Montecchio Maggiore contro la Pedemontana

La Pedemontana Veneta è stata oggi al centro dell’attenzione di una manifestazione curata da un comitato spontaneo di cittadini di Montecchio Maggiore che si oppongono alla sua costruzione nel territorio della Vallata dell’Agno.
Alla manifestazione, controllata da forze di polizia, hanno partecipato circa tra le settecento ed il migliaio di persone, molti veniti da comuni vicini ma anche meno vicini come Breganze; tra i convenuti anche gruppi del “No Dal Molin”, del “No alla Centrale”, e una piccola rappresentanza di bandiere di Rifondazione Comunista (tre persone), un rappresentante con la bandiera di Di Pietro, in realtà persone fedeli (come presumo possa esserlo uno per motivi religiosi) a quei partiti, ma nessuna forza politica. In particolare, non ho visto nessuno della giunta comunale, che evidentemente ha abbandonato questi cittadini a se stessi, come ben testimonia la video intervista che ho fatto ad una delle organizzatrici e che manderò in linea quanto prima. Si è visto invece l’ex sindaco, Maurizio Scalabrin, che ha anche rilasciato una dichiarazione alla stampa.

Questa è la mera cronaca di una manifestazione tranquilla, per contestare la Pedemontana veneta. Ma che cos’è questa Pedemontana? E’ una strada che parte da Vollorba, Treviso, e corre lungo la dorsale prealpina passando per Montebelluna, Riese Pio X, Bassano del Grappa, Marosica, Thiene, fino quindi a Montecchio Maggiore. Una specie di autostrada per quanto è dato di capire, a quattro corsie, e cosa più importante, a pedaggio.
Per il momento non entro nella questione economica, ma su quella deontologica. Per questa opera, pensata per “il bene di tutti” a beneficio di taluni, come sempre avviene nei regimi dirigisti come quelli socialisti, comunisti e fascisti )o se volete usate il neologismo di fascicomunisti), si passa sulla testa di migliaia di cittadini, e quando dico che si passa sopra lo intendo letteralmente: sono 2843 gli espropriati, di cui nella sola Montecchio Maggiore 153, con ben 5 abitazioni da abbattere.

E qui viene il punto. Dal mio punto di vista, e di quello del pnv dati i principi di cui si fa forte, se da una parte non si è contrari di per sé alla costruzione di una via di comunicazione, dall’altra non possiamo soprassedere a questioni appunto deontologiche, quali la violazione della proprietà privata e soprattutto del domicilio, ma anche, non trascuriamolo, del diritto dei cittadini di decidere cosa avvenga nel loro territorio: nessuno infatti ha indetto referendum per chiedere ai cittadini se siano d’accordo con questo progetto, e nessuno peraltro ha messo ai voti opzioni alternative, che in effetti ci sono.
Allora, a prescindere dalla utilità o meno di questo progetto, noi non possiamo appoggiarlo fintanto che esso si fonda sull’infame operato di calpestare il diritto di decisione dei cittadini, il diritto alla proprietà privata e soprattutto il diritto all’abitazione.
Soprassedere a questi principi equivale a dire che per il bene di tutti potremmo uccidere una persona. Un bilancio di questo tipo può essere tollerabile solo in condizioni di lifeboat (scusate l’inglesismo, ma la mie conoscenze in materia sono limitate per la lingua italiana), in altre parole si intende in condizioni di emergenza dove la vita o la morte sono in gioco, non in condizioni di vita normale.

== fine della prima parte ==

Claudio G.

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