarsi di vuoto mentale. “Fare politica? Ma per carità, fate voi, che poi almeno posso lamentarmi al bar.” Questa è l’essenza del pensiero italico.
D’altra parte l’offerta politica è desolante, si propone di una legge elettorale, di per sé porcata (come l’ha testualmente definita il “ministro per le semplificazioni” Calderoli in una intervista a Matrix), di modificarla con il bisturi per cesellarla con tecnicismi. Una operazione complessa.
Una prova ampiamente osteggiata dai vari partiti che ovviamente hanno trovato echo nei media che non hanno certo aiutato a promuovere questi referendum.
Io seguo da diverso tempo i referendum in Svizzera. Se ne fanno diversi all’anno, taluni si presentano complessi, ma occorre dire che viene riportata una sintesi esplicativa. Anche in Svizzera la partecipazione non è molto alta, in particolare quando c’è concentrazione di quesiti complessi e poco chiari.

Eppure, anche con poca partecipazione, lo strumento referendario (e meglio ancora di iniziativa popolare) resta un punto fermo nella definizione di Democrazia.
Il quorum non dovrebbe neppure essere considerato: dopotutto chi non vota si disinteressa del risultato, e dovrebbe lasciare che almeno coloro che ne sono interessati possano avere la loro voce.
Mi chiedo però se ai politici italiani non vada bene così, in fondo. Lo si capisce dalle varie dichiarazioni, che sanno molto di lacrime di coccodrillo. A furor di popolo (astenuto) si consegna nelle loro mani la totale rappresentanza senza appello. Rappresentanza blindata, occorre dire, poiché è quasi impresa impossibile per un nuovo partito presentarsi alla competizione elettorale. Le barriere sono molte. Iniziando dalla concentrazione di potere sui media e sui giornali (servili al potere), fino agli strumenti giuridici che di fatto rendono impossibile ad un nuovo partito il candidarsi per il parlamento, con diseguaglianza rispetto i partiti già in parlamento che godono di esenzioni da tali restrizioni mentre addirittura ricevono un rimborso come eletti!
Leggi sbilanciate, come la possibilità di candidarsi in diversi collegi, per esercitare potere feudale sui vassalli che coopteranno i seggi. Leggi, come questa elettorale, fatte di proposito per rendere impossibile una alternativa, leggi fatte per rendere impossibile una lecita concorrenza politica, leggi fatte apposta per essere impossibili da applicare per chi non è dalla parte giusta.

La tecnica è la stessa usata per le imprese, dove si promulgano leggi in quantità tale da risultare spesso praticamente inapplicabili, ma, all’italiana, tutto và avanti lo stesso. Con un disegno preciso: consentire a chi ha il potere di ricattare in ogni momento mediante i suoi sgherri, sia le imprese, che chi volesse competere democraticamente.

Si, stiamo parlando sempre di legge elettorale, oggetto della recente consultazione referendaria.
Una cosa importantissima, che dovrebbe mobilitare le folle.
Eppure gli italiani hanno abdicato. Un paese di finta democrazia con un popolo autenticamente disposto alla dittatura.

Claudio G.

Popularity: 1% [?]

Greenland, the last leap toward independence

lunedì, 22 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

Greenland toward independence
Ieri è avvenuto un fatto storico, ripreso da tutti i giornali del mondo. In tutte le tv via satellite che ricevo se ne parlava: Al Jazeera, euronews, BBC, SFinfo, DW-TV, Slo3 (la tv slovena), RTCG (la tv del Montenegro), ZDF, RTBF, Telemonde5, per curiosità le ho guardate tutte, e tutte riportavano la notizia con le immagini della cerimonia. Tutte meno le tv italiane! Mi sono dovuto bere i telegiornali italiani (che solitamente non guardo mai) con le loro pseudonotizie noiose per doverlo verificare. Nulla. Anche le notizie da Theeran erano ridotte all’osso rispetto quello che si vedeva sugli altri canali. Solo oggi leggo sui giornali online la notizia.

