20 anni dopo: indipendenza e libertà nei Paesi Baltici, il Popolo Estone e la rivoluzione cantante

Tallinn_EstoniaCome ci ricorda Luca De Biase, il 22 agosto 2009 sono passati vent’anni da una straordinaria manifestazione che ha visto concretizzarsi il sogno dell’indipendenza dei Popoli Baltici, Estonia, Lituania e Lettonia, che hanno vissuto una lunga interminabile guerra di 50 anni, durante i quali i loro popoli sono stati violentati, deportati, sterminati, alternativamente, dai nazisti e dai sovietici. Qui la guerra è finita solo nel 1989.

Ecco che proprio il 22 agosto 1989, un’immensa e pacifica folla di circa due milioni di persone ha realizzato una lunghissima catena umana di 600 chilometri, che idealmente univa Vilnius, Riga e Tallin. Era l’inizio della fine dell’occupazione sovietica di Lituania, Lettonia ed Estonia.

L’evento fu epocale, poiché si trattò di una manifestazione non-violenta meravigliosa, il cui ricordo resta ancora forte dopo vent’anni.

Solo allora finiva la II Guerra Mondiale per i Popoli che si affacciano sul Mar Baltico, per i quali i periodi di combattimento furono solo una tappa di un lungo processo di spartizione del mondo tra grandi potenze. Prima della guerra, infatti, la Germania nazista e l’Unione Sovietica decisero come dividersi le terre del Baltico senza considerare in alcun modo la volontà delle popolazioni interessate, dalla Polonia alla Finlandia, passando appunto per i tre paesi baltici. Così come allo stesso modo nel dopoguerra, seguirono altri accordi fatti da altre potenze che si spartirono il mondo.

Estonia, Lettonia e Lituania hanno vissuto una guerra di 50 anni, durante i quali i loro popoli sono stati violentati, deportati, sterminati, altrernativamente, dai nazisti e dai sovietici. Qui la guerra è finita solo nel 1989.

Ed è finita con una straordinaria rivoluzione cantante, simbolo di una non-violenza straordinaria.

Riportiamo due bellissimi commenti, sempre dal blog di Luca De Biase:

Aubrey: “Quando ho chiesto ad un famoso direttore di coro estone cosa avesse il popolo estone di speciale, da dove veniva questo nucleo di non-violenza che li ha sempre accompagnati nella storia, non mi ha saputo rispondere. Mi ha detto che non sa, che solitamente si fa silenzio e ci si lega agli altri, che la loro tradizione canora (incredibile, capillare, totale) li ha aiutati, che loro cantano sempre e cantano per stare insieme, per farsi forza, cantano e hanno cantato anche per resistere e buttare giù tiranni e dittature. Ci raccontò di come la Rivoluzione Cantante abbia sconfitto il regime comunista senza neanche uno scontro. Come durante un assedio dei cittadini russi al Parlamento Estone sia finito senza neanche uno scontro, con un centinaio di russi barricati all’interno e un migliaio di estoni fuori, che in silenzio, dopo ore di tensione, si sono aperti e li hanno fatti passare. Ci sono cose che forse non possiamo capire. Forse non le capiscono neanche loro, ma almeno ci riescono.”

Tamara: “Rivoluzione cantante. Un ‘non sapere’ che sembra rimandare a una ‘sapienza’ profonda quello che genera questa ‘potenza’. Sapienza cui i confini della mente stanno stretti. Un senza parole, un minimo comun denominatore che abita l’anima, testarda, finché il canto che emerge, corale, ancestrale, obbliga ‘l’invasore ‘ad ascoltare e diventa intollerabile perché insopprimibile. Attivo e non reattivo. Forse azione allo stato puro.”

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Oggi, 20 anni dopo, l’economia di questi giovani stati indipendenti ha fatto passi da gigante e non manca poi molto che i loro abitanti superino per ricchezza i sudditi di ITA, l’ultimo baluardo sovietico del mondo occidentale.

Ecco una lezione per noi Veneti, ricordiamoci di cosa fecero gli Estoni, i Lituani, i Lettoni 20 anni fa e percorriamo la stessa strada verso la nostra indipendenza, verso la felicità.

Gianluca Busato
Segretario PNV

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