Partito unico dei Veneti, o Veneti uniti per l’indipendenza?

cuore

Partono i confronti per le elezioni regionali del 2010

All’indomani dei risultati elettorali parte alla grande il dibattito politico in Veneto. Il centro-destra italiano ha avuto un successo enorme e praticamente quasi ovunque ha ridotto al lumicino il centro-sinistra trikolore, che ha perso piazze storiche e ora difende quasi disperato le uniche roccaforti non ancora conquistate, dilaniandosi nel frattempo sull’assenza di una rappresentanza veneta in Europa della sinistra.
Lo scenario politico che emerge fa però riflettere su alcune questioni: i grandi partiti italiani presenti in Veneto si stanno appunto sempre più italianizzando. Il triste spettacolo del matrimonio del governatore del Veneto con testimonial innominabili e assai poco veneti di fatto e di spirito rende bene la condizione di ostaggi politici – o forse è meglio dire di servi sciocchi – di coloro che pure hanno fatto man bassa di voti. La stessa lega nord veneta si trova di fronte ad una condizione strana eppur diversa da prima delle elezioni: da un lato è sicuramente più forte, con un consenso crescente e talvolta inarrestabile, dall’altro ha accumulato due sconfitte particolari. Una nei confronti del Pdl che resta il primo partito in Veneto, l’altra nei confronti della lega nord stessa, poiché l’avanzamento storico oltre il Po, nelle arene rosse emiliane e del centro Italia diluisce fortemente il potere contrattuale dei Veneti al suo interno.
Paradossalmente la lega rischia di perdere la sua connotazione originale di partito territoriale per trasformarsi in partito italiano, o partito “nazionale”, per riportare le parole di Zaia.
Veniamo infine alle apparenti dolenti note sul nostro versante, quello veneto (e non “venetista” come molti lo definiscono, autoghettizzandosi in una riserva). I partiti autonomisti hanno esaurito la loro spinta propulsiva, pur coltivando alleanze mortali con i savoiardi dell’udc e con i socialisti.
Noi del PNV abbiamo sicuramente preso pochi voti in percentuale e forse a botta calda abbiamo scontato un’enorme delusione dal risultato delle urne. Poi però, a mente fredda ci siamo resi conto appunto che noi partivamo da zero, anzi da sotto zero, con pochissime risorse umane e praticamente senza alcuna risorsa economica, per cui anche un sol voto conquistato all’indipendenza è da considerarsi un successo poiché fino a qualche giorno fa nessuno nemmeno poteva votare per l’indipendenza.
E l’indipendenza, da una piccola base elettorale, non può che volare nel cielo della politica veneta, poiché l’enorme vuoto politico che esce dal voto del 6 e 7 giugno 2009 è ancora lì, tutto da riempire.
Pertanto da subito il PNV inizia la corsa per le elezioni regionali del 2010, che ci vedranno uniti in coalizione con chi condivide il progetto di indire un referendum per l’indipendenza del Veneto, creando una rappresentanza istituzionale che possa permetterne lo svolgimento e diventare interlocutrice della comunità internazionale per la conquista della nostra libertà. Ecco, noi preferiamo parlare di Veneti uniti per l’indipendenza, più che di partito unico dei Veneti, che ha anche un sapore da ventennio che mal si addice ai Veneti.
Se ovviamente nessun altra formazione politica intenderà portare avanti con altrettanta determinazione l’obiettivo dell’indipendenza, noi abbiamo già dimostrato di poter correre anche da soli. Allo scopo abbiamo già iniziato un’opera di raccolta fondi, Veneti al 1000 x 1000, per assicurarci le risorse finanziarie che nelle passate elezioni non abbiamo messo in gioco.

Inoltre noi sappiamo già che vinceremo, poiché abbiamo il tesoro più prezioso che manca a tutti i partiti e ai politici italiani: noi abbiamo un cuore enorme, il Cuore Veneto!

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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