CRAC

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Da Il Giornale di Vicenza di oggi: Fallimenti su del 40% in un mese. In trenta giorni 20 ditte insolventi“.

Il problema delle imprese venete, ed in particolare quelle vicentine, è che non sono adatte al contenitore in cui si trovano ad operare. Il contenitore si chiama Italia. Uno stato che tecnicamente non può essere adeguato a diverse realtà, le quali diventano drammaticamente diverse se si prende in aggregato il nord e il sud.

E’ inoltre impossibile sostenere la concorrenza con una palla al piede rappresentata da un cocktail di tasse, imposizioni regolamentari bizantine, una burocrazia ingessata e in genere una mentalità dell’intoccabilità di presunti diritti che in verità alla fine si ritorcono contro gli stessi lavoratori per i quali sarebbero stati pensati.
E’ un circolo vizioso che trascina una agonia che non è di oggi, ma semplicemente oggi vi sono le condizioni affinché diversi nodi siano giunti (e pare ne giungeranno altri) al pettine.
Aveva ragione il ministro del lavoro cinese che un paio di anni fa disse che non è un problema la concorrenza cinese: non si può addebitare alla Cina il fatto che ci sia più dinamismo, è un problema degli occidentali il far pagare di più il lavoro.
Non sto certo proponendo situazioni come quella del filmato che vedete qui sotto, ma l’esagerazione (anche nelle norme di sicurezza), porta solo danni. Ma sulle spalle della nostra economia ci sono diversi pesi. Vediamo di elencarli brevemente:
* costo dovuto a tassazione. Non solo le tasse pagate dai lavoratori (che è un bel peso, che sottrae danaro ai lavoratori stessi), ma anche alle imprese. E’ come se un allevatore sottraesse cibo agli animali!
La cosa interessante è il fine di tante tasse, che servono a pagare un esercito di parassiti: corazzieri, aerei portatroie, palazzi, auto blu, servizi, barbieri, portaborse, uscieri, cerimonieri, gli stipendi dei governanti, i contributi ai partiti, quelli ai loro giornali, i carabinieri a cavallo (che cazzo servono?), e giù giù fino ai 20.000 forestali calabresi, i 2000 addetti ai rifiuti di Napoli (di cui 40 addetti al call centre), fino ai dipendenti comunali inutili (ogni comune virtuoso potrebbe liberarsi di almeno metà dei suoi, figuratevi quelli non virtuosi!).
Tutto questo costa. E alla fine il conto lo paga chi compra il prodotto. Dato che voi non volete spendere troppo, comprerete il prodotto cinese, perché esso non è gravato di tanti inutili costi.
* costo dovuto alla immobilità. Ci sono vacche grasse e vacche magre, lo sappiamo, non solo nei momenti di crisi-boom. Il benessere è il soddisfacimento di bisogni degli umani, tante volte si vede un bisogno insoddisfatto ma per soddisfarlo è necessario intraprendere con rischio. Più è alta la velocità con cui una impresa può nascere e tentare di soddisfare un bisogno, più è verosimile che tale bisogno trovi chi lo sa soddisfare. Non è detto che riesca: non tutte le ciambelle escono con il buco. La creazione di una impresa allora si associa quasi sempre all’assunzione di personale. Ma se esiste un rischio di non soddisfare un bisogno, allora esiste anche la probabilità di dover licenziare in fretta i dipendenti, pena fallire e lasciare i debuti insoluti.
Questo non è un problema in Cina. Da quelle parti hai un’idea, provi e assumi, se non và bene licenzi. L’importante è che saldi i tuoi debiti! (questo non so se avviene in Cina).
Questa faccenda, della velocità di creare, assumere personale ed eventualmente licenziarlo, è una cosa molto importante, che proprio non entra nelle teste di legno che contano da noi.
* la regolamentazione. Se già non bastava lo stato italiano a metterci del suo, ci si è messa pure la commissione europea a creare ostacoli. La iperregolamentazione europea è una piaga che farà morire l’Europa. Chi oggi salta è solo il più debole della catena, ma l’intera Europa è destinata al fallimento economico se non si impegna in una fiera deregolamentazione. Dalle norme di sicurezza a quelle igieniche.
Pare invece che Tajani voglia introdurre una normativa anche per le valige smarrite negli aeroporti!
L’ho detto prima, non penso certo ad una situazione di questo tipo:

ma una sana deregolamentazione rimetterebbe le cose al loro posto.

Riassumendo, le imprese del Veneto sono soggette ad un peso molto grande, che si aggiunge in misura maggiore rispetto le loro concorrenti europee, sono più deboli, quindi più soggette a fallire nei momenti difficili.
Le cause restano da addebitare al governo, ma anche alle persone che sostengono questi governi, e sostengono quella mentalità che oscilla tra l’assistenzialismo e la rigidità.
Di recente chi governa si è affrettato a lanciare segnali di ripresa. Segnali a quanto pare inventati, almeno per il vicentino. Di certo il numero di persone in cassa integrazione è talmente alto che quella gestita localmente ha esaurito i fondi, ed ora si passa ai fondi dati dallo stato.
Ci attende un Settembre da Crac?

Claudio G.

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