OCSE: continua la caduta libera del pil italiano. E il Veneto resta con i falliti?

Peggiore caduta europea del pil anche nel secondo trimestre 2009, 5° trimestre negativo consecutivo per ITA

Sono state oggi rese note le stime fatte dall’OCSE, organizzazione internazionale che monitora l’andamento delle principali economie del pianeta. Anche per il secondo trimestre 2009 continua la caduta libera dell’economia italiana, nonostante i canti di vittoria agostani fatti dal governo di ITA. Un – 6 % netto rispetto ad un anno fa ci posiziona infatti all’ultimo posto tra le tendenze in atto in Europa, nel mondo fa peggio di ITA solo il Giappone con un –6,5%.
In sintesi, il reddito globale di ITA continua a crollare, anche se risulta difficile capire come sia possibile, visto che anche un anno fa la tendenza era oltremodo insoddisfacente. Questo è infatti il 5° trimestre consecutivo che registra una tendenza fallimentare dell’economia trikolore. Della serie “piove sempre sul bagnato”, ciò implica un arretramento generale della competitività dello stato che ingloba ahinoi anche il Veneto.
È un intero sistema istituzionale che infatti non regge più il passo con mercati sempre più turbolenti e con esigenze di flessibilità nell’adottare riforme e prendere decisioni che solo sistemi meno elefentiaci di ITA possono permettersi.

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Finora il Veneto è stata una provincia lontana dello stato italiano, utile solo per reperire risorse con facilità data la nostra proverbiale attitudine al fare.
Oggi riteniamo che sia importante muoverci secondo le dinamiche del mondo moderno, per cominciare a rendere il sistema Veneto efficiente e in grado di competere a livello internazionale meglio di quanto non avvenga oggi.
Ai nostri confini sono nati negli ultimi anni dei nuovi stati, Slovenia, Crozia, Montenegro, Repubblica Ceca e Slovacca, che hanno saputo interpretare al meglio le sfide della globalizzazione, adottando le riforme politiche e fiscali necessarie per permettere alle loro imprese di essere competitive nei mercati globali.
Altri stati come l’Austria, o la Svizzera hanno da subito adottato contromisure per permettere alle loro aziende di reggere il confronto con il mutato ambiente economico, sempre più turbolento.
Ad esempio, la tassazione sui redditi delle persone giuridiche In Austria, gli utili delle società di capitali (Srl, SpA) sono sottoposti all’imposta sui redditi delle persone giuridiche, che prevede un’aliquota unica proporzionale del 25%.
L’abbassamento dell’aliquota IRES dal 34% al 25%, in vigore dal 1° gennaio 2005, ha posto l’Austria al pari della Slovenia e molto vicina a paesi dal “fisco leggero” come Ungheria, Slovacchia e Polonia, rendendola ancora più interessante agli occhi dell’investitore straniero. Inoltre, secondo gli esperti fiscalisti della società di consulenza KPMG, è soprattutto la nuova “Tassazione di Gruppo”, l’aspetto più interessante della riforma fiscale austriaca del 2005. Sia i grandi gruppi internazionali, ma anche società più piccole con società affiliate, possono avere enormi vantaggi dal dislocare la propria attività in Austria. Le nuove regole rendono più appetibile l’Austria come sede d’impresa. E molte imprese venete e friulane infatti scelgono sempre più l’Austria, o la Slovenia come propria sede, oppure sono incentivate a crearvi delle filiali che nel tempo diventeranno la sede principale della propria attività.
E il Veneto cosa fa per reggere il passo con questi Paesi?
Il Veneto oggi resta purtroppo legato in modo ferreo alle dinamiche politiche italiane, che oggi ci impediscono di raffrontarci alla pari con i nostri concorrenti. E vi resta per l’interesse politico della nostra classe dirigente attuale che grazie alle prebende di ITA la sprecona mangia, beve e si arricchisce a sbafo alle nostre spalle.
Una terra di innovazione e scoperte come la nostra oggi fatica a reggere il paragone con i piccoli Stati che hanno fatto della flessibilità e rapidità nel saper prendere decisioni un proprio plus.
Solo un Veneto indipendente può rispondere alle politiche in atto ai nostri confini, decidendo di istituire una tassa unica fissa del 20% che eliminerebbe tutte le assurde gabelle del sistema di ITA, necessarie esclusivamente per mantenere un regime antistorico e fallimentare in ogni propria espressione istituzionale.
ITA è un autentico dinosauro di stampo sovietico sopravissuto in Europa dalla caduta del muro di Berlino di 20 anni or sono. E difatti sono 20 anni che questo stato è in caduta libera, in termini comparativi con tutti gli altri stati sviluppati.
Solo l’indipendenza può salvare il Veneto dall’elettroschock della propria economia, costruita con enorme fatica e sacrifici. E l’indipendenza la si ottiene rafforzando il PNV, la forza politica veneta che ha saputo produrre un programma moderno e innovativo per ottenerla, pacificamente e democraticamente, come si conviene a noi Veneti.

Cosa aspetti ad entrare nel PNV? Se non ora, quando?

Gianluca Busato
Segretario PNV

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