Il Papa e il Papi

Una piccola domanda alla Chiesa e non solo

mercedes-benz

Posto che necessariamente la Venetia libera dovrà confrontarsi con Chiesa, intesa come opportunità più che come questione, e come la più antica presenza istituzionale in Veneto (non esistendo più la Serenissima, e l’università di Padova datando “solo” 1222), mi pongo, per intanto, qualche domandina preliminare.
Riguardo allo strano atteggiamento della Chiesa nei confronti di ITA. Perché il Papa, ad esempio, non ha preso nette posizioni in materia morale, dinanzi anche solo all’ipotesi – per carità, pura ipotesi – di un primo ministro un pochino libertino? Certo, si è rivolto ai Giottos (g8) auspicando che tirino fuori un bell’affresco di pianificazione per gli aiuti internazionali che arricchisca viepiù qualche altro dittatore facendo morire qualche altro milione di africani; certo, le allusioni alla moralità non sono mancate. Ma non ci sarebbe stato da aspettarsi una ferma presa di posizione che ne so a favore dell’unità della famiglia? Sì sì forse ciò suona ormai retorico e obsoleto alla Chiesa stessa. E poi in fondo non erano i Gesuiti che dicevano “nisi caste saltem caute”, se non castamente, almeno cautamente; ma qui se di castità ce n’è poca, la cautela mi par non abbondi.
Ovvio, chi è senza peccato scagli la prima pietra, e magari centri l’uccellino di Topo Lanek, se è il suo, o di qualche altro topastro sulla costa di smeraldi. Ci mancherebbe: anche in Veneto si dice “peccato di mona, Dio perdona”. E se noi dicessimo, “Dio perdona, io no”, faremmo il verso ai titoli di quegli spaghetti-western anni Settanta che tanto piacciono, bontà sua, a Quentin Tarantino. Se il premier si diverte alla fine poco male; tutti i moralisti sinistrissimi e sinistrati dalla Storia dovrebbero ricordare che a Mao, ad esempio, portavano vergini su vergini, per il proprio piacere (non il loro) e non credo fosse con loro molto gentile. Insomma, direbbe Dante, “il libido fe’ licito in sua legge”. E poi il sesso, diciamolo, è vita. Luigi XIII si divertiva a vestire da uccelli gli ugonotti, farli correre nei prati della sua reggia, e poi sparare loro. Altro che piacevoli feste di questo tipo che diciamolo moltissimi uomini separati di mezza età e oltre, abbienti o meno, frequentano con piacere.
Un’unica piccola riserva: le foto del premier sui settimanali pubblicate tempo fa, insieme a graziose fanciulle, erano un po’ tristi: nessuno rideva, o sorrideva. C’era un qualcosa di sordido, di strano. Sembravano tutti straniti, personaggi di una commedia che non erano per niente convinti di essere in grado di recitare.
Per le prossime volte vorrei ricordare al Premier, se me lo consente, i versi di Goethe che colpirono così tanto Kierkegaard: “Gehe, verschmähe die Treue, die Reue kommt nach.” Sicuramente se non conosce il tedesco qualcuno degli intellettuali della sua corte glieli tradurranno, questi versi, così finalmente faranno qualcosa di utile e scientificamente significativo.
Ma la Chiesa non si è esposta. Le ferite di Porta Pia sono ancora vive, meglio starsene in disparte. “Nisi caste saltem caute” si applica alla Chiesa, soprattutto, allora? Mah.
Quando salì al Soglio di Pietro, BXVI affermò, in preda all’emozione dei ricordi, che aveva deciso di intraprendere la carriera ecclesiastica perché giovinetto nella sua Baviera aveva visto scendere da una Mercedes-Benz splendida un porporato altissimo, seguito dal séguito, magnificamente vestito, e tutto gli aveva ispirato una missione, ma prima di tutto una carriera. Come erano belle le Mercedes di una volta, les neiges d’antan! Prima che le facessero perfino in North Carolina!!
Però non suona un po’ strano? Voleva diventare allora il CEO della Catholic Church Inc. Ci è riuscito! Ha la stock-option? Se la avesse, altro che Bifulco di Lottomatica, sai che assegni…
Non so..
Recentemente ho visto scendere da una bellissima macchina, la Aston Martin di James Bond, un personaggio famoso all’autogrill. Era insieme ad una signora bionda di gran classe, e aveva un’aria simpatica. Ma dal momento che non guardo la televisione non sono riuscito ad identificarlo. Allora non ho potuto chiedergli l’autografo. Poi l’ho descritto ai miei studenti di Como e hanno esclamato, in coro: “Ma era Bisio, prof., come fa a non saperlo???”.
Ho pensato, allora, ho meditato, mi sono chiuso in una cella, ho riflettuto sui mala in mundo e i mala mundi, in sogno mi è apparsa Santa Caterina Fieschi Adorno, e poi Santa Teresina di Lisieux, ho pianto, ho digiunato, ho parlato con le schiere degli angeli e degli arcangeli, ho chiesto perdono per la mia lussuria, e anche per quella di Topo Lanek, quasi pari alla mia, e ho preso la mia decisione: diventerò come Bisio.
Ma cavolo sono andato all’Aston Martin, e mi sono reso conto che quella macchina io non potrò mai comprarla. Forse se diventassi Presidente della Venetia libera…

Paolo L. Bernardini

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