Un fatto storico.
Ieri si è svolta a Nuuk, capitale della Groenlandia, una cerimonia storica, che rappresenta l’ultimo passo prima dell’indipendenza formale della più grande isola del mondo. Nelle mani di Josef Motzfeldt, primo ministro e presidente del parlamento groenlandese, è stato consegnato dalla regina MargretheII che per l’occasione vestiva gli abiti tradizionali inuit (molto belli), il documento che consegna l’autoregolamentazione.
Un accordo complesso che prevede il mantenimento degli aiuti da parte della Danimarca, ma consegna piena autonomia al parlamento groenlandese sullo sfruttamento delle risorse di cui è ricco il territorio (petrolio, oro, diamanti, uranio), sulla politica fiscale ed economica, e una larga parte della politica estera, ma sopratutto con il nuovo statuto viene dichiarato, al pari di quello che già esiste in Veneto, che i groenlandesi sono un popolo, e che quindi (come riportato da diversi giornali del mondo) sarà da ora riconosciuto come tale nelle sedi internazionali e potrà far valere il suo diritto di autodeterminazione. Una quasi-indipendenza, quella consegnata ora, che la Danimarca cerca di limitare per timore che siano gli USA a voler fagocitare la Groenlandia, ritenuta da molti in Danimarca ancora incapace di sostenere la sua indipendenza. Con una popolazione di soli 57000 abitanti, soffre di tassi di alcoolismo e suicidi molto alto, tasso che il primo ministro confida di poter ridurre grazie alla ridefinizione delle leggi grazie a questa estesa autonomia. Non è un percorso facile, anche perché, come precisa in un articolo la Pravda, i groenlandesi dipendono ancora dalla Danimarca per il personale più qualificato, che presenta drammatiche differenze con la popolazione locale fatta in prevalenza di cacciatori-pescatori.

Claudio G.

Popularity: 2% [?]

Debunking “unità nazzzionale” (05): troppo piccoli

lunedì, 22 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

Molti sono contrari all’indipendenza della Venetia per il fatto che questo, ai loro occhi, porterebbe alla nascita di uno Stato troppo piccolo per poter sopravvivere.

Questo tipo di ragionamenti disvela alcune formae mentis purtroppo ancora molto presenti tra le persone. Innanzittutto, non siamo più nell’era degli imperi e del protezionismo, nel quale il mercato disponibile per una azienda era soprattutto lo Stato all’interno della quale l’azienda si trovava: più uno Stato era grande, più c’era mercato. Oggi nel nostro mondo globalizzato un’azienda della Slovenia e un’azienda della Russia o dell’Italia hanno le stesse possibilità di commerciare con tutto il resto del mondo, l’unica differenza è l’efficienza dei contenitori che le racchiudono; e il contenitore italiano…insomma…stendiamo il famoso velo.

Con l’indipendenza della Venetia, non si alzerebbe nessun muro attorno ai confini che impedisca lo scambio commerciale, non ci sarebbe nessun embargo che porti la popolazione a morire di fame e non ci sarebbe nessun problema di approvvigionamento. Mi stupisce molto che parecchia gente ragioni ancora oggi in termini autarchicie che abbia paura di rimanere senza roba. Non si capisce allora come facciano a sopravvivere Stati veramente minuscoli come il Lussemburgo o il Liechtenstein: forse i loro abitanti sono poveri che mendicano un tozzo di pane o qualche patata ai confini dello Stato?

Inoltre, il fatto dato per scontato che la Venetia sia troppo piccola per essere uno Stato indipendente avendo pochi abitanti, è del tutto falso. Più o meno metà degli Stati sono sotto gli otto milioni di abitanti e la Venetia con i suoi (almeno) cinque milioni di abitanti non sarebbe uno Stato piccolo, ma uno Stato normale.

Luca Vnt

Popularity: 1% [?]

GROENLANDIA: FESTA PER INDIPENDENZA

lunedì, 22 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

Reali danesi in costume da inuit per primo giorno dell’indipendenza

(ANSA) – COPENAGHEN, 21 GIUGNO – Con una grande festa la Groenlandia celebra oggi il primo giorno della propria indipendenza dalla Danimarca. Per una reale indipendenza occorreranno tempi tecnici lunghi ma a partire da oggi i groenlandesi sono riconosciuti come popolazione di uno Stato indipendente, con propria lingua e diritto alla gestione delle risorse del sottosuolo, ricche di petrolio, gas, oro e uranio. Alla festa presenti anche i reali di Danimarca, in costume tradizionale inuit.

Popularity: 1% [?]

