Minareti e crocefissi, alleati o duellanti?

minaretiCon il 57,5% dei voti il referendum di iniziativa popolare, promosso dai cittadini e da alcuni partiti tra cui in prima linea l’UDC-SVP, la Svizzera ha stabilito il divieto di edificazione di nuovi minareti.
I numeri più alti si sono avuti nei cantoni dove una ingerenza straiera è più sentita, come l’Appenzello che ha votato per ben il 71% Si (il Si è contro l’edificazione di nuovi minareti), mentre il valore più basso si è registrato nel canton Ginevra con appena il 40% dei favorevoli all’iniziativa.
E’ interessante il dato di Neuchatel, dove il Si ha vinto con oltre il 60%, non ostante nella città da cui prende il nome il cantone sia in atto un progetto di integrazione culturale ed ha pure ha aderito alla iniziativa “Città interculturali” promossa dal Consiglio d’Europa. Forse l’integrazione nasconde sotto qualche problema?

esito votazione minareti

No ai minareti come il no ai crocefissi, qualcuno se lo era chiesto da quelle parti, ed il tema non può non cadere sulla recente sentenza del tribunale di Strasburgo che ha imposto all’Italia di rimuovere i crocefissi dalle scuole (e dagli edifici pubblici) e che ha sollevato tanta eccitazione tra i cattolici, curiosamente soprattutto tra i non praticanti.
Sarebbe ora interessante vedere la reazione di queste persone di fronte alla scelta votata dagli svizzeri. In fondo, vietare i minareti equivale a vietare i crocefissi nelle scuole, anzi, forse è peggio. Le scuole sono edifici pubblici, e sono di tutti i cittadini, incluso atei e di tutte le religioni. Un edificio privato resta pur sempre un edificio privato. Vietare un minareto potrebbe essere ragionevole come il vietare un’insegna di un locale a luci rosse davanti la piazza della Basilica di Monte Berico: per meri e limitati motivi urbanistici. Vietare i minareti se fanno rumore (con la chiamata alla preghiera) potrebbe essere altrettanto ragionevole come si è vietato in passato l’uso delle campane (e lo dovrebbe essere ancora oggi, visto il suono eccessivo da esse prodotte che danneggia l’udito arrivando a superare agevolmente i 150 decibel).
Ma vietare i minareti solo perché sono minareti, è ragionevole? E’ accettabile?

Sull’esito del referendum non è molto d’accordo la Conferenza episcopale svizzera, dove per bocca del monsignor Felix Gmr a Radio Vaticana ha detto “è lecito per tutte le religioni la costruzione di edifici religiosi, e anche il minareto è un edificio religioso.”
In effetti, se fosse religione allora non potremmo che essere d’accordo con il signor Felix, e per coerenza come si pretendono i crocefissi si devono pretendere i minareti. Cosa che stride con la dichiarazione di oggi del signor Calderoli (Lega, italiana): “Dalla Svizzera giunge un segnale chiaro: sì ai campanili no ai minareti”.

In realtà esiste una diversa visione, che la UDF (Unione Democratica Federale, svizzera) esprime abbastanza chiaramente: “il popolo Svizzero, e quello Ticinese in particolare, hanno espresso in modo inequivocabile il loro attaccamento alla tradizione giudaico-cristiana del nostro Paese e respinto in modo altrettanto chiaro un simbolo islamico di potere politico estraneo alla nostra cultura ed al nostro stato di diritto qual è il minareto”.
Insomma, è una questione politica, non religiosa. Siamo quindi tornati allo spirito delle guerre sante, dove per motivi politici si strumentalizza la religione?
Non siamo alle guerre ma la via sembra quella, e questa volta la colpa è del mondo musulmano che ha indotto a tale integralismo e protezionismo il mondo cristiano (e non solo cattolico).
Perché dico che la colpa è dei musulmani? La ragione è che sono loro che, pur consapevoli di entrare “nella casa dei cristiani” hanno preteso e spinto per affermare la loro visione e la loro religione. Insomma, non nascondiamoci dietro un dito, gli innumerevoli aneddoti su capitelli con madonne cementate, asportazioni di ritratti religiosi perché infastidivano visti dalla finestra, burka alle poste, e lo stesso portare abiti che riflettono la cultura in un ambiente alieno, agitarsi per vignette satiriche, fino ai cortei che inneggiano alla sh’aria, ha prodotto la reazione che era ovvia e prevedibile: I musulmani dovrebbero chiedersi cosa accadrebbe se i cristiani andassero in Arabia Saudita ad edificare chiese con tanto di campanili e crocefissi.
Gli arabi si erano inviperiti per la semplice presenza di truppe americane in suolo sacro [l’Arabia Saudita] durante la Guerra del Golfo, non tanto perché sferrasse un attacco contro dei fratelli musulmani (basta guardare alle lotte tra sciiti e sunniti per capire quanto siano fratelli), ma perché erano infedeli che calpestavano il suolo sacro all’islam!

Il fatto è che l’islam è molto lontano dal processo di secolarizzazione avvenuto in Europa, e mantiene pretese che la chiesa cattolica soprattutto, ma in parte anche quella protestante, nel passato aveva tenuto, spesso con la imposizione e la violenza. Mentre la Conferenza episcopale svizzera giustamente afferma il diritto di esercitare la religione in cui si crede, d’altra parte pare non comprenderne la dimensione politica. E non può farlo, perché impersonando una parte rappresentativa di una religione non ne ha gli strumenti, e precipita in un conflitto che la porterebbe a negare se stessa.
Se vogliamo avere uomini liberi, dobbiamo liberarci dei dogmi delle religioni, non tanto quelli relativi alla cura dello spirito, ma quelli legati alle imposizioni sociali che le religioni vorrebbero fare. Da questo punto di vista le religioni sono il nemico numero uno della libertà, poiché esse vorrebbero imporre la loro visione sulla vita delle persone, scivolando in una dimensione politica, che a quel punto vorrebbe imporsi contro la volontà delle stesse.

Claudio G.

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