Veneti uniti contro l’aggressione italiana di Verona

sabato, 20 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

Vergognoso atto dell’amministrazione Tosi che dichiara guerra al gonfalone di San Marco

Doveva succedere, è successo. L’amministrazione del comune di Verona, a guida leghista, ha deciso di far capire a tutti che sta dall’altra parte. Serviva un fatto clamoroso per rassicurare l’italietta allo sfascio che loro sono affidabili difensori dell’italianità e che non permetteranno la crescita del consenso popolare attorno al gonfalone di San Marco, la nostra amata bandiera veneta.
Il Partito Nasional Veneto, in merito alla vergognosa aggressione razzista e anti-veneta da parte di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale di Verona, esprime la propria piena solidarietà al Comitato per le Pasque Veronesi e alla Milizia Veneta, che sono stati costretti ad interrompere la propria manifestazione di commemorazione dei martiri veneti uccisi dagli invasori francesi nel 1796-98.
Constatiamo quindi che Flavio Tosi e la lega nord, che si sta sempre più cementando in un corpo unico trikolorito con la defunta alleanza nazionale, hanno fatto il miracolo di unire i movimenti veneti nella difesa del nostro simbolo più sacro.

Difendere la nostra gloriosa bandiera significa difendere ciò che siamo, voler bene a noi stessi e riconoscerci nella nostra identità nazionale veneta, vuol dire amare e rispettare la nostra storia e cultura, equivale a tenere alto l’onore e la speranza per il nostro futuro.

Futuro che ogni giorno che passa è sempre più messo a rischio e negato da uno stato coloniale e privo di qualsivoglia dignità e significato storico da essere costretto a difendere i colonialisti e guerrafondai francesi, guidati da quell’Adolfo Hitler ante-litteram che rispondeva al nome di Napoleone Bonaparte.

Oggi i novelli difensori della politica di odio contro l’identità veneta, per ironia della storia, diventano proprio i successori inetti di quei colonialisti che hanno depredato e oltraggiato la nostra terra e l’intera Nazione Veneta.
Qui si vede l’assurda inutilità e inattualità di un simbolo che fa miglior figura se girato di 90° e posto alle spalle di un Ahmadinejad qualsiasi che non sui pennoni di uno stato allo sbando.
Ecco, i collaborazionisti trikolori ben sanno che un giorno non lontano faremo la gara per togliere tutti queste evidenze di oppressione coloniale. Proprio come in un giorno sono cadute le statue di Saddam e sempre in un giorno di vent’anni fa migliaia e migliaia di ragazzi toglievano le stelle rosse da tutti gli edifici di Praga liberata.
Bene, ora ringraziamo la maggioranza fascio-leghista di Verona per l’inaspettato regalo fatto e diamo dimostrazione di compattezza con una manifestazione bipartisan che unisca tutte le forze politiche venete che pongono il gonfalone di San Marco al di sopra di qualsiasi simbolo coloniale. Veneti, uniamoci contro l’aggressione italiana di Verona!

Nessuno tocchi la nostra bandiera! Viva l’indipendenza Veneta! Viva San Marco!

Gianluca Busato
segretario PNV

Popularity: 3% [?]

Flavio Tosi buon alleato trikolore contro il Popolo Veneto

venerdì, 19 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

Elenco dei caduti Veneti per mano dell’invasore francese nel 1796-98

Riportiamo e volentieri pubblichiamo:

Maurizio Ruggiero,è stato costretto a sospendere la tradizionale messa in latino sopra Porta Nuova dopo un rapido consulto con i partecipanti, quando un gruppetto di consiglieri del comune di Verona di area ex Alleanza Nazionale (ora Partito della Gnocca), spalleggiati da una pattuglia di vigili, con la copertura di Polizia e carabinieri in forze, ha preteso di imporre l’innalzamento del tricolore italo-giacobino, forti di un’ordinanza emessa a tambur battente dal sindaco Tosi. Il tricolore era stato da noi ammainato prima dell’inizio della cerimonia, per far posto alle bandiere di Verona, dello stato Veneto, e dell’Austria che quando occupò il Veneto per un breve periodo, fu vista all’epoca come liberatrice da un regime sanguinario e totalitario come pochi al mondo.
Quelle forze che imposero con le baionette e con stragi diffuse “il nuovo ordine” avevano come simbolo odiato proprio quel vessillo  che oggi dovrebbe rappresentarci.
Ne è conseguito un parapiglia indescrivibile (ripreso da una solerte poliziotta con telecamera), con comportamenti da parte di uno dei suddetti consiglieri, assai poco onorevoli, i quali hanno preso ad insultare gli astanti  che giustamente hanno reagito, al grido più e più volte ripetuto di “VIVA SAN MARCO! e VERONA FIDELIS!”.
Si stava per venire alle mani, e solo l’intervento dei “pretoriani” italioti li ha salvati dalla giusta punizione.
Poi le cose si sono ricomposte, abbiamo almeno provveduto all’ammmaina bandiera del vessillo marciano con spari a salve e Don Pavesi ha benedetto la truppa nelle divise storiche lanciando il suo anatema contro chi aveva in pratica impedito lo svolgimento di una funzione religiosa così importante.
Ho potuto cogliere l’indignazione degli astanti per il sopruso subito, anche da parte di persone anziane, venute ad assistere ad una messa, che non capivano una simile prepotenza avvallata dal Sindaco (leghista) della loro città.
Una decina di anno orsono ebbi l’occasione di essere tra i promotori  a Custoza di una contromanifestazione indetta con il fondamentale contributo di Maurizio Ruggiero, il giorno stesso delle celebrazioni tricoloriste della sconfitta italiana della campagna del 1866, che però consegnò la Venezia di terra ai nuovi padroni (o padrini) italiani.
Era una contro-manifestazione in ricordo dei caduti austro-veneti. Ebbene a quella cerimonia, interrotta anche essa da decine di poliziotti della Digos armati di rivoltella (quasi avessero di fronte membri di qualche gruppo armato) avevano aderito ed erano ospiti un certo Tosi e l’on. Briccolo, giovani (allora) promesse della Lega veneta.
Lo stesso Tosi oggi si rivela a quanto pare strenuo difensore del tricolore che ci opprime da 150 anni. In simili mani metteremo le sorti del Veneto tra un paio d’anni.
Erano presenti (guarda caso) per la prima volta giornalisti dell’Arena  e del Corriere della Sera: è quindi probabile un’ampia cronaca nell’edizione di domani di quei quotidiani. I fatti sono successi ad un’ora piuttosto tarda, tale da non permetterne la pubblicazione nella cronaca di oggi.
Qui finisce la mia fedele cronaca.
WSM! Viva la nostra unica e vera bandiera nazionale!
Millo
Ps. Si prega di diffondere

flavio-tosiMaurizio Ruggiero,è stato costretto a sospendere la tradizionale messa in latino sopra Porta Nuova dopo un rapido consulto con i partecipanti, quando un gruppetto di consiglieri del comune di Verona di area ex Alleanza Nazionale (ora Partito della Gnocca), spalleggiati da una pattuglia di vigili, con la copertura di Polizia e carabinieri in forze, ha preteso di imporre l’innalzamento del tricolore italo-giacobino, forti di un’ordinanza emessa a tambur battente dal sindaco Tosi. Il tricolore era stato da noi ammainato prima dell’inizio della cerimonia, per far posto alle bandiere di Verona, dello stato Veneto, e dell’Austria che quando occupò il Veneto per un breve periodo, fu vista all’epoca come liberatrice da un regime sanguinario e totalitario come pochi al mondo.

Quelle forze che imposero con le baionette e con stragi diffuse “il nuovo ordine” avevano come simbolo odiato proprio quel vessillo  che oggi dovrebbe rappresentarci.

Ne è conseguito un parapiglia indescrivibile (ripreso da una solerte poliziotta con telecamera), con comportamenti da parte di uno dei suddetti consiglieri, assai poco onorevoli, i quali hanno preso ad insultare gli astanti  che giustamente hanno reagito, al grido più e più volte ripetuto di “VIVA SAN MARCO! e VERONA FIDELIS!”.

Si stava per venire alle mani, e solo l’intervento dei “pretoriani” italioti li ha salvati dalla giusta punizione.

Poi le cose si sono ricomposte, abbiamo almeno provveduto all’ammmaina bandiera del vessillo marciano con spari a salve e Don Pavesi ha benedetto la truppa nelle divise storiche lanciando il suo anatema contro chi aveva in pratica impedito lo svolgimento di una funzione religiosa così importante.

Ho potuto cogliere l’indignazione degli astanti per il sopruso subito, anche da parte di persone anziane, venute ad assistere ad una messa, che non capivano una simile prepotenza avvallata dal Sindaco (leghista) della loro città.

Una decina di anno orsono ebbi l’occasione di essere tra i promotori  a Custoza di una contromanifestazione indetta con il fondamentale contributo di Maurizio Ruggiero, il giorno stesso delle celebrazioni tricoloriste della sconfitta italiana della campagna del 1866, che però consegnò la Venezia di terra ai nuovi padroni (o padrini) italiani.

Era una contro-manifestazione in ricordo dei caduti austro-veneti. Ebbene a quella cerimonia, interrotta anche essa da decine di poliziotti della Digos armati di rivoltella (quasi avessero di fronte membri di qualche gruppo armato) avevano aderito ed erano ospiti un certo Tosi e l’on. Briccolo, giovani (allora) promesse della Lega veneta.

Lo stesso Tosi oggi si rivela a quanto pare strenuo difensore del tricolore che ci opprime da 150 anni. In simili mani metteremo le sorti del Veneto tra un paio d’anni.

Erano presenti (guarda caso) per la prima volta giornalisti dell’Arena  e del Corriere della Sera: è quindi probabile un’ampia cronaca nell’edizione di domani di quei quotidiani. I fatti sono successi ad un’ora piuttosto tarda, tale da non permetterne la pubblicazione nella cronaca di oggi.

Qui finisce la mia fedele cronaca.

WSM! Viva la nostra unica e vera bandiera nazionale!

Millo

Ps. Si prega di diffondere

Popularity: 4% [?]

Il X emendamento e la libertà degli individui: gli USA verso la secessione a catena?

venerdì, 19 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

AmericanSecessionLe politiche di massiccio intervento pubblico nell’economia di Obama, destinate ad accrescere la crisi anziché porvi fine, stanno sempre più facendo ritornare alle origini – liberali classiche – degli USA molti governatori, molti Stati, e milioni di cittadini. Sono per ora venti gli stati americani – tra cui il Texas, uno dei maggiori per estensione e il secondo stato americano per popolazione – che hanno dichiarato l’intenzione di secedere dall’Unione, invocando a questo proposito il X emendamento della Costituzione americana.

Ora, occorre riflettere sul fatto che da tanti anni sono presenti negli USA associazioni di cittadini che intendono separare il proprio stato, ovvero lo stato dove vivono o dove hanno promesso di vivere qualora diventasse indipendente, dall’Unione. Un esempio di successo è il Free State Project, lanciato nel 2003 in New Hampshire, ma vi sono anche altre realtà di questo genere, in California, Pennsylvania, Georgia, Missouri, stati importanti e significativi. Più di recente anche l’Oklahoma ha dichiarato la propria volontà di secedere.

foundingfathersLa Costituzione americana, al contrario dei Bill of Rights del 1776, è documento estremamente ambiguo, anche perché uno dei suoi scopi principali, dichiarato nel preambolo, è quello di “to form a more perfect Union”, quindi è documento con un’anima centralista, e come tale è stato usato, abusato, e perfino oltraggiato dallo strapotere sia dell’esecutivo, sia del giudiziario, in due secoli e mezzo di tensioni tra stati e potere federale.

Per chi voglia farsi un’idea di questa storia tormentata di utilizzi a scopi centralistici, quindi anti-liberali, quindi anti-individuali (contrari allo spirito di molti Founding Fathers, soprattutto Jefferson), legga il bel libro di Kevin R. C. Gutzman, The Politically Incorrect Guide to the Constitution (Regnery 2007). Ora, il X emendamento fa parte di quella serie di emendamenti integrali alla Costituzione originaria (è l’ultimo), e noti come “Bill of Rights” (da non confondersi con quelli del 1776, anche se nello spirito di questi): voluti da una parte dei costituenti per garantire agli Stati quellelibertà che la federazione rischiava radicalmente di negare nel testo vero e proprio (ricordiamoci che tre stati, Virginia, Maryland e Rhode Island, si erano riservati da subito, all’atto di ratificare la costituzione, il diritto di secedere dall’Unione nel caso i loro interessi fossero stati danneggiati da quelli centrali, di Washington). Ora, non esiste nulla di simile in costituzioni come quella di ITA, segnate da un arrogante, violento, e cinico centralismo.

Che cosa dice il decimo emendamento? “The powers not delegated to the United States by the Constitution, nor prohibited by it to the states, are reserved to the states respectively, or to the people”. Un esempio, se si vuole, di principio di sussidiarietà. O altrimenti, di rispetto assoluto della volontà dei popoli, questa divinità divenuta un cruento e crudele idolo pagano con la rivoluzione francese. Dal momento che la Costituzione non menziona la secessione, e quindi neppure la proibisce, essa viene inferita come un diritto, ovvero un potere (“power”) proprio grazie a questo emendamento libertario.

787px-US_Secession_map_1861.svgDunque, è possibile che si assista, in un futuro non lontano, ad un appello sempre più forte a questo diritto originario degli stati americani. Se ciò accadesse, la strada della libertà per la Venetia sarebbe viepiù spianata, a livello internazionale.

Vi sono diritti originari, basati alla fine sul diritto naturale, che sono in qualche modo sia inviolabili (eppure vengono sempre violati dagli stati), sia rivendicabili nel momento in cui i popoli, in quanto insiemi coerenti di individui che condividono la medesima volontà, si sentono oppressi dai propri governi, e diventano sempre più poveri, quando, se solo lo vogliono, potrebbero aspirare a ben altro rispetto ad una vita che avrà sempre più i tratti di una mera sopravvivenza.

Paolo L. Bernardini
Presidente del PNV

Popularity: 5% [?]

La formica veneta che scivola nel bicchiere

giovedì, 18 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

formicaNoi veneti possiamo ben dire che siamo molto più informati di 10, 20 o 30 anni fa.
Abbiamo internet, abbiamo la tv, abbiamo i giornali, ma siamo sempre più simili a quella formichina che è finita sul fondo del bicchiere bagnato e cerca maledettamente di arrampicarsi sulla parete, ma non ce la fa…scivola scivola scivola sempre sul fondo di quel maledetto bicchiere!
Mille notizie, mille flash che si sovrappongono nell’arco di una giornata, come tante copertine che coprono il libro di notizie che passa ogni poco in secondo piano, nel grande museo del dimenticatoio.
Così come il tempo che sembra essersi ristretto rispetto al recente passato: quale tremendo detersivo usa ora la lavatrice della storia per non lasciarci più nemmeno la facoltà di riflettere anche solo su ciò che è avvenuto ieri, o l’altro ieri?
Questa rincorsa terribile oggi ci lascia inebetiti di fronte alla crescita di una povertà quasi inconsapevole. I mutui sono sempre più difficili da pagare, quest’anno una settimana solo di vacanze, magari qui vicino, diminuiamo le cene fuori, fa anche bene alla salute, l’auto la cambieremo l’anno prossimo, forse.
Cambiamo occhiali e guardiamo a cosa succede ad un livello più alto: nessuno ha la strana maledetta sensazione che lo stato stia andando in malora? È solo di pochi pessimisti la constatazione che i treni sono più sporchi, più inefficienti? Che le strade sono malandate, che i lavori pubblici procedono con il contagocce? Sono solo alcuni corvi a chiedersi se ciò che è successo con i rifiuti a Napoli un anno fa e a Palermo quest’anno non sia un fenomeno pericolosamente vicino ad avverarsi anche a Padova, o a Mestre? E i servizi per le famiglie, come gli asili, spesso quelli parrocchiali, stanno per caso assottigliando il loro livello di qualità e di supporto, oppure sono bufale dei nemici dei manovratori? È solo pessimismo disfattista constatare l’assurda ingiustizia della giustizia italica e l’ìmpunità di cui gode la criminalità, affiancata dalla terribile, beffarda e tracotante arroganza del giudizio trikolorito quando coinvolge il cittadino veneto per bene.
Alziamo ancora il livello. La produzione crolla nel burrone della bancarotta di stato, la voragine del debito pubblico italiano è ormai un buco nero che tutto si divora, a cominciare dall’onestà intellettuale dei politici centralisti, che forse forse assomigliano sempre più a quel Ceauşescu che negli ultimi tempi della sua dittatura comunista grattava il grattabile a accumulava ricchezze inaudite nei suoi conti segreti in Svizzera.
I politici italiani quanti conti segreti in Svizzera avranno, conti segreti che magari si gonfiano giorno dopo giorno grazie alla razzia totale delle nostre risorse, del frutto del nostro lavoro, grattando il fondo, rubando il rubabile?
E venendo a noi, quanti di questi politici sono veneti? E quanto sono pagati per tenerci schiavi di uno stato pappone e maledetto, assassino di ogni speranza e di ogni futuro?
Di per sé tutto ciò non avrebbe in vero una grande grande importanza se noi sapessimo che la libertà è ad un attimo da noi.
Per asciugare quel bicchiere bagnato e per far tornare libera la formichina veneta non serve poi molto: basta un voto, basta una firma, basta una piccola donazione.

Basta volerla, la nostra indipendenza.

Gianluca Busato
Segretario Pnv

Popularity: 1% [?]

JESOLO AL VOTO PER L’AUTODETERMINAZIONE IL 26 E 27 SETTEMBRE

mercoledì, 17 giugno 2009
government,politics news,politics news,politics

PANORAMICHE-JESOLO----07_01Prende vita il progetto politico ideato dal “Partito per il Veneto Indipendente”. Dopo l’approvazione in Consiglio Comunale, che ha dichiarato ammissibile la richiesta del comitato referendario, i cittadini jesolani si troveranno concretamente di fronte alla possibilità di diventare indipendenti.E’ stata infatti ufficilamelmente resa nota, alla presenza di Fabrizio Dal Col, leader del movimento, e del Sindaco Francesco Calzavara, la data delle votazioni.

Jesolo(Ve). Autodeterminare un popolo attraverso strumenti legali e normativi, senza la necessità del coinvolgimento bicamerale nazionale. La massima ambizione di autodeterminare la Regione comincia a dare i primi frutti. Procedendo per gradi, il movimento indipendentista , dopo la raccolta firme, circa quattromila e cinquecento, e la regolarità di procedura stabilita dal consiglio comunale jesolano, che ha visto tutti favorevoli tranne l’astensione della Lega, passa ora in rassegna le volontà collettive di indipendenza, attraverso l’indizione di un Referendum per l’autodeterminazione comunale, ufficialmente il primo step verso la scalata “regionale”. La data del voto è stata resa nota in una conferenza stampa appositamente convocata oggi in Municipio a Jesolo : si voterà il 26 e 27 Settembre 2009, con gli stessi orari previsti per le recenti consultazioni europee e amministrative, ossia il Sabato dalle ore 15 alle 22 e Domenica dalle ore 7.00 alle ore 22.00. La cifra erogata dal Comune sarà di circa trentamila euro, sufficiente a garantire l’allestimento di tutti i seggi jesolani. “Vogliamo che il diritto internazionale – spiega Fabrizio Dal Col- venga recepito in toto dall’attuale assetto politico, andando ad indire un Referedum consultivo che per legge è la massima espressione della democrazia. Ci appelliamo al patto internazionale dei diritti civili e politici sancito a New York nel 1966 e ratificato dall’Italia, secondo cui ogni popolo ha il diritto di scegliere come governare le proprie ricchezze. Con il Referendum che avrà luogo a Jesolo proveremo a muovere la politica dal basso, ossia dai movimenti locali per arrivare ai vertici nazionali, con la massima consapevolezza di assicurare numerosi risultati concreti, come per esempio l’autonomia finanziaria, a seguito ovviamente di benefici socio-legislativi e, appunto, economici”. Non solo Jesolo, attualmente, sta percorrendo la strada dell’indipendenza : ad oggi, infatti, sono sei i comuni che seguono lo stesso iter, tra cui San Stino di Livenza e San Michele. La località balneare jesolana si conferma dunque quel laboratorio politico che da sempre pone in fermento nuove iniziative a tutti i livelli; basti ricordare che quello attuale è il primo caso nazionale di consultazione consultiva in merito all’autodeterminazione. Per il superamento del referendum si dovrà ovviamente raggiungere il quorum, ossia il cinquanta per cento più uno degli aventi diritto, stimati a Jesolo intorno agli ottomila e cinquecento elettori. Poi la parola spetterà all’Organizzazione delle Nazioni Unite, che come giudice supremo decreterà l’ufficialità e la corretta ottemperanza normativa. La località balneare rappresenta quindi l’inizio del lungo percorso indipendentista, una sorta di “vaglio di legittimità”che decreterà l’effettiva possibilità di un radicale cambiamento politico. D’ora in avanti l’ultima parola spetterà ai cittadini jesolani, unici veri “giudici” che nel loro esercizio della sovranità sceglieranno il loro futuro e quello dei loro figli.

Fonte: http://www.ilpiave.it/modules.php?name=News&file=article&sid=6957

Popularity: 3% [